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Sei qui: Home BLOG / Risultati ricerca "casa"Interpellanza n°18 impianto termosolare presso la casa di riposoPost di Cacciamani del 01 maggio 2010 in energia (Sfogliato 449 volte)AL SIG.SINDACO DEL COMUNE DI SANT’ANGELO IN VADO
Interpellanza n° 18
OGGETTO: Impianto termosolare presso la casa di riposo.
Premesso che:
1. da anni l’impianto termosolare esistente per la produzione di acqua calda sanitaria, non è funzionante come dovrebbe a causa della carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché per i raggiunti limiti di durata tecnologica.
2. da calcoli progettuali e simulazioni monetarie si evidenzia l’assoluta convenienza economica di interventi di ripristino funzionale dell’impianto, tra cui la sostituzione totale di tutte le parti che lo compongono.
chiediamo pertanto:
1. di valutare attentamente la questione e di portare a concreta attuazione le Vs. intenzione, più volte manifestate, mirate al risparmio energetico.
Sant’angelo in Vado, 29/04/2010 Il Gruppo Consiliare di Minoranza
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Attuazione del PIANO CASA ad Urbino - Incontro con Carlo GiovanniniPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 09 febbraio 2010 in informazioni utili (Sfogliato 384 volte)
Sono tante le domande che stanno pervenendo ai Comuni della provincia da parte di cittadini e tecnici in ordine al Piano casa e agli interventi ad esso connessi con particolare riferimento alla possibilità di aumentare la superficie abitativa degli immobili del 20%. In base ad un mini sondaggio effettuato dalla CNA, i Comuni che hanno ricevuto in percentuale il maggior numero di richieste sono quelli della costa ed in particolare Pesaro, Fano, Marotta-Mondolfo e Gabicce.
Numerose le richieste anche a Fossombrone, Cagli e Urbania. Si tratta in particolare di richieste dei cittadini che chiedono quali interventi poter effettuare nelle proprie abitazioni e di tecnici relativamente all'applicazione dei regolamenti.
Secondo una stima della CNA, in provincia di Pesaro e Urbino, entro la primavera-inizio estate, potrebbero aprire almeno 1.600 cantieri per un totale di interventi pari ad oltre 50milioni di euro. Una bella iniezione di ossigeno per il sistema delle imprese del comparto edilizia ed impiantistica della provincia. Grazie
infatti all'approvazione del Piano Casa sarà dato il via ad una serie di interventi di ampliamento, straordinaria manutenzione, demolizione e ricostruzione sia di edifici civili ma anche di edifici non residenziali.
Le stime fatte dall'Unione costruzioni della CNA di Pesaro e Urbino, riguardano un territorio sul quale insistono almeno 200mila abitazioni di cui oltre la metà costruite prima degli anni Sessanta. Considerando che le imprese del settore sono oltre 6mila, i calcoli della CNA riguardano gli interventi che il Piano casa potrà mettere in moto ed in particolare quelli relativi alla demolizione, ampliamento e ricostruzione di unità abitative e non pari ad una media di 25-30mila euro a lavoro.
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ADESSO POSSO TORNARE A CASA?. Quell'insostenibile leggerezza dell'imputato di Cristiano GattiPost di Giuseppe Lucarini del 11 dicembre 2009 in Attualità (Sfogliato 333 volte)
E' un articolo dell'anno scorso.
Molto bello a mio parere.
"posso tornare a casa" E' una frase più volte pronunciata in diversi procedimenti, dai ragazzi accusati di delitti efferati. Sollecito, Amanda, i ragazzi dell'omicidio Cultraro ecc.
Che fa il paio con le reazioni stupite alle condanne di questi giorni. Nessuno che riconosca di aver commesso il fatto. Nessuno che si penta davvero. O che capisca la gravità di quello che ha commesso, del dolore che ha provocato. Addirittura gli americani che vogliono vederci chiaro nel processo. C'è spazio per molte riflessioni.
Quell’insostenibile leggerezza dell’imputato: «Torno a casa?»
di Cristiano Gatti.
