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Emergenza economia: anche da noi i primi morsi della crisi
Post di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 30 novembre 2008 in analisi socio-economiche (Sfogliato 1146 volte)

Mobile, trasporti, tessile: sono questi i settori più colpiti dalla crisi in provincia di Pesaro e Urbino. Non se la passano meglio la meccanica, la nautica e le costruzioni che hanno vistosamente rallentato, ed in qualche caso arrestato la loro corsa.

Tutto questo mentre invece il numero delle imprese attive cresce del 2% (795 unità in più) e pone la provincia di Pesaro in testa alla classifica regionale di natalità di nuove attività.Nell’ultimo trimestre (il terzo dell’anno), secondo i dati elaborati dal Centro studi della CNA delle Marche, crescono anche le imprese del settore manifatturiero (+252) e delle attività di servizio avanzato (+162).

Crescono le imprese di costruzioni, ma si tratta per lo più di imprese individuali, che poco incidono nel definire l’andamento generale di un settore che sta vivendo una indubbia fase di stagnazione determinata soprattutto dalla quasi paralisi del mercato immobiliare e dalla crisi dei mutui.

Continua ad essere in grande sofferenza il settore dell’autotrasporto con imprese che continuano a chiudere a causa degli aumentati costi di gestione (carburante, pedaggi, assicurazioni, manutenzione), e della forte diminuzione di commesse, soprattutto da parte di settore storici come quello del mobile. E’ in stagnazione il settore del tessile abbigliamento che nel primo semestre dell’anno ha visto altre imprese chiudere i battenti, purtroppo anche nella nostra realtà.

Sono in leggero aumento le esportazioni nel primo semestre (+0,5%), in controtendenza con il forte calo che si registra nel resto della regione (-10,8%). Calano invece fortemente le importazioni (-12,9%).

E’ questo il quadro generale del terzo trimestre dell’anno, quello coincidente con il mese di luglio, la pausa estiva di agosto e la ripresa dell’attività delle imprese a settembre. Su questo periodo dunque la crisi internazionale ha fatto sentire poco i suoi effetti.

Previsioni più orientate al negativo si prevedono per l’ultimo trimestre dell’anno, ovvero quello in corso. Mesi nei quali l’onda lunga della crisi internazionale comincia a far sentire i suoi effetti anche nella nostra provincia. Non è solo il settore del mobile (con ditte blasonate che cominciano a far ricorso alla cassa integrazione e ad una flessibilità dell’orario di lavoro), a soffrire ma anche quello fino ad ora indicato sempre in ascesa, la nautica, e, per rimanere nel nostro territorio, il settore della meccanica e della lavorazione del ferro.

Assieme alla crisi, crescono le preoccupazioni degli imprenditori in ordine alle previsioni sull’andamento aziendale e alla concessione di crediti. Un sondaggio della CNA lanciato nei giorni scorsi in Emilia Romagna, che è stato “importato” come test anche dalla Confederazione di Pesaro e Urbino, conferma su scala provinciale che il sentimento degli imprenditori marchigiani è simile a quello dei cugini romagnoli, seppure con sfumature diverse. Una percezione diffusa di pessimismo c’è in particolare sulle piccole e medie imprese “eccellenti” associate alla CNA, in particolare quelle tra i 4 e i 30 addetti. E qui arrivano le prime sorprese. Se in Emilia Romagna un imprenditore su quattro (il 75%), prevede ripercussioni sull’andamento della propria azienda, a Pesaro e provincia si arriva ad oltre il 90% e dunque quasi 4 su 4 titolari di attività imprenditoriali che cominciano ad intravedere per la propria azienda un calo di ordini, dei consumi di beni e servizi e soprattutto di aumento delle insolvenze (soprattutto nel settore del mobile). Il sondaggio (una quarantina le imprese di vari settori interpellate), rivela contemporaneamente un forte irrigidimento delle banche di fronte alla richiesta di credito con in testa il settore manifatturiero, seguito da quello delle costruzioni. In entrambi i casi la percezione del restringimento dei cordoni della borsa da parte degli istituti di credito è ormai suffragata da atteggiamenti reali da parte delle banche nei confronti delle imprese pesaresi, e non parliamo solo di quelle in difficoltà.

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Crisi? Aumentano i costi telefonici!
Post di Richez del 28 novembre 2008 in analisi socio-economiche (Sfogliato 1129 volte)

Se è vero che in questo periodo "di crisi" tutti stiamo più attenti alle nostre abitudini da consumatori è altrettanto vero che chi abita nelle nostre zone lo è ancora di più perchè in molti casi l'utente dell'Alto Metauro si trova di fronte ad una impossibilità di scegliere il fornitore di questo o quel servizio e magari premiare il più conveniente!

In particolare mi riferisco alla fornitura di servizi di telefonia e connessioni internet.
La nostra amata telecom ha stabilito che da febbraio 2009 chiederà a tutti i suoi utenti un po di soldi in più per il proprio canone, nello specifico 1,26 Euro mensili (poco più di 15 Euro annuali), facendo arrivare il costo della linea oltre 300 Euro annuali solo per avere 2 cavi vecchi di 50 anni a casa ed aspettare in coda per parlare con tecnici e centraliniste la cui competenza è spesso (ad essere gentili) praticamente nulla.

In una grande città l'utente avrebbe la possibilità di scegliere un altro operatore ed aderire a questa o quell'altra offerta.
Anche noi possiamo aderire ad offerte di altri operatori ma non a quelle più vantaggiose perchè vengono fornite solamente dove ci sono centrali di proprietà presenti nel territorio.

Nell'Alto Metauro (da Sant'angelo in su sicuramente ma credo anche negli altri comuni) esistono solo le centrali Telecom perchè il mercato non è interessante per gli altri operatori.

L'unica alternativa per staccarsi da Mamma Telecom era quella di rivolgersi ad uno degli operatori alternativi che offrivano ADSL senza linea telefonica e servizi telefonici VoIP. Io personalmente ho scelto Cheapnet per i quali sono anche un rivenditore, ma esistono chiaramente molte altre società.

Da febbraio anche per questi "provider alternativi" tutto sarà più costoso (ed a cascata anche per i loro utenti) perchè l'aumento di canone avverrà anche per quelle che si chiamano "linee naked" cioè quelle linee telefoniche utilizzate per portare la sola ADSL senza aderire ad un contratto con Telecom.

In attesa che i nostri politici e gli amministratori delle nostre città, delle comunità montane e della provincia facciano qualcosa per dare pari condizioni a tutti i cittadini invito tutti quelli che ritengono interessante questo post a firmare la petizione online presentata da AltroConsumo presente a questo indirizzo:
http://www.altroconsumo.it/telefono/canone-telecom-l-agcom-rigetti-l-aumento-firma-anche-tu-la-nostra-petizione-s224573.htm

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Live at ARCI Sant'Angelo in Vado
Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 27 novembre 2008 in eventi - iniziative (Sfogliato 1143 volte)

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A PROPOSITO DELLA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACI
Post di Marchetti Alfiero del 25 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 1109 volte)

