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Crisi, c’è anche chi prova a sfidarla - Nell’ex jeans valley nasce No trip for catsPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 24 gennaio 2010 in progetti (Sfogliato 576 volte)La storia di tre giovani imprenditori che affrontano la difficile congiuntura con il loro marchio di abbigliamento e scommettono su Urbania

Nell’annus horribilis per l’economia c’è anche chi ha il coraggio di investire e la voglia di crederci. E’ il caso di tre giovani imprenditori di Urbania che nel territorio che fu definito come la famosa “Jeans Valley” ora tentano di far decollare la propria attività. Già il nome è di per sé singolare. La No trip for cats, tradotto letteralmente “Non c’è trippa per gatti”, è un marchio di abbigliamento nato dall' idea dei tre imprenditori durantini (Enrico Carnevali 30 anni, Maurizio Arcangeli 41 e Dante Saudelli 30 anni) che, per sfuggire alla crisi si sono coraggiosamente gettati a capofitto in un settore tra quelli più in crisi della provincia: quello del tessile-abbigliamento.
Come? “Anzitutto - dicono Carnevali, Arcangeli e Saudelli - prendendo il toro per le corna e affrontando le difficoltà con gli investimenti necessari all’avvio dell’attività. Poi facendo un’attenta analisi di marketing; una sorta di campagna d’ascolto dove abbiamo parlato con tantissime persone chiedendo consigli ad esperti, imprenditori locali del settore, reti distributive, autorità, manager “
“In questi incontri - raccontano i tre imprenditori che hanno deciso di associarsi a CNA - abbiamo capito che questo settore è tra i più difficili e complessi e che le cose da fare sono molte. Alcuni ci hanno preso per matti perché la situazione economica locale e nazionale è a terra. Ma noi non molliamo ed anzi crediamo che un altro futuro sia possibile. Certo, se ci facciamo travolgere dagli eventi, se ci fermiamo tutti la situazione non migliorerà, anzi peggiorerà. Ricordiamo ancora oggi, anche perché non è passato poi così tanto tempo, quando Urbania era conosciuta come la Valle del jeans e come era fiorente questa zona. Sappiamo bene quanto è stato importante per tutte le famiglie di questo territorio avere un’attività così fiorente che ha fatto progredire tutti economicamente. Ora però vediamo che nessuno ci crede più; chi è riuscito a resistere ha paura e chi vorrebbe fare non lo fa perché troppo rischioso!”
“In questa zona - raccontano ancora i tre imprenditori - abbiamo tutto quello che ci serve per produrre abbigliamento: macchinari, esperienza, professionalità, competenze. Siamo uno dei pochi comuni che ha una scuola di moda con ragazzi che studiano per diventare qualcuno in questo campo”
E’ per questo che nasce “No trip for cats"non c'è trippa per gatti, modo di dire di chi non ha voglia di arrendersi. “La nostra idea è quella di usare tutti strumenti e risorse “urbaniesi” per poter dare ai nostri clienti una sicurezza di qualità al 100% garantendo che tutto venga fatto ad Urbania dalla progettazione, la confezione, al web, l'amministrazione, la distribuzione creando così un marchio di qualità ma di questo vi parleremo prossimamente”.
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La grave crisi economica nel pesarese: le previsioni ora confermate anche dai datiPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 05 gennaio 2010 in analisi socio-economiche (Sfogliato 602 volte)Secondo gli indicatori va peggio che nel resto delle province della regione. Numeri in rosso per ordinativi, esportazioni e accesso al credito
Continuano a chiudere imprese, le esportazioni crollano, diminuiscono ordinativi e posti di lavoro, aumentano le sofferenze delle imprese nei confronti del sistema bancario, cresce il ricorso alla cassa integrazione, cala la fiducia degli imprenditori nel futuro. Il quadro economico in provincia di Pesaro e Urbino relativo al secondo semestre 2009, considerato ormai da tutti gli analisti come l’anno più buio degli ultimi decenni, risulta caratterizzato da una forte negatività.
Le previsioni che la CNA di Pesaro e Urbino aveva ipotizzato già qualche mese fa si stanno purtroppo realizzando anche sulla scorta dei dati, non ancora definitivi, relativi al secondo semestre dell’anno e presentati nel corso della conferenza stampa di fine anno dell’associazione. Si diceva del mese di dicembre come punto più basso della crisi, dove solitamente si sommano le chiusure delle attività all’Albo delle imprese. Una sommatoria che spesso accomuna cessazioni naturali di attività, variazioni, e aziende che invece, a causa del perdurare della crisi, chiudono per difficoltà.
