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FARMACI. MOVIMENTO CONSUMATORI: “IL 30% DEI MEDICINALI VIENE GETTATO VIA, UNO SPRECO DOVUTO A MANCATA INFORMAZIONE E ABITUDINI ERRATEPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 04 luglio 2010 in sanità (Sfogliato 132 volte) I dati che emergono dal rapporto annuale di Farmindustria, per cui 11,7 miliardi di euro potrebbero essere risparmiati, grazie all'uso corretto dei farmaci e dei vaccini, trovano il commento del Movimento Consumatori.
“Farmindustria ha elencato una serie di motivazioni allo spreco di farmaci, cui riteniamo utile aggiungerne altre”
“Il 30% dei medicinali – spiega Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – finisce nel cestino perché scaduto o inutilizzato. Questo è dovuto spesso alla mancata adesione alla terapia da parte del paziente o alle prescrizioni in eccesso (la tendenza degli ammalati a fare scorte di farmaci), abitudini che comportano anche un danno ambientale, perché i medicinali sono rifiuti speciali e spesso non vengono smaltiti nella maniera adeguata. Poniamo l’accento anche sul fatto che per agevolare l’accesso ai farmaci nella distribuzione diretta vengono “elargiti” i medicinali anche per cicli di terapia di sei mesi /un anno. A questi si aggiungono anche presidi medici chirurgici, prodotti che in caso di morte del paziente o di interruzione della terapia finiscono inevitabilmente per essere gettati via.
Si deve fare attenzione anche all’uso improprio dei farmaci, l’abuso o un uso non corretto determinano nella maggior parte dei casi una conseguente ospedalizzazione, con una spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tutto questo evidenzia una carenza d’informazione. Infatti, non vengono realizzate campagne di educazione ai cittadini sull’utilizzo dei farmaci. Per quanto riguarda la questione generici in Italia, siamo il fanalino di coda nell’utilizzo di questi medicinali. Il mercato non è incentivato, per la continua lotta tra le industrie farmaceutiche, senza considerare che, invece, l’incentivo all’utilizzo porterebbe a liberare preziose risorse per la ricerca di farmaci innovativi”.
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La ribellione delle coscienze: Roma 1 luglio 2010Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 29 giugno 2010 in proteste (Sfogliato 135 volte) Ne abbiamo avuti di ministri di dubbia competenza scelti solo in virtù della loro appartenenza politica, ma mai si era visto nominare un ministro col palese scopo di aggirare la giustizia. Nell'imbarazzo generale, si sono inventati un ministero nuovo di zecca, di cui nessuno capiva la necessità e le funzioni. Poi, non appena insediato, il nostro si è appellato alla legge sul legittimo impedimento, e allora si è capito che l'hanno fatto ministro solo per sottrarlo a un'imminente processo per appropriazione indebita. Ormai pensano di poter piegare le istituzioni ai propri interessi senza neppure doversi preoccupare di nasconderlo.
L'indignazione di fronte a tanta arroganza del potere sarà un motivo in più per riempire le piazze del 1 luglio. Esponenti della cultura e dell'informazione, sindacati e associazioni, movimenti e partiti manifesteranno a Roma e in decine di città italiane ed europee contro il disegno di legge Alfano, l'ennesima truffa per sottrarre corrotti e corruttori al controllo democratico e all'azione della giustizia; una norma che ostacola il lavoro di polizia e magistratura, limita la libertà di informazione e il diritto di tutti a sapere e formarsi un'opinione.
Saremo in piazza contro i tagli alla cultura con cui il governo dell'ignoranza si prepara ad affossare la formazione e l'istruzione, il patrimonio artistico del Paese, gli strumenti del confronto critico e della circolazione delle idee.
Quando uno Stato mortifica i diritti culturali colpisce al cuore la democrazia, perché priva le persone degli strumenti per esercitarla.
Saremo in piazza perché si è passato il limite, ed è tempo di dar voce alla ribellione delle coscienze.
Nella degenerazione dell'etica pubblica, nell'interesse privato che rende tutto lecito, nel malcostume che diventa norma e incrina la fiducia dei cittadini, c'è la portata di una svolta eversiva: la rottura del patto costituzionale che questo governo considera uno scomodo intralcio e che invece per noi è fondamento della convivenza.
Il fronte della protesta è amplissimo. Giuristi, editori, giornalisti, sindacati, associazioni hanno con forza denunciato come il Ddl Alfano, se passasse senza sostanziali modifiche, limiterebbe sia i poteri investigativi di polizia e magistratura, sia il diritto/dovere a informare degli organi di stampa e dunque la possibilità dei cittadini a conoscere per formarsi liberamente un'opinione.
Verrebbero colpiti principi fondamentali della nostra Costituzione, per imporre il silenzio e l'impotenza ad agire nei confronti di un potere che si sta rivelando sempre più corrotto e privo di qualsiasi etica pubblica. Si tornerebbe al sistema delle autorizzazioni e censure, contro il quale i nostri costituenti stabilirono un argine con l'articolo 21 della Carta.