Di Alfiero Marchetti

Ci avviciniamo a grandi passi alle elezioni amministrative del prossimo anno e nonostante i ripetuti proclami di rinnovamento assisteremo al solito balletto sulla scelta dei candidati che esclude sistematicamente il territorio da ogni rappresentanza diretta. Con la revisione dei Collegi elettorali del 2004 si è di fatto falcidiata la rappresentanza dell’Alto e medio Metauro e dell’Alto Foglia dal Consiglio Provinciale. I guru della politica provinciale ed i Sindaci delle grandi città sapevano che la conclusione sarebbe stata questa ma non si sono mossi neppure per avvertire del problema i colleghi di rango ridotto. A livello di candidature regionali, pur nel 2010, come avviene ormai da sempre, certe zone ancora una volta non saranno rappresentate. C’è chi non apre neppure il dibattito per evitare che si corra il rischio di rovinare lo status quo; c’è chi affida le sorti delle aree interne ai buoni rapporti dei dirigenti politici locali con le eminenze grigie che risiedono ed operano più a valle, senza che però si riesca ad intravedere mai alcun risultato. La stessa candidatura del successore di Ucchielli in Provincia sa tanto appunto di successione. Di fatto però per asservimento e per convenienza di qualcuno le nostre zone (Alto e Medio Metauro) non hanno mai avuto un assessore regionale, non hanno mai avuto un parlamentare che conosca e tuteli i nostri interessi, non hanno mai avuto significative presenze nei vari organismi istituzionali e non che gestiscono il potere a livello provinciale e regionale. In alcuni partiti c’è stato e c’è chi si è trovato o si trova molto vicino al potere ma non ha mai utilizzato la propria posizione per migliorare la vita nei luoghi di origine. Di fatto, fin quando non capiremo che a prescindere dagli orientamenti politici, sarebbe giunta l’ora di smettere di portare acqua al mulino degli altri, non riusciremo mai a risolvere i grandi problemi che abbiamo. In altre zone in pochi anni si concretizza il quadrilatero per una spesa di circa 1.000.000 di euro e da noi nessuno riesce a condurre in porto una vera battaglia per la Fano Grosseto della quale si parla ormai da cinquant’anni. Si parla tanto di ferrovia e si versano fiumi di inchiostro, senza la benchè minima unità di intenti e con motivazioni dettate più dal cuore che da dati concreti.   Si parla dell’importanza dell’Università di Urbino e della necessità inderogabile di salvarla  e migliorarla e consentiamo creazioni di facoltà della stessa Università decentrate a Pesaro o in altre città non rendendoci conto che altre città marchigiane dal nulla stanno creando poli universitari di grande prestigio e valore mentre da noi non si trova una via d’uscita. Si parla di Sanità e dell’esigenza di salvare i nostri poli ospedalieri e di mantenere presidi importanti nel territorio e mentre in altre realtà convivono e vengono ampliati 4 o 5 ospedali di rilievo (Ancona) da noi non ci si accorge che continua la spoliazione e nuovi servizi importanti non vengono attivati. A coloro che per alterne vicende vivono la politica nei luoghi e nelle posizioni che contano credo sia giunta l’ora di suggerire che è necessario che dimostrino anche ai cittadini di questa provincia che operano nell’interesse della popolazione e che alla lunga l’asservimento logora. Il territorio ha bisogno di rappresentanti forti ed importanti che sappiano dare e rischiare tutto per risolvere i suoi problemi, di qualunque colore essi siano. Forse i problemi che abbiamo sono determinati soprattutto dalla totale mancanza di soggetti politici in grado di seguire e concretizzare le nostre istanze senza dover sottostare alla condivisione di qualche altro deus ex machina della situazione. Purtroppo ho l’impressione che anche questa volta nulla muterà. C’è di nuovo che molti Sindaci di espressione trasversale questa volta sembrano muoversi sulla stessa lunghezza d’onda sulla quale io, pur nella mia impotenza politica mi muovo da tanti anni. Se riprendo interventi anche di quindici anni fa trovo scritte le stesse parole che oggi leggo con piacere in molti interventi e credo sia questo un segno di maturità. Recentemente c’è stato chi suggeriva di far nascere una lista trasversale per le provinciali per dare un segno di unità dell’Alto Metauro. Poche speranze avrebbe di ottenere risultati importanti, ma è logico che aiuterebbe a far capire che c’è stanchezza e delusione rispetto ad un certo tipo di politica. Le vicenda dei Fondi europei, delle Comunità Montane e di tantissime altre cose, ci debbono insegnare che non è giusto rappresentare la nostra gente in questo modo. Vorrei non si pensasse che queste considerazioni mirano a far politica di parte, sono solo l’espressione di un malessere personale che cova a prescindere.

ALFIERO MARCHETTI

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2009 ENTROTERRA:CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA
Post di Daniele Tagliolini del 24 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 3617 volte)

 

 

I 240 milioni di fondi per le aree sottoutilizzate (fondi FAS), propulsori per lo sviluppo delle aree interne, dove sono finiti?

Il consiglio regionale riduce le comunità montane ma non assicura risorse per portare avanti i servizi svolti con tanti sacrifici.

Prevale la solita logica: dove ci sono soldi tutti vogliono essere presenti e far pesare il numero di abitanti, invece quando è ora di tagliare fondi è molto più semplice toglierli a chi ha meno abitanti., secondo la ratio dominante, meno abitanti = meno voti!!!

Con questi criteri si arriverà al collasso dei Comuni Montani che non saranno più in grado di assicurare servizi  e con la possibilità che si verifichino dissesti finanziari a catena (a effetto domino).

Si rischierà il collasso amministrativo con problemi forti che ricadranno sui servizi sociali, sulla sicurezza, sui lavori pubblici ecc…

Non siamo più in grado di garantire niente!!!

L’entroterra è ora che si svegli e faccia richieste specifiche attraverso i propri amministratori. Come si può governare un Territorio, e lo ribadisco, governare un Territorio così come previsto dalla Costituzione, senza risorse e con l’attribuzione di nuove funzioni e maggiori oneri a carico dei Comuni?

Sono anni che tutti parlano di solidarietà e sussidiarietà verso le aree interne con la previsione di forme di indennizzo per le risorse primarie che derivano dall’entroterra (utilizzate dai centri più popolosi e ricchi) e per i maggiori costi che i cittadini di queste aree sostengono da sempre per avere cosa? Minori servizi ad un costo più alto? La realtà di fatto è questa: oggi siamo cittadini di serie B!

Gli amministratori dei Comuni dell’entroterra l’ hanno capito:  si vogliono far morire le aree interne facendo ricadere la colpa sui tagli che tutti dobbiamo sostenere.

Si inizino ad utilizzare le risorse dove servono e nella loro reale destinazione!

Nessuno vuol ascoltare i progetti di sviluppo delle aree interne, nessuno vuol ascoltare i problemi delle aree interne, anzi puntualmente vi è sempre un progetto o un problema in altre zone sempre più importanti. Tutti siamo importanti, ognuno nella sua specificità.

E’ necessario cambiare le regole per farsi sentire.

Oggi l’unica voce che abbiamo è il voto.

Un voto che andrà a chi tutelerà l’interesse dell’entroterra non solo nelle parole e nei programmi elettorali, ma nei fatti.

L’entroterra questa volta è coeso. Le promesse e gli impegni assunti vanno rispettati.

Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Non siamo amministratori eletti esclusivamente per fare digerire delle scelte strategiche adottate altrove. Le scelte vanno concertate con tutto il territorio e vanno mantenute.

Da tanti, troppi anni ormai, l’entroterra fa sacrifici a favore di altre zone.

Questi luoghi meritano di più. Fare il Sindaco o l’Assessore nei Comuni dell’entroterra è una grande sfida. Nessuno si tira indietro, ma devono essere assicurate e garantite le necessarie risorse.

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LUCA BOSTRENGHI, nuovo Presidente CNA di Urbania e della vallata del Metauro
Post di Massimo del 22 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1106 volte)

URBANIA - Luca Bostrenghi, 32 anni, è il nuovo presidente della CNA di Urbania. Diplomato (ha frequentato l’Istituto tecnico industriale di Urbino e l’Istituto tecnico superiore presso l’Istituto Renault di Roma), Bostrenghi svolge da anni l’attività di imprenditore nel settore dell’autoriparazione.
Consigliere comunale ad Urbania, componente delle Commissioni al bilancio e alla cultura, ha svolto anche l’attività di insegnamento all’Istituto tecnico professionale di Urbino e alla Casa circondariale di Fossombrone.

Luca Bostrenghi svolge da anni l'attività di imprenditore artigiano, ufficialmente dal 1999, ma ha sempre seguito la professione sin da piccolo presso l' officina del padre Cleto, storico associato alla CNA. Bostrenghi svolge ora l'attività insieme ad altri due soci (Federico Bravi e Giuseppe Longhi), presso una nuova struttura sintesi dell'unione di due storiche officine di Urbania: la Blb.