In aula, l’altra sera. Non ha chiamato la mamma, ma poco c’è mancato. Come un neonato smarrito e inerme, l’ingegnere Raffaele Sollecito ha ascoltato le decisioni del giudice ed è caduto nel panico più infantile. Neanche l’avessero brutalmente svegliato con un elettrochoc. Dopo un anno esatto di palcoscenico, dopo tante recite al limite del divismo, l’imputato è uscito dalla sua ovattata catalessi e improvvisamente ha compreso. Forse, soltanto in quel preciso momento, mentre la legge lo rinviava a un prossimo processo, con la prospettiva di una condanna pesante e di una seconda vita in carcere, solo allora ha compiutamente realizzato il senso del proprio destino.Come un bimbo, è riuscito semplicemente a lanciare un’accorata e puerile richiesta: «Ma quando posso tornare a casa?».
E come no: finisce il gioco e si torna a casa. Perché mai bisogna farla tanto lunga? Che cosa vogliono, tutti quanti, da me? È la stessa, incredula, stizzita reazione di tanti altri attori protagonisti negli ultimi fatti di sangue italiani. Anche i minorenni che in Sicilia hanno confessato di aver stuprato l’amichetta e di averla buttata nel pozzo, tempo fa: uguali a Sollecito. Giudice, ho detto tutto, la storia è finita, com’è che non mi fa tornare ai fatti miei? Così, ancora, i ragazzi tanto perbene che hanno pestato il signore cinese a Roma: quante storie, abbiamo chiarito, si può tornare a casa?
Firmano crudeltà spaventose, ma alla fine del film si aspettano di alzarsi dalla poltrona e di rincasare tranquillamente, riprendendo le normali occupazioni che un fastidioso accidente ha bruscamente interrotto. Quando si rendono conto che non funziona esattamente così, che per quanto sciatta e svilita la società impone comunque qualche regola fondamentale, a quel punto trasecolano. Ma come, non posso tornare a casa?
Non ci sono eufemismi e giri di parole: per quanto comune e ricorrente stia diventando questo atteggiamento, continua a restare agghiacciante. La prassi recente non può impedirci di riconoscere in queste scene, in queste reazioni, in questo vuoto, qualcosa di inquietante. Psichiatri e criminologi hanno un bel dire. Probabilmente hanno spiegazioni perfettamente logiche. Ma resta in tutta la sua opprimente gravità una domanda irrisolta: questi ragazzi conoscono il concetto di responsabilità? Se lo conoscono, l’hanno ancora ben chiaro?
Vedendoli all’opera, in queste storiacce truculente e disumane, danno la chiara sensazione di esserne estranei. Un’amica viene uccisa in casa sua, a Perugia, nel modo più spietato, più gratuito, più perverso, ma Amanda e il suo Raffaele sembrano coinvolti solo per dovere d’ufficio, come dovessero sbrigare noiose formalità. Va bene, la giustizia faccia il suo corso, però vediamo di sbrigarci in fretta, perché abbiamo altro cui pensare. Dobbiamo tornare a casa. Che ci sia una vita stroncata a quel modo, che loro siano i maggiori indiziati di averla stroncata a quel modo, non sembra toccarli molto. Per spezzare l’attesa, per rompere la noia, Amanda civetta dal carcere con i suoi calorosi spasimanti (pure quelli, una sensibilità divina), mentre Raffaele mette alla frusta il papà perché lo tiri fuori velocemente da questa scocciatura, così da riprendere la sua futuribile e luminosa carriera. Della cornice di questo quadro cupo e macabro, a base di alcol e cocaina, notti svalvolate e sesso estremo, non hanno alcuna voglia di rispondere. Quella è la normalità. Poi è morta Meredith, e va bene. Qualcuno l’avrà uccisa. E va bene. Ma adesso possiamo tornare a casa? Quanto deve durare, ancora, questa rottura delle inchieste e dei processi?
È evidente: siamo ai confini della realtà. Questi giovani imputati si muovono senza coscienza di sé e dei gesti compiuti. Mentre noi, meno giovani, cresciuti a schiaffoni e sensi di colpa, oltrepassiamo il limite di velocità in autostrada già angosciati all’idea di quel che ci può capitare, questi nostri successori sguazzano nel sangue, rimuovono cadaveri, occultano prove, lavano coltelli quasi ripetessero operazioni di routine.
