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Custodire il creato, per coltivare la pacePost di Peppe Dini del 05 settembre 2010 in ecologia (Sfogliato 31 volte)
Messaggio per la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato
(1° settembre 2010)
Custodire il creato, per coltivare la pace
La giornata del creato di quest’anno, non poteva essere distante dal messaggio della giornata mondiale per la pace di gennaio 2010, intitolato, "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato", proposto da Benedetto 16°.
I vescovi nel mettere in evidenza la prospettiva biblica dell’abbondanza dei doni della terra offerti dal Creatore, sottolineano che la Pace non può esistere senza giustizia e cioè senza l’equa distribuzione delle risorse naturali.
Benedetto 16° ha segnalato più volte, le difficoltà che i poveri hanno oggi nell’accesso alle risorse ambientali, soprattutto quelle più indispensabili: l’acqua, gli alimenti, l’energia.
Lo sfruttamento eccessivo cui è sottoposto tutto l’ambiente naturale, spesso determinano situazioni di degrado, arrivando a minacciare la vita stessa degli abitanti. Si pensi anche alle recenti catastrofi naturali, causate ormai con certezza, dai cambiamenti climatici.
Occorre sottolineare la maggior parte delle risorse ambientali ed energetiche sempre con più evidenza, partono dai paesi poveri per sostenere l’economia dei paesi industrializzati.
“L’incetta delle risorse naturali, che in molti casi si trovano proprio nei Paesi poveri, genera sfruttamento e frequenti conflitti tra le Nazioni e al loro interno” (B. 16° La carità nella verità).
“Pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre.”
Abbiamo il dovere di consegnare la terra ai nostri discendenti, in modo che la possano degnamente abitarla; ma per questo è necessario una vera “conversione ecologica”. Non si può parlare di bene comune senza considerare l’ambiente, né di rispetto dei diritti fondamentali senza la necessità di vivere in un ambiente sano. Tutto questo però necessita cambiamenti morali radicali: stili di vita più orientati al risparmio, evitando consumi superflui, privilegiando le energie rinnovabili. Tutto ciò significa costruire la pace nella giustizia e ognuno di noi può farlo prendendosi la sua parte di responsabilità nella gestione del creato, nel cercare di fare quello che può, direttamente nella sua vita quotidiana.
Per attivare questo e dargli la giusta consistenza, basta partire dall’ammirazione estasiata delle bellezze naturali che incontriamo, dalla varietà delle creature che ci circondano, per scoprirci i doni che Dio ci ha dato e nei quali si manifesta.
Questa essenza spirituale può alimentarsi dalla tradizione cristiana a partire dalla Eucaristia , nella quale ringraziamo il Padre, per quei frutti della terra che si trasformano per noi, in pane di vita e bevanda di salvezza
Il messaggio termina con l’accenno all’incontro Ecumenico nel 2011 a Kingston in Giamaica, dedicato alla Pace attraverso la tutela ambientale e la consapevolezza che Dio “tramite il creato, si prende cura di noi”.
Tutto il mese di settembre è dedicato alle riflessioni e iniziative in merito al tema proposto.
Giuseppe Dini
Ecco il link diretto per accedere a tutti i sussidi:
http://www.chiesacattolica.it/unpsl/siti_di_uffici_e_servizi/ufficio_problemi_sociali_e_lavoro/00012166_5__Giornata.html
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Cava OrsaiolaPost di Peppe Dini del 29 agosto 2010 in ecologia (Sfogliato 268 volte)Mi hanno scritto:
"vi risulta alcuna notizia su questa eventuale proposta di cava di scaglia rossa in zona Orsaiola?
Nella Tavola 7 (datata Aprile 2010) compare questa nuova possibile sito SAA006.
Sito che poi scompare come per magia nella carta di maggior dettaglio(Tav 7AIII). Vi allego entrambe le tavole.
Per l'eventuale sito SAA006 non potranno giustificare la proposta definendolo un sito gia' compromesso (ovvero con presenza di vecchia cava in loco).
Da notare che il sito non e' stato scelto a caso: la valle in questione e' una penisola privata all'interno del demanio di Monte Montiego.
Scusate se esagero ma: tra il piano eolico sui crinali e il piano cave sulle vallate io vedo un piano ben strutturato per aggredire la magnifica anticlinale che va da Mte Montiego al Mte Romualdo (quest'ultimo, se il piano di esenzione dai vincoli verra' rispettato, verra' ridotto un vero colabrodo)."
Credo che è tempo ormai di utilizzare gli strumenti di quella che definisco "Democrazia Partecipativa". Converrete com me, che non possiamo dare tutti i compiti ad uno soltanto. E' tempo di impegnarci tutti nella gestione comune del nostro territorio.
Come fare? Prima di tutto occorre chiederei i documenti dove ci sono ed il comune dove si effettua il Progetto, è quello che generalmente ha tutti gli atti; poi ci sono gli uffici provinciali e regionali. Occorre chiamere in causa direttamente i Responsabili dei procedimenti, accedere agli atti e fare le nostre autorevoli (anche da semplici cittadini) osservazioni. Se non rispondono e non ci danno quanto richiesto occorre insistere e se necessario fare i giusti ricorsi. Tenete presente che se in un progetto qualsiasi manca il coinvolgimento degli interessati, privati, confinanti, portatori di interessi diffusi, e collettivi, tutto il meccanismo rischia pesantemente di esssere quantomeno ridiscusso.
Ora se qualcuno ha queste necessità, sono disponibile ad aiutarlo in merito; le diverse nomee che mi hanno attribuito, "Quello della 241" più recentemente "Cittadino inquisitore", "Difensore dei diritti dei cittadini", hanno qualche ragione!
Ora grazie a questo interessante sito, utilizzato anche da tanti politici, che però invito a mantenere aggiornati e a norma, i rispettivi siti comunali (albo pretorio informatico, PEC, Documentazione dei vari progetti) speriamo di avere qualche risposta. Il Sindaco di Urbania , così solerte all'uso informatico, ci risponderà sicuramente e potrà non solo darci ragguagli, ma anche metterci a disposizione tutti i documenti del caso.
Vi allego le mappe.
Un saluto a tutti. Peppe Dini


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Per l’acqua potabile sì, ma…Post di Peppe Dini del 31 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 432 volte)
La diga realizzata recentemente e già sfondata dall'uumento di portata causato dalle piogge del 29 luglio.
Per l’acqua potabile sì, ma…
Questi giorni il caldo ha fatto sentire il suo effetto , anche ai nostri rubinetti. La diminuzione della portata d’acqua potabile in alcune zone cittadine ha fatto scattare l’ordinanza di limitazione d’uso ed il solito scadente intervento stagionale in località Bersaglio. Essendo diminuite le portate di Ca’ Alessandro, di Magnavacca ove si versa anche la ridotta quantità di acqua proveniente dal Nerone ed in parte anche dal Burano, soggetto ai recenti scarichi, non si trova di meglio che intervenire innalzando la solita “diga” sul Metauro. Per aumentare il livello della falda fluviale all’interno dei pozzi, non si è pensato che al solito rimedio a suon di trattori e ruspe. Il risultato scadente e mediocre è possibile poi vederlo sul posto.

Quali interventi? Quali autorizzazioni?
Quello che però viene evidente, è che l’acqua del fiume è quella che alimenta i pozzi quasi direttamente, data l’esigua distanza fluviale e la formazione di canalicoli diretti prodotti dalla forza aspirante delle pompe di sollevamento, quando il corso idrico ha la sua più bassa portata ed la sua più alta di concentrazione di inquinanti. Inoltre a Mercatello sul S. Antonio che fornisce l’acqua dei rubinetti ed a Urbania il fiume viene classificato A3, cioè significa che deve essere potabilizzato, mentre da noi il tutto si risolve con sovradosaggi di varechina.
Tutto questo dimostra la scarsa lungimiranza dei gestori e dei nostri amministratori, il sindaco ha dirette responsabilità sanitarie locali, per quanto riguarda la conduzione di questo bene prezioso che è l’acqua; mentre si proibisce di innaffiare gli orti con l’acqua del rubinetto, il campo sportivo è giornalmente irrigato; non si è provveduto ad alcun controllo sui pozzi privati che incidono sulla falda freatica che va da via Galassia a via papa Clemente 14° (sono denunciati, hanno il contatore, presentano la denuncia annuale dei consumi, sono inseriti direttamente nella rete idrica interna) e che sicuramente va ad alimentare i pozzi del Bersaglio.

Cancelli aperti , reti abbattute
Poco importa se a monte c’è uno scarico fognario, risolto qualche giorno fa, grazie a questo sito, poco importa se l’area che deve essere per legge opportunamente limitata da recinzione, ha spesso il cancelli aperti e la rete abbattuta, mai ripristinata. E se qualche malintenzionato volesse buttare qualcosa sui pozzi?

Pozzi davvero raggiungibili !!!
Tutto questo avviene mentre i gestori stanno facendosi in quattro, per dire che l’acqua del rubinetto è meglio della minerale perché è più controllata; ricordo che 8 potabilizzatori su 10 nelle Marche, sono nella nostra provincia, che si approvvigiona per l’80 % dai fiumi. “ Che fai Peppe , il tifo per le multinazionali dell’acqua minerale. Butti a monte tutto il nostro impegno per quella pubblica”, mi sono sentito dire dai mie amici ambientalisti. Sì, è vero occorre battersi per far ritornare l’acqua pubblica, per questo ho contribuito per il referendum promosso da “Acqua bene comune”, ma occorre battersi per soluzioni che siano davvero migliori.
Negli anni ’90, Sant’Angelo in Vado, guadagnava circa 350 milioni di vecchie lire all’anno, dalla conduzione del settore idrico. Oggi con il gestore e le tariffe aumentate, non credo che questi siano rispesi per i miglioramenti ed i recenti fatti lo dimostrano.