In realtà, sotto attacco c'è l'intero impianto costituzionale: l'articolo 21, come quelli che riguardano i diritti nel mondo del lavoro, l'articolo 3 sull'uguaglianza di tutti i cittadini, come il diritto all'istruzione, la tutela dei beni artistici come il diritto alla cultura. Né Berlusconi fa nulla per nascondere il fastidio verso una Costituzione che gli "impedisce di governare", poiché impone il controllo del Parlamento e la separazione dei poteri come in tutte le democrazie.
I tagli alla cultura non sono solo una conferma della scarsissima importanza che questo governo assegna alla formazione, ma sono anche emblematici dell' insofferenza per qualsiasi forma di confronto critico e di partecipazione attiva dei cittadini.
In gioco c'è dunque la qualità del nostro sistema istituzionale e democratico e di questo per fortuna c'è una consapevolezza sempre maggiore.
Il 1 luglio sarà una tappa importante della "rivolta" pacifica che coinvolge sempre più soggetti e che si esprime in tante forme diverse, nelle piazze e nei luoghi di lavoro, nei teatri e nelle università, sul web o sulle prime pagine dei giornali listate a lutto.
L'Arci sarà a Piazza Navona e sosterrà tutte le iniziative promosse per difendere la libertà e la democrazia.
Di seguito, il testo dell'appello del Comitato per la libertà e il diritto all'informazione e alla conoscenza.
Una grande mobilitazione per dire no al disegno di legge Alfano, che ostacola il lavoro di magistrati e giornalisti e rende i cittadini meno sicuri e meno informati; per dire no ai tagli alla cultura italiana previsti dalla manovra economica.
Una manifestazione per far sentire che non può essere sottratto al Paese il racconto di vicende giudiziarie di rilievo pubblico, pur nel rispetto del diritto delle persone alla riservatezza; per respingere gli interventi punitivi ai danni della produzione culturale e salvaguardare il diritto dei cittadini alla conoscenza; per contrastare il pericolo di chiusura di testate giornalistiche colpite dall'indiscriminata riduzione dei fondi pubblici; per tenere accese le luci dei media sul mondo del lavoro e sui drammatici effetti della crisi.
Un'iniziativa a difesa della Costituzione, per dare voce ai tanti soggetti e temi che rischiano l'oscuramento.
Il video Arci che promuove la manifestazione:
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Premiare le buone prassi amministrativePost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 10 maggio 2010 in eventi - iniziative (Sfogliato 253 volte)
Scopo del Premio
Lavorare alla nascita di un Premio sulle buone prassi amministrative che si identifichi nei princìpi della decrescita felice è l’obiettivo che muove fin dalla nascita gli amministratori dell’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, quale punto di riferimento per la diffusione di politiche e scelte quotidiane orientate a diminuire l’impronta ecologica degli enti locali e, più in generale, delle comunità locali.
Può e deve esistere un legame molto forte tra i nuovi stili di vita cresciuti negli ultimi anni grazie all’impegno di centinaia di gruppi di acquisto, botteghe del commercio equo e solidale, banche del tempo, associazioni e comitati, produttori bio e agricoltori, singoli cittadini e cooperative sociali, e le scelte di “governo di un territorio” promosse dall’ente locale di prossimità. Il Comune inteso appunto come bene comune, da cui partire per imprimere ai tanti territori disposti a mettersi in gioco, un nuovo modello di società basato su autoproduzione e dono, convivialità e solidarietà, sobrietà e buon senso.
La quarta edizione del Premio vuole essere anche un’opportunità per contribuire alla creazione di una maggiore sensibilità da parte dei cittadini e di un maggiore incoraggiamento ad altri soggetti pubblici al tema delle “buone pratiche”, attraverso la valorizzazione e la promozione di casi esemplari di esperienze avviate in questi anni con successo.
Ammissione al premio
Al Premio possono concorrere tutti gli Enti locali che abbiano avviato politiche (azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza ed una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie:
GESTIONE DEL TERRITORIO - (Opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia, etc.);
IMPRONTA ECOLOGICA DELLA MACCHINA COMUNALE - (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, etc.);
RIFIUTI - (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, etc);
MOBILITÀ SOSTENIBILE - (car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, etc.);
NUOVI STILI DI VITA - (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, etc.).
Clicca qui per ulteriori approfondimenti
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Le gite dell'ARCI : LAGO di COMO E LUGANOPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 27 aprile 2010 in eventi - iniziative (Sfogliato 428 volte) 
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La Resistenza È La Nostra Costituzione. 25 Aprile 2010, Festa Della Liberazione Dal NazifascismoPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 25 aprile 2010 in Attualità (Sfogliato 341 volte) Oggi più che mai l’Arci sarà impegnata a ricordare il 25 aprile, Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Sarà la festa della Resistenza e della nostra Carta Costituzionale. In un momento difficile per la nostra democrazia è necessario moltiplicare le occasioni per parlare alle persone di cittadinanza, libertà e partecipazione.