Forse però siamo al punto. Forse il problema è che fondamentalmente quei gesti sono davvero la loro routine. Li hanno visti e rivisti migliaia di volte, sin dalle più tenere età, dentro le realtà virtuali dei tanti schermi che si sono sempre trovati in camera. Affondare un coltello in un corpo umano è da troppo tempo un’azione domestica, abituale, ripetitiva, facile, comune, nelle nostre case. È un attimo, dopo un così lungo e serrato lavaggio del cervello, perdere la coscienza di quanto invece sia grave, blasfemo, irrimediabile giocare macabramente con la vita umana. Succede che anche il delitto vero, con l’amica stuprata e gettata in fondo al pozzo, con la compagna di studi umiliata e assassinata durante un gioco alcolico, alla fine non faccia molta differenza rispetto ai tanti vissuti da spettatore. La differenza c’è, abissale e assoluta, ma riesce difficile coglierla. Si diventa apatici spettatori di se stessi. Del proprio abominio. Della propria fine. Come dal di fuori, come davanti ad uno schermo, nasce spontanea la domanda leggera: adesso che sfilano i titoli di coda, posso tornare a casa?.
No, ingegner Sollecito. No, picciotti di Sicilia. No, bulletti di Roma. Non si torna subito a casa.
Purtroppo, le vostre sanguinose fiction non finiscono qui. Stavolta è un film strano: bisogna risponderne. Meglio farsene una ragione, meglio cominciare a ragionarci sopra. E chissà che prima o poi, in un giorno qualunque, tra le vostre stupite reazioni possa riaffiorare persino quel sentimento ignoto che si chiama pietà.
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IL CONSIGLIO COMUNALE DI URBANIA APPROVA IL PIANO CASA. Post di Giuseppe Lucarini del 27 novembre 2009 in burocrazia (Sfogliato 473 volte)Giovedì c.m. il Consiglio comunale di Urbania ha deciso i criteri di applicazione del cosidetto PIANO CASA.
Entro 45 giorni dall'entrata in vigore della legge regionale n. 22, dell’8 ottobre 2009, con la quale si attuava 'intesa del 1° aprile 2009 tra Stato, Regioni ed Enti locali con l'obiettivo di fronteggiare la crisi economica in atto mediante il sostegno diretto dell'attività edilizia, i Comuni potevano limitarne l'applicabilità in relazione a determinati immobili o zone del proprio territorio per motivazioni dovute alla saturazione edificatoria o ad altre valutazioni di carattere urbanistico o paesaggistico o ambientale.
Il Comune di Urbania ha ritenuto di esludere l'applicazione oltre che nel centro storico, anche alla zona di via Nardi caratterizzata dalla presenza di tre edifici di notevole valore storico-architettonico in stile Liberty. Ha ritenuto anche di consentire l’attuazione degli interventi in deroga a tutti i parametri urbanistico-edilizi degli strumenti urbanistici generali ed attuativi, precisando che, qualora la deroga dalle distanze dai confini vada oltre i mt. 5 occorrerà produrre, nel caso il lotto contiguo abbia capacità edificatoria, assenso della proprietà confinante.
Le domande relative agli interventi della legge devono essere presentate al Comune entro i successivi diciotto mesi.
INDIRIZZI GENERALI DELLA LEGGE
La legge prevede la possibilità di ampliare la volumetria o di demolire anche integralmente gli edifici esistenti ampliandone il volume ricostruito in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi.
Gli interventi possono riguardare sia edifici residenziali che non residenziali; in alcuni casi è previsto il mutamento della destinazione d'uso degli edifici non residenziali non più utilizzati per attività produttive.
In ogni caso l'ampliamento degli edifici deve comportare il miglioramento del rendimento energetico, mentre con la demolizione e ricostruzione è necessario conseguire una maggiore sicurezza antisismica e un maggior grado di sostenibilità energetico – ambientale.
Gli interventi previsti dalla legge non possono essere applicati in alcuni casi ben definiti, tra cui nei centri storici, nelle aree a tutela integrale, negli edifici anche parzialmente abusivi non condonati.
Comune di Urbania
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Una Rotonda sulla Casa di RiposoPost di Peppe Dini del 10 luglio 2009 in Attualità (Sfogliato 542 volte)Il comitato dei cittadini per la tutela dei famigliari anziani ospiti della casa di riposo di Sant'Angelo in Vado, si è riunito giovedi sera per mettera a punto le strategie di intervento.