Definisco la conduzione dell’acqua potabile “funambolica” per far capire la difficoltà nel garantire sempre più maggiori consumi, catturando, captando tutto quello che la natura mette a disposizione in maniera diversa nelle varie stagioni, aggiungendo poi tutti i limiti delle tecnologie, pompe, tubazioni, perdite, ecc.
Va detto che nei 62 parametri previsti ( http://www.educambiente.it/Ambiente/acquapotabile.htm ) ci sono rimasti 3 organolettici: “Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite”. Colore, odore, sapore devono essere “Accettabili per i consumatori e senza variazioni anomale”. Ditemi voi come si fa a dire che un’acqua è potabile quando al rubinetto è marrone o quando è percepibile un qualsiasi odore, anche di cloro che deve essere: “Al livello più basso possibile, senza compromettere la disinfezione stessa.”
“Ma la si può lasciare in una brocca aperta nel frigo per eliminare il sapore di cloro”, dicono ; non basta, perché il rischio è la formazione di composti tossici.
Questo è quanto scrive la dott.sa Anna Maria Fabbri sul sito del dipartimento di Prevenzione dell’ASUR 2 di Urbino rinvenibile su http://www.asurzona2.marche.it/viewdoc.asp?CO_ID=14049
“Naturalmente le acque di origine superficiale subiscono una serie di trattamenti che le rendono assolutamente sicure e prive di batteri o sostanze tossiche, ma hanno un grosso problema: il gusto! Può capitare infatti che siano fresche e limpide, ma imbevibili, per il peggioramento delle caratteristiche organolettiche a causa dei trattamenti impiegati più o meno spinti, che ne modificano spesso il sapore e l’odore.
In ogni caso l’acqua di rubinetto sia di origine superficiale che sotterranea, deve risultare all’utilizzo batteriologicamente pura. Il cloro viene solitamente aggiunto all'acqua potabile non solo per eliminare l’eventuale contaminazione batterica presente alla captazione, ma anche per impedire lo sviluppo batterico durante il trasporto attraverso le reti idriche più o meno lunghe e ramificate.
Proprio a causa del passaggio attraverso le tubature, non si può escludere la possibilità di infiltrazioni dall’esterno a causa di rotture, o il rilascio di frammenti di incrostazioni a causa della vetustà di alcune reti idriche. Il cloro purtroppo, combinandosi con le sostanze organiche, presenti in particolare nelle acque di origine superficiale, provoca la formazione di vari sottoprodotti tossici e indesiderabili, e pur nel rispetto dei limiti imposti dalla legge, conferisce all'acqua potabile un sapore a volte sgradevole o comunque peggiore rispetto alle acque minerali.”
Non possiamo certo pensare di risolvere il tutto, buttandoci sull’acquisto delle acque minerali, le quali soffrono gli stessi rischi di inquinamento delle acque potabili, con in più quelli derivanti dal materiale delle bottiglie. Dobbiamo ritornare ad una gestione pubblica dell’acqua del rubinetto (perché nel nostro comune non se ne mai parlato?) e orientarci per il doppio approvvigionamento, anche attraverso fontanelle separate debatterizzate, non col cloro, ma con lampade a ultravioletti; la vecchia legge Galli tanto declamata per altri motivi, già conteneva la fornitura duale e il vecchio decreto sugli apparecchi domestici di trattamento dell’acqua del 1990, prevedeva per le nuove ristrutturazioni la linea di acqua tecnologica e la linea potabile.
Infine, è importante che chiediamo di vedere le analisi della nostra acqua potabile, se non altro per non perdere i nostri diritti di cittadini, proprio su un bene prezioso e importante come l’acqua.
Sant’Angelo in Vado 31.07.2010
Peppe Dini
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Altro scarico fluvialePost di Peppe Dini del 25 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 231 volte)
(foto di Romana Romani , del primo scarico)
Ecco qua la notizia del secondo inquinamento tra Smirra e Cagli sul Burano di giovedì scorso
Vi metto il link così avrete modo di vedere le foto direttamente:
http://www.facebook.com/album.php?aid=54491&id=1658372224
Mi ha telefonato un mio collega giornalista che chiedeva informazioni della ditta.
Quello che è certo ormai, la responsabilità di una lavanderia industriale. E' stato individuato il collettore di scarico, da dove usciva un liquido giallastro con forte odore di cloro, pozze col caratteristico odore di varechina, il tutto finiva su un fossato laterale per poi raggiungere il Burano. Quando hanno notato la polizia provinciale, dallo scarico è arrivata una notevole e continua massa d'acqua dolce.
Ricordo che al momento dell'apertura della ditta, come ambientalisti facemmo ricorso alla concessione di presa
dell'acqua in subalveo, che nella relazione del loro ingegnere era prevista di 5,6 litri/sec.
In fase finale, la ditta ne chiedeva ed ha ottenuto ben 21 litri/sec, adducendo che nel riutilizzo si sarebbe notevolmente arricchita di sali: assurdità da noi contestata a momento, ma che l'allora l'ingegnere Catturani del Genio civile non considerò.
Ecco ora a che cosa serve tutta quell'acqua: a diluire gli scarichi, come da noi più volte sostenuto; cosa assolutamente vietata dalla legge.
Chi va nelle fabbriche e valuta le manomissioni agli impianti come in questo caso o a leggere i contatori di misura, per verificare quanto prelevano? Se superassero i quantitativi complessivi scatterebbe il reato di furto!
Considerate che alla Centrale idroelettrica sul Burano ex Burel, in comune di Cagli , ma vicinissima ad Acqualagna c'è la presa del potabilizzatore di Pole che fornisce l'acqua a Urbino, Fermignano, Urbania e Sant'Angelo in Vado; che il Burano
si aggiunge al Candigliano e quindi al Metauro e che le acque del lago di San Lazzaro, immediatamente sucessivo alla confluenza, sono utilizzate per il potabilizzatore di Saltara per Pesaro e Fano.
Cosa vogliamo fare?
Intanto chiedere ai nostri amministratori di costituirsi parte civile in caso di procedimento penale nei confronti dei trasgressori, tutti i sindaci dei comuni interessati, la Provincia a volte restia, l'Aato, le associazioni ambientaliste e dei consumatori. Ne va della nostra stessa salute, basta vedere cosa succede ai pesci.
Inoltre credo, che con tutti gli scarichi fluviali di questi ultimi periodi, Il taglio dissennato di alberi a Bocca Trabaria, lo scandalo ex Amga di Pesaro, la questione Carrara di Fano, rischiamo di far avere alla Regione Marche una sanzione dalla UE, per la mancata tutela ecologica del nostro territorio provinciale.
Peppe Dini
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Grazie AltrometauroPost di Peppe Dini del 19 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 207 volte)Grazie Altrometauro.net.
Grazie a questo blog di discussioni varie, siamo riusciti (uso il plurale perchè il merito è più ampio) ad avere dei risultati.
A Sant'Angelo in Vado, il collettore dei Bensi, che scaricava la sua acqua marcia a monte dei pozzi di prelievo dell'acqua potabile, è stato riparato, dalla piena di questo inverno. Speriamo che in attesa dell'inverno prossimo sia rinforzato.

Vediamo se riusciamo a fare qualcosa di più per quella zona delicata.
Puntualmente spesso, molto spesso, il cancello dei pozzi di acqua potabile del Bersaglio, rimane aperto; la rete verso la Chiusa è stata abbattuta dalla piena di qualche anno fa senza essere ripristinata. Tale zona viene definita a "tutela assoluta" e deve essere sempre tutta recintata e chiusa. Un ex assessore mi confidava che tanto ha fatto per questo , ma non c'è mai riuscito. C'è chi dice che la responsabilità è di chi va ad accendere le pompe per il campo sportivo, chi ha bisogno per accedere agli orti abusivi più a valle, resta il fatto che anche alla mattina di domenica, alle 7,30 è così...

Grazie anonimo (Ett...) per la tua proposta.
Una canzone di Dalla di 30 anni fa diceva: " Ma che mondo sarà ha bisogno di chamare Superman... Ha l'aspetto di un motore ma non va..."
Se noi tutti ci impegnnassimo, vincendo le nostre umane ritrosie, non avremmo bisogno di super eroi, ma ognuno di noi lo può già essere.
Quanti saranno passati su quel ponte e hanno visto...
Non è questione di spigolature ne' di mettersi in mostra; si tratta semplicemente di mettersi in condizioni di tutelare, di tenere pulita la nostra casa più ampia, che è l'ambiente dove viviamo, per difendere prima di tutto il resto, la nostra salute e quella dei nostri figli.
Peppe Dini
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Scarico fluviale a Sant'Angelo in VadoPost di Peppe Dini del 14 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 239 volte)Fiumi, collettori di scarichi o fornitori d’acqua?
Ennesimo scarico fluviale e conseguente moria di pesci. E’ accaduto lunedì a Sant’angelo in Vado nei pressi dell’area denominata la Chiusa, per via della presa del mulino. Nel pomeriggio, il gorgo sul fiume risultava nero, maleodorante; c’era la presenza del personale di Marche Multiservizi al lavoro sul collettore fognario. Numerosi ciottoli nella tubazione, l’hanno otturata, con il conseguente riversamento sul fiume. Ma occorre dire che siamo su impianti realizzati con fondi FIO negli anni ’80 e richiederebbero una vera e propria manutenzione, così come dimostrano i vari rattoppi effettuati sul collettore davanti alla paratoia del mulino. Più a monte, la piena di quest’anno, ha divelto parte della tubazione di raccolta delle acqua di scarico dell’insediamento dei Bensi, col conseguente scarico dei liquami. Il fatto è che in quella zona ci sono i pozzi di prelievo delle acque potabili utilizzati soprattutto nel periodo estivo, acque prelevate tal quali senza alcun trattamento se non la clorazione, proprio nel periodo in cui diminuisce la portata fluviale ed aumenta la concentrazione degli inquinanti.