Ricordiamo sempre che durante il ventennio le Case del popolo, le Società di mutuo soccorso, i circoli ricreativi, furono distrutti, chiusi ed espropriati dall’azione fascista. Mussolini conosceva bene la funzione formativa, democratica e di resistenza che svolgevano le Case del Popolo o le Società di mutuo soccorso all’interno della società italiana.
L’Arci è l’erede di quella tradizione popolare che ancora oggi difende i luoghi della partecipazione e della socialità per promuovere e tutelare la nostra democrazia.
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A chi appartiene l'acqua?Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 07 marzo 2010 in tutela del territorio (Sfogliato 751 volte) A chi appartiene l'acqua? E' una proprietà privata o un bene pubblico? Quali diritti hanno, o dovrebbero avere, le persone? Quali sono i diritti dello Stato? Quali quelle delle imprese e degli interessi commerciali? Nel corso della storia tutte le società' si sono poste questi interrogativi fondamentali.
Oggi ci troviamo di fronte a una crisi planetaria dell'acqua, che minaccia di aggravarsi nei prossimi decenni. Il peggioramento della crisi e' accompagnato da nuove iniziative per ridefinire i diritti sull'acqua.
L'economia globalizzata sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può' estrarre e commerciare liberamente. L'ordine economico globale chiede la rimozione di tutti i vincoli e le normative sull'uso dell'acqua e l'istituzione di un mercato di questo bene. I sostenitori del libero commercio dell'acqua vedono i diritti di proprietà privata come unica alternativa alla libertà statale e i liberi mercati come il solo sostituto alla regolamentazione burocratica delle risorse idriche. Più di qualsiasi altra risorsa, l'acqua deve rimanere un bene pubblico e necessita di una gestione comune. In effetti, in gran parte delle società', ne e' esclusa la proprietà' privata. Testi antichi come le Institutiones di Giustiniano indicano che l'acqua e altre fonti naturali sono beni pubblici: "Per legge di natura questi elementi sono comuni a tutta l'umanità: l'aria, l'acqua dolce, il mare, e quindi le sponde del mare". In paesi come l'India, lo spazio, l'aria, l'acqua e l'energia sono tradizionalmente considerati esterni ai rapporti di proprietà. Nelle tradizioni islamiche, la Sharia, che originariamente connotava il "cammino verso l'acqua", fornisce la base fondamentale per il diritto all'acqua. Gli stessi Stati Uniti hanno avuto molti sostenitori dell'acqua come bene comune. "L'acqua e' un elemento mobile, itinerante, e deve pertanto continuare a essere un bene comune per legge di natura", scriveva William Blackstone, "così che io posso averne solo una proprietà di carattere temporaneo, transitorio, usufruttuario".
L'introduzione delle moderne tecnologie di estrazione ha accresciuto il ruolo dello stato nella gestione dell'acqua. Man mano che le nuove tecnologie soppiantano i sistemi di autogestione, le strutture democratiche di controllo da parte delle popolazioni si deteriorano e il loro ruolo nella conservazione si riduce. Con la globalizzazione e la privatizzazione delle risorse idriche, si rafforza il tentativo di erodere completamente i diritti dei popoli e rimpiazzare la proprietà' collettiva con il controllo delle grandi aziende. II fatto che al di la' dello stato e del mercato esistano comminuta' di persone in carne e ossa con bisogni concreti e' qualcosa che nella corsa alla privatizzazione è spesso dimenticata.
Se avete un pò di pazienza consigliamo la visione dei due video seguenti, in particolare il secondo si lega bene anche con le problematiche economiche e sociali del nostro territorio:
Per chi vuole approfondire: Le guerre dell'acqua di Vandana Shiva
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PORTA LA SPORTAPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 21 febbraio 2010 in tutela del territorio (Sfogliato 236 volte) Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?
Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente“ ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo!
- Costituisce un’inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili, deriva dal petrolio
- Deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta
- Per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d’acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
I sacchetti uccidono ogni anno oltre centomila esseri viventi:
mammiferi marini, tartarughe, uccelli,... che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangono intrappolati morendo per fame o asfissia.
Il comitato promotore dell'evento costituito dall'Associazione dei Comuni Virtuosi, dal WWF, da Italia Nostra, dal FAI e Adiconsum lancia la settimana nazionale “Porta la Sporta” che si terrà dal 17 al 24 Aprile 2010 per promuovere l'utilizzo della borsa riutilizzabile in sostituzione dei sacchetti in plastica e dei sacchetti monouso in generale.
La settimana si propone di stimolare non solamente eventi limitati alla sua durata ma anche di promuovere e annunciare la partenza di iniziative che possano proseguire nel tempo.
Per quanto riguarda invece le campagne già in atto, la settimana diventerà un'occasione per celebrare i risultati raggiunti e/o incrementare il livello di impegno in termini di risultati o di partecipazione ottenuta.