Per meglio far capire a tutti i lettori il contendere della faccenda, mi permetto di inserire alcune delle slide proiettate la sera della assemblea.

La mappa completa permette la visione di tutta l'area compresa la strada e la rotonda. Va detto che in base al DPR 142/2004 sui problemi acustici dati dalle strade di nuova realizzazione, presso i siti sensibili, quali ospedali, scuole, case di riposo, dovranno essere effettuate solo se hanno bassi valori di rumore, cosa che certamente non avverrà, visto il traffico prospettato (si è parlato di portarci anche la stazione degli autobus).
Inoltre la variante al PRG ha giustificato un aumento di cubatura di circa 900 metri cubi, che ha permesso la costruzione fino ai confini, col conseguente uso del giardino della casa di riposo, per la realizzazione della rotonda.

A nostro avviso soluzioni alternative ci sono; sono le vie che vanno verso le Ghibelline che possono essere ampliate, non vi sono sotto reperti archeologici di sorta, possono essere usate a senso unico e permettere così un facile ingresso e uscita.

Per questo il comitato ha chiesto la realizzazione di una riunione pubblica/conferenza dei servizi, dove oltre al committente e gli uffici preposti, potranno accedere i cittadini interessati cui la relaizzazione porterà un pregiudizio e le associazioni e comitati portatori di interessi diffusi, i quali potranno così portare le loro osservazioni. Dato che il piano particolareggiato delle Opere Pubbliche, strada e rotonda, per la quale fra l'altro sarà necessario abbattere piante protette, non è stato presentato, è su quello che verteranno le nostre osservazioni.
Per il comitato Peppe Dini
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Sant'Angelo in Vado. L'opposizione chiede la sospensione dei lavori della strada adiacente casa di riposoPost di Giovanni Gostoli del 17 giugno 2009 in Politica (Sfogliato 1599 volte)Protocollata in Comune, martedì 16 giugno 2009
Spett.le Sindaco del Comune di Sant’Angelo in Vado, Settimio Bravi
e p.c. assessore Servizi Sociali
e p.c. assessore urbanistica e lavori pubblici
Nell’attesa della costituzione del nuovo consiglio del comune di Sant’Angelo in Vado e in virtù delle elezioni amministrative svoltesi in data 6 e 7 giugno del corrente anno che tra l’altro ci hanno portato ad avere un nuovo presidente della provincia,
Con la presente il sottoscritto Stefano Parri, in qualità di candidato sindaco alle elezioni comunali del 6 e 7 giugno nonché in qualità di neoconsigliere di minoranza eletto nelle suddette elezioni amministrative,
c h i e d e
la sospensione temporanea dei lavori relativi al completamento della strada adiacente alla casa di riposo (rotatoria che di fatto occuperà metà area verde pubblica) al fine di valutare e discutere insieme (maggioranza, minoranza, provincia e società costruttrice), la possibilità di perseguire soluzioni alternative che non privino gli ospiti della casa di riposo del verde pubblico attualmente a disposizione degli stessi e che inoltre consenta all’impresa costruttrice del complesso adiacente alla casa di riposo di completare l’opera in un clima di serenità sociale.
Certo di un Vostro favorevole accoglimento della richiesta, si porgono i più cordiali saluti.