Quest’anno, dopo anni di continua crescita, il saldo tra mortalità e nascita di imprese è negativo, seppure in ragione di 78 imprese e comunque si delinea già ora come uno dei peggiori a livello regionale perché le cessazioni, per la prima volta, superano le iscrizioni. E non pare che questo inarrestabile trend negativo sia destinato a cambiare rotta, almeno nei primissimi mesi dell’anno. Del resto gli ordinativi continuano a stagnare se non addirittura a crollare compresi in una forbice che oscilla tra un 20 fino ad arrivare a punte del 50-60% in meno.
I settori della provincia più in difficoltà risultano essere quelli della meccanica, della nautica, dei mobili e arredamento, del tessile-abbigliamento, delle costruzioni e dei trasporti. Dati che del resto vengono confermati anche dalle esportazioni.
In provincia di Pesaro e Urbino, infatti la diminuzione delle esportazioni è ancora più marcata del dato regionale. Rispetto al 2008, nei primi tre trimestri del 2009 le esportazioni dei mobili sono calate del 32,8% e del 32,6% quelle dei prodotti in legno. Giù anche il dato relativo alla nautica (la seconda per importanza nelle esportazioni dopo i mobili) con un 13,7% in meno. Sorprendentemente negativo il dato sulla meccanica e sulle macchine per la formatura di metalli e altre macchine utensili (la terza voce per importanza tra le esportazioni pesaresi) con un pesantissimo -61,7%. Calano oltre la media anche le esportazioni di altre macchine di impiego generale (-32,8%) ed in generale tutta la manifattura pesarese. In affanno anche il settore del costruzioni dell’edilizia e dell’impiantistica che aspetta segnali di ripresa con l’attuazione del piano casa e con forti investimenti nel settore dell’energia verde.
In questo quadro piuttosto sconsolante, continuano ad aumentare i licenziamenti, il ricorso alla mobilità e agli ammortizzatori sociali. Le ore di cassa integrazione sono aumentate del 7-800% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Mentre il grado di difficoltà aumenta ancora di più per le piccole e piccolissime imprese che non possono fare ricorso agli ammortizzatori sociali.
Tutto questo mentre aumentano le insolvenze dei clienti e l’accesso al credito. Oltre il 61 per cento delle imprese con più di 10 addetti si trova infatti ad affrontare una o più situazioni di difficoltà. I problemi maggiormente segnalati sono l’insolvenza dei clienti (43,5%), le difficoltà di accesso al credito bancario (60,5%). Mentre il 39% delle imprese dichiara di avere problemi nella commercializzazione dei prodotti.
Questo il quadro poco edificante relativo al 2009. La CNA di Pesaro e Urbino, associazione che raggruppa oltre 6mila imprese nella provincia e prima organizzazione per numero di aziende aderenti, in questi mesi ha più volte sottolineato la gravità di questa situazione sottolineando come questa crisi, i cui effetti sono evidenti, non sia affatto conclusa. Certo non mancano dei segnali di ripresa, sparsi un po’ a macchia di leopardo, ma si tratta di piccoli e brevi sussulti in un quadro generale ancora fortemente negativo. Sbaglia chi guarda troppo pessimisticamente al futuro ma anche chi, irresponsabilmente, afferma che il peggio è alle spalle. In questa situazione occorre lavorare ed aumentare l’impegno in favore di una ripresa che sia caratterizzata da prospettive di lunga durata e da una maggiore programmazione. La CNA di Pesaro e Urbino ha da tempo suggerito alcune soluzioni anche a livello territoriale come ad esempio la creazione di liste comunali di imprese che possano lavorare ad appalti pubblici con importi inferiori ai 500mila euro, la costituzione di una rete di imprese specializzate in green economy ed energie alternative, la creazione di network tra imprese che lavorino nel campo dell’internazionalizzazione.