Siamo alle solite: dobbiamo decidere se il fiume deve servire per il trasporto degli scarichi o per l’uso potabile e le due cose insieme certamente non vanno d’accordo. Di questo se ne parlato anche all’ultimo incontro della consulta utenti dell’Aato, dove è stato richiesto proprio di essere più efficaci contro chi inquina magari chiedendo la costituzione di parte civile sia del consorzio che delle associazioni presenti. Dato che le pene per danno ambientale sono difficili da dimostrare ed esigue, almeno chi fa versamenti anomali, dovrà pagare qualcosa in più.
Inoltre moltissimi comuni, non hanno comunicato ai proprietari confinanti con le captazioni delle acque potabili superficiali e non, i limiti a cui sono soggette le aree intorno per 200 metri di raggio, fra cui emerge il divieto di uso dei diserbanti. Una tutela in più per le acque destinate al consumo umano. Eppure basta guardare intorno alle prese, proprio questi giorni di mietiture ed accorgersi che nessuna infestante è presente, segno dei diversi trattamenti effettuati.
Mentre si effettuano giustamente campagne massicce per invitare ad usare le acque dei rubinetti, ci si dimentica di dire che nelle Marche esistono dieci potabilizzatori per il trattamento di acque superficiali, di cui otto solo nella provincia di Pesaro, che l’acqua potabile della nostra provincia per l’80% proviene dai fiumi. Tutti i parametri previsti rientrano nella disposizione di legge, ma l’acqua al rubinetto deve essere anche incolore, inodore, insapore.
Una soluzione ci sarebbe; tentare ciò che vecchie norme già prevedevano: un approvvigionamento duale, che di fatto tutti già facciamo acquistando le bottiglie di minerale. L’utilizzo dell’acquedotto romano a Pesaro potrebbe fornire delle fontanelle cittadine per acqua potabile da bere, così come l’acqua dei pozzi esenti da nitrati a Fano, le acque delle Cesane per Urbino; per l’entroterra si potrebbe intervenire nelle varie sorgenti, mettendo un debatterizzatore a ultravioletti alimentato autonomamente da celle fotovoltaiche. L’altra acqua, quella “supertrattata”, potrebbe essere usata tranquillamente per tutti gli altri usi.
Sant’Angelo in Vado 13.07.2010
Giuseppe Dini



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Rifiuti Carrara di FanoPost di Peppe Dini del 14 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 439 volte)Uno scandalo che viene sottaciuto da tempo per non sconvolgere, le attuali maggioranze politiche. Provincia e Regione non si sono costituite parte civile. Peppe Dini
Tratto dal sito di ANPANA MARCHE
Mercoledì 23 Giugno 2010
“Arcobaleno”, Fano e Barchi vogliono i danni
Traffico illecito rifiuti, presentata domanda di costituzione di parte civile
Ieri udienza preliminare: 109 le richieste di rinvio a giudizio al vaglio del Gup

di ELISABETTA ROSSI
PESARO – Danni alla salute di uomini e animali, all’ambiente, ma anche danno all’immagine. E in effetti non è stato un bel biglietto da visita quello che per mesi ha fatto parlare del territorio di Pesaro, anzi, delle Marche, come della “pattumiera” del Nord. Per questa e per tutte le altre voci di danno, ieri mattina, Comuni ed enti vari hanno presentato domanda di costituzione di parte civile nell’udienza preliminare del maxi processo sul traffico illecito di rifiuti, scoperto nel 2003 con l’operazione “Arcobaleno” condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e dalla Procura di Pesaro e che aveva portato al sequestro dell’ex cava Solazzi a Carrara di Fano e ad accertamenti nelle discariche di Monteschiantello e di Barchi, comunitaria. Si tratta dei comuni di Fano e Barchi, della Comunità montana del Metauro (zona E), dell’Associazione consumatori e utenti (onlus che ha sede a Milano con dislocazioni regionali, tra cui quella delle Marche), dell’Anpana (associazione protezione animali e ambiente), del Comitato di Schieppe di Orciano e di quello intercomunale per la tutela dell’ambiente e della salute.
Si è dunque aperto ieri, il processo “grandi numeri” che vanta ben 109 imputati, 36 faldoni di inchiesta, 40mila tonnellate di rifiuti scaricati illecitamente nel Pesarese per un volume d’affari stimato sui 5 milioni di euro. Dei 109 in odore di processo, tra cui diversi personaggi di spicco della Provincia dell’epoca, ne erano presenti solo 5 all’udienza preliminare. In compenso c’era una nutrita falange di avvocati, circa una cinquantina, molti di Pesaro, ma molti altri provenienti dai Fori del Nord, per accogliere i quali è stato necessario aprire l’aula della Corte d’Assise. In 4 ore di udienza, il gup Raffaele Cormio è riuscito a trattare solo le questioni preliminari, rinviando poi al prossimo 28 ottobre. Nessuna decisione sulle richieste di rinvio a giudizio formulate dal pm Massimo Di Patria con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata, dall’abuso di ufficio al falso, passando per l’avvelenamento colposo di acque (reato, quest’ultimo, già prescritto). A mettere un primo freno al processo, giusto un paio di omesse notifiche dell’avviso di conclusioni delle indagini, una di fissazione dell’udienza e un legittimo impedimento.
L’apice del caos nell’aula c’è stato al momento delle costituzioni di parte civile presentate per Fano dall’avvocato Nicolò Marcello, per Barchi e l’associazione consumatori dall’avvocato Raffaela Mazzi, per i comitati dall’avvocato Andrea Monsagrati, per l’Anpana dal legale Paolo Seri e per la Comunità Montana dall’avvocato Andrea Cassiani. Tra i difensori degli imputati c’è infatti chi è già pronto, alla prossima udienza, a fare opposizione. Qualcuno, fuori dall’aula, ha anche sottolineato l’assenza, tra le costituzioni di parte civile, di Provincia e Regione. Tra gli imputati pesaresi, era presente il geologo Massimo Rondina. Assente invece, tra i tanti mancanti, l’ex presidente del Cda dell’Aset, Renzo Rovinelli.
CORRIERE ADRIATICO
Sette enti ora chiedono i danni
Aperta l’udienza preliminare, non si presenta il comitato di Carrara. Ecco i 109 imputati
Fano Udienza preliminare, ieri mattina, per i 109 imputati dell’inchiesta Arcobaleno, il traffico illecito di rifiuti provenienti dal Nord, smaltiti illegalmente nelle discariche della provincia.
I soggetti che chiedono un risarcimento per i danni relativi alle proprie finalità sociali sono i Comuni di Fano e di Barchi, l’Associazione consumatori e utenti, il Citas di Barchi, il comitato Pro Schieppe, la Comunità montana del Metauro, l’Associazione nazionale per la protezione di animali, natura e ambiente (Anpana). Nessuna richiesta di costituzione da parte della Regione pur essendo l’unico ente, insieme alla Comunità montana, a essere stato avvisato come soggetto offeso. Non si è fatto vivo neanche il comitato di Carrara Ridateci la vita presieduto da Piergiorgio Giorgini, che pure aveva lamentato anche danni alla salute. L’udienza è stata rinviata al 28 ottobre.
I 109 imputati sono accusati, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, falso, avvelenamento delle acque, corruzione, solo su 45 di loro pende l’accusa di associazione per delinquere. Tra i nomi noti quelli di Renzo Rovinelli, ex consigliere comunale Pd, e di Sandro De Rosa, direttore di Monteschiantello. Di seguito gli altri nomi: Fabio Anniballi, Giuliano Anullo, Maurizio Bacchiocchi, Libero Barilli, Luigino Bergamin, Simonetta Bigaran, Alessandra Boldrini, Paolo Bonacina, Bruno Benedetti, Mario Carlo Borsani, Davide Brambilla, Roberto Casarin, Stefania Casti, Ieres Comelato, Giancarlo Dusi, Stefano Ferri, Marco Frignani, Gianni Giommi, Paolo Lorenzo Gennari, Laura Guizzardi, Francesco Graziano, Tiziano Lando, Simona Luchetti, Marco Matteazzi, Francesco Marchesin, Zefferino Maritan, Amato Monti, Giandomenico Pierluigi Murari, Cosima Sassanelli, Paolo Oliva, Giuliana Priori, Ermiliano Rocco, Rosaro Scardino, Marilena Spadoni, Claudio Sturmigh, Matteo Tombari, Diego Tecce, Andrea Trevisan, Adriano Vivan, Angelo Farinelli, Giovanni Liotta, Gianni Solari, Leonello De Marzi, Vito Palumbo, Marco Pedrin, Emanuele Melandri, Claudio Perini, Giorgio Pietropaolo, Fernando Di Bartolomeo, Mauro Laghi, Damiano Luongo, Guido Sabbatini, Onorio Turchi, Felice Caporaletti, Roberto Ranieri,
Gianluca Margutti, Massimiliano Codini, Gianluigi Camilli, Paolo Giovanni Santo Canu, Fabrizio Gamboni, Danilo Orazi, Mauro Manini, Giampaolo Massalungo, Davide Prandini, Luca Guglielmi, Stefano Cordioli, Massimo Dal Santo, Andrea Cibin, Stefano Rossetto, Valentino Furlan, Cristian Lamon, Luigi Properzi, Alfredo Diversi, Ernesto Riccoboni, Fulvio Cominassi, Giuliana Bufarini, Giordano Bufarini, Massimo Rondina, Gianluca Mariotti, Gianni Costantini, Otello Vincenzetti, Renato Testalunga, Lorenzo Grasso, Michele Peroni, Stefano Morelli, Flavio Garbin, Sergio Matteazzi, Walter De Nard, Giovanni Muffato, Dariano Bolzonella, Ennio Francescato, Luca Fardin, Fabrizio Riosa, Paolo Trabacchin, Lodovico Carraro, Fabio Celeghin, Erika Benedetti, Claudio Baldelli, Mario Pandolfi, Maria Grazia Mungiello, Giovanni Baù, Francesco Baù, Olivo Contarin, Valentino Salmi, Sergio Secchiaroli, Filippo Bartocetti, Pierluigi Patregnani.