Il messaggio che questo evento vuole anche trasmettere è che tutti possiamo prender parte alla lotta ai cambiamenti climatici in atto, riducendo l'impronta ecologica determinata dai nostri stili di vita e che.... non c'è tempo da perdere!
Dobbiamo partire da adesso impegnandoci ciascuno nel proprio ruolo per un futuro che utilizzi in maniera più efficiente e sostenibile le risorse naturali in diminuzione: acqua potabile, foreste, terreni fertili, ecc.
Portare la sporta può diventare qualcosa di più di una semplice abitudine, può rappresentare il "primo" atto di consapevolezza ecologica che apre un percorso di atti ulteriori di rispetto verso l'ambiente.
Ci auguriamo che questo evento possa contribuire a promuovere verso l'opinione pubblica una cultura del riutilizzo dimostrando che si tratta di intraprendere un percorso facilmente attuabile, oltre che necessario.
Così come il sacchetto, seppur biodegradabile, è diventato l'icona di uno stile “usa e getta” la borsa deve diventare segno distintivo di quanti non hanno solamente adottato un oggetto ma uno stile di vita di cui essere orgogliosi, che antepone “il prendersi cura, l'essere consapevole delle proprie azioni” all'agire automaticamente e superficialmente nel quotidiano per soddisfare comodità momentanee, inconsapevoli del pegno che le future generazioni dovranno pagare.
ORA LO SAI, PARTI DA QUESTO PICCOLO GESTO PER MODIFICARE STILI DI VITA INSOSTENIBILI, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA "L'USA E GETTA"!
Chiunque può fare propria questa campagna e promuoverla nei propri ambiti, dal comune alle associazioni al semplice gruppo spontaneo di cittadini.
Clicca qui per approfondire e capire cosa si può fare individualmente, come azienda, come negozio, o collettivamente, come Comune, come associazione o anche come gruppo spontaneo di cittadini.
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Adesso basta: sull’acqua decidiamo noi! Perché si scrive acqua ma si legge democraziaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 18 febbraio 2010 in appuntamenti (Sfogliato 396 volte) Beni comuni e loro tutela sono temi tornati di grande attualità dopo l'approvazione dell'articolo 15 del decreto Ronchi, che rende di fatto obbligatoria la gestione privata dell'acqua consegnandola agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali. L'approvazione di quella norma riduce a carta straccia la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sottoscritta da oltre 400mila persone e consegnata al Parlamento due anni fa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
Quella legge giace colpevolmente nei cassetti delle Commissioni parlamentari mentre le lotte per la ripubblicizzazione dell'acqua si estendono: sono ormai oltre cento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua «bene comune e diritto umano universale» e il servizio idrico come «privo di rilevanza economica», sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.
Comuni che hanno costituito il Coordinamento nazionale degli Enti locali per l'acqua pubblica e che il 6 marzo terranno a Roma la prima assemblea nazionale.
Molto altro è in cantiere per la riappropriazione sociale di un bene comune da sottrarre al mercato.
Il 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa. Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte in queste settimane si è aggregato intorno al Forum: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche.
Tutte e tutti insieme hanno deciso di lanciare da aprile una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi.
Si vuole infatti abrogare l'ultima normativa del Governo Berlusconi, che accelera la definitiva privatizzazione del servizio idrico integrato; ma anche l'articolo 150 del Decreto ambientale n. 152, che prevede la gestione del servizio idrico solo attraverso la forma societaria della SpA variamente declinata.
Infine si vuole eliminare dalla tariffa che pagano tutti i cittadini l'obbligo alla «adeguata remunerazione del capitale investito».
Tre SÌ per la ripubblicizzazione dell'acqua, tre SÌ per dire basta ai profitti su un bene essenziale.
Uno strumento per dire una volta per tutte: Adesso basta. Sull'acqua decidiamo noi! Perché si scrive acqua ma si legge democrazia.
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Quale protezione civile?Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 18 febbraio 2010 in aiuto (Sfogliato 280 volte)
La netta contrarietà alla trasformazione in spa del Dipartimento della Protezione civile è stata espressa da più parti ben prima che il tema si imponesse all'attenzione generale per i noti guai giudiziari. Il nuovo scandalo, con tanto di tangenti, sesso e favori, è solo l'ennesima triste conferma del degrado in cui siamo immersi.
Ma l'aspetto più inquietante della vicenda sta nel sistema di potere che viene alla luce: dietro il ruolo anomalo del plenipotenziario ‘uomo del fare’ si cela un'operazione di gravità tale sul piano costituzionale che va ben oltre l'eventuale corruzione o malcostume dei singoli.
La torsione impressa in questi anni al sistema della Protezione civile è coerente con la visione berlusconiana della cosa pubblica: un disegno autoritario fondato sulla confisca dell'attività legislativa da parte dell'esecutivo e sulla messa in mora dei poteri di controllo e garanzia dello Stato. Legiferare per decreto e governare a suon di ordinanze, mani libere e piena discrezionalità, in nome dell'emergenza.
