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LA DODICESIMA TAVERNA_S.ANGELO IN VADO_PIAZZA PIO XII
Post di LA DODICESIMA TAVERNA del 24 settembre 2016 in culinaria (Sfogliato 59 volte)

 

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Laudato sì a Fermignano
Post di Peppe Dini del 23 settembre 2016 in convegni (Sfogliato 97 volte)

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Il TAR Marche sospende la caccia allo storno e alla moretta
Post di Peppe Dini del 21 settembre 2016 in ecologia (Sfogliato 109 volte)

Accolto in parte il ricorso di LAC e WWF Italia: Il TAR Marche sospende la caccia allo Storno e alla Moretta! ANCONA -

Il TAR Marche ha disposto ieri la sospensione del prelievo in deroga dello Storno e ha sospeso la caccia alla Moretta..

Il Collegio ha quindi accolto in parte il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste LAC e WWF Italia, ritenendolo fondato e quindi ha disposto la chiusura alla caccia alle due specie in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza. In attesa della trattazione in giudizio fissata nel mese di marzo 2017, il TAR ha quindi ritenuto di accogliere la richiesta per impedire il verificarsi di effetti irreversibili, dovuti alla caccia alle due specie.

Una grande vittoria per il WWF, più grande organizzazione per la conservazione di natura, habitat e specie in pericolo del nostro Paese, che tutela da sempre la fauna selvatica italiana, come in questo caso la Moretta, inserita nella Lista Rossa delle specie minacciate e di cui rimangono in Italia poche decine di coppie nidificanti. Un lavoro, quello dell’Ufficio Legale del WWF Italia, di grande importanza strategica, che ha saputo coniugare professionalità e passione, sostenendo la delegazione Marche e i suoi legali di fiducia.

Per lo Storno sottolineiamo la nostra soddisfazione per lo stop alla cosiddetta “caccia in deroga” decisa dal TAR, una anacronistica persecuzione che da anni si accanisce contro una specie in forte declino in tutta Europa.

Un riconoscimento personale e professionale anche per l’Avvocato Tommaso Rossi del Foro di Ancona, che ha curato il ricorso per LAC e WWF Italia: "Non posso che esprimere soddisfazione per questo provvedimento e auspico la conferma definitiva e il pieno allineamento dei futuri calendari venatori con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

Adesso il WWF chiede che la Regione Marche e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia allo Storno e alla Moretta in tutte le Marche. “È ora importante, conclude il coordinatore regionale delle guardie venatorie volontarie del WWF, far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR.

L’ottimo lavoro della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato, che si occupano in maniera specializzata della vigilanza venatoria e dell’antibracconaggio, stanno ottenendo importanti risultati nella tutela della fauna selvatica delle Marche.

Sul campo da domani ci saranno anche le Guardie Venatorie Volontarie del WWF Italia e delle altre associazioni ambientaliste che vigileranno perché venga rispettato ovunque nelle Marche il divieto di caccia allo Storno e Moretta e con esso il principio della legalità!”.

Ancona, li 20 settembre 2016 WWF Italia Delegazione Regionale Marche

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Messaggio per la 11.a Giornata Nazionale per la Custodia del Creato
Post di Peppe Dini del 04 settembre 2016 in ecologia (Sfogliato 152 volte)

Messaggio per la 11ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato

“La misericordia del Signore, per ogni essere vivente”

Anche quest'anno viene proposta la Giornata del Creato, undicesima da quando la CEI la promosse nel 2006. Una giornata che non si ferma al primo del mese, ma che promuove tutto settembre come mese del creato. Nel sussidio appositamente dedicato si trovano appunto, riferimenti liturgici per tutte le 4 settimane, utilizzando le stesse letture bibliche proposte ordinariamente.

Non poteva certo mancare il connubio, tra l'enciclica “Laudato sì” uscita ad agosto 2015 e l'attuale anno giubilare dedicato alla misericordia. «La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente» con questo riferimento al libro biblico del Siracide, inizia il sussidio dei vescovi; un riferimento alla traboccante misericordia divina capace di creare un mondo ricco di una varietà di creature. Al dono fondamentale che il Signore ci fa con la creazione, il cristiano risponde con lode e gratitudine. Il notevole interesse e dinamismo nell'aspetto ecologico, accomuna le diverse fedi cristiane che si riconoscono nell'Eucarestia, «che unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato»; è «un atto di amore cosmico».