“I colpevoli siano condannati”
Fano Sono due i comitati che aderiscono al coordinamento delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano, che sono entrati nel processo dell’inchiesta Arcobaleno per chiedere un risarcimento danni ai 109 imputati. Si tratta del Citas, il Comitato intercomunale per la tutela dell’ambiente e della salute di Barchi, e il Comitato Pro Schieppe di Orciano, mentre il comitato dei residenti di Carrara Ridateci la vita non ha chiesto di costituirsi come parte civile. “Il nostro obiettivo è fare chiarezza su questa vicenda – fa sapere Alfredo Sadori del coordinamento dei comitati – bisogna che le responsabilità vengano accertate e si arrivi ad una condanna dei colpevoli”. Gli avvocati difensori dei 109 imputati potranno ora opporsi all’ammissione di enti e associazioni come parte civile, presentando delle obiezioni. Per difetto di notifiche stralciata sola la posizione di quattro imputati.
f.g. ,
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Pesaro Viale della Liberazione: parcheggio al posto di alberiPost di Peppe Dini del 06 luglio 2010 in ecologia (Sfogliato 137 volte)A Pesaro si vuol realizzare un parcheggio al posto della strada alberata lungo viale della Liberazione. A poco valgono le dimostranze dei cittadini e degli ambientalisti. Seppure Pesaro abbia superato a volte i limiti degli inquinati aerosol, è preferito ancora l'abbattimento delle piante. Ecco la stima in euro del valore di un albero per l'attivita specifica che svolge.
UN ALBERO VALE UN TESORO (valore annuale)
Produzione di ossigeno Euro 29.000
Riduzione dell’inquinamento dell’aria Euro 57.000
Controllo dell’erosione Euro 29.000
Riciclaggio di sostanze nocive Euro 34.000
Totale Euro 149.000
Se la nuova legge regionale di fatto è stata resa più morbida dalla passata legislatura, non è possibile usarla nei centri abitati, è pur vero che rimangono ancora due articoli del codice penale, per dare il giusto peso a questi aspetti: l’articolo 734 distruzione di bellezze naturali e il 635 danneggiamento di cose mobili e immobili pubbliche.
Vi propongo la riflessione di un carissimo amico.
Peppe Dini
"Certamente ci verrà detto che era indispensabile, necessario, inevitabile, certamente l’azione è legale oltre dubbio, certamente l’interesse collettivo e le ragioni superiori depongono a favore dell’ennesimo sacrificio, ma nessuno potrà negare che a rimetterci, siano, sempre sempre sempre, gli alberi, le aiuole, gli spazi verdi, gli animali….
Un naturalista piange dal cuore quando vede un albero di quelle dimensioni abbattuto, per una serie di ragioni che vanno da quelle più crudamente utilitaristiche a quelle della poesia….
Un grande albero è una grande chioma. Quindi ricambio dei gas atmosferici, abbattimento delle polveri, minore irraggiamento del suolo quindi effetto climatizzante, assorbimento delle onde sonore quindi silenzia mento dei rumori urbani…
Anche il meno sensibile alla bellezza di un albero si dovrebbe convincere che è suo interesse averne tanti, e tanto grandi.
Per un animo più sensibile ci sono le relazioni con la bellezza, la tranquilla nobiltà di chi cresce senza darlo a vedere, senza schiamazzo, senza chiedere, fino alla particolare gioia di riconoscere nelle foglie e nelle cortecce la specie di appartenenza, di comprendere il valore di un diametro, che nel caso di un leccio, racconta di molte decine di anni per giungere a poche decine di centimetri. Per un naturalista poi c’è il mondo di esseri che trova rifugio, nutrimento e nascita tra le fronde di un grande albero….
Per un conteggio arido ma reale c’è la considerazione che alcuni di noi non avranno il tempo per rivedere un albero con 30-40 cm di diametro, perché non saranno più in vita…
La città sta sacrificando le sue parti migliori per il feticcio su ruote, quegli autoveicoli, dall’auto ai camion che spostano in questo paese acqua siciliana alla val d’aosta ed acqua trentina in calabria….mentre si parla di effetto serra si tagliano alberi per lasciar passare meglio veicoli produttori di gas serra, mentre si dedica quest’ anno alla biodiversità, la natura è solo un impiccio facilmente eliminabile…..che follia, che ipocrisia, che scala di valori anti biologica.
Altri alberi dovranno essere sacrificati, altri elementi naturali dovranno cedere alla necessità di costruire, di guidare, di fare cose che oggi sembrano utilissime…ma noi avremo sempre bisogno di alberi, mentre forse la “civiltà” dell’auto tramonterà, pur se oggi si preferisce il gas di scarico alle fronde dei lecci…."
Andrea

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Trasparenza amministrativa digitalePost di Peppe Dini del 13 giugno 2010 in ecologia (Sfogliato 228 volte)Noto con piacere che questo spazio web è molto frequentato anche da politici amministratori. Vedo spesso comunicazioni ufficiali o meno che appaiono con grande risalto. Credo però che sia importante che i siti delle proprie amministraziani siano la vera finestrra aperta ai rispettivi cittadini , dove riportare tutte le informazioni del proprio comune. Solo così fra l'altro si rende il proprio sito vivace e vedibile. Ora è necessario che questi siti ufficiali siano completi anche di tutto quanto le norme chiedono in fatto di trasparenza amministrativa. Vi metto qui un mio articolo che ho diffuso e resto a disposizione per qualsiasi informazione.
Peppe Dini
TRASPARENZA AMMINISTRATIVA ELETTRONICA
A luglio entrerà in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche, l’obbligo di dotarsi dell’albo pretorio informatico. E’ la conseguenza della voluta digitalizzazione di tutti i comparti, da parte del Ministro Brunetta, che attraverso il Codice dell’Ammistrazione Digitale del 2005 aveva previsto anche questa innovazione.
Contenuti simili erano inseriti anche nella legge sulla trasparenza amministrativa, che attraverso le sue modifiche prevede, ad esempio, che i progetti presentati dai privati alle conferenze dei servizi, devono essere riportati anche su supporto digitale.
Altra innovazione prevista da Ministro, è che entro il 30 giugno 2009 tutti gli uffici pubblici dovevano dotarsi di Posta Elettronica Certificata PEC. Oggi, in epoca di computer e internet, la posta elettronica, e-mail, come viene chiamata, è un modo veloce per comunicare. La PEC ha lo stesso ruolo, solo che garantisce la spedizione, la consegna e la firma del messaggio informatico.
La giusta conseguenza è che essa ha valore di una raccomandata postale, se scritta ad un semplice indirizzo elettronico, se scritta ad un’altra PEC, è una raccomandata con ricevuta di ritorno, oggi tutte col relativo valore legale.
E’ giusto quindi che gli amministratori si adeguino a queste disposizioni, per garantire la trasparenza degli atti ai propri cittadini; molti ne parlano, ma diversi ancora non riescono ad adeguarsi a quanto chiede la normativa.
Fra l’altro la regione Marche ha messo a disposizione da qualche anno la Posta Raffaello, distribuita gratuitamente anche ai cittadini che la richiedevano; essa garantisce la certificazione digitale della propria firma e al tempo stesso è anche PEC. La maggior parte delle amministrazioni locali ha questo servizio regionale che diventa sempre più diffuso. Nessuno però si è accorto che ha un grosso limite; è capace di ricevere tutte e-mail certificate e non, ma risponde solo allo stesso indirizzo provider (gestore del servizio) “emarche.it”. Ciò significa che chi ha questo servizio non può rispondere, al momento, ai sevizi PEC di altri gestori. Ho scritto e comunicato questo alla Regione Marche, ma non ho avuto risposte.
Anche i professionisti e le nuove imprese, nel giro di tre anni, dovranno dotarsi di posta elettronica certificata. Perciò anche i gestori di servizi pubblici, sono parificati alle amministrazioni e devono avere la PEC. Non solo, dato che è possibile chiedere loro l’accesso agli atti amministrativi relativi al servizio prestato (art.23 L. 241/90), deve essere possibile avere in chiaro sul sito e sulle loro comunicazioni, i responsabili dei procedimenti cui potersi rivolgersi. L’epoca dell’anonimato dove sigle importanti nascondono i funzionari addetti, è finita da tempo: non si può comunicare ufficialmente con l’agenzia call-center senza avere i loro dati precisi, o inviare le proprie rimostranze semplicemente ad un numero fax, né tanto meno avere solo una scritta illeggibile, sotto la sigla Telecom, Opitel, GeRi, Equitalia, Enel, Hera, MarcheMultiservizi, ASET, soprattutto negli atti di contenzioso.
Quindi nei loro bellissimi siti, dovranno riportare anche i nominativi dei responsabili, cui poterci rivolgere.
Vediamone qualche applicazione. Il mio comune ha quattro poste certificate “emarche.it”, relative agli uffici, ma non sono riportate sul proprio sito; sono però disponibili gli indirizzi elettronici classici dei vari responsabili e una serie di link a siti diversi fra cui il blog del vicesindaco; stessa cosa presso il Servizio di Prevenzione dell’Asur di Urbino, dove è possibile trovare gli indirizzi dei vari responsabili, ma non la posta certificata, che però figura sul sito generale dell’Asur Marche. Tutti gli sportelli dei servizi per le unità produttive dei comuni consorziati, SUAP, sono muniti di posta certificata. Difficile reperire invece i riferimenti del servizio sanità pubblica dell’azienda ospedaliera di Fano. Lo stesso servizio di Pesaro ha la PEC certificata a volte non funzionante. Sul sito della Prefettura non è possibile trovare la PEC. La Camera del Commercio di Pesaro l’ha in bella evidenza. I diversi gestori dei servizi pubblici acque e rifiuti, trasporti, della nostra provincia, nei loro siti, rimandano le comunicazioni ad un generico indirizzo elettronico. Per un navigatore di internet è possibile constatare direttamente queste mie affermazioni anche su altri spazi web pubblici.