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Il Comune di Urbino aiuta le famiglie colpite dalla crisi economicaPost di Redazione del 09 novembre 2009 in AltroMetauro (Sfogliato 368 volte)Da ottobre la crisi economica sta colpendo anche il territorio comunale di Urbino. Il fenomeno interessa quella fascia di popolazione che lavora nelle fabbriche e nelle piccole aziende artigiane. Si tratta prevalentemente di residenti nelle frazioni, sia italiani che stranieri. Dalla fine dell’estate è stato un crescendo: prima sono giunte negli uffici comunali persone che chiedevano informazioni su contributi, agevolazioni e sostegni finanziari; poi si è passati alla disperazione di chi non ha più modo di pagare le bollette, comprare medicine, cibo e ha uno sfratto esecutivo. Oggi siamo alla situazione in cui ogni giorno le assistenti sociali del Comune ricevono 5-6 persone, ogni giorno persone diverse, che hanno in famiglia bambini e anziani e non sanno come fare ad andare avanti. E l’ondata non sembra fermarsi.
“Come Amministrazione cittadina -dice l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Maria Clara Muci- avevamo già firmato un ‘Protocollo Anticrisi’ con i sindacati, e ora stiamo fronteggiando l’emergenza. La situazione sta diventando grave, con famiglie che hanno perso fonti di reddito per via della cassa integrazione, della mobilità e dei licenziamenti”.
Finora la percezione della recessione sembrava stesse solo sfiorando Urbino, dove larga parte degli abitanti lavorano presso l’Università, gli Enti pubblici, nella Scuola e nel settore della sanità. Il reddito fisso di almeno un componente familiare aveva tenuto lontano gli effetti del crollo della produzione che coinvolgeva le imprese italiane, grandi e piccole. Per Urbino città, la situazione non è cambiata, ma non appena ci si allontana dal capoluogo è un’altra musica.
“Il Comune -spiega l’assessore Muci- si sta muovendo su più fronti. Una volta che c’è una segnalazione di difficoltà, vengono fatti gli accertamenti sulla reale situazione del reddito familiare, la composizione delle famiglie, la presenza di minori e anziani, e se la condizione di difficoltà viene confermata, si provvede a garantire farmaci e materiale sanitario, buoni per l’acquisto di alcuni prodotti nei supermercati e la consegna dei pasti confezionati dalla mensa comunale. Per gli stranieri, si sta dando un aiuto in modo che figli minori, madri e anziani possano tornare nel paese di origine, mentre il capofamiglia rimane sul posto nella speranza di trovare nuovamente lavoro. Altre iniziative sono in fase di elaborazione assieme alla CRI, alla Caritas, gli Scout e altre associazioni di volontariato, per l’assistenza, la consegna di generi alimentari, ecc. E’ importante agire in modo coordinato, per evitare la dispersione di energie”.
Nel frattempo sono stati già attivati o stanno per aprirsi bandi pubblici per vari contributi. Si è da poco concluso il bando per contributi sugli affitti delle abitazioni e sta per aprirsi il bando per contributi in favore delle famiglie. A livello di Ambito Territoriale n.4 (che comprende 9 comuni), è in fase di liquidazione il “Bonus economico” per bollette delle utenze domestiche, rette e trasporto scolastico. Mentre sta per essere proposto il bando che concede 200 euro mensili per un anno (con graduatoria e fino a esaurimento fondi) a chi provvede direttamente o tramite bandanti all’assistenza di anziani non autosufficienti.
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Imprese, contro la crisi subito.Post di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 24 luglio 2009 in analisi socio-economiche (Sfogliato 384 volte)Grande successo per la manifestazione organizzata dalle associazioni di categoria dell’artigianato, del commercio e della piccola impresa
PESARO - Grande partecipazione alla manifestazione unitaria contro la crisi indetta delle associazioni di categoria dell’artigianato, del commercio e della piccola impresa nella Sala del Consiglio provinciale. Nonostante l’assenza dei parlamentari (impegnati a Roma nella discussione sul Dpef), l’iniziativa ha visto una grande e sentita mobilitazione da parte degli imprenditori della provincia. Al termine dell’assemblea, che di fatto sancisce la creazione di un Coordinamento unitario provinciale delle associazioni contro la crisi che riunisce le organizzazioni CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casa Artigianato Metaurense, Api e Ali-Claai, è stato letto ed approvato un documento unitario nel quale si legge: “Visto il perdurare del grave stato di crisi che coinvolge direttamente anche il sistema economico e produttivo della provincia ed in particolare le imprese dell’artigianato e del commercio, nonché il rischio concreto che la situazione possa aggravarsi nel prossimo autunno; vista anche la situazione descritta dagli indicatori economici che denunciano cali negli ordinativi e nella produzione (dal 30 al 60-70%), in tutti i settori: dall’edilizia al mobile; dalla meccanica alla nautica; dal tessile-abbigliamento all’autotrasporto e di una riduzione 30-40% nel commercio e che, al momento purtroppo, non si intravedono segnali concreti di una ripresa dell’economia con la situazione che non accenna a sbloccarsi ed anzi a peggiorare - le associazioni di categoria della PMI, intendono manifestare la preoccupazione e il disagio delle imprese associate attraverso un primo momento di mobilitazione che serva ad inviare un segnale forte al mondo delle istituzioni locali, della politica, del credito e dell’economia in modo da poter dotarsi di strumenti e iniziative atte a fronteggiare la criticità dell’imminente fase compresa tra la conclusione dell’estate e l’inizio dell’autunno prossimo”.