Appassionato di sport, il nuovo presidente della CNA colleziona molti interessi tra i quali quelli per la storia locale, la lettura il cinema e la pittura ed una passione viscerale per le auto d' epoca: attualmente è infatti proprietario di un'Alfa Romeo duetto del 1971 con il quale e' iscritto al club “Le veterane” di Fossombrone.
 

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L'Italia che scompare
Post di Tommaso Gentili del 21 novembre 2008 in ecologia (Sfogliato 954 volte)

Girovagando qua e là su internet ho ritrovato un post tanto interessante quanto significativo che riprendeva un articolo di Carlo Petrini su “La Repubblica” del 5 ottobre scorso. Ve lo propongo: http://www.comunivirtuosi.org/index.php/news/4-news-generica/296-litalia-che-scompare

In questo articolo si denuncia la scomparsa di più di tre milioni di ettari di superfici libere da costruzioni ed infrastrutture in Italia nel tempo di 15 anni. Per fare un esempio è come se in quindici anni si fossero cementificate le regioni Lazio e Abruzzo messe insieme.

L’autore spiega la indifferenza dei cittadini nella diffusa mentalità in base alla quale se non si costruisce non c’è progresso economico, facendo notare oltretutto che in ogni elezione amministrativa si possono sempre trovare dei soggetti con evidenti interessi nell’ambito dell’edilizia. Curiosamente poi non si punta il dito contro le opere dette “eco-mostri” (per carità ci sono anche quelle a deturpare i paesaggi), ma contro quelle piccole opere che l’autore definisce “eco-mostricciattoli”. Non fatevi ingannare dal vezzeggiativo perché probabilmente questi ultimi sono quelli che fanno più danni poichè sono opere (cito testualmente) «che mangiano terreno utile alla produzione di cibo e tirano pugni in quegli occhi che ancora cercano bellezza ».

L’Italia ha poi il felicissimo primato di essere il primo paese europeo per la produzione ed il consumo di cemento armato con tutto ciò che ne consegue.

Poi non capisco perché i giornalisti italiani (quelli stranieri non oserebbero mai farlo) si ostinino a chiamare l’Italia il belpaese visto che oramai in ogni angolo dello stivale si possono ammirare più brutture che bellezze.

Petrini continua poi parlando della collina che sparisce per dare spazio alle speculazioni. Si prenda come esempio Roma, città millenaria in mano da un secolo ai cosiddetti “palazzinari” che, con appoggi bipartisan, ancora oggi nel 2008 continuano a costruire quando nel 2001 vi erano ben 277.319 abitazioni sfitte, numero sempre destinato ad aumentare ovviamente.

Emblematica poi mi sembra la comparazione con la Germania dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dismesse piuttosto che invadere nuovi campi e nuovo suolo. Oltretutto i tedeschi, dopo aver agito su nuovi terreni, cercano di compensare concentrandosi sulla piantumazione di nuovo verde in altre aree. Riescono a fare tutto ciò senza rinunciare all’occupazione in edilizia  (e non è che stiano meglio di noi, sia chiaro questo).

Poi l’articolo si conclude chiedendo la salvaguardia dei suoli agricoli che (cito di nuovo testualmente) “sono il luogo che ci fa respirare, che riempie gli occhi, che ci dà da mangiare e che custodisce la nostra memoria, la nostra identità.”

Concludo con la speranza che l’appello di Carlo Petrini (presidente e fondatore di Slow Food) venga recepito anche in quelle zone che proprio negli ultimi anni hanno lasciato spazio al cemento, uno spazio non sempre necessario purtroppo.

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LA NOSTRA TRISTE SOCIETA'
Post di Marchetti Alfiero del 19 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 1231 volte)

LA NOSTRA TRISTE SOCIETA’!

Di Alfiero Marchetti

Mentre leggevo con interesse i posts sugli extra-comunitari e sul recente omicidio di Urbino, ho riflettuto sulla straordinaria capacità dell’uomo di farsi condizionare. Condizionamento che è sempre più evidente quando avvengono fatti di cronaca nera per di più commessi da stranieri. Pur correndo il rischio di essere considerato poco al passo con i tempi, le mie introspezioni mi portano a considerare la società in cui viviamo, ai valori che riesce a trasmettere, alla cultura che crea, al tipo di informazione che da, al tipo di educazione che sa dare ai giovani, allo spirito di sacrificio che non sa creare nelle nuove generazioni, al senso del lecito e dell’illecito che non sa più definire, alla solidarietà che non sa vivere. Uno come me, abituato a pensare e ad avere assai poche certezze, difficilmente si ritrova in quel che accade attorno e diventa spesso irascibile e poco tollerante. Consideriamo la nostra società all’avanguardia e non vogliamo vedere che tanti dei nostri figli già a dodici, tredici anni sono dediti quando va bene al bere e al fumare; non vediamo che le disponibilità economiche che garantiamo loro in modo quasi sempre eccessivo vanno contro il loro interesse che è e non può essere che quello di imparare a rinunciare, di imparare a conquistare una certa condizione, di non avere sempre tutto al pari della bocca e non avere quindi stimoli ad impegnarsi e a sacrificarsi per ottenere; ci riempiamo la bocca di sport agonistico e non vediamo che il numero dei giovani praticanti diminuisce sostanzialmente soltanto perché non c’è la volontà di assumere impegni troppo gravosi preferendo una vita più godereccia e all’acqua di rosa: insegniamo loro ogni giorno soprattutto con l’esempio  quotidiano che nella vita le uniche cose importanti sono avere successo costi quel che costi, avere denaro e riuscire a dare all’esterno un’immagine vincente.  Abbiamo di fatto quasi del tutto abbandonato le ideologie di riferimento uniformando quasi tutto in nome della ricchezza, del benessere e del mercato; stiamo trascurando la religione che se non altro consente di pensare, di riflettere, di valutare, di considerare, di soffrire, di piangere e di gioire, di vivere con dignità in funzione di; abbiamo svilito i rapporti umani, quei rapporti fondanti dei nuclei famigliari, in nome di un interesse individuale sfrenato ed egoistico al punto di non curarci neppure delle responsabilità verso i figli, indebolendo in modo irreversibile la società che non può più far riferimento sulla solidità delle proprie cellule;  abbiamo tutti insieme accettato che i diritti sindacali,  notate bene non le retribuzioni, fossero appannaggio più di alcune categorie di lavoratori che di altre, arrivando al punto che pur lavorando tutti per tutto l’anno ad alcuni vengono date ferie, permessi sindacali, rimborsi malattia, rimborsi spese mediche e tante altre cose assai più che ad altri ingenerando giusto malcontento; abbiamo deciso che ad esempio un ragioniere che lavora in banca dopo un certo numero di anni percepisce uno stipendio che è almeno il doppio di un ragioniere che lavora in una ditta privata, anche qui ingenerando malcontenti e dissapori; abbiamo ritenuto giusto che chi percepisce nella propria vita stipendi alti, al momento del pensionamento continui a percepire una pensione alta, mentre chi ha avuto la sfortuna di svolgere un lavoro ritenuto ingiustamente umile percepisce quando si colloca a riposo una pensione bassa senza alcun meccanismo perequativo. Abbiamo contribuito con il nostro relativismo a creare una società dove il 97% dei furti e delle rapine resta impunito, dove chi viene arrestato dopo lunghe indagini e incredibili costi viene il più delle volte rilasciato, dove non esiste più la certezza della pena al punto che chi viene condannato anche a tanti anni di carcere pochi anni dopo riesce ad ottenere la libertà, dove e arriviamo al punto, non è possibile neppure pensare a quella che la Costituzione stessa definisce funzione riabilitativa della pena. Il carcere dovrebbe essere una cosa seria, dove l’uomo vive una condizione innaturale in modo coercitivo non solo perché deve essere punito per ciò che ha commesso, ma soprattutto perché dovrebbe essere ricostruito e rieducato. Non si devono uccidere i propri figli ma si deve cercare di farli tornare sulla retta via. Questa deve essere la funzione di uno Stato che si rispetti. Abbiamo delinquenti nostri come ospitiamo delinquenti provenienti dall’estero, dobbiamo giustamente difenderci dagli uni e dagli altri ma lo dobbiamo fare con raziocinio. Dobbiamo elaborare regole giuste e le dobbiamo far rispettare da tutti, tanto più da coloro che ragionevolmente non possiamo che decidere di ospitare. E’ forse opportuno che razionalmente si lotti contro il relativismo giuridico, politico, economico, morale e religioso, avendo chiaro l’orizzonte descritto, fatto di grandissimi problemi che ogni giorno amplificano le difficoltà della nostra società, dove spesso diventa naturale per tanta gente compiere anche atti di micro vandalismo di notte nei nostri paesi per gioco, senza assolutamente secondi fini, in barba al fatto che per costruire qualsiasi cosa sono necessari sacrifici economici dell’intera collettività. Mi fermo qui per ora, invitando tutti a riflettere sulle cose scritte, senza avere assolutamente la pretesa che il mio punto di vista sia quello giusto e collimi con quello degli altri. Certamente però continuare così non va!