Ma quale emergenza? L'area della Protezione civile s'è allargate a dismisura, fino a includere eventi che niente hanno a che fare con la sicurezza del territorio e dei cittadini.
Diventa emergenza ogni grande evento, e diventa grande evento tutto ciò che fa girare soldi e appalti, dai terremoti ai rifiuti, dai raduni religiosi agli eventi sportivi, dal G8 al restauro di un teatro. A che serve inventarsi un'emergenza al giorno se non a conferire poteri assoluti e aggirare le regole col pretesto della rapidità e dell'efficienza? In altre parole a sottrarre al controllo democratico interi settori della funzione pubblica.
Non basta fare marcia indietro sulla spa. La Protezione civile ha un ruolo di tutela delle persone e dei territori, incompatibile con un approccio verticistico e autoritario.
Richiede una gestione partecipata, democratica, aperta al concorso della società civile. Le risorse di solidarietà, passione e competenza che dimostra di poter mettere in moto nel mondo del volontariato non possono essere piegate al servizio di sfacciate operazioni di potere.
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Un referendum per l’acqua pubblicaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 04 febbraio 2010 in Attualità (Sfogliato 751 volte) L' approvazione dell'articolo 15 del Decreto Ronchi, lungi dal chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, ha messo in moto una più ampia e determinata mobilitazione, che coinvolge non solo le organizzazioni da anni impegnate per la completa ripubblicizzazione di questo fondamentale bene comune, ma anche decine di amministrazioni che hanno approvato modifiche agli statuti comunali per sottrarsi agli effetti della norma contestata.
Si è costituito il coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica che farà parte del vastissimo schieramento di associazioni, sindacati, movimenti che, col sostegno di quasi tutti i partiti dell'opposizione, inizierà in aprile la campagna di raccolta delle firme per sostenere i tre quesiti del referendum abrogativo.
Alle cittadine e ai cittadini verrà chiesto di esprimersi con un sì per affermare che l'acqua è un diritto umano universale, su cui non si possono fare profitti e la cui gestione va riportata in mani pubbliche. La campagna si chiuderà a metà luglio, in modo che ci siano i tempi tecnici per andare al voto nella primavera del 2011.
Intanto il 20 marzo, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, si terrà a Roma una manifestazione nazionale in difesa dei tanti beni comuni sociali e naturali oggi a rischio, e per ricordare al Parlamento che da due anni è stata depositata una legge di iniziativa popolare per l'acqua pubblica che ha raccolto centinaia di migliaia di firme e di cui nel Palazzo nessuno si ricorda più.
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L’Arci: un grande spazio associativo giovanilePost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 24 gennaio 2010 in associazionismo (Sfogliato 191 volte)Negli ultimi anni l’Arci ha investito molto sui giovani. E i giovani hanno investito sull’Arci.
La nostra associazione è ormai il più grande laboratorio di esperienze di autorganizzazione di giovani del nostro Paese. Non è cosa nuova, certo, ma negli ultimi anni si è sviluppato un diffuso associazionismo di promozione sociale e culturale legato ai temi più vari promosso e gestito da giovani.
Molte sono le esperienze legate alla promozione culturale che valorizzano la musica dal vivo, le arti visive, la lettura, il cinema e l’audiovisivo, la radiofonia, e molto altro. La voglia di stare insieme per una causa comune ha spinto centinaia di giovani a partecipare ai campi di lavoro nelle terre confiscate alle mafie e a partecipare ai campi di lavoro organizzati all’estero. Da queste esperienze nascono associazioni tematiche, anche legatea nuovi stili di vita, proponendo consumi alternativi e soluzioni innovative nell’utilizzo del tempo libero.
L’Arci è diventata un grande spazio associativo giovanile che promuove dialogo interculturale, formazione informale, promozione culturale e inclusione sociale.
Può essere per molti giovani una palestra eccezionale per sperimentare cittadinanza attiva e partecipazione, anche politica.
Compito dell’associazione è rendere disponibile ogni strumento per attivare associazionismo, sentendosi parte di un progetto più grande, di una grande rete di esperienze e di persone che desiderano un mondo più giusto, felice e sostenibile per tutti.
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Dov’era lo Stato mentre migliaia di lavoratori erano sfruttati e costretti a condizioni disumane?Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 14 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 379 volte) Migliaia di lavoratori stranieri da anni consentono, con la loro fatica, l’arrivo sulle nostre tavole degli agrumi calabresi, così come dei pomodori e delle fragole campane o dell’uva siciliana.
Migliaia di persone costrette a lavorare in condizioni di quasi schiavitù e a vivere per mesi in alloggi di fortuna, senza alcuna forma di tutela e protezione, costretti a fuggire perché perseguitati congiuntamente dalle leggi razziste e dalle ‘ndrine calabresi.
Agli stagionali di Rosarno, come prima a Castelvolturno, la mafia locale ha voluto ancora una volta lanciare un messaggio con i metodi violenti che le sono propri, per ribadire chi detta le regole sul territorio.