Sul piano locale le PMI chiedono “una revisione urgente del Patto di stabilità e misure urgenti in ordine al cosiddetto Piano casa che deve poter essere varato in tempi stretti dalla Regione (massimo entro settembre) e che dovrà poi essere applicato celermente dai rispettivi Comuni. Sempre su questo fronte raccomandiamo agli Enti pubblici l’istituzione di una corsia preferenziale per le piccole imprese che dovranno essere favorite negli appalti pubblici attraverso la creazione di apposite liste di aziende del territorio per la partecipazione a gare nei lavori con importi inferiori ai 500mila euro”.
Per quanto riguarda il pagamento di lavori e/o forniture dagli enti pubblici alle imprese le associazioni chiedono che vengano concessi pagamenti entro 28 giorni. Le associazioni auspicano inoltre che si possa arrivare ad un reale funzionamento del fondo di contro garanzia stanziato dalla Regione Marche per le imprese, fondo che per gli attuali complessi meccanismi di applicazione risulta di difficile fruibilità. Le sigle dell’artigianato del commercio e della piccola impresa di Pesaro e Urbino, chiedono inoltre una forte riduzione della burocrazia a carico delle imprese ed una riduzione della spesa pubblica improduttiva. Secondo le associazioni delle PMI “è decisiva la questione del credito, ricomprendendo in essa il tema dell’avviso comune in materia di moratoria dei crediti, il problema della commissione di massimo scoperto e la rivisitazione dei parametri di Basilea 2 per temperarne gli effetti pro ciclici. In questa fase occorre che gli istituti di credito rispettino a livello locale gli impegni presi a vari livelli istituzionali e si organizzino per accelerare l’erogazione dei finanziamenti (concedendo linee di credito agevolato alle aziende che ne fanno richiesta). In questa situazione di grande difficoltà per le imprese ad ottenere finanziamenti , le associazioni considerano strategico il ruolo dei Confidi (regionali e delle Cooperative di garanzia), che va ulteriormente rafforzato”. Il documento firmato dalle associazioni contiene poi tutta una serie di indicazioni relative alle politiche fiscali. In primis “una revisione immediata degli studi di settore, al fine di dar conto reale degli effetti della crisi sull’andamento dei ricavi delle imprese. E poi una detassazione degli investimenti che andrebbero potenziate allo scopo di ampliare la gamma dei beni strumentali per l’attività dell’impresa; una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro per sostenere i consumi delle famiglie e per contrastare così la spirale pericolosa tra crisi di domanda e crescita della disoccupazione. Ed ancora la compensazione fiscale dei crediti vantati dalle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni, la rivisitazione delle tariffe INAIL alla luce degli andamenti delle diverse gestioni di settore. L’altro fondamentale capitolo sono le politiche per il lavoro: dalla verifica delle misure di rafforzamento degli ammortizzatori sociali al potenziamento dell’appena varato “premio per l’occupazione”. 
Su tutti questi fronti le associazioni chiedono un impegno reale da parte delle istituzioni locali, dei rappresentanti politici, degli istituti di credito.
CNA - Confartigianato Imprese- Confcommercio - Confesercenti
API - Casa Artigianato Metaurense - ALI-CLAAI
della provincia di Pesaro e Urbino
venerdì 24 luglio 2009
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Crisi e chiusure, a Pesaro gli imprenditori si mobilitano e manifestano il loro disagioPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 20 luglio 2009 in appuntamenti (Sfogliato 511 volte)Manifestazione unitaria giovedì 23 luglio di artigianato, commercio e piccole imprese
“E’ un messaggio che intendiamo mandare a Roma”
PESARO - Le associazioni di categoria dell’artigianato e del commercio e della piccola impresa della provincia di Pesaro e Urbino (CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casa Artigianato Metaurense, Ali-Claai), hanno indetto una manifestazione degli imprenditori per Giovedì 23 luglio, alle ore 20.30, nella Sala del Consiglio provinciale.