Misericordia significa anche imparare ad ascoltare il gemito e la sofferenza della «nostra oppressa e devastata terra», assieme a quello dei «poveri più abbandonati e maltrattati». La nostra stessa Italia è segnata in molti modi dai soprusi e dalla violenza, che alterano peggiorandola, la stessa creazione: sono esempi i numerosi casi di inquinamento i cui effetti apparentemente meno evidenti, mettono a rischi la salute e la stessa vita dei suoi abitanti ed in particolare delle categorie più deboli ed emarginate.

Un grido della terra va ascoltato nella sua complessità: la chiamata di ogni persona, credente o meno, alla cura della casa comune. Occorre rivedere il modello di sviluppo, modificare i nostri stili di vita, superare la cultura dello scarto, per orientarci ad un “modello circolare” attento al consumo di risorse e alla produzione di inquinanti, arrivando ad una vera economia sostenibile.

Non poteva certo mancare , nel messaggio dei Vescovi , un invito alla lettura della “Laudato sì” attraverso la quale si impara anche a “condividere la tenerezza del Padre per le sue creature” (tutte) a riconoscerne il valore intrinseco, aldilà della loro utilità per noi”. Un invito quindi alla conversione ecologica, orientando pratiche giuste in persone rinnovate e tutti insieme, attraverso il dialogo, ricercare le vie di una custodia efficace di sorella terra.

Ma perché proprio il primo settembre?

Fu il Consiglio Ecumenico delle Chiese, CEC, promosso dagli evangelici, a parlare di “Chiesa e società” nel 1970, mentre nel 1974 di sostenibilità. Nel 1983 il CEC interviene sull'etica sociale rimodulandola su “Pace, Giustizia, Salvaguardia del Creato”. Una particolare attenzione all'ambiente si avrà nella 1.a Assemblea ecumenica europea di Basilea e nella convocazione ecumenica mondiale di Seul del 1990. E' di questa data il messaggio della Giornata della Pace di Giovanni Paolo 2° “Pace con Dio Creatore , Pace con tutto il Creato”

La giornata del Creato il primo di settembre, fu suggerita dal Patriarca di Costantinopoli nel 1989, dato che è l'inizio dell'anno liturgico ortodosso. Il 1997 fu una tappa importante per il lancio dell'iniziativa: nell'Assemblea Ecumenica Europea di Gratz, svoltasi nello stesso anno si confermò l'estensione all'intero mese di settembre. Dal 2006 La chiesa cattolica, da poco, compartecipante al CEC, istituisce dopo 40 anni, settembre mese del Creato, un modo di vivere la cura della terra, in sintonia di preghiera e di azione con tutta la comunione dei cristiani.

I Vescovi italiani suggeriscono anche una riflessione sul fenomeno della migrazione, di cui una causa è anche il dissesto ambientale provocato soprattutto dai notevoli cambiamenti climatici. Il ruolo dei cambiamenti climatici è di primo piano, nell'instaurarsi di quelle situazioni conflittuali ed economicamente insostenibili, che costituiscono la causa più prossima del fenomeno migratorio. C'è chi sostiene che il riscaldamento globale, avrà come effetto un incentivazione del fenomeno migratorio. Occorre perciò agire su più livelli: garantire accoglienza a coloro che si presentano in cerca di sicurezza, dare sostegno a livello locale a forme di sviluppo che siano effettivamente sostenibili, affrontare seriamente uno sforzo per la mitigazione del rischio del mutamento climatico, operare per mantenimento ed il rafforzamento degli impegni presi nella Conferenza di Parigi del dicembre 2015, COP 21.

Alla luce dell'enciclica “ Laudato Sì”, occorre educare ed educarci a nuovi atteggiamenti e stili di vita, ritrovare una alleanza tra umanità e ambiente, imparare ad essere responsabili abitatori del pianeta, capaci di praticare una “cittadinanza ecologica”, metterci in sintonia con tutte le creature, per riconoscere in loro quel Padre fonte di ogni benedizione e principio di ogni dono. Trovare Dio in ogni giglio di campo e filo d'erba, è sottolineare il profondo legame esistente tra il dono di Dio e le realtà create, è contemplare Dio nella natura senza trascurare la dimensione interiore. “Una spiritualità del Creato, sarà dunque una spiritualità concreta, operosa, impegnata nella casa comune” La Bibbia non da adito ad un antropocentrismo dispotico, che non si interessi delle altre creature.