La forte reazione che ne è seguita, dei migranti prima e poi degli abitanti, con la caccia all’uomo che si è scatenata, denuncia in primo luogo che lì lo Stato ha abdicato al suo ruolo, rinunciando a svolgere qualsiasi attività di controllo e mediazione.
Tutta la vicenda dimostra come questo Governo abbia completamente rinunciato a governare un fenomeno complesso come l’immigrazione, puntando sull’improvvisazione e la demagogia razzista.
Dov’era lo Stato mentre migliaia di lavoratori venivano sfruttati, costretti a condizioni di vita disumane, intimiditi?
Il Ministro degli interni ha avuto la faccia tosta di attribuire quanto è successo all’eccessiva tolleranza verso i clandestini.
Ma a Rosarno tutti avevano un lavoro, anche se in nero, e molti un regolare titolo di soggiorno.
Clandestino è stato il Governo, che ha fatto finta di non vedere per troppo tempo.
Ma quel che manca è anche una voce forte e autorevole nel mondo della politica che si schieri dalla parte giusta senza ambiguità e distinguo, colmando il vuoto culturale in cui la destra xenofoba è cresciuta e ha costruito egemonia. La nostra associazione come sempre si è impegnata a fianco delle vittime, dei più deboli, cercando di capire anche i problemi di una popolazione che a sua volta subisce l’assenza dello Stato e la demagogia del centro destra in un territorio dove la mafia la fa da padrona. A Rosarno abbiamo seguito tutti i passaggi, con i compagni dei territoriali coinvolti, cercando di evitare ogni rischio per gli immigrati, alcuni dei quali, pochi per la verità, senza un regolare titolo di soggiorno, rischiavano anche la beffa dell’espulsione. Nonostante tutti gli sforzi dei nostri compagni, a molti dei migranti provenienti da Rosarno ed in partenza da Crotone è stato imposto l’acquisto del biglietto ferroviario. In fuga dalla violenza, dalle ‘ndrine ma a loro spese! A tutti i migranti che abbiamo incontrato è stato segnalato il nostro numero verde Sos diritti attraverso il quale potranno ricevere un ulteriore sostegno nelle città d’arrivo e con il quale cercheremo di monitorare l’evolversi delle cose fuori dalla Calabria.
Speriamo che la gravità di quanto successo produca una presa di coscienza e la giusta indignazione in tutta Italia.
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Necessario che alla protesta di Rosarno si risponda col dialogo e il confronto Sabato 9 alle ore 16.30 sit-in a RomaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 09 gennaio 2010 in analisi socio-economiche (Sfogliato 446 volte)Si trovino immediatamente soluzioni all'emergenza abitativa
Il governo intervenga perché venga concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari ai lavoratori stranieri
Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci e Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci
Quello che è successo e sta accadendo a Rosarno in queste ore desta una grande preoccupazione. Bisogna adoperarsi perché la prevedibile ribellione di centinaia di esseri umani costretti a vivere nel degrado più estremo e a lavorare in condizioni di schiavitù non degeneri in atti di violenza che mettano a rischio l'incolumità fisica degli immigrati e degli abitanti di Rosarno.
Le autorità locali e nazionali, le organizzazioni che lavorano a fianco dei migranti devono intervenire innanzitutto per riportare la calma, ripristinando le condizioni per l'apertura di un confronto con e tra tutti coloro che nella cittadina vivono, italiani e stranieri.
Il ministro Maroni ha dichiarato che quanto è successo è frutto dell'eccessivo lassismo verso i clandestini. Noi pensiamo che clandestino in quella regione sia lo Stato, che ha consegnato lì, come in tante altre parti d'Italia, il territorio alle mafie, lasciando sole le comunità locali. Le mafie impongono così le loro regole, lucrando sulla pelle di lavoratori che le scelte di questo governo hanno privato dei più elementari diritti umani e civili. Migliaia di "non persone", esposte all'arbitrio, alla violenza razzista, alla discriminazione sancita per legge, a brutali intimidazioni come quella di ieri.
La legge Bossi-Fini e poi il Pacchetto sicurezza, impedendo gli ingressi regolari, si stanno dimostrando i migliori alleati degli interessi della criminalità organizzata, che controlla il traffico di esseri umani, dispone di una quantità di manodopera in nero, senza tutele, costretta all'irregolarità e dunque impossibilitata a denunciare gli aguzzini.
Il governo fa finta di non vedere, non stanzia risorse per politiche di integrazione e intanto nell'Italia del G8 c'è chi vive in ghetti degradati, espropriato della sua dignità.
E' necessario che finalmente le istituzioni ai vari livelli intervengano, intanto con misure che permettano di risolvere subito l'emergenza abitativa, garantendo condizioni di vita dignitose.