Gli imprenditori hanno deciso di mobilitarsi di fronte al perdurare del grave stato di crisi che coinvolge direttamente anche il sistema economico e produttivo della provincia e che ha portato in questi mesi alla chiusura di centinaia e centinaia di aziende in tutti i settori. Secondo le associazioni di categoria, inoltre, vi è il rischio concreto che la situazione possa aggravarsi ulteriormente di qui a settembre, dopo la chiusura per le ferie estive, con molte piccole imprese che non riapriranno i battenti.
Le associazioni di categoria della provincia hanno così deciso di mobilitarsi, invitando all’iniziativa del 23 anche parlamentari, istituzioni, partiti, direttori degli Istituti di credito, per richiamare l’attenzione su uno stato di crisi generalizzato nei settori dell’artigianato e del commercio della nostra provincia. Non vi è settore, se si fa eccezione per l’alimentare, che non sia stato toccato da questa crisi: mobile, meccanica, edilizia, nautica, autotrasporto, tessile-abbigliamento, manifattura.
Si tratta di una iniziativa straordinaria, la prima in Italia, che intende mobilitare il maggior numero di imprenditori e che raccoglie per la prima volta tutte le sigle senza alcuna distinzione. Per questo il Comitato organizzatore pensa che possa essere segnalata anche alle rispettive organizzazioni nazionali come esempio di mobilitazione per sollecitare il Governo ad assumere provvedimenti di politica economica che aiutino concretamente il sistema della piccola impresa, le istituzioni locali a favorire ed agevolare i lavori a favore delle piccole imprese, gli istituti di credito a modificare il loro atteggiamento nei confronti delle aziende.
“In una fase in cui si torna a parlare insistentemente di ripresa – scrive il Comitato organizzatore – ed in cui si cerca di minimizzare effetti e gravità di questa crisi, è importante che gli imprenditori facciano sentire la loro voce e che scendano in campo per manifestare le proprie ragioni fino ad ora oscurate dalla gran parte dei media nazionali. Per questa ragione puntiamo a fare dell’iniziativa del 23 luglio un momento di straordinaria mobilitazione che possa essere ascoltato fino a Roma”.
CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casa Artigianato Metaurense, Ali-Claai invitano pertanto gli imprenditori a partecipare all’iniziativa del 23 luglio.
CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti,
Casa Artigianato Metaurense, Ali-Claai della provincia di Pesaro e Urbino
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MARCHE, LA CRISI NON FERMA LE IMPRESE DEGLI EXTRACOMUNITARIPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 21 marzo 2009 in analisi socio-economiche (Sfogliato 564 volte)La crisi non ferma le nuove imprese gestite da extracomunitari. Lo scorso anno, nelle Marche, sono aumentate di 615 unità, passando da 7.059 a 7.674. Una corsa ad avviare attività in proprio meno impetuosa rispetto all’anno precedente ma comunque consistente. Soprattutto da parte di immigrati cinesi, marocchini e albanesi. Ma anche egiziani, tunisini, senegalesi, del Bangladesh e dei Paesi balcanici.
“La nascita di nuove imprese è sempre un fatto positivo, soprattutto se ad avviare attività imprenditoriali sono immigrati regolari, desiderosi di una piena integrazione. Tuttavia occorre analizzare il fenomeno attentamente perché in molti casi si tratta di attività marginali e precarie, soprattutto nei settori delle costruzioni, del commercio e della moda, che sono quelle con il maggior numero di imprese extracomunitarie”.
Nella nostra regione gli imprenditori extracomunitari sono il 7,2 per cento del totale mentre nel 2007 erano il 6,6 per cento. Il maggior numero di queste attività si trova nella provincia di Macerata dove sono attive 2.146 aziende di immigrati (+151 rispetto all’anno precedente).
Seguono Pesaro Urbino con 1.903 imprese (+90), Ascoli Piceno con 1.883 titolari d’azienda stranieri (+188) e Ancona con 1.787 (+186).
Per oltre un terzo si tratta di imprese commerciali (2.783) e per un altro terzo di aziende edili (2.439) mentre le imprese manifatturiere sono 1.358. Le imprese rimanenti si dividono tra agricoltura (200), trasporti (261), attività immobiliari (220, servizi (147) e alberghi e ristoranti (140). A crescere nel 2008 sono state soprattutto le imprese di costruzioni (+203) per lo più attività individuali di muratori o imbianchini.