ALFIERO MARCHETTI

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Progetto “CAmbieReSti?”
Post di Massimo del 18 novembre 2008 in ecologia (Sfogliato 1235 volte)

Per sei mesi una decina di associazioni e trenta famiglie proveranno a mettere in discussione il modello di società dei consumi attraverso la sperimentazione di stili di vita sostenibili, con un percorso di conoscenza e risparmio delle risorse locali, all'insegna della sobrietà.

Si tratta del progetto “CAmbieRESti?-Consumi, Ambiente, Risparmio Energetico e Stili di vita”, promosso da CittadinanzAttiva, con l’adesione di un vasto numero di associazioni locali e della Rete di economia etica e solidale marchigiana con il contributo dell’Assessorato alle Politiche per lo Sviluppo Locale del Comune di Urbino e il patrocinio di vari enti.

Il progetto prevede un percorso guidato per trenta famiglie che abitano a Urbino, disposte a modificare il proprio stile di vita con tanti piccoli accorgimenti nella dimensione quotidiana: risparmio energetico e idrico, acquisto di prodotti locali, biologici e del commercio equo, riduzione dei rifiuti domestici, recupero di saperi e usi tradizionali, autoproduzioni, spesa collettiva attraverso gruppi d’acquisto, ecc. Il percorso delle famiglie sarà accompagnato attraverso incontri mensili seguiti da un tutor, inoltre si terranno laboratori, momenti di formazione e di auto-formazione.

Le iscrizioni al progetto saranno aperte dal 15 novembre al 15 dicembre.

Per informazioni è possibile contattare il responsabile del progetto, Jacopo Cherchi, e-mail: cambieresti@yahoo.it; tel: 348 3135177 o informarsi presso la sede di CittadinanzAttiva (via Gramsci, 29 - Urbino) il martedì dalle 10,00 alle 12,00.

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“La Destra” sull’omicidio Capponi; “Basta con i proclami e le strumentalizzazioni. Sulla sicurezza vogliamo i fatti”
Post di Giacomo Rossi del 17 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1862 volte)

“La Destra” sull’omicidio Capponi; “Basta con i proclami e le strumentalizzazioni. Sulla sicurezza vogliamo i fatti”

di Giacomo Rossi*

“Esprimiamo innanzitutto, a nome nel nostro Movimento le nostre condoglianze alla famiglia Capponi per la terribile morte del loro caro. Quando succedono accadimenti del genere, l’intera comunità locale viene inevitabilmente coinvolta e in questi casi c’è bisogno di lucidità e fermezza nel riflettere sopra l’accaduto. Doveroso sarebbe considerare poi gli eventuali provvedimenti per evitare che questi fatti possano riemergere, senza scendere però in brutali strumentalizzazioni che sono ben altra cosa dalle opportune considerazioni che anche noi de “La Destra” andremo a fare.L’omicidio Capponi poteva essere stato commesso anche da un italiano; avrebbe avuto la stessa rilevanza ed assurdità. Ma di fatto anche sta volta non è stato così.L’omicida era moldavo, già noto come tipo pericoloso con precedenti penali il quale doveva essere rispedito senza dubbio al proprio paese; chi non l’ha fatto, o chi non lo ha permesso di fare, secondo noi ha una sua pesante responsabilità sul terribile accaduto di Urbino. Se non si inizia a ragionare in questo modo, il perbenismo dilagante tirerà altre simili stoccate alla nostra Italia ed inevitabilmente anche alla nostra Provincia, che si conformerà alla maggior parte delle Provincie italiane dove questi fatti sono all’ordine del giorno. Ma già da tempo la nostra Provincia non è più la stessa; furti, rapine e delinquenze varie. Ora anche omicidi brutali degni della cronaca più nera…E gli stranieri nella (stragrande maggioranza clandestini) statisticamente hanno le loro grosse responsabilità anche qui, infangando purtroppo gli altrettanti extracomunitari onesti che lavorano. E’ ora quindi di prendere dei seri provvedimenti sulle politiche della sicurezza e dell’immigrazione; ma con i fatti. Purtroppo tranne le Forze dell’Ordine lasciate molte volte al loro destino, nessuno fa niente. La magistratura agisce in maniera scandalosa, la politica rimane inerme. Dalla storica staticità della sinistra sull’argomento, all’ attuale Governo Lega/centro-destra (che di destra non ha proprio nulla) il quale pare “risolvere” il problema sicurezza con allettanti slogan di facciata e niente più. Se uno più uno fa ancora due, capirete quindi che se l’omicida, già soggetto pericoloso, fosse stato rispedito al proprio paese d’origine, molto probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno l’omicidio del povero Capponi. Le politiche migratorie e sulla sicurezza in fondo, contano eccome. I nostri discorsi comunque finiscono qui. “La Destra” continua la sua lotta alla sicurezza e alla regolamentazione dell’immigrazione con i fatti, nonostante i nostro pochi mezzi a disposizione. Probabilmente qualcuno da qualche parte, in silenzio, ci sosterrà pure”.

*Giacomo Rossi
segretario provinciale “La Destra”

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Aggiornamenti, nuove funzionalità, avvisi
Post di Richez del 13 novembre 2008 in AltroMetauro (Sfogliato 800 volte)

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Programma P.A.R.I. - Domande di incentivo all'assunzione di lavoratori svantaggiati
Post di Paola Travagliati del 11 novembre 2008 in bandi pubblici (Sfogliato 986 volte)

Stanziati dalla provincia di Pesaro e Urbino 385mila euro finalizzati alla stabilizzazione,  inserimento e reinserimento lavorativo di n. 77 lavoratrici e lavoratori a livello provinciale, di cui n. 33 appartenenti alla categoria di lavoratori a progetto, n. 33 lavoratori appartenenti alla categoria di lavoratori svantaggiati e n. 11 lavoratori appartenenti alla categoria di cui all’art. 4, comma 1 della legge n. 381 del 08/11/1991 (per le cooperative sociali di tipo B).

Per le imprese che assumono o stabilizzano i lavoratori medesimi a tempo indeterminato pari o superiore a 30 ore settimanali, è previsto un contributo (una tantum) pari ad € 5.000,00, fino ad esaurimento delle risorse economiche disponibili

Nel caso di contratto di assunzione a tempo parziale indeterminato inferiore a 30 ore settimanali, ma comunque pari o superiore a 24 ore, il contributo sarà corrisposto in misura proporzionalmente ridotta al numero di ore.