Il governo deve impegnarsi perché vengano concessi permessi di soggiorno per motivi umanitari. Sarebbe davvero inaccettabile se l'esito di quel che è successo fosse una deportazione di massa di quanti non sono in regola col permesso di soggiorno.
Bisogna poi pianificare un intervento sul territorio in grado di ricostruire le condizioni di una pacifica convivenza, prevedendo percorsi di integrazione anche individualizzati che mettano queste persone nelle condizioni di costruirsi un futuro dignitoso nel nostro paese.
08.01.2010
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Un pessimo climaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 04 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 404 volte)Non c'è un bel clima in questo periodo, e non certo per colpa della neve che imbianca l'Italia. La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che ha riunito a Copenaghen 193 Paesi sotto la pressione di una grande mobilitazione civile, si è conclusa nel peggiore dei modi. Eppure si era aperta con grandi aspettative: tutti i Paesi hanno finalmente riconosciuto che il problema del clima è reale, tutti hanno affermato la necessità di un impegno comune e concordato di contenere almeno entro 2 gradi il riscaldamento globale in questo secolo. Un obiettivo minimo, a detta degli scienziati, insufficiente a risolvere il problema, utile solo a scongiurare conseguenze catastrofiche in tempi brevi e dare ancora qualche chance di futuro alla civiltà umana.
Ma ci sarebbe stato bisogno di un accordo vincolante, ambizioso negli obiettivi ed equo per i Paesi in via di sviluppo. Invece l'estenuante trattativa non ha prodotto nessun impegno vincolante sulla riduzione delle emissioni, nessun criterio di verifica delle azioni e dei risultati di ogni Paese, nessuna scadenza per la firma di un trattato. Tutto è affidato alla buona volontà dei singoli stati. Un risultato che, senza un deciso cambio di rotta, porterà la temperatura a crescere ancora di 3 gradi, con effetti disastrosi per la vita sulla terra.
Un fallimento di cui portano la responsabilità i Paesi ricchi che hanno preferito anteporre il proprio tornaconto immediato all'interesse generale. Una beffa per i Paesi del Sud del mondo dove si continua a morire per gli effetti dei cambiamenti climatici, uno schiaffo all'Europa che aveva provato a darsi impegni vincolanti.Nel braccio di ferro fra le grandi potenze economiche non ha vinto nessuno e ha perso l'umanità.Eppure tutti sanno che non esiste alternativa al contenimento dei gas serra, che dobbiamo rendere vivibile questo pianeta perché altri dove vivere non ne abbiamo, e tempo da perdere non c'è. Per questo ora più che mai va rilanciata la battaglia per introdurre cambiamenti strutturali nel modello di sviluppo e nelle politiche energetiche, ma anche nei nostri stili di vita.
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FERMIAMO LA FEBBRE DEL PIANETAPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 06 dicembre 2009 in ecologia (Sfogliato 423 volte) 100 piazze per il clima - 12 dicembre per Coopenaghen
Iniziativa promossa dalla coalizione in marcia per il clima, a cui aderisce anche l'ARCI
Il clima sta cambiando, qui e ora. Aumentano i temporali violenti, le frane, le alluvioni, le ondate di calore, la diffusione di malattie cui non eravamo abituati, lo scioglimento dei ghiacciai che alza il livello dei mari, la desertificazione di zone sempre più vaste della Terra.
La febbre che abbiamo fatto venire alla nostra Terra va fermata. È possibile farlo se si riducono le emissioni inquinanti che ogni giorno mandiamo in atmosfera.
È tempo di agire. Tutti possiamo fare qualcosa, rivedendo i nostri stili di vita. I governi, che rappresentano l'interesse di tutti noi cittadini, devono agire.
L'occasione per farlo è ORA: a dicembre, a Copenaghen, nel summit delle Nazioni Unite dove i capi di stato di tutti i Paesi del mondo si riuniranno per cercare un accordo su come arrestare i cambiamenti climatici.
ANCHE IO MI METTO IN MARCIA PER IL CLIMA E CHIEDO AL GOVERNO ITALIANO DI:
•farsi promotore di un’iniziativa politica forte a Copenaghen che porti a un accordo mondiale equo, solidale e vincolante per la riduzione dei gas serra: le emissioni devono diminuire a livello globale almeno dell'80% entro il 2050, affinché il riscaldamento del pianeta rimanga al di sotto dei 2° C
•adoperarsi per ridurre nel nostro Paese le emissioni di gas che danneggiano il clima della terra: le emissioni dei paesi sviluppati dovrebbero essere ridotte del 40% entro il 2020
•eliminare lo spreco di energia che serve per illuminare, riscaldare e rinfrescare le nostre case; migliorare l'efficienza energetica di industrie e trasporti; valorizzare il contributo dell'agricoltura
•far posto alle fonti energetiche rinnovabili, sicure e non inquinanti, che rappresentano anche un'occasione di sviluppo per il nostro sistema produttivo e di lavoro dignitoso per molti dei nostri giovani
•adoperarsi per introdurre l'obiettivo di fermare la deforestazione e le emissioni associate a livello globale entro il 2020 e nelle aree critiche entro il 2015.