Ascoltando il grido della terra ed quello dei poveri, l'appello consapevole è quello di affrontare la crisi socio-ambientale che stiamo vivendo. Dobbiamo vivere una ecologia integrale, che entri in relazione con tutte le creature, comprendendo cosa significa vivere con loro nel rispetto e nella cura. Usare il creato con lungimiranza e con l'attenzione di un autentico custode, capace di dare il giusto rilievo a tutti gli organismi, riconoscendo che loro, viventi, non sono semplici cose.

Dalla stessa Enciclica emerge una dura critica nei confronti di tutti le crudeltà nei confronti di tutte le creature. “La stessa miseria che porta a maltrattare un animale, non tarda a manifestarsi nella relazione con le altre persone. Ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana”. Importante quindi una corretta educazione che sappia proporre, il rispetto per ogni genere di essere vivente, una formazione alla conoscenza delle problematiche ambientali ed il cambiamento dei nostri stili di vita a cominciare dai piccoli gesti quotidiani.

Sitografia: Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro: http://www.chiesacattolica.it/unpsl/siti_di_uffici_e_servizi/ufficio_nazionale_per_i_problemi_sociali_e_il_lavoro/00000110_Competenze.html

http://www.chiesacattolica.it/unpsl/siti_di_uffici_e_servizi/ufficio_nazionale_per_i_problemi_sociali_e_il_lavoro/00070565_Anno_2015.html

La rete di cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà: www.cidse.org

La rete ambientale cristiana europea: www.ecen.org

Un Database di testi sulla salvaguardia del creato: www.progettoculturale.it

La Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita: www.reteinterdiocesana.wordpress.com

Alta Scuola per l’Ambiente http://asa.unicatt.it/

La rete dei Centri per l’Etica Ambientale (CEPEA): www.fondazionelanza.it/centrieticaambientale/index.php

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Terremoto colpisce il tracciato del Gasdotto Brindisi Minerbio
Post di Peppe Dini del 25 agosto 2016 in emergenze (Sfogliato 360 volte)

Ricevo il Comunicato Stampa del Comitato Interregionale No Tubo, Gruppo d'Intervento Giuridico, Mountain Wilderness Umbria e Marche. Alleghiamo mappa dei territori attraversati dal Gasdotto Rete Adriatica e della zona dell'epicentro del terremoto odierno.

Un nuovo e devastante terremoto sull’Appennino centrale, nelle aree interessate dal progetto di gasdotto Rete Adriatica, un ulteriore gravissimo rischio.

Nella notte fra il 23 e il 24 agosto 2016 la Terra ha tremato nuovamente, per l’ennesima volta, sull’Appennino centrale, fra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche.

Un nuovo devastante terremoto, con il suo calvario di morti, feriti, paesi distrutti, strade e altre opere pubbliche lesionate,

Siamo vicini alle popolazioni così duramente colpite e sentiamo il forte obbligo morale di ricordare che le conseguenze, se possibile, potrebbero essere peggiori.

Infatti, si tratta di aree interessate dal progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, noto anche come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.

Infatti, la “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia.

Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.

Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.

Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mole di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.

Esclusivamente forti interessi economici, non il benessere delle popolazioni interessate, muovono il Gruppo Snam: l’intenzione è chiara, costituire in Italia una “piattaforma” per vendere gas nel resto d’Europa.

Sulla spinta delle determinatissime azioni legali e iniziative di sensibilizzazione di associazioni e comitati ecologisti – in particolare Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, i Comitati cittadini per l’ambiente – Sulmona, il Comitato interregionale “No Tubo”, Mountain Wilderness Italia– nonché da parte di Enti locali, l’VIII Commissione permanente “Ambiente” della Camera dei Deputati aveva approvato il 26 ottobre 2011 all’unanimità la risoluzione n. 7/00518 presentata il 15 marzo 2011 (prima firmataria on. Raffaella Mariani, P.D.) che ha impegnato il Governo alla modifica del tracciato del gasdotto appenninico “Rete Adriatica”. Finora il Governo ha solo tergiversato.

Tuttora i provvedimenti di approvazione ambientale del progetto di gasdotto sono oggetto di contenzioso in sede nazionale ed europea.