Le domande per la concessione del contributo, dovranno essere presentate, entro e non oltre il 22 novembre 2008, tramite raccomandata A/R, al seguente indirizzo:

Amm.ne Prov.le di Pesaro e Urbino, Servizio Formazione Professionale e Politiche per l’Occupazione,via Gramsci n.4 -  61100 Pesaro
inserendo sulla lettera la seguente dicitura:
“DOMANDA DI PARTECIPAZIONE BANDO INCENTIVI ASSUNZIONE PROGRAMMA PARI”

E’ prevista la concessione di un numero massimo di 2  bonus per ciascuna azienda  richiedente. In caso di richiesta di un numero superiore di bonus, la richiesta verrà soddisfatta solo in caso di risorse ancora disponibili  e comunque sempre nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione della domanda. Le assunzioni, laddove per assunzione si intende l’entrata in servizio del lavoratore, dovranno essere effettuate entro e non oltre il 30/11/2008.

Per informazioni rivolgersi:
Centro per l'Impiego, l'Orientamento e la Formazione di Urbino  - via dell'Annunziata 51 - 61029 Urbino tel. 0722 - 373180

Paola Travagliati

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DAI PICCIONI SI SALVI CHI PUO!
Post di Marchetti Alfiero del 10 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1088 volte)

Scrivo per chiederVi di dedicarmi un momento di attenzione su un problema da noi particolarmente sentito. Sembrerà banale ma certamente non lo è: l’incredibile pro­liferazione di piccioni. Invadono piazze, chiese, edifici di grandi e piccole dimensioni dove trovano riparo e cibo in quantità. La loro massiccia presenza, anche se romantica da osservare, deve per forza di cose essere contenuta per evitare danni alle costruzioni e alla salute dell’uomo.

Nel nostro paese, da anni oggetto di grandi interventi di ristrutturazione, si verificano ingenti danni ad edi­fici pubblici e privati al punto che tetti recen­temente sistemati si ritrovano completamente ricoperti di sterco e con le gronde otturate. E’ evidente che le lamentele sono continue e la situazione sta pro­gres­sivamente dege­nerando al punto che bisogna stare attenti anche a pas­seggiare nel centro abitato.

L’alta prolificità di questi volatili è nei centri storici ulteriormente sostenuta dai prolungati periodi di illuminazione artificiale nella stagione fredda, che dilatano la fase fertile dell’animale. Sempre negli stessi ambiti i piccioni trovano riparo dai loro naturali nemici (come i falchi che non si avventurano nelle zone abitate) e cibo in abbondanza: offerto dall’ambiente ur­bano e dalle vicinissime campagne.

Una situazione eccessivamente ospitale, insomma, che comporta rischi notevoli anche sul fronte sanitario. Tra le malattie che i piccioni ammalati possono trasmettere alle persone, come si sa la più importante è la sal­monellosi. Tuttavia molto più preoccupanti sono i problemi che derivano dalla presenza di nidi e dalle deiezioni accumulate, specie nei tetti e nei sottotetti, a volte nella misura di molti quintali: in questi de­positi di guano si formano muffe infettive e colonie di parassiti che sono causa di diverse allergie e infezioni.

L’ingente massa di deiezioni che imbrattano strade, persone, edifici e risorse artistiche, peraltro maleo­do­rante e insopportabile, oltre tutto non è soggetta a disgre­gazione e quindi si accumula fermentando, produ­cendo acidi corrosivi e favorendo la moltiplicazione di batteri dannosissimi per le pietre calcaree delle strutture architettoniche.

Per le ragioni esposte chiedo alle autorità preposte, peraltro più volte già interpellate senza ottenere risposta, di attivarsi immedia­tamente per cercare di dare una risposta alle pro­ble­ma­tiche certamente comuni a tanti centri della Provincia.

Sarebbe una risposta importante anche per i tanti cit­tadini che si sono rivolti al Comune minacciando azioni legali e prese di posizione anche eclatanti.

Chiediamo quindi alle autorità provinciali e a quelle sanitarie di affrontare al più presto il problema per evitare danni al patrimonio e alla salute.

E' seconde me comprensibile la tutela dei piccoli volatili, peraltro in progressiva diminuzione; non è per converso accettabile perseverare nel far proliferare a dismisura un animale peraltro diffusissimo.

ALFIERO MARCHETTI

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RONDE O SQUADRACCE ?
Post di Giuseppe Lucarini del 10 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 1454 volte)

L’altra settimana mi ha molto colpito l’azione squadristica contro la trasmissione chi l’ha visto. In pratica un manipolo di teste calde sono entrate in RAI contro una trasmissione colpevole solamente di aver diffuso immagini vere. Poi il loro sito ha tolto ogni dubbio sulle effettive intenzioni con frasi tipo, “conosciamo i vostri indirizzi e le vostre famiglie” o giù di li. I giorni seguenti le intimidazioni a giornalisti come Mauro e Della Volpe

Ieri l'altro il governo ha proposto una legge per regolarizzare le ronde. Partendo evidentemente dall’esperienza delle Ronde padane. Un caso di volontari promossi da un partito al governo.

Non sono in linea di principio contrario al volontariato dei cittadini. Ad Urbania qualche anno fa abbiamo promosso una iniziativa con l’associazione dei carabinieri in pensione, per qualche azione di sostegno ai vigili, per disciplinare il traffico nelle scuole e per la presenza nel corso delle manifestazioni, firere ecc..

I comuni con le normative attuali possono già intraprendere azioni simili.

Ma fare una legge è un’altra cosa. Significa attribuire una patente di legittimità e di liceità a comportamenti ed azioni, per fini di sicurezza. Significa che oltre alle polizie c’è qualcun altro.

E quante teste calde in Italia non vedono l’ora di avere patenti di legittimità per menare le mani e con la scusa della sicurezza, per usarle contro avversari politici od altre gruppi, etnie, opinioni? ;magari nel corso di manifestazioni o azioni di protesta nelle scuole? Chi ci da la garanzia che non sia così?

Il vincolo della non appartenenza politica è risibile. Inventarsi sigle o camuffarsi è facilissimo.

Non rischieremmo così di trovarci energumeni uscire la sera, magari anche con una divisa grazie ad una convenzione pubblica, e con la scusa di controllare il territorio, avere la possibilità di agire con largo margine, anche contro avversari politici?

Non avvertite il pericolo di queste decisioni, che aggrava un quadro già preoccupante come il divieto di scrivere sui muri, di manifestare dentro le università ecc. ecc.?

Come cittadini abbiamo diritto di essere difesi. Ma anche di chiedere che ad esercitare la difesa sia gente professionale e pagata per questo. E poi che fine hanno fatto i poliziotti di quartiere? O se c’è un problema di sicurezza, non è meglio assumere più vigili?.

Non è un tema locale. Ma è troppo importante per non discuterlo. Mi piacerebbe sapere che ne pensate.

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Sondaggi su AltroMetauro. Fano - Grosseto
Post di Richez del 09 novembre 2008 in AltroMetauro (Sfogliato 1079 volte)

Altrometauro aggiunge una nuova sezione a quelle già presenti sul Blog. Sul lato destro del blog è stata inserita una nuova sezione con un sondaggio sempre attivo al quale potrai dare il tuo voto e compararlo con il voto degli altri visitatori del Blog.

Prendendo spunto da un post di Giuseppe Lucarini, "Fano Grosseto: pagare o non pagare?" abbiamo inserito il primo sondaggio.
Per realizzare la Fano-Grosseto è giusto che venga completata con i soldi degli utenti che percorreranno questa arteria trasformandola in una strada a pedaggio? Date la vostra preferenza ad una delle 4 scelte presenti e, se lo riterrete necessario, potrete lasciare un commento in questo post per dire quello che attraverso il sondaggio non si può esprimere.

Suggerisci un sondaggio!
L'area sondaggi verrà aggiornata periodicemente con nuovi quesiti da porre agli utenti del Blog. Se hai in mente una domanda, compila il modulo presente in questa pagina. Tutti i sondaggi ritenuti interessanti verranno pubblicati nel blog per un periodo di tempo necessario alla raccolta dei dati

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Cinghiali, tra emergenza e passione!
Post di Massimo del 08 novembre 2008 in ecologia (Sfogliato 1830 volte)

Da anni le associazioni agricole pongono il problema dell'eccessiva presenza di cinghiali nel nostro territorio, problema che quest'anno sembra aver raggiunto proporzioni paragonabili ad una vera a propria calamità.