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La rete di circoli ARCI dedicata alla musica live alla 13a edizione del MEI a FaenzaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 26 novembre 2009 in appuntamenti (Sfogliato 506 volte)
Anche quest'anno l'Arci presenta al MEI la sua rete Arci Real (www.arcireal.com) , rete di circoli dedicata alla musica live e rete di Festival estivi (e non solo) che rappresentano una delle più importanti esperienze di promozione della creatività musicale giovanile.
Dal 27 al 29 novembre si svolge a Faenza la tredicesima edizione del MEI, che da quest'anno è Meeting degli Indipendenti. Il MEI è l'unica manifestazione fieristica di livello nazionale ed internazionale dedicata alla musica che si svolge nel nostro Paese. E' occasione di incontro di moltissime realtà imprenditoriali, associative, artistiche legate soprattutto alla musica indipendente.
Sono ormai diversi anni che l'Arci segna la sua presenza al MEI con diverse iniziative, oltre a gestire uno degli stand più importanti del salone. Dal 2006 è anche occasione per molte esperienze Arci legate alla musica di incontrarsi, costruire reti e relazioni, promuovendo spesso nuovi progetti comuni.
La rete di Circoli Arci Real mette insieme 40 spazi che hanno una programmazione continuativa di eventi di musica live: nel 2008 abbiamo organizzato 8.000 eventi, 24.000 artisti hanno suonato nei nostri circoli, più di un milione di soci hanno partecipato agli eventi del circuito.
La rete dei Festival Arci Real conta 68 Festival musicali, estivi e non, di musica emergente e non solo. Una straordinaria rete che mette insieme esperienze molto diverse che rappresentano parte della grande ricchezza della musica dal vivo italiana. Più di 350 serate di musica, si sono esibiti 700 gruppi musicali, hanno partecipato ai concerti più di 200.000 persone.
Nello stand dell'Arci saranno presenti molte delle esperienze più interessanti di promozione della musica e della creatività giovanile realizzate dall'Arci. Tra gli altri: i Festival pugliesi "Aritimia Mediterranea", "Giovinazzo Rock", "Saint Rock Festival", il progetto di Torino "To Indye" di promozione di gruppi musicali emergenti con la propria Radio, il Festival casertano "Atellana Festival", quello genovese "Pop", il progetto "Virale" sulla creatività giovanile in Lombardia, il progetto dell'Emilia Romagna "Collateral", rete di eventi musicali e non solo che si svolgono nei circoli Arci della regione
Potrete partecipare alle trasmissioni in diretta delle radio web e radio comunitarie promosse da circoli e comitati dell'Arci come "Nova Radio-Città Futura" di Arci Firenze, "Radio Trip" di Arci Vallesusa, "Radio To Indye" di Arci Torino, "Brianza Radio Attiva" del Circolo La Locomotiva di Lecco, "Contatto Radio" del circolo Radio Attiva dell'Arci Carrara. Un viaggio nel mondo delle nuove radio della creatività giovanile dell'Arci.
ATTENZIONE: i primi 100 soci Arci che presenteranno la tessera all'ingresso potranno entrare gratuitamente mentre agli altri verrà applicato uno sconto del 50% sul prezzo d'ingresso.
Per maggiori informazioni sul Mei potete visitare il sito www.meiweb.it .
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ACQUA: BASTA CON LE FANDONIE DI CHI VUOLE REGALARE L’ACQUA AI PRIVATIPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 21 novembre 2009 in analisi socio-economiche (Sfogliato 517 volte)In tema di servizio idrico è necessario sgomberare il campo dalle fandonie di chi afferma che, con la recente norma, non si privatizza l’acqua, bensì la gestione della rete.
"Questa è una vera e propria “bufala”. – sostengono Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori – chi capta l’acqua, la distribuisce, la vende e ne incassa i proventi, di fatto, ne è il padrone"
Il decreto Ronchi, che ieri ha incassato la fiducia del Governo, attua una privatizzazione dell’acqua a tutti gli effetti, con le numerose conseguenze negative che tale misura comporterà, in termini di speculazioni, di aumento delle tariffe e di possibili infiltrazioni malavitose.
Le esperienze già fatte in questo campo, infatti, hanno registrato risultati tutt’altro che positivi, con aumenti delle tariffe, “bollette pazze” e richieste di aumenti retroattivi.
Di fronte a questa norma inaccettabile, che vuole mettere nelle mani di privati un bene vitale quale l’acqua, le nostre associazioni ribadiscono che sono pronte alla raccolta di firme per un referendum abrogativo.
Il comitato provvisorio organizzato da Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori per tale raccolta di firme ha sede presso la Federconsumatori Nazionale, in via Palestro, 11 – Roma, email: federconsumatori@federconsumatori.it.
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E' giusto che l'acqua sia privatizzata?Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 17 novembre 2009 in analisi socio-economiche (Sfogliato 1452 volte)
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