Posta elettronica e trasparenza amministrativaPosta elettronica e trasparenza amministrativa. Altrometauro.net, Il blog dell'Alto MetauroPost di Peppe Dini del 04 dicembre 2011 in trasparenza amministrativa (Sfogliato 692 volte)Posta elettronica e trasparenza amministrativa

Il 29 novembre è stato il termine ultimo per le imprese, di munirsi di posta elettronica certificata PEC. E’ una casella elettronica che ha il valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno: per le ditte serve per invio di capitolati, bandi, gare d’appalto, progetti, istanze, dichiarazioni. Oggi insomma tutto viaggia nella rete internet, niente più carta. Il tutto è derivato dal Codice dell’Amministrazione Digitale CAD, del 2005 che ha cercato di innovare tutte le amministrazioni pubbliche e non solo.
Infatti anche i cittadini possono munirsi della propria PEC e utilizzarla nei rapporti con le amministrazioni pubbliche ed anche con i gestori privati di servizi pubblici. Il CAD infatti riporta che i “cittadini e le imprese hanno il diritto di richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche” e che “la partecipazione al procedimento amministrativo ed il diritto di accesso ai documenti amministrativi sono esercitabili mediante l’uso delle tecnologie dell’informazione”.
I siti delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di servizi pubblici, devono riportare la PEC rispettare, i principi di “accessibilità, usabilità, reperibilità anche da parte delle persone disabili” utilizzare formati non bloccati, contenere i nomi dei dirigenti dei singoli uffici, cui il cittadino dovrà fare riferimento nel caso di richieste.
Alle amministrazioni pubbliche sono equiparati a tutti gli effetti anche le società private che gestiscono servizi pubblici.
D’altra parte ancora nella nostra provincia, ben 6 comuni non hanno la PEC riportata sul proprio sito: S. Lorenzo in Campo, Tavoleto, Montecopiolo, Frontone, Auditore, Sassocorvaro. Ben 12 banche hanno vari sportelli sparsi nel territorio della nostra provincia e nei loro siti non hanno riportata la PEC; anche sul settore trasporti pubblici, energia è la stessa cosa. Così pure i nostri gestori acque potabili non la pubblicano . Basta divertirsi a viaggiane nella rete per avere conferme, eppure tutte le imprese, dal 29 novembre devono dotarsi di PEC.
Il digitale da anche una grossa mano alle associazioni e comitati che si battono per la tutela del territorio: infatti in quanto portatori di interessi diffusi e collettivi possono chiedere non solo l’accesso agli atti, ma anche partecipare ai procedimenti e conferenze di servizio relativi a progetti. Il fatto è che la trasparenza non è al massimo neanche negli enti pubblici: il difensore civico ha dato ragione al WWF che in Regione aveva chiesto la pubblicazione sul sito istituzionale delle date delle conferenze di servizio. Tale prassi tutelerebbe anche i portatori di interesse diretto quali gli espropiandi e confinanti, che diversamente non vengono contattati per l’eventuale progetto che potrebbe coinvolgerli: nessun intervento, né risposta dalla Regione Marche.
Nella nostra Provincia la trasparenza per il cittadino, certamente non primeggia: nel sito istituzionale, non vengono pubblicate tutte le conferenze dei servizi che vi vengono svolte, l’accesso ai documenti soggetti a VIA, non è certo facilitato dato che per raggiungere i documenti occorre effettuare ben tre passaggi e nonostante che siano passati ben oltre 30 giorni , tuttora non ha ancora risposto a queste sollecitazioni proposte dal WWF Marche.
Peggio ancora quando si tratta di accesso agli atti. La richiesta del rappresentante della Lupus in Fabula di avere copia dei documenti relativi a 13 impianti fotovoltaici, ha dovuto attendere la formalizzazione del suo ruolo, quando la normativa sull’accesso ai dati ambientali prevede, che il cittadino non debba dimostrare alcun interesse. Inoltre in fase di visione dei documenti è stato sempre lì presente un funzionario (peggio che in carcere) ed è stato chiesto ai committenti quali controinteressati, l’assenso all’accesso. Va detto che i controinteressati sono quelli cha cui viene leso il diritto di riservatezza che non esiste, nel caso di un progetto di costruzione, che passa in commissione edilizia, conferenza dei servizi, viene esposto nel cartello di cantiere.
Il risultato è stata la presenza durante la visione, di un delegato del progettista, perché nel progetto c’è il diritto d’autore, quindi non si può vedere; ciò in netto contrasto con sentenze del TAR, della stessa ANCI e della Commissione nazionale sull’accesso agli atti, che indicano la possibilità di prenderne copie.
La trasparenza è ancora difficile da avere dalle amministrazione e laboriosa da chiedere da parte del cittadino.
Mentre si va sempre più verso una amministrazione che deve garantire una “trasparenza totale” (è una legge del 2009 a dirlo), i principi della convenzione di Aarhus su accesso all’informazione, partecipazione pubblica alle decisioni, l’accesso alla giustizia, sono aspetti che noi, semplici cittadini, ci dobbiamo ancora conquistare.
Peppe Dini