E’ troppo chiedere uno straccio di buon senso in questo benedetto Bel Paese?

p. Gruppo d’Intervento Giuridico onlus Stefano Deliperi ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

p. Comitato No Tubo Matteo Ottaviani ulteriori informazioni su: http://notubo.blogspot.it

p. Mountain Wilderness Umbria Marche Referente Umbria Cristina Garofalo Referente Marche Cucchiarini Aldo ulteriori informazioni su: https://www.facebook.com/mountainwilderness.umbria/?fref=ts

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Lac e WWF contro il calendario regionale sulla caccia
Post di Peppe Dini del 21 agosto 2016 in ecologia (Sfogliato 183 volte)

LAC E WWF RICORRONO AL TAR CONTRO IL CALENDARIO VENATORIO MARCHE

La Regione Marche qualche giorno fa ha adottato il nuovo Calendario Venatorio per la stagione di caccia 2016/2017. Il risultato è estremamente deludente, visto che nessuna delle 15 proposte di modifica presentate in Commissione dalle associazioni ambientaliste è stata accolta. Si tratta quindi dell’ennesimo regalo alle frange più estremiste del mondo venatorio, in contrasto con le norme nazionali e in palese difformità dal parere dell’ISPRA, l’unico organo scientifico autorizzato a fornire indicazioni per una corretta gestione dell’attività venatoria. Anche quest’anno, quindi,

La Regione Marche si accanisce contro la fauna selvatica, bene indisponibile dello Stato, per consentire a poche migliaia di cacciatori di abbattere milioni di esemplari di specie migratrici, in alcuni casi anche sull’orlo dell’estinzione nel nostro paese. Ma stavolta le associazioni protezionistiche non aspetteranno con le mani in mano l’apertura della caccia e la fine della lunghissima stagione venatoria. Assistiti dal loro legale di fiducia, l’avv. Tommaso Rossi del Foro di Ancona, già noto per le tante battaglie ambientaliste sostenute nei Tribunali, Il WWF Italia e la Lega Abolizione della Caccia hanno infatti presentato un corposo ricorso al TAR Marche, composto di oltre trenta pagine e 18 motivi di ricorso.

Il lungo elenco delle difformità dalle norme vigenti e dal parere dell’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) riguarda i periodi di apertura e chiusura, la caccia a specie in declino, l’utilizzo delle munizioni al piombo, la mancata individuazione delle rotte migratorie, la caccia in deroga alla Tortora dal collare, le forme di caccia e molti altri aspetti per cui la Regione Marche, al pari di altre, ha rischiato l’apertura della procedura d’infrazione dell’Unione Europea. La caccia all’Allodola, al Combattente, al Moriglione e alla Tortora rappresentano solo l’aspetto più evidente della mattanza che inizierà il primo settembre.

Per altri aspetti il Calendario venatorio è ancora più deludente, consentendo, per esempio, l’utilizzo delle munizioni di piombo nelle zone umide e lungo i fiumi, nonostante sia scientificamente provato l’alto grado di tossicità del piombo disperso nell’ambiente. Ma anche l’apertura della caccia anticipata a settembre, con ancora i giovani dell’anno dipendenti dai genitori o la chiusura a febbraio, con già molte specie in periodo pre-nuziale ci fanno capire l’assoluta mancanza di comprensione delle fasi riproduttive dei migratori, ancora una volta sacrificati per gioco e per soddisfare gli appetiti venatori e le lobby degli armieri.

E nonostante tutto questo fuoco sulla fauna selvatica, la Regione Marche non investe neppure un euro per finanziare i Centri di Recupero della Fauna, fondamentali presidi per la cura e la riabilitazione degli animali rinvenuti feriti, nella maggior parte dei casi di specie protette e colpiti da colpi d’arma da fuoco di bracconieri senza scrupoli. Confidiamo quindi nei giudici del TAR, affinché con la loro imparziale lettura del nostro ricorso, possano sospendere la delibera della Giunta Regionale e impedire il perpetrarsi di numerosissime forzature normative e attività in contrasto con le prescrizioni dell’organo scientifico, salvando milioni di esemplari della nostra preziosissima fauna selvatica, ormai sempre più minacciata.

Ancona, li 20 Agosto 2016

LAC Marche - WWF Marche

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Le Casette dell'Acqua. Sì...Boh... Mah...
Post di Peppe Dini del 14 agosto 2016 in ecologia (Sfogliato 994 volte)

Le “Casette dell'Acqua. Sì...Boh… Mah…

E' da alcuni giorni che è stata installata una a Sant'Angelo in Vado, nei pressi dell'incrocio con via Baden Powell. Non è che l'ultima installata, come a Urbania, Urbino, Cantiano,  Gradara e nelle varie cittadine della provincia, da parte di Marche Multiservizi.