Particolarmente significative le testimonianze degli agricoltori: c'è chi si è trovato un centinaio di cinghiali a pochi metri dalla porta di casa; chi raccoglieva il mais di sera col trattore seguito passo passo dal branco che mangiava le pannocchie rimaste, senza essere neppure disturbato dal rumore; chi ha visto i cinghiali arrampicarsi sulle vigne per mangiare l'uva.

Nei campi si verificano ormai situazioni che vanno ben oltre l'immaginazione e per le quali tante aziende delle zone interne vedono distrutti i frutti del loro lavoro. Per non parlare dei problemi di sicurezza sulle strade con numerosi cittadini che subiscono regolarmente numerosi incidenti stradali. Nel 2007 gli incidenti stradali sono stati 1005, con un risarcimento di circa 3 milioni di euro, mentre nel 2000 erano 95 con risarcimenti di 250.000 euro.

Tra l'altro gli imprenditori agricoli alle prese con il problema degli animali selvatici non hanno ancora ricevuto  i danni subiti nel 2007, per questo nel corso di recenti incontri con la Regione ne hanno sollecitato il pagamento chiedendo contestualmente di dare vita a un piano per la risoluzione del problema.

Occorre, sempre secondo le organizzazioni degli agricoltori, un accordo tra imprenditori, istituzioni, enti e cittadini, per affrontare l'emergenza cinghiali, con cui si preveda un serio e costante monitoraggio e il riequilibrio nel numero degli esemplari.

Per questo sono stati sottoscritti protocolli d'intesa con tutte e quattro le Province per garantire la riduzione del numero dei cinghiali.

Per la verità, considerato che siamo nella stagione della caccia al cinghiale, va evidenziato anche un altro problema, di cui si parla forse troppo poco, e cioè la pericolosità di queste battute di caccia per i cittadini che transitano nei boschi alla ricerca di funghi e tartufi o semplicemente per fare una passeggiata.

O no? Tu come la vedi?

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Dove vado domenica?
Post di Massimo del 06 novembre 2008 in eventi - iniziative (Sfogliato 1079 volte)

A Lamoli, ad un passo da Bocca Trabaria dove Marche, Toscana ed Umbria si toccano, la terra diventa verdissima, ricca di storie e di tradizioni, dove anche le piante e le essenze diventano cultura. Fin dalle origini fu chiamata “Castello delle Lame” dalla qualità della pietra che veniva trovata sul terreno, e la fondazione, risalente al secolo VII, è dovuta ai benedettini. Prima del secolo X era diventato borgo intorno all’Abbazia, dedicata a S. Michele Arcangelo, costruzione pre romana rimanipolata nel ‘400 e ‘500 e oggi riportata all’antico splendore. La maggiore risorsa economica fu quella di segare gli abeti e inviarli durante la piena del Tevere a Roma. Oggi la sua economia è legata anche ad un turismo di tipo ambientale che si avvale di strutture e proposte didattiche, in associazione con Borgo Pace, comune e capoluogo, ove ha sede una Aula Verde arricchita da una serie di acquari con pesci e crostacei d’acqua dolce della zona.

A Lamoli di Borgo Pace, per i week end gastronomici, presso il ristorante Oasi S.Benedetto (Via dell’Abbazia, 7 - Tel. 0722/80133), un appuntamento che Altrometauro vi invita a prendere in considerazione, per domenica 9 novembre alle ore 13,00, con un ricco menù a 19,00 € a Persona (bevande escluse):

Ricotta al forno con porcini e tartufo
Crostino con timo e parmigiano

Polenta di rovejia
Passatelli al tartufo nero

Stinco di maiale al forno

Patate al cartoccio con burri alle erbette locali
Fritto misto di verdure di stagione

Panna cotta alla sapa

Caffè

Vini: Rosso Conero di Moroder
in bottiglia d.o.c. € 12,00
Sangiovese dei Colli Pesaresi
in caraffa € 6,00

Un invito di Altrometauro per promuovere un'iniziativa di svago, tratta dal sito di ascom pesaro, e favorire le attività economiche di questo territorio.

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IT’S MY AEREOPLANE (CHEMICAL..)
Post di Tommy del 04 novembre 2008 in ecologia (Sfogliato 1857 volte)

S C I E   C H I M I C H E  ... avete mai sentito parlarne?....sapete cosa sono?...le avete mai viste...?eppure, sotto i nostri occhi o meglio, le nostre teste, sta succedendo qualcosa..ma partiamo dall’inizio.

Da oltre dieci anni, i nostri cieli sono caratterizzati da lunghe scie bianche. Sono le scie degli aerei, ovviamente: lo sanno anche i bambini! E' risaputo, infatti, che gli aerei rilasciano al loro passaggio delle scie bianche: si chiamano "scie di condensazione", "contrails" in inglese.
Si tratta di un fenomeno del tutto naturale. I gas caldi (mix tra vapore acqueo e gas combusti) che fuoriescono dai motori degli aerei venendo a contatto con l'aria fredda dell'atmosfera innescano il processo della condensazione: il vapore acqueo si trasforma in piccoli cristalli di ghiaccio soggetti all'evaporazione. Per la loro natura, le scie di condensazione si dissolvono in circa 30-50 secondi (in casi particolari posso permanere nell'aria per pochi minuti) e pertanto non possono essere lunghe.
Essendo un fenomeno del tutto naturale, le scie di condensazione seguono determinate leggi fisiche, le quali si possono riassumere in tre principali condizioni fondamentali:

- quote superiori agli 8000 metri;
- umidità relativa non inferiore al 70%;
- temperatura inferiore ai -40 °C.

Le scie che possiamo vedere tutti i giorni, però, sono scie particolari, del tutto diverse dalle scie di condensazione. Non servono titoli di studio particolari per rendersene conto: èsufficiente alzare lo sguardo al cielo.
Queste scie sono molto lunghe e molto persistenti: alcune di esse si estendono da orizzonte a orizzonte e permangono nell'aria addirittura per molte ore allargandosi a dismisura oscurando completamente il sole, altre assumono comportamenti strani: nella loro lunghezza svaniscono in alcuni tratti ma pe
rimangono in altri... Inconsueti e improbabili fenomeni se si trattasse di semplice vapore acqueo.
In alcuni giorni si possono contare nell'arco di un'ora decine e decine di scie e in altri giorni si può assistere alla formazione di veri e propri reticolati nel cielo. Queste scie sono state avvistate anche fuori dalle rotte degli aerei di linea, a quote improbabili per gli aerei di linea e in spazi aerei non consentiti al traffico civile e/o commerciale.
A questo punto viene naturale chiedersi: se sono scie degli aerei, di quali aerei si tratta e soprattutto... che tipo di scie sono? E' evidente che non sono scie di condensazione. Quindi... che cosa sono? Da cosasono composte?

Le ipotesi alle quali gli studiosi e scienziati sono giunti riguardo l’ utilizzo di questi aerei sono:
- controllo climatico
- esperimenti militari
- coinvolgimento di multinazionali e industrie farmaceutiche

Dai campioni rilevati su terra e acqua in quei paesi in cui il traffico aereo "chimico" è maggiore si rivela la presenza massiccia di metalli pesanti tra cui alluminio e bario (altamente tossici per l'uomo)e si collega il comparire di nuove patologie e malattie gravi alle Scie chimiche.A documentare tutte queste parole vi lascio a queste foto, scattate non nei cieli di Londra,Parigi o New York..ma nelle vostre città: Fermignano, Urbania, Peglio, Sant’Angelo in Vado, Mercatello e Borgo Pace, ma se viaggiate un po’ nel web, ne potete trovare di simili in tutto il mondo.

Questo articolo non vuol certo sconvolgere i vostri pensieri o innescare un allarmismo di massa , ma vuole essere un input da cui partire e da cui iniziare a valutare seriamente cosa stà succedendo sotto i nostri occhi....spero vivamente che qualcuno riesca a contraddirmi o smentirmi con altre ipotesi relative all'argomento..