Spesso lavoratori dipendenti che si sono messi in proprio dopo aver perso il lavoro a causa della crisi. Consistente anche il numero di nuove imprese nei comparti manifatturieri (+168) e del commercio (+165).
Le Marche si piazzano all’ottavo posto fra le regioni italiane come percentuale di imprenditori extracomunitari sul totale. Al primo posto si colloca la Toscana con l’11,4 per cento, grazie soprattutto al tessile pratese. Segue la Lombardia con il 10,2 per cento ed una nutrita colonia di imprese commerciali cinesi. Precedono le Marche anche l’Emilia Romagna (9,5%), il Friuli (8,8%), il Veneto (7,8%) e il Lazio (7,6%).
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UN TAVOLO SULLA CRISIPost di Giuseppe Lucarini del 12 febbraio 2009 in entroterra (Sfogliato 465 volte)Un tavolo sulla crisi nel territorio dell’Alta valle del Metauro. Che metta insieme istituzioni, sindacati e organizzazioni delle imprese, e tutti quelli che vogliono partecipare.
Lo scopo è monitorare costantemente la crisi. Ed anche attivare tutto quanto è possibile per cercare di correggerne gli effetti. Anche i più piccoli. Ma anche prepararci alla fase successiva.
Ho fatto un giro di imprese e consulenti in questi giorni, anche in corrispondenza al convegno della CNA. Il quadro che emerge purtroppo non è positivo e non perché non c’è voglia di lottare o scoramento. Perché le difficoltà sono reali. Nel tessile abbigliamento, ed anche in settori qualche anno fa più solidi come la meccanica, l’edilizia, il commercio ecc.
Possiamo pure spargere ottimismo, ma mi pare più realistico prepararci in tempo. Sia alla fase primaverile, sia alla fase autunnale, quella della ripresa, dopo le vacanze, che potrebbe essere anche peggiore.
C’era, c’è ancora un modello economico della Val Metauro, abbastanza sostenibile, solidamente ancorato alla struttura famigliare, con imprenditori nati dall’esperienza di fabbrica, fondato sul risparmio diffuso, che incrocia manifattura ma anche servizi innovativi, con una forte unità fra imprenditore e maestranze, che rischia di essere messo in discussione.
Ci sono cose da fare a Roma. Sono quelle che dicono tutti. È inutile annunciare grandi opere che si realizzeranno solo fra qualche anno con i tempi che abbiamo in Italia. Bisogna mettere in condizione gli enti locali, che rappresentano il 70% degli investimenti, di spendere almeno i soldi che hanno già. E questo non è possibile senza sbloccare il patto di stabilità.
In secondo luogo bisogna incidere sul sistema bancario affinchè vengano sostenute le imprese e le famiglie.
Ma infine vedo soprattutto due rischi:
Se a Pesaro si perdono centinaia di posti, arrivano subito alle redazioni dei giornali. Se succede da noi non si muove nessuno. Qualche centinaio su una vallata di 20.000 persone rappresentano un vero dramma. Con conseguenze sull’economia e la vita delle famiglie. Dobbiamo essere capaci di tenere viva l’attenzione anche su quello che succede anche qui nell’alta valle del Metauro.
Il secondo rischio è che la crisi sviluppi atteggiamenti egoistici. In sostanza chi sta meglio pensa per se.
Dobbiamo innescare meccanismi di solidarietà e di aiuto dei forti verso i deboli. I comuni potranno dovranno fare da promotori. Potranno farlo meglio se staranno insieme con le imprese sullo stesso tavolo, a vivere gli stessi problemi a ricercare soluzioni insieme.
Mi piacerebbe che questo blog diventasse promotore di questa iniziativa e vetrina della discussione successiva.
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Emergenza economia: anche da noi i primi morsi della crisiPost di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 30 novembre 2008 in analisi socio-economiche (Sfogliato 637 volte)Mobile, trasporti, tessile: sono questi i settori più colpiti dalla crisi in provincia di Pesaro e Urbino. Non se la passano meglio la meccanica, la nautica e le costruzioni che hanno vistosamente rallentato, ed in qualche caso arrestato la loro corsa.
Tutto questo mentre invece il numero delle imprese attive cresce del 2% (795 unità in più) e pone la provincia di Pesaro in testa alla classifica regionale di