Stefano Parri
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La Casa di RiposoPost di Mirco Marchetti del 04 gennaio 2009 in eventi - iniziative (Sfogliato 605 volte) Le Case di Riposo, sono strutture socio-sanitario, di tipo residenziale. Da questo si evince che, se le parole hanno un senso, il sociale ed il sanitario, nel gioco di domanda ed offerta di un servizio adeguato, sono due istanze che si compenetrano sostenendosi a vicenda. Purtroppo e soprattutto per dei limiti a matrice sostanzialmente culturale, l'anzianità è vista come una sorta di malattia da curare e, per ciò stesso, una faccenda che attiene al medico, in sostanza, mentre tutte le pratiche a rilevanza sociale, assumono, se si parla di anziani, un aspetto di secondo ordine. Sappiamo bene che, non in tutti gli ambiti dell'umano vivere la cosa viene vista negli stessi termini. Ad esempio, nessuno si sogna di mettere vicino ad un bambino un qualsiasi operatore, poiché sappiamo benissimo che da esso si pretendono conoscenze e competenze specifiche. Vicino ad un anziano, mettiamo invece chiunque. Ecco allora che si sentono spesso affermazioni del tipo: "Quando l'anziano l'hai vestito, lavato, e medicato, hai fatto tutto ciò che si deve fare". Eppure se li si ascoltasse, si riuscirebbe a capire che nei loro personali bisogni subentra il rapporto empatico, la comprensione e, quindi, l'ascolto efficace. Con questi piccoli accorgimenti, fatti di conoscenze e competenze, ma pure di predisposizione a com-prendere le singole e particolari condizioni, la "struttura" inizia a divenire "casa". Nel tempo mi sono fatto convinto che è il sociale a dover dire e fare qualcosa in più, ad uscire più allo scoperto, ad essere capace di mostrare che anche una relazione ha una sua tangibilità ed una sua consistenza, perché, come ben sottolineava qualcuno: "E' reale tutto quel che produce conseguenze". Se produce conseguenze, pure un atto amorevole, ma anche un sogno, un sentimento provato, non son meno reali di una parete pitturata che, però, ha un impatto immediato sul cittadino ed ancor più, me lo si consenta, sull'elettore, poiché una parete pitturata attiene più all'apparire e meno all'essere e spesso non ci costringe ad indagare parti scomode di noi stessi poiché possono evitare un approfondimento. Noi che ci occupiamo di professioni d'aiuto, di "benessere immateriale", con queste considerazioni ci facciamo i conti tutti i giorni. Spesso tocca a noi il progettare movimenti, il favorire canali, il coinvogliare interesse anche dove parrebbe l'interesse non aver più luogo. Tocca a noi stimolare, provocare sentimenti che baipassano l'ipocrisia. L'anziano, non deve e non chiede neppure di esser visto con sguardo pietistico, non è, e non vuol essere considerato come un bambino, non ha, e non vuole gli si dia sempre ragione. E' una persona, unica ed irripetibile, con la sua storia, la sua grande esperienza e competenza di vita, con i suoi legami che, ovunque egli risieda mai si sognerà in alcun modo di troncare. Esso, quindi, va valutato nel suo essere "multidimensionale", in quanto persona fatta di un corpo e di una mente che, seppur compromessa o disorientata, riesce a cogliere sempre le sfumatore del nostro rapportarci a loro e, nei gesti e nelle manifestazioni, ci esprime sentimenti che vanno dall'aggressività all'euforia, dall'apatia al desiderio, dalla fissazione con fratture di un passato, collocabile e contestualizzabile, in una storia che han contribuito a costruire col sangue ed il sudore della fronte. In questo gioco, che vede cimentarsi l'aspetto strutturale con ciò che invece si vorrebbe casa, si giocano le azioni e le pratiche che si altalenano tra chi vorrebbe inasprire le misure di contenzioni e chi invece vorrebbe aprire a criteri più libertari per queste persone che, nell'oggi descrivono il nostro essere noi di domani.

In questo dicembre, la Casa di Riposo di Urbania, la "Piccini Naretti", ha visto tornare a far visita coloro i quali da anni oramai, fanno visita ai nostri anziani: mi riferisco ai "Babbo Natale a cavallo", associazione durantina, "l'Accademia della risata" di Urbino il due gennaio, nel segno dell'apparizione, si è materializzata l'Epifania con le Befane di Urbania, oltre le scuole, le varie associazioni di volontariati ed in primis voglio ricordare l'AVULSS. Gesti volenterosi e solidali che vanno incoraggiati, ma non basta, dobbiamo tutti far qualcosa in più, al fine di trasformare la struttura in una vera e propria casa.
Citando me stesso, in uno slancio di boriosa supponenza:
"Le Cose di una Casa. Che cosa devo mettere in una casa affinché sia meno cosa e più casa? Qual cosa? Una cosa che non ha casa nel pietismo, una casa che non ospita l'ipocrisia. L'umanità. In una casa, non è cosa l'eroismo, basta l'umanità."
Un abbraccio,
Mirco Marchetti
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