Notizie più approfondite e dettagliate le trovate su www.sciechimiche.org (da cui son stati presi dati per questo articolo) ma anche su youtube.com son presenti i video delle scie chimiche e delle trasmissioni televisive come Voyager e il canale satellitare Discovery Channel che sull'argomento hanno parlato per delle puntate.

open your eyes open your mind
(La prima foto è ripresa da altre fonti, le altre sono state scattate personalmente)

Tommaso e Alessandro

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PERCHE' CAPISCO IL DISAGIO
Post di Marchetti Alfiero del 03 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1059 volte)

1. “Quella macchina del servizio pubblico che la mattina veniva a prelevarlo”
TESTIMONIANZA DI ALFIERO MARCHETTI

E’ in fondo la mia riconoscente introduzione ad un tema che mi coinvolge, che mi fa ancora soffrire, che quasi mi invita a piangere. Ho ancora fisso nel cuore l’amore che ho ricevuto, fatto di sacrifici, di rinunce, di solitudine. Sento però ancora nel contempo la gioia della condivisione, il rispetto per chi decide di farti nascere e di sostenerti, la gratitudine per chi antepone alla propria vita quella dei problemi figli. La mia esperienza e quella dei miei fratelli è comune a tanti altri figli di emigrati nel nostro paese ed è per questo che voglio raccontarla. Quella condizione mi ha comunque reso forte e altruista e per questo ne sono grato ai miei genitori Adriano e Tonina che ho visto tante volte piangere sia per la gioia del ritrovarsi che per la tristezza di doversi lasciare, ma che ho anche conosciuto come persone determinate a rispettare fino in fondo i doveri che con il loro matrimonio avevano deciso di condividere, primo fra tutti una sana educazione dei figli consentendo loro qualche opportunità in più. Oggi, da quando la lunghissima esperienza dell’emigrazione di mio padre all’estero per oggettivi motivi di lavoro si è conclusa, il solo vederli sereni ed uniti a casa loro mi appaga, assai più che tante altre cose di cui tante volte insensatamente si va alla ricerca in questo strano mondo.

“Sono anch’io figlio di genitori che per cambiare la propria condizione economica e per garantirne una migliore della loro ai figli, hanno deciso consensualmente, da giovani, di tentare la carta della emigrazione in Svizzera. Mio padre all’estero, mia madre in Italia con tre figli. Mio padre partì nel 1959 quando io nacqui e tornò in Italia definitivamente quando io avevo trentaquattro anni, nel 1993. Ricordo come fosse oggi la gioia in famiglia quando due volte l’anno a Natale e a Ferragosto tornava, ma ricordo anche la rassegnata tristezza che aleggiava in casa già una settimana prima della data di partenza. Ricordo fino a 18 anni quella macchina del servizio pubblico che la mattina presto veniva a prelevarlo sotto casa ed ho fisse negli occhi le immagini delle tante valigie e sento ancora il sibilare di quel treno che si allontanava da Pesaro lasciandomi sul marciapiede della stazione, quando da maggiorenne avevo sempre la possibilità di accompagnarlo. Ho in mente, nitida come il cielo azzurro d’estate, l’immagine delle baracche dove abitava in Svizzera assieme a tanti altri colleghi di lavoro. Ancora oggi non mi sfugge nessun particolare, dalla cucina dove quando era possibile mangiavano insieme o preparavano le gavette, alle camere dove dormivano assieme e studiavano la sera la lingua, già quella lingua che non conoscevano, come del resto conoscevano poco anche l’italiano, data la loro povera condizione. La loro era una condizione difficile, segnata da ogni genere di timori e di paure, ma nel contempo estremamente dignitosa e consapevole. Perché racconto la mia storia? Solo perché sono consapevole che l’atteggiamento tenuto oggi nei confronti degli immigrati dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana mi sembra assurdo, fuori da ogni logica. Uno straniero senza lavoro e in condizioni di estrema povertà nel proprio paese di origine che decide di tentare l’avventura nei paesi “ricchi” lo fa perché ha già di per se una apertura mentale diversa dagli altri, perché è più maturo, perché vuole migliorarsi, perché è attratto da un mondo diverso, senza dubbio con condizioni di vita migliori delle sue. Non credo che per risolvere questo problema sia necessario fare tante leggi, credo invece che sarebbe sufficiente rifarsi alle nostre esperienze. Allora ritroveremmo l’inderogabile necessità di un contratto di lavoro per avere il permesso di soggiorno e di essere sottoposti ad una accurata visita medica; ritroveremmo il senso di assoluto rispetto indispensabile verso le regole che disciplinano il paese che ti ospita; ritroveremmo la necessità di avere una abitazione dignitosa a disposizione; ritroveremmo la capacità di integrarsi, di entrare a far parte di una società. Ritroveremmo anche la consapevolezza dei paesi di immigrazione della necessità inderogabile di avere mano d’opera per tanti lavori ormai messi nel dimenticatoio dai nostri concittadini (operai per lavori umili in fabbrica, badanti, camerieri, minatori, braccianti). Mercatello ad esempio è uno dei tanti paesi della nostra provincia ad aver vissuto massicciamente negli anni 50 il fenomeno dell’emigrazione in Svizzera e prima in America. Tra il 1950 e il 1970 Mercatello ebbe un saldo migratorio negativo di 1263 persone e soltanto nel 1965 da Mercatello emigrarono in Svizzera 264 persone. Dai censimenti, risulta che la popolazione presente nel Comune passò dalle 2841 persone del 1951 alle 1589 del 1981. Oggi, esaurito questo ciclo, sono gli stranieri che vengono da noi. E’ un grande passo, che dovrebbe riportare alla nostra memoria le esperienze passate e aiutarci a risolvere i problemi di oggi. Il popolo Svizzero inizialmente di certo non vedeva di buon occhio gli stranieri. Quell’intruso straniero che veniva dal Sud, a volte chiassoso e goffo, con lo spago intorno alla valigia e il viso segnato dalla fatica e dalla malinconia non era gradito. Andava là in cerca di fortuna, con tutti gli inconvenienti e le umiliazioni che una lingua straniera poco conosciuta porta. L’emigrante sognava di poter ritornare dopo pochi anni al suo paese di origine. Lasciava al paese, come fece mio padre con mia madre, la propria sposa, i figli, i genitori spesso anziani che frequentemente non conoscevano neppure l’esistenza di quella Svizzera, né dove fosse. Quando i figli diventavano adolescenti o grandi e potevano quindi essere lasciati soli, venivano raggiunti periodicamente dalle mogli che portavano a vivere con loro anche in piccole stanzette con servizi comuni con altri, nelle baracche di legno, in mezzo a tanti disagi. Lavoravano e mettevano da parte con l’obiettivo di comprarsi un pezzo di terra e una casa al loro paese. E per tutti loro, o quasi, quel sogno si avverò. Mercatello si sviluppò urbanisticamente soprattutto grazie a loro e alla loro forza di volontà. Oggi, quelle valigie sono quasi un ricordo. Coloro che hanno legami forti in paese sono tutti tornati, gli altri, purtroppo per noi, hanno saputo integrarsi e vivono con i loro figli all’estero non più da emigranti, ma da cittadini del mondo e godono rispetto e considerazione. Oggi si comunica via internet, col telefonino, non si scrive più ed anche la voce comincia ad essere superata. Non si riconoscono più i toni, non si ha forte l’esigenza di sentirsi, di amarsi con le parole. Una volta tutto era diverso. Inizialmente non c’era modo di comunicare se non per lettera e le lettere impiegavano tanto ad arrivare; non esisteva il telefono a casa e si era costretti ad andare ogni due o tre settimane presso il posto di telefono pubblico ad aspettare la chiamata dall’estero attraverso il centralino. Ricordo mio padre quando tornava col suo carico e l’entusiasmo di noi bambini per i regali che ci portava. Si attendeva tutti con rispetto che lui sciogliesse le cinghie e si apprestasse a farci vedere cosa contenevano le sue valigie. Un pensiero importante per tutti non mancava mai e c’era sempre tanto cioccolato che poi mia madre ci somministrava quotidianamente a piccole dosi per fare in modo che non finisse subito. Il vivere questa condizione, con i miei genitori sempre tanto uniti ma separati dalle vicende della vita, costituì sempre per me nella maturità un grande peso nel cuore, al punto che quando il 19 dicembre 2003 andai da solo a Losanna per riportarlo a casa definitivamente, nel momento in cui attraversai il confine tra la Svizzera e l’Italia, mi sentii liberato, potendo godere di un senso assoluto di libertà e di serenità mai provato prima. Avevo però 34 anni e una moglie e due figli e da tempo ero in grado di capire cosa significasse per una vera famiglia come la mia stare fisicamente lontani 800 chilometri e vicinissimi col pensiero e col cuore. Poco lontano dalle baracche dove viveva mio padre a Malley e dove soggiornai per qualche periodo anch’io, c’era un ponte ferroviario dove la notte si sentivano passare tanti treni. Come l’orologio del nostro campanile, prima disturbava poi faceva compagnia, ma nella mia mente ogni volta che lo sentivo mentre ero a letto, e non l’ho mai detto a nessuno, il pensiero tornava alle partenze del treno che portava via mio padre da Pesaro e, mi rendeva, pur bambino, particolarmente triste. Si capirà che ancora oggi penso a questo lungo periodo della mia vita, con un peso nel cuore, ma anche con grande amore e riconoscenza. Io, nella mia debolezza, certamente non sarei capace di impormi privazioni così importanti in nome di ideali forti e me ne rammarico, anche se l’attaccamento che ho oggi per la mia famiglia è una grande eredità che mi hanno lasciato i miei genitori. Quando in nome dell’amore si sa essere incredibilmente altruisti, come sono riusciti a esserlo in tanti nel nostro paese, significa che il senso del dovere e della condivisione consentono di far superare ogni ostacolo. Credo quindi che anche coloro che oggi da lontano si avvicinano a noi vivano le stesse difficoltà e gli stessi sentimenti ed è quindi giusto aiutarli privandoci anche di qualcosa per darla a loro, che certamente ne hanno più bisogno.