Ho informato di tutto questo l’Autorità Garante delle comunicazioni ed il Ministro Brunetta attraverso le loro PEC. Invito i cittadini a sollecitare, anche attraverso le associazioni dei consumatori, sia i gestori dei servizi che gli enti pubblici, affinché si muniscano di tali strumenti di trasparenza amministrativa per i cittadini. Basta scrivere in PEC, fare le proprie richieste chiedendo di conoscere il nominativo del responsabile del procedimento; se non arriva risposta, dopo 30 giorni, si riscrive diffidando e dando un tempo massimo, aggiungendo il rischio per il funzionario, di “rifiuto di atti d’ufficio” e inviando all’indirizzo PEC della Procura.
Stiamo semplicemente difendendo i nostri sacri diritti.
Sant’Angelo in Vado 11.06.2010
Giuseppe Dini
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Parliamone: Rifiuti, sindaco virtuoso Il governo lo puniscePost di Mino del 21 maggio 2010 in ecologia (Sfogliato 233 volte)Supponiamo che un giovane sindaco, per sua sventura laureato in Ingegneria ambientale, decida di mettere le mani nella monnezza portando il suo paesello a una raccolta differenziata da record: 65%. Ipotizziamo che l'operazione vada a regime in soli quattro anni mantenendo invariate le tasse per i cittadini. Volendo esagerare, inventiamoci pure che il paese in questione si trovi nel cuore del territorio ambientalmente più devastato d'Italia, la provincia di Caserta.
Ebbene, in questa folle ipotesi, che farà mai il governo italiano nella persona del prefetto? Minaccerà ripetutamente di commissariare e sciogliere il comune troppo virtuoso. La storia, naturalmente, è vera. Il sindaco si chiama Vincenzo Cenname, ha 37 anni e una “capatosta” da far paura. Tutta Camigliano è con lui, 2.000 eversivi che hanno deciso di comportarsi da cittadini normali: pretendono di essere ben amministrati offrendo in cambio un’adeguata dose di responsabilità individuale. Lui annuisce serio: “Questo era il patto quando mi sono candidato. E tutto filava per il meglio, ma adesso la mia fascia è a disposizione. Me la tolgo piuttosto di far tornare nel fango questa città”.
Il problema è che la legge 26/2010 sulla ‘fine dell’emergenza rifiuti’ prevede la creazione di consorzi provinciali per la raccolta e lo smaltimento, cui i comuni devono delegare la funzione. “Neanche per sogno - ribatte l’ingegnere -. I consorzi sono stati la rovina della Campania, noi ne siamo usciti organizzando un sistema comunale che ha dato ottimi risultati. Adesso vogliono ributtarci nel calderone e mi intimano di consegnare gli elenchi dei nominativi per fare la bollettazione. Non glieli darò mai. Il prefetto Ezio Monaco me l’ha detto: se insisti devo procedere con il commissariamento, un sindaco non può disobbedire allo Stato”. Ma perché il nuovo consorzio, il Gisec, dovrebbe fallire? “Se lo stesso soggetto fa raccolta e smaltimento non ha alcun interesse a differenziare, cioè a migliorare - spiega Cenname -. Inoltre i consorzi riassorbiranno lo stesso personale di prima, secondo logiche di assistenzialismo e favoritismi: addio efficienza. Infine il Gisec farà le tariffe che vuole, e il cittadino non potrà più premiare o punire col voto. Che democrazia è?”.
In effetti l’amministratore del Gisec non è eleggibile. L’ha appena scelto il presidente della Provincia, Domenico Zinzi: si tratta di Felice Di Persia, ex magistrato di lungo corso (pm nel caso Tortora, membro del Csm, impegnato nell’Antimafia a Napoli). Nonché vivace presidente del Consorzio Rinascita, un nucleo di privati - tra cui la potentissima famiglia Coppola - impegnati nel rilancio della costa Domiziana in sinergia con gli enti locali. E adesso, l’incarico sui rifiuti. Che ne pensa sindaco? “Il famoso rilancio ha significato solo tanto cemento, io ho altri interessi. Non che l’unica questione civile sia l’immondizia, ma incide su denaro pubblico, salute, ambiente. Quando Zinzi dice che per prima cosa chiederà soldi all’Ue per costruire un nuovo inceneritore mi vengono i brividi”.
Gaetano Pecorella, presidente della Commissione bicamerale sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, è appena rientrato da una missione sul territorio, e non usa mezzi termini: “Nei giorni di permanenza a Caserta abbiamo avuto la conferma di una situazione che è da considerare da disastro ambientale. L’unica discarica in funzione va verso l’esaurimento, non sono stati avviati i lavori del termovalorizzatore, la situazione peggiora e non è ancora ben chiaro come sarà possibile recuperare il tempo perduto”. Detto da uno storico amico (e avvocato) del premier Berlusconi, fa effetto. Cenname ammicca: “Diciamo che la visita è capitata al momento giusto. Speriamo bene”.
Da il Fatto Quotidiano del 15 maggio
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Come si fa la raccolta differenziataPost di Richez del 09 maggio 2010 in ecologia (Sfogliato 451 volte) All'inizio dell'era Marche Multiservizi, insieme alla consegna dei contenitori e sacchetti per la raccolta della frazione organica era stato consegnato in tutte le case un volantino per spiegare come fare una buona raccolta differenziata.
Parlando con diverse persone sembra che differenziare sia una specie di opinione, quasi tutti differenziano i materiali con logiche personali, senza seguire regole comuni. E così non dovrebbe essere.
Cosa va nel contenitore della carta? E nella plastica? E ... ?
Sfogliando il sito di marche multiservizi ho ritrovato il vecchio volantino (lo trovate qua MMS o qua AltroMetauro) e queste sono alcune considerazioni.
CARTA.
Il tetrapak va nel bidone della carta. Vanno bene anche le carte che contengono parti di altri materiali, quali ad esempio la finestra di plastica sulle buste.
Non vanno bene per questa raccolta le carte "unte" (tipo lo scottex per asciugare le fritture), le carte plastificate (che cosa sono esattamente?), la carta stagnola, i fazzoletti sporchi!
VETRO.
Tutti i contenitori vanno svuotati e puliti.
Mon vanno bene per questa raccolta neon e lampadine, cristalli e specchi.
Ho un dubbio! La bottiglia dell'olio? Come la smaltisco? Separo il tappo di latta e rimuovo la parte anulare sempre di latta dalla bottiglia, poi rimuovo la parte superiore di plastica, pulisco e conferisco al "bidone del vetro"? Oppure può essere gettata rimuovendo solo il tappo (con tanto di rimasugli di olio interni?)??
Me lo chiedo perchè visto che la paglia dei fiaschi deve essere rimossa forse andrebbero rimossi anche gli altri materiali che non sono vetro. Sbaglio?
PLASTICA.
Anche in questo caso tutti i contenitori vanno svuotati e puliti. Il polistirolo e le pellicole vanno qua purchè senza oli.
Non vanno qua: piatti, bicchieri e posate di plastica, elettrodomestici (le parti di plastica ovviamente), giocattoli!
Molti giocattoli sono di plastica ma non possono essere riciclati nella plastica! Per questi la discarica aspetta? Possono essere riciclati in qualche altro modo?
ORGANICO.
Oltre al cibo ... piatti e bicchieri in bio-plastica, tovaglioli di carta usati, ceneri spente di caminetti.
Sono destinati alla produzione di compost, un ammendante utilizzato in agricoltura e florovivaismo! Devono crescere dei pomodori da 90 chili con un prodotto pieno di plastica e carta "chimica"!
Nell'organico non ci va l'erba del giardino o le siepi (le ho viste personalmente)
RIFIUTI INGOMBRANTI, potature e scarti di giardinaggio
Sono ritirati gratuitamente a domicilio. Si può richiedere il ritiro anche via internet.
L'unica volta che ho chiesto questa cosa mi è stato detto che non hanno i mezzi per farlo, mi sono armato di pazienza, ho trovato una piccolo camioncino ed ho sistemato da solo.
La prossima volta che taglio la siepe faccio una richiesta online e mi faccio venire a ritirare gli scarti da loro. Sono proprio curioso di vedere questa cosa!
Allora io che voglio fare una buona raccolta differenziata mi faccio delle domande.
Ad esempio. La carta stagnola non va nel bidone della carta, questo è abbastanza chiaro (credetemi non per tutti) ... ma dove va? Insieme alle latte? E se è sporco con oli va da un'altra parte?
Il tappo di plastica dalla confezione di tetrapak va rimosso? E se va rimosso va poi messo nel contenitore per la plastica?
Queste sono due cavolate ma molte delle cose che comperiamo oggi non sono semplicemente carta, plastica o vetro. In molti casi sonno prodotti complessi, composti da diversi materiali. Cosa faccio mi metto a fare il disassemblatore? La prima cosa che posso fare è non comperare quel prodotto ma non sempre è possibile.
Insomma ... KAOS
KAOS = Raccolta differenziata fatta male = Perdita di tempo mio e degli operatori che dovranno trattare questi rifiuti = Maggior tempo per il trattamento = Spreco di soldi (per chi capisce solo la moneta).
Secondo me Marche Multiservizi ha degli obblighi nei nostri confronti, dovrebbe metterci in condizione di effettuare una raccolta differenziata più estrema possibile, perchè questo equivale ad un maggior rientro economico per loro dal riutilizzo delle materie riciclate e per noi una diminuzione della bolletta (http://www.altrometauro.net/?area=apriPost&IdPost=120090615140154).
Se io fossi MMS la prima cosa che farei sarebbe un WIKI (http://it.wikipedia.org/wiki/Wiki). Costa 0 e da alla collettività uno strumento straordinario, sia in termini di informazioni che di partecipazione.
Come funzionerebbe un WIKI?
Esattamente come funziona il Wiki più famoso del mondo, wikipedia, ma con la differenza che qui l'argomento principale è "dove va riciclato cosa".
Più o meno con questo schemna
- cerchi qualcosa
- se c'è già lo consulti
- se è incompleto o inesatto aggiungi le informazioni in tuo possesso
- se non c'è aggiungi la voce ed aspetti che qualcun'altro la completi
Il sistema va avanti da solo e non costa nulla.
In questo modo si avrebbe un archivio enorme con tutti i singoli prodotti, materiali, beni e per ognuno di essi le spiegazioni dettagliate di come trattarlo compresi tutte le varianti (con oli, con solventi, ...)
Siccome siamo nel 2010 forse è ora di pensarci.
Come sempre faccio quando c'è un articolo su MMS informo gli stessi della presenza di questi contenuti.
Non sono mai intervenuti.
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Democrazia partecipativaPost di Peppe Dini del 08 febbraio 2010 in ecologia (Sfogliato 359 volte)LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI
Martedì 2 febbraio presso la sala del consiglio della Provincia è avvenuto l’incontro pubblico per il progetto di ampliamento della discarica di Cà Asprete. Un incontro come gli altri se non fosse per il fatto che quattro associazioni ambientaliste Lupus in Fabula, WWF, Argonauta, Lega Ambiente avessero richiesto la riunione pubblica per lo Studio di Impatto Ambientale SIA, diversi mesi prima. Tale riunione è prevista per permettere successivamente, la presentazione delle relative osservazioni da parte dei soggetti interessati. Gli ambientalisti cacciati alla relativa conferenza dei servizi di settembre, sono stati richiamati per questo incontro ormai nella fase finale del procedimento, chiaramente in difformità dalla legge regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale, VIA: una vera presa per i fondelli.
Il non aver effettuato questa fase con i soggetti portatori di interessi diffusi e collettivi, avrebbe potuto compromettere, tutto il progetto della Marche Multiservizi.
Che i cittadini possono partecipare a questi incontri preparatori, chiamati conferenze dei servizi, è stato confermato anche dalla Commissione sulla trasparenza amministrativa insediata presso la Presidenza del Consiglio e dall’avv. Alberto Ponti relatore al corso di formazione, realizzato a ottobre presso la Provincia, sul procedimento amministrativo, al quale è stata fatta specifica domanda.
La stessa provincia di Verbania, in mano ad altra politica, in un suo documento relativo alla VIA afferma chiaramente: “Alla conferenza di servizi può partecipare chiunque sia interessato al progetto”.
Evidentemente da noi non è così chiaro, dato che anche la Regione non ha effettuato l’incontro pubblico richiesto in merito allo Studio di Impatto Ambientale a settembre, per l’eolico di Apecchio.
Ancora più grave, sta accadendo proprio questi giorni, è la modifica alla legge regionale sulla VIA alla luce del aggiornamento del testo unico sull’ambiente. In realtà la legge regionale già recepiva le modiche della norma statale, ma stranamente a sparire sono proprio gli articoli sulle riunioni pubbliche, conferenze dei servizi, partecipazione dei cittadini.
Proprio per questo Lupus in Fabula e WWF Marche hanno proposto emendamenti sia al Presidente della commissione, che a diversi consiglieri.
In questi giorni il Coordinamento provinciale dei comitati di Pesaro, Marche per rifiuti zero, Vas, Italia nostra Pesaro-Fano, Citas Barchi, Vallesina, Valcesano, Metauro nostro, Acqualagna, hanno sollecitato il presidente e consiglieri regionali sulla nuova proposta di legge, riconsegnandola al presidente della commissione con emendamenti che rispettano la partecipazione dei cittadini alla gestione del proprio territorio.
Per il 20 febbraio, alle ore 15.00, inoltre hanno organizzato una pubblica manifestazione ad Ancona, per risvegliare l’amministrazione regionale da un torpore che paralizza la democrazia partecipativa dei cittadini, generando proposte di legge inammissibili.
Sant’Angelo in Vado 06.02.2010
Giuseppe Dini
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COMUNE DI URBANIA . CONSIGLIO A LUME DI CANDELAPost di Giuseppe Lucarini del 06 febbraio 2010 in ecologia (Sfogliato 527 volte)CONSIGLIO A LUME DI CANDELA
Adesione del Comune e della città di Urbania a “M’illumino di meno”.
Anche i locali pubblici si uniscono all’iniziativa servendo aperitivi e cene a lume di candela.
Una candela è bene averla in casa. Può sempre andar via la luce. A volte succede quando esageriamo nel consumo. Ma la candela è anche il simbolo dell’illuminazione più sostenibile che esista.
La candela è il simbolo che abbiamo scelto per celebrare l’adesione alla giornata “m’illumino di meno” che Caterpillar (la popolare trasmissione radiofonica) organizza da anni assieme a Radio2. Non è una giornata solo simbolica. E non è una adesione spot. Discuteremo di rinnovabili e di sostenibilità energetica davvero.
Ne discutiamo nel comune che risulta ai primi posti per ciò che riguarda le energie rinnovabili (Progetto Casa Sostenibile Casa, impianti fotovoltaici alla casa di riposo, scuola media, piscina, stadio) e che ha fatto, come pochissimi altri, un referendum su un impianto eolico. Vogliamo trasformare il NO su un preciso impianto, in un impegno concreto e massiccio per le rinnovabili: in questo caso per l’energia del sole.
Il programma è semplice: venerdì 12 febbraio alle ore 18 il consiglio comunale di Urbania sarà riunito per presentare un piano per il fotovoltaico.
L’idea è di avviare una iniziativa per proporre subito due progetti:
Area industriale del Sole. Un progetto sperimentale per un’area produttiva sostenibile. L’idea sarà sviluppata in una nuova area industriale che sta per essere avviata. Pensiamo si possa programmare un progetto di fotovoltaico sui tetti dei capannoni affinché si arrivi all’autoproduzione energetica. Stiamo studiando le forme e la faremo in collaborazione con la provincia di Pesaro Urbino.
Il secondo progetto è quello di avviare una ristrutturazione dell’illuminazione pubblica al duplice scopo di risparmiare energia e di risparmiare soldi nel bilancio comunale.
Faremo anche il punto sulle iniziative avviate.
Il Consiglio si svolgerà al lume di candela, poi i consiglieri si sposteranno in uno dei locali pubblici che hanno deciso di aderire all’iniziativa e che serviranno, sempre a lume di candela, aperitivi, cene e musica.
Ai primi clienti, in collaborazione con la ditta Prisma concessionario Enel, sarà offerto un set di lampadine a basso consumo e di economizzatori idrici.
L’amministrazione nella stessa serata provvederà a ridurre l’illuminazione pubblica.
Per una sera chiediamo di fare altrettanto a tutte le famiglie che rimarranno a casa.
Organizzazione
Assessorati all’ambiente ed alla cultura.
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REFERENDUM EOLICO: IL CONSIGLIO PRENDE ATTO.Post di Giuseppe Lucarini del 05 febbraio 2010 in ecologia (Sfogliato 571 volte)ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI URBANIA
SULLE RINNOVABILI IN PARTICOLARE SULL’ENERGIA EOLICA
In seguito al referendum del 14-17 gennaio, promosso dal Comune di Urbania
IL CONSIGLIO COMUNALE DI URBANIA,
preso atto
dei risultati del referendum consultivo sul progetto di impianto eolico presentato dalla ditta Mtre sul Monte del Picchio e Monte dei Torrini, che ha visto superare il quorum previsto dalla delibera consigliare n 84 del 28.09.2009, partecipando al voto numero 1786 votanti, in percentuale del 32,5% sugli elettori, ed alle seguenti espressioni di voto: NO 1435 80,7%. SI 342, 19,24%;
tenuto conto
che il regolamento consigliare prevedeva che il Consiglio si sarebbe dovuto pronunciare entro 30 giorni dall’esito del referendum;
confermata
la validità di una consultazione che è stata occasione per un approfondito confronto sulle energie rinnovabili, al quale hanno potuto partecipare, alle assemblee o sui giornali, associazioni, personalità, amministrazioni pubbliche, personaggi della cultura e dell’ambiente, con una intensità ed una partecipazione che non ha precedenti forse a livello nazionale;
ribadita la sensibilità
della città di Urbania sulle risorse energetiche rinnovabili, nella convinzione che una programmazione dello sviluppo delle fonti alternative sia indispensabile per evitare i rischi del surriscaldamento del pianeta, della desertificazione, dei mutamenti climatici che sono stati al centro degli incontri di Copenaghen, come valida alternativa anche alla rinnovata scelta del nucleare
riaffermata la necessità
di una politica energetica coordinata e concertata, che possa comprendere allo stesso tempo risparmio energetico, interventi su varie tipologie delle energie rinnovabili, non solo macro ma anche micro impianti, secondo le vocazioni e le caratteristiche dei territori;
preso atto che
il referendum non aveva il compito di mettere in discussione la validità delle energie alternative e dell’eolico, ma piuttosto la sostenibilità di un progetto di un particolare impianto nel sito scelto dalla ditta, anche se indirettamente la discussione ha coinvolto anche le procedure del Pear regionale e dei piani energetici nazionali,
constatato che
la mancanza di decreti attuativi nazionali sulle rinnovabili e la mancanza di un piano nazionale costruito su un accordo stato regioni, pone forti limitazioni anche alle programmazioni regionali, ed è fonte di complessi rapporti fra le ditte proponenti, amministrazioni regionali e locali fondati sulla libera trattazione piuttosto che sulla verifica dei vincoli e degli impatti;
rilevato che
a causa anche di questa situazione, l’iter delle fonti rinnovabili di produzione industriale diventa estremamente complessa e di fatto gli obiettivi posti non vengono raggiunti o hanno tempi lunghissimi di attuazione
analizzato comunque nello specifico
il progetto presentato dalla ditta Mtre, in territorio dei Comuni di Urbania, Piobbico, sottoposto ad esame secondo l’iter previsto dal PEAR regionale nelle commissioni energia ambiente.