“Un servizio in più alla tutela dei cittadini” diceva il sindaco Luzi nell'ultimo consiglio comunale.

Si tratta del modello Simply, fornito da Adriatica Acque del gruppo Hera, capace di fornire al prezzo di 5 €/cent/litro acqua pubblica refrigerata e addizionata da anidride carbonica.

All'interno del sito di Adriatica Acque sono riportate le caratteristiche dei diversi modelli; tutti si attengono al Decreto Ministeriale del 2004 sui materiali da usare in questi impianti e al DM del 2012 riguardante gli apparecchi per il trattamento domestico di acqua potabile. Queste casette, riporta la ditta, fanno “solo” il raffreddamento e l'aggiunta del gas frizzantino.

Un documento dal titolo “La casa ha trovato l'acqua”, riporta “La casa è dotata di un filtro meccanico in polipropilene 50 micron, che serve solo ed unicamente a preservare gli impianti da possibili fuoriuscite di sabbia, limo, ruggine, ecc. dalla rete idrica, in particolare in occasione di lavori di manutenzione.”

Ma la novità dov'è? Probabilmente si tratta solo di una operazione di facciata, un primo passo per arrivare alla cosiddetta acqua potabile in bottiglia, prevista dalla normativa del 2001 che regola appunto le acque potabili, alle quali si aggiungono a scopo alimentare, le acque di sorgente (i bottiglioni da 15 litri da ufficio), le minerali consumate prevalentemente in Italia e le ultrafiltrate, utilizzate per l'alimentazione neonatale. Una operazione che manca di fatto di trasparenza, dove gli aspetti qui sottolineati, non sono stati peraltro diffusi ai possibili utenti, che non sanno di acquistare e consumare la stessa acqua del rubinetto.

E' che in questo tempo di “trasparenza totale”, non sono pubblicate proprio le analisi dell'acqua potabile da parte del gestore, che è sempre stato ostile in tal senso, pur riportando le analisi nella bolletta, queste non rappresento che una media semestrale delle stesse, non le singole effettuate: pensare che la normativa sulla trasparenza prevede che le società che gestiscono beni pubblici, come acqua, trasporti, energia ecc. si devono attenere alle stesse disposizioni che valgono per gli enti pubblici.

Allora è possibile chiederlo e pretenderlo almeno dagli enti pubblici coinvolti a tutela della nostra stessa salute: l'Arpam regionale ha una banca dati sulle acque potabili che dovrà rendere pubblica, così pure le Asur che attraverso il Dipartimento Prevenzione. Certamente dipende molto da noi cittadini sollecitarli in tal senso; se lo facciamo insieme è più facile ottenerlo. Inoltre è più che giusto, conoscere tutti gli ingredienti di ciò che si beve e di ciò che si paga...  

  

      

                                                                                                                                                                            

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La banda Grossi - una storia vera
Post di Esperia del 29 luglio 2016 in cultura (Sfogliato 214 volte)

Questo comunicato stampa è a nome della Associazione Culturale Incerimonia. Noi Esperia vista la stima e simpatia ce ne facciamo portavoce.

 Questo è un progetto al quale noi teniamo molto. Si parla della storia del nostro territorio e della leggenda che si tramanda da nonno a nipote. Il film uscirà a dicembre 2017 e tutti voi avete l'opportunità di contibuire alla realizzazione del film. NON FATE GLI GNORRI!!! Bastano pochi denari e farete parte della storia. Questo è il link per donare https://www.kickstarter.com/…/the-grossi-gang-feature-film-

… E SE SIETE AMICI VERI, condividete questo post sui social. Un grande grazie a chi lo condividerà! e a tutti i sostenitori. Chi non vorrà condividere e sponsorizzare questa iniziativa, di sicuro non troverà nessun pokemon ! FATE I BRAVI !

http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/video/fillm-banda-grossi-storico-uguccioni-appoggia-il-progetto-1.2380359?wt_mc=fbuser

 Associazione Culturale InCerimonia

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Commento di Peppe Dini del 24/09/2016 06.22.24
scusami se ti rispondo solo ora. Inizialmente anch'io pensavo che fossero dotate di un filtro osmotico in grado di purificare ulteriormente l'acqua. ...
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