E' da tempo che pensavo di inserire qui su Altrometauro un post per discutere anche di ciò che sta accadendo nella chiesa. Sono stato incerto nel scegliere , come stimolo, tra l'articolo del Fatto Quotidiano che qui inserisco, sufficientemente laico, ma non certo offensivo delle comunità di credenti e l'articolo sul messaggio della Comunità di Piagge , più ecclesiale, ma non meno lontano dalle problematiche laiche. Vi metto il link : http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=51321
Restano nella struttura ecclesiastica , i problemi che comunque sono emersi alla cronaca, in questi ultimi periodi e che sono riportati anche nell'articolo. Non sto a ripeterli.
Aggiungo soltanto che se il Vaticano fosse una nazione effettiva e riconosciuta in tutti i sensi, sarebbe soggetta ad infrazioni, per la mancata applicazione della convenzione di Aarus, che basa i suoi tre principi sulla partecipazione, accesso agli atti, giustizia. Se vogliamo principi laici, sì, ma altrettanto etici, su cui gli stati sovrani secolari, battono certamente lo stato moralista per eccellenza. Peppe Dini

Da "Il Fatto Quotidiano" di Giovanni Avena 17 febbraio 2012
I partiti e il partito Chiesa in Italia
La gente, i cittadini, il popolo, chiamateli come volete, non sanno più a che santo votarsi. Ogni giorno hanno cento motivi in più per essere delusi e indignati. Contro governi che hanno ridotto il Paese nelle condizioni in cui si trova, contro i partiti dai quali non si sentono rappresentati e ai quali non intendono dare né fiducia, né voti.
Resta il presidente della Repubblica, e con lui il presidente Monti e i Carabinieri, che – secondo i sondaggi – ancora riscuotono un po’ di fiducia e di rispetto. Delude la magistratura perché lenta, ma ancora più delude la Chiesa per i nuovi scandali finanziari e lo sconcertante fenomeno dei numerosissimi casi accertati di pedofilia di preti.
La sensibilità dei fedeli è scossa a tal punto da provocare non pochi casi di abbandono. Sarà che il ricco finanziamento pubblico di cui godono le istituzioni ecclesiastiche fa percepire la Chiesa italiana assimilata e sullo stesso livello dei partiti politici? Senza voler mancare di rispetto alle degnissime comunità di fedeli e pastori , l’immagine che ultimamente la Chiesa-istituzione ha dato di sé attraverso il volto pubblico della Cei, l’ha fatta davvero sembrare un partito come gli altri.
E in effetti del partito ha tutti i connotati: al suo vertice un presidente e un segretario – non eletti ma nominati direttamente dal papa – esercitano pieni poteri amministrativi e politici; duecentocinquanta vescovi e ventottomila parroci sparsi in tutto il territorio nazionale ne costituiscono il braccio sacro ma anche economico; la vastissima rete di giornali, radio e Tv, direttamente o indirettamente finanziati dallo Stato, assicurano una capillare comunicazione in ogni angolo del territorio; il miliardo di euro che ogni hanno lo Stato elargisce al partito-Chiesa, attraverso l’otto per mille dei contribuenti, fa di esso un partito privilegiato rispetto agli altri che sfiorano, tutti insieme, la cifra di 500 milioni di euro da distribuire a ciascuna formazione, piccola o grande che sia, presente o meno in Parlamento.
Un altro miliardo annuo esborsa lo Stato per pagare i “quadri” della Chiesa nominati dai vescovi diocesani, senza concorso, e inviati a coprire le ore di religione nelle scuole di ogni ordine e grado. Altro personale ecclesiastico, inviato dai vescovi a svolgere ministero pastorale nell’esercito e in polizia, negli ospedali e nelle carceri, costa allo stato altri 50 milioni ogni anno. Anche il giornale di “partito”, come può essere considerato Avvenire, e i giornali ecclesiastici locali, sono finanziati con oltre 16 milioni di euro all’ anno.
Come si vede, sono tutti benefici elargiti indiscutibilmente dallo stato al partito-Chiesa in Italia, ma sono di gran lunga superiori a quelli di cui godono discutibilmente tutti i partiti italiani messi insieme. Senza contare i numerosi e pingui finanziamenti di cui gode la Chiesa italiana in aggiunta al finanziamento diretto: scuole cattoliche (261 milioni), oratori parrocchiali (2 milioni e cinquecento mila), esenzioni varie (Ici, Ires, Irap).
Affiancano questi enormi benefici finanziari i cosiddetti “diritti di stola”: sono le tariffe che i fedeli devono versare al parroco per l’amministrazione di ogni singolo sacramento o per le “intenzioni” di Messe. E infine c’è la struttura creata dalla Cei –“Sovvenire”- che raccoglie le offerte volontarie dei fedeli per il sostentamento del Clero che, comunque, già fruisce del discreto stipendio scaricato dal miliardo dell’otto per mille.
A tutto questo peso finanziario non si può non aggiungere il notevole peso ideologico e dottrinale che la Chiesa esercita sul Paese. Attraverso i suoi tantissimi strumenti e soggetti, anche questi finanziati dallo Stato, riesce a far passare per valori sacri “non negoziabili” l’intero armamentario clericale di dottrine, principi e precetti morali che non scaturiscono dal Vangelo ma da consistenti residui del potere temporale.
Negoziabile resta, invece, tutto ciò che ha a che fare con privilegi economici, esenzioni, accumuli finanziari, che rendono l’apparato sacro-clericale saldo e intoccabile più dei partiti. La conferma viene dalle cronache di queste ultime settimane che narrano di fatti e misfatti, scandali e intrallazzi, cricche e corruzioni che hanno rivelato, se ce n’era bisogno, che certe istituzioni ecclesiastiche date per “sacre” sono in verità “profane” quanto gli apparati dei partiti e dello Stato laico.
Con ciò non si vuol negare alla Chiesa il diritto di annunciare e testimoniare, con tutti gli strumenti a sua disposizione, i valori propri del cristianesimo in ordine alla vita e alla morte. Ma le si può chiedere – senza che suoni censura – di non interferire sull’applicazione delle leggi anche quando queste non corrispondono al tradizionale magistero ecclesiastico: leggi sul divorzio, sull’aborto, sulla fecondazione assistita, sul testamento biologico?