ribadito che
in particolare sul sito indicato dal progetto sono emersi tre aspetti che più di altri dovrebbero sconsigliare la prosecuzione dell’iter progettuale: in particolare il vincolo paesaggistico di montenerone, la presenza di un vincolo boschivo e la visibilità dell’intervento, anche nella versione più ridotta presentata dalla ditta nella conferenza del 12 gennaio, dai centri abitati di Urbania e Piobbico, ed in particolare per Urbania, dalle strade che provengono da Urbino e da Fermignano a ridosso dei centri abitati e dal complesso monumentale del Barco Ducale, uno dei più interessanti manufatti della committenza ducale;
preso atto che
tali rilievi sono già stati presentati in formula scritta dalla amministrazione comunale nelle conferenze dei servizi alle quali ha partecipato;
Considerato
il parere negativo della soprintendenza formulato nella conferenza del 20 ottobre;
Tenuto conto
del risultato del referendum consultivo, che ha espresso netta contrarietà della città di Urbania, al progetto in questione;
Esprime un parere negativo
sul progetto presentato dalla ditta Mtre, nel sito indicato e comunque in tutte le aree, anche prospicienti, oggetto di vincoli ambientali;
delega
i rappresentanti della amministrazione comunale ad esprimere il parere nelle sedi tecniche e nelle sedi politiche;
Ritiene altresì
che dalla discussione del referendum siano emersi alcuni opportuni ed utili suggerimenti alla Regione, in particolare sull’eolico, che ritiene di fare propri e di specificare nel presente documento
In particolare propone:
• che il Pear possa essere aggiornato alla luce delle esperienze e prevedere nell’iter una preverifica con tutti gli enti e le istituzioni, in particolare con la soprintendenza, affinchè sia possibile indicare una carta dei siti sui quali non esistono particolari motivi ostativi;
• che venga affidato alle provincie il compito di una programmazione concertata e di un confronto fra le amministrazioni per ambito provinciale;
• che vengano esaminate seriamente tutte le possibilità alternative, non escluso gli impianti off shore o in siti e località già compromessi urbanisticamente;
• che venga esaminata la possibilità che l’aggiornamento e precisazione dei dati del vento sui siti indicati senza vincoli particolari, ponendo poi i costi a carico delle ditte proponenti;
• che venga realizzata un’intesa preliminare fra Regione, ANCI, UNCEM, Provincie, ANEV, per una convenzione tipo sulle compensazioni agli enti locali, che definisca, entità finanziarie, modalità per le fideiussioni, procedure per i rispristini, allo scopo di dare certezze agli anti territoriali interessati.
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Ancora sul VentoPost di Peppe Dini del 03 febbraio 2010 in ecologia (Sfogliato 384 volte)Risposta di Giuseppe Onofrio direttore esecutivo di Greenpeace, a Vittorio Emiliani
sull'Unità del 28 Gennaio 2010.
Peppe Dini

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Un eolico a prova di paesaggioPost di Peppe Dini del 22 gennaio 2010 in ecologia (Sfogliato 645 volte)Tanto per continuare il dibattito.
Peppe Dini
dall'Unità del 21.01.10

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A proposito del messaggio Papale sul CreatoPost di Peppe Dini del 13 gennaio 2010 in ecologia (Sfogliato 210 volte)Non possiamo metterci a fare disquisizioni quando ormai le alterazioni ambientali, conseguenze del nostro dissennato sviluppo , sono sotto gli occhi di tutti. E’ necessario far sì che ogni persona, come sostiene il Papa alla fine del suo discorso, (e non dice ogni cristiano), ogni persona, si senta coinvolta nella difesa del pianeta. Mettere in evidenza il timore panteista che ci potrà pur essere , ma che posso sostenere da attivista ambientale era più presente negli anni ’80, serve solo a far sì che la coscienza ecologica sia mortificata, raffreddata. Oggi sono molto più i credenti che si impegnano nella difesa dell’ambiente; nei paesi orientali, con l’abbattimento del muro di Berlino si è assistito ad un proliferare di associazioni ambientali confessionali, mentre ancora da noi si ha paura degli ambientalisti perché adorano la natura e non è così. Oggi sempre più la difesa dell’ambiente è difesa della salute e della vita ed un cristiano si deve sentire fiero di impegnarsi per la sua tutela, anche se ciò comporta andare contro un potere cui molti cattolici laici e prelati, sono più o meno invischiati.

Se vuoi coltivare la Pace Custodisci il creato
L’articolo sul nuovo amico del 10 gennaio 2010 a firma di Paola Campanili, riguardante il messaggio papale per la giornata della pace, non può essere da me condiviso. La collega parte dal penultimo paragrafo del messaggio, per affermare che questo non è un messaggio ambientalista, mettendo in evidenza, il rischio assolutista del valore della natura.
Non può apparire così riduttivo. Papa Ratzinger si rivolge nel titolo alla singola persona: “tu” se vuoi la Pace devi coltivare il Creato. Quindi “tu singola persona” cosa puoi fare affinché avvenga questo? La contemplazione della natura, estasiarsi della sua magnificenza diceva Papa Wojtyla, “è stimolo a riconoscere l’amore per Dio Creatore”. Utilizzando le Parole del suo predecessore, Benedetto 16° aggiunge “che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete»”.
Siamo chiamati a dominare la Terra, ma come amministratori di Dio stesso; non dobbiamo essere sfruttatori o dominatori assoluti; abbiamo il dovere di coltivarla e custodirla ed un buon custode, sa usare con parsimonia i frutti della sua coltivazione ed è attento affinché la resa del giardino, sia disponibile per tutti.
Le risorse della Terra dovrebbero essere di tutti; oggi il 15% della popolazione mondiale ha o utilizza l’80% delle risorse. E’ uno squilibrio evidente, non sorretto da progetti politici lungimiranti, dove miopi interessi economici si trasformano in una vera minaccia per l’ambiente. “Fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica è dei nostri Paesi industrializzati”.
Un ruolo di sensibilizzazione e di formazione, lo hanno le associazioni ambientali, culturali, sociali, “le Organizzazioni non governative, che si prodigano con determinazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologica, che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «ecologia umana»”. “Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita” (Angelus 1.1.2010). “Chi sa riconoscere nel cosmo i riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato ad avere maggiore amore per le creature, maggiore sensibilità per il loro valore simbolico.” (Omelia S.Pietro 1.1.2010).
La paura panteistica che il Papa teologo, definito dalla stampa nazionale Papa dell’ecologia, ha messo in evidenza soprattutto nella paragrafo 48 della “Carità nella verità”, viene solo accennata nel Messaggio di gennaio, per dar posto giustamente, all’aggressione all’ambiente, che richiede nuovi stili di vita, parsimoniosi e sobri, orientati al vero, al bello, al buono, alla comunione con tutti gli uomini, tutti aspetti capaci di determinare appropriate “scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”.
Onestà intellettuale, vuole anche che si dia il giusto valore ecologico, al panteismo, che seppure teologicamente fuorviante, certamente non provoca rischi alla salute e la morte di chi subisce forme di inquinamento eccessivo; basta vedere Taranto, dove dati ufficiali danno il 92% della diossina emessa di tutta Italia o anche i poli industriali di Gela e Marsala, o da noi, i rifiuti di Carrara di Fano. Noi cattolici, giusti difensori della vita dal suo concepimento alla sua fine, continuiamo a non fare granché, per il suo percorso intermedio, proprio quando viene minacciato dal degrado ambientale. Oggi, visto l’irrefrenabile sviluppo industriale ed il conseguente inquinamento ambientale, diventa oltremodo importante tentare percorsi di cambiamento, economico, di sviluppo, diversi, a motivo soprattutto della salvaguardia della nostra salute, della nostra vita e di quella dei nostri discendenti.
In conclusione, Benedetto 16° sostiene che “La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Inoltre aggiunge “Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è, pertanto, dovere di ogni persona.”
Giuseppe Dini
Sant’Angelo in Vado 10.01.2010
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Corso di Formazione Guardia VenatoriaPost di Peppe Dini del 06 gennaio 2010 in ecologia (Sfogliato 710 volte)2010 ANNO INTERNAZIONALE DELLA BIODIVERSITA'
IL WWF Marche organizza nella provincia di Pesaro Urbino, un corso di formazione per guardie venatorie volontarie, aperto a tutte le associazioni che fanno vigilanza.
E' previsto l'esame finale.

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FERMIAMO LA FEBBRE DEL PIANETAPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 06 dicembre 2009 in ecologia (Sfogliato 423 volte) 100 piazze per il clima - 12 dicembre per Coopenaghen
Iniziativa promossa dalla coalizione in marcia per il clima, a cui aderisce anche l'ARCI
Il clima sta cambiando, qui e ora. Aumentano i temporali violenti, le frane, le alluvioni, le ondate di calore, la diffusione di malattie cui non eravamo abituati, lo scioglimento dei ghiacciai che alza il livello dei mari, la desertificazione di zone sempre più vaste della Terra.
La febbre che abbiamo fatto venire alla nostra Terra va fermata. È possibile farlo se si riducono le emissioni inquinanti che ogni giorno mandiamo in atmosfera.
È tempo di agire. Tutti possiamo fare qualcosa, rivedendo i nostri stili di vita. I governi, che rappresentano l'interesse di tutti noi cittadini, devono agire.
L'occasione per farlo è ORA: a dicembre, a Copenaghen, nel summit delle Nazioni Unite dove i capi di stato di tutti i Paesi del mondo si riuniranno per cercare un accordo su come arrestare i cambiamenti climatici.
ANCHE IO MI METTO IN MARCIA PER IL CLIMA E CHIEDO AL GOVERNO ITALIANO DI:
•farsi promotore di un’iniziativa politica forte a Copenaghen che porti a un accordo mondiale equo, solidale e vincolante per la riduzione dei gas serra: le emissioni devono diminuire a livello globale almeno dell'80% entro il 2050, affinché il riscaldamento del pianeta rimanga al di sotto dei 2° C
•adoperarsi per ridurre nel nostro Paese le emissioni di gas che danneggiano il clima della terra: le emissioni dei paesi sviluppati dovrebbero essere ridotte del 40% entro il 2020
•eliminare lo spreco di energia che serve per illuminare, riscaldare e rinfrescare le nostre case; migliorare l'efficienza energetica di industrie e trasporti; valorizzare il contributo dell'agricoltura
•far posto alle fonti energetiche rinnovabili, sicure e non inquinanti, che rappresentano anche un'occasione di sviluppo per il nostro sistema produttivo e di lavoro dignitoso per molti dei nostri giovani
•adoperarsi per introdurre l'obiettivo di fermare la deforestazione e le emissioni associate a livello globale entro il 2020 e nelle aree critiche entro il 2015.
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CONSIDERAZIONI SULL'EOLICO A URBANIAPost di Peppe Dini del 29 novembre 2009 in ecologia (Sfogliato 897 volte)
Mulino della Fattoria di Lavacchio Pontassieve FI; tratto dall'omonimo sito.
EOLICO A URBANIA
Per quanto riguarda l’eolico la posizione del WWF, non può che essere a favore, anche se in un recente dossier sulla biodiversità e l’eolico, si sostiene sempre che occorre vedere come e dove.
E’ vero che il WWF ha firmato assieme alla Legambiente e Greenpeace, l’accordo con l’Anev, associazione dei produttori eolici, ma è anche vero, che la prima a tradire l’accordo è stata proprio la Tre Tozzi, che, per Urbania, ha voluto due impianti vicinissimi, mentre in base all’accordo avrebbero dovuto essere a 10 km di distanza. Quindi i primi a non rispettarlo, sono stati loro.
Non mi si venga poi a parlare della sindrome di Nimby; per favore, non usiamo gli ecologismi, contro gli ecologisti. Qui non si tratta di dire no da noi, poi sì sempre dagli altri, qui si tratta di vedere dove è opportuno e come è opportuno, valutando tutto anche quelle che potrebbero essere scambiate per eventuali illazioni, ma che in realtà non lo sono (i contributi eolici pesano enormemente sulle decisioni). Qui cari signori tutti, si sta intervenendo su uno dei due complessi più belli delle Marche (è la legge regionale a dirlo), quello dell’area del Nerone nella quale ricade anche il Montiego; ci sono diversi vincoli oltre a quello citato: la foresta demaniale, che non si può solo ricondurre agli alberi di alto fusto presenti, ma come sostenuto in una sentenza della Cassazione penale del 2008, che definisce bosco anche tutta la serie contigua arbustiva presente ad esclusione delle parti prative steppose. Il bosco di Mondiego è a tutela integrale, ciò significa che non ci si può neanche andare a tartufo, come invece accade nella foresta demaniale di monte Vicino.
Inoltre c’è il vincolo paesaggistico, quello idrogeologico, di crinale e si sono dimenticati della CITES B, convenzione internazionale, che tutela le erbe in particolare le orchidee presenti massicciamente in quei monti.
Ancora, una cosa che tutti sottaciono ed è motivo vero del ritardo delle autorizzazioni e della dilazione temporale della consultazione, è che c’è il parere negativo della soprintendenza, lo stesso parere che ha bloccato un impianto pubblico su monte Martello nel maceratese, dove anche lì il WWF si è espresso per il no!
Che dire poi delle ore equivalenti, che nei documenti di febbraio depositati a Sant’Angelo in Vado e che mi hanno permesso di fare in anteprima su tutti, un articolo pubblicato da tutte le testate locali, compreso “Il Nuovo Amico”: 2000 ore nei primi documenti depositati, 2300 dichiarate nella riunione pubblica del consiglio comunale di Urbania. 2000 ore sono il minimo conveniente per la realizzazione di questi impianti.
Eppure dai dati ANEV del 2007, per una potenza installata di 2726 MW c’è stata una produzione di energia di 4300Gwh pari a sole 1577 h equivalenti di funzionamento su tutto il territorio italiano. I dati del GSE (Gestore Servizi Elettrici) per il 2008, pubblicati sulle statistiche, danno il 10% degli impianti a produzione zero, 1580 h il valore mediano, 32 impianti a 1800-2000 h equivalenti, con una media per impianto pari a sole 1432 ore.
Se si va sul sito della Regione Toscana, sono riportate mappe eoliche che danno, solo per il monte dei Frati condiviso con le Marche, a 1500 m di altezza, 2500 h di funzionamento.
Senza parlare poi dell’impianto eolico di Scanzano (GR) costruito a pochi metri dal castello medievale, dove il comitato oppositore ha vinto sia al TAR che al Consiglio di Stato, rimesso in funzione con uno stratagemma Regionale.
Bene ha fatto Lucarini a informare la gente attraverso questa consultazione, che però tutela solo il sì, mentre un referendum abrogativo avrebbe tutelato anche il no.
Nel primo caso se vincessero i no, cosa accadrebbe? Ben poco dato che l’iter è già avviato, mentre nel secondo caso, il referendum darebbe al sindaco, se vincessero i no, il potere di applicare nel proprio territorio una decisione della sua popolazione.
Tutto questo intervento per una produzione elettrica nazionale da eolico dell’1,4 % dati di Amici della Terra, 2,4% dati ANEV; una irrisorietà che non merita la distruzione dei nostri territori più belli.
D’altra parte la cultura e la tradizione del passato insegnano. Quanti mulini eolici abbiamo avuto in Italia? Sono ancora visibili solo a Marsala, Trapani ed a Orbetello; qualche toponimo è rimasto in Puglia. Quindi la vocazione eolica dell’Italia non c’è; nella disponibilità eolica europea, infatti, è al posto più basso.
Nel passato erano le tecnologie che si adattavano all’ambiente, basta vedere la vasta gamma di aeromotori prodotti; oggi è il territorio che si deve adattare alle tecnologie, che essendo standardizzate, chiedono cime alte e ventose, i nostri monti più belli!!!
Non parliamo poi del fatto che importiamo elettricità dal nucleare francese; lo facciamo perché ci conviene, dato che costa abbastanza poco (rispetto allo scorso anno, ci costa il 38 % in meno, 19-32 euro/Mwh). Siamo stati anche senza importarla e siamo andati avanti comunque senza quella francese, subito dopo la chiusura del reattore autofertilizzante Super Fenix di Creis Maiville dove il 33% era italiano. Segno che il parco elettrico italiano, può tenere i consumi previsti. (Va anche detto che abbiamo ben 18 linee elettriche di collegamento con l’estero, utilizzate per gli interscambi: 4 con la Francia, 9 con la Svizzera, 1 con l’Austria, 2 con la Slovenia, 1 sottomarina con la Grecia, 1 sottomarina con la Corsica). Altra importante considerazione è che il 20 % di elettricità prodotta in Italia, è rinnovabile anche se gran parte è di tipo idroelettrico.
Non possiamo poi implementare i consumi energetici fino all’ossesso, il futuro ce ne chiederà atto; la vera “produzione” energetica ottenibile, è il risparmio o come li definisce Pallante sono i Negawatt. Urbania aveva iniziato bene con la Casa sostenibile, ma a Sant’Angelo in Vado senza questa iniziativa, ci sono due case A, una in legno e l’altra in muratura che consumano meno di 30 kwh/mq/anno. E’ l’attuabile riconversione edile, oggi che il mercato è fermo: la ristrutturazione energetica degli edifici.
Vorrei concludere riprendendo il coinvolgimento dei cittadini. Sì, la consultazione permette l’informazione, ma è anche e giusto attivare tutti quei meccanismi che le leggi attuali, hanno per migliorare la partecipazione dei cittadini, al fine di coinvolgerli nella gestione del loro territorio.
Alle cosiddette Conferenze dei Servizi, relative all’iter autorizzativo dei progetti, possono partecipare tutti i cittadini che hanno un pregiudizio diretto dalla realizzazione, espropriandi, confinanti, dirimpettai, ecc.; poi i portatori di interessi diffusi, i comitati locali organizzati, infine i portatori di interessi collettivi, le associazioni riconosciute ufficialmente a livello regionale o nazionale.
Certo, non è far partecipare tutti i cittadini, ma sarebbe un gran passo chiedere il rispetto delle attuali leggi in tal senso. Oggi, come associazioni ambientali, si riesce a partecipare senza difficoltà alle CdS dei sportelli comunali SUAP, si riesce a partecipare in regione, anche se qui non pubblicano puntualmente tutte le conferenze dei servizi sul sito, ma solo gli avvii dei procedimenti. In provincia, governata per la maggior parte da un partito che si definisce democratico, è lo zoccolo duro della questione; qui i dirigenti di diversi uffici, sostenuti dai politici di turno, non vogliono la presenza dei cittadini: la negano assurdamente. Sono questi, legati tenacemente alle loro poltrone, dipinti di proletariato, l’aspetto più deleterio della questione.
Diversi assessori hanno promesso di intervenire in tal senso; restiamo in attesa!!!
Sant’Angelo in Vado 25.11.09
Giuseppe Dini
Referente settore energia
WWF Marche
Per chi volesse vedere le diapositive presentate ad Urbania è possibile visionare il documento in formato .pdf (8,9 Mb di peso)direttamente da
www.educambiente.it/Ambiente/eolicoUrbania2.pdf
Sono complete delle attuali modifiche, che non ha visto neanche il Sindaco Lucarini.
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