ALFIERO MARCHETTI
ringraziando Lucarini per aver aperto l'argomento.

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Com’era verde la mia valle (anche razzista?).
Post di Giuseppe Lucarini del 01 novembre 2008 in analisi socio-economiche (Sfogliato 1169 volte)

Come al solito pongo un quesito, senza la pretesa di dare risposte, ma solo come pretesto per aprire una discussione. Com’è noto il territorio dell’alta val metauro è fra i primi della provincia per la percentuale di immigrati.

Urbania è stato uno dei primi comuni ad averne conosciuto l’arrivo. All’inizio degli anni 90 grandi iniziative di accoglienza. Poi sono bastati un po’ di manifesti e sono nati i discorsi di sempre: chi li ha fatti venire?, A chi portano via il lavoro? Quanti soldi prendono dal Comune? Chi controlla le case? , Devono seguire le nostre regole!!! La piazza è occupata dagli immigrati ecc. ecc.

Poi il fenomeno si è esteso a tutta la valle del Metauro, a Borgopace, a Mercatello ed infine a Fermignano dove ora c'è la comunità più numerosa. In tutti i luoghi presumo gli stessi discorsi. A S.Angelo i cinesi: che fine hanno fatto i gatti?! Prima o poi prendono il controllo dell’economia! Non ci sono controlli!.

Poi addirittura un sindaco leghista. Quando ha riferito al giornale di aver incontrato i capi delle comunità straniere mi ha fatto sorridere. Quante volte l’ho fatto senza dire nulla a nessuno. Ma lui aveva bisogno di dirlo per tranquilizzare il suo elettorato !!!

Ho vissuto sulla mia pelle, come tutti gli amministratori, la nascita del pregiudizio. Ed ho tentato di prendere alcune iniziative. Fra queste una, almeno credo, molto interessante. Un libretto costruito con le storie degli immigrati e del loro paese d’origine e di due emigrati di Urbania in Belgio e Germania, per metterli a confronto.

Sono storie umane: di solidarietà e pregiudizio. E sono storie uguali. Pregiudizi verso gli italiani e pregiudizi degli italiani. Ricordo una mia amica che mi raccontava come dopo il suo passaggio a volte gli svizzeri sputassero per terra, con evidente disprezzo.

Ho scelto uno dei racconti anonimi di una immigrata. Oggi forse non lo scriverebbe più. Dimostra come il razzismo a volte è qualcosa di sottile, magari inconsapevole, che però può ferire più profondamente di quanto appaia. Si supera solo cercandosi di mettersi nei panni dell’altra persona, nel suo percorso e nelle sue difficoltà.

… Anche le mamme delle compagne di scuola di mia figlia … non ho confidenza con loro, nessuna mi ha mai avvicinata per fare amicizia … Gli dici un ciao ed è già troppo se ti rispondono ….

… una volta sono andata ad una riunione di classe, sono rimasta più di un’ora da sola sulle scale ad aspettare il colloquio con la maestra. Loro erano in gruppo, parlavano, ridevano, io ero li vicino e nessuno mi ha rivolto la parola. Sapevano chi ero, se almeno mi avessero detto una parola …. ,mi veniva da piangere, mi sono sentita così in basso che a pensarci mi fa scendere le lacrime ancora adesso. Anche andando via nessuna mi ha salutata … neanche ciao! e pensare che loro erano le mamme delle amiche di mia figlia, immagina gli altri.

Quando sono tornata a casa , quella sera, l’ho detto anche a mio marito: “guarda come siamo qua …. Non ci vuole bene nessuno, non ci considerano neanche”. Quel giorno non mi hanno nemmeno guardato in faccia ….non ero neanche sporca, vestita male …. Niente, eppure era come se non esistessi … Forse è una questione di educazione, non hanno sentimenti ….Sembra che si sentano superiori, invece siamo tutti uguali,in fin dei conti, io lavoro come loro, vivo allo stesso modo e nello stesso posto….

Naturalmente ci sono altri racconti che parlano bene degli italiani. Ma ho citato questo perché è più vero, più sincero ed anche perché ci aiuta a ragionare anche sui nostri limiti e su cosa si può o si deve fare.

E poi sinceramente!! Un blog a mio parere deve aiutarci a ragionare su temi difficili, anche se ci imbarazzano. O no???

Il titolo della pubblicazione è “Volevo vedere cosa luccicava all’orizzonte”. Storie di vita di immigrati e di emigranti di Urbania. Fa parte del progetto la Valigia dell’emigrante ed è stato pubblicato nel 2004. Forse riuscite ancora a trovarlo.

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Bellissima notizia.
Appena possibile porterò Elena e Massimo. ...
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Ti aspettiamo.... ...
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Commento di Anonimo del 20/05/2013 8.25.13
..solita riunione dove la CNA si loda e si riLODA di quello che fa!!!..
MA POI COSA FA??????? ...
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Commento di Peppe Dini del 19/05/2013 7.42.19
Sono appena rientrato da una 3 gg a S:Martino con due mie classi seconde. A seguito del post, la Com.Mont. e la provincia hanno pensato alla sedazion ...
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Commento di Richez del 18/05/2013 8.53.46
La tua TAVOLA ha preso un indirizzo errato.
Quello corretto è questo:
http://www.comune.sant-angelo-in-vado.ps.it/fileadmin/grpmnt/5532/TAVOLA_2.pdf

Con ...
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Commento di T. Gentili del 16/05/2013 21.08.32
Noi in comune facemmo un'interrogazione a riguardo. Il sindaco ci rispose che quel tipo di prodotto non è pericoloso per l'uomo e che ha una durata di 6 ore dall'applicazione sull'erba. In poche parole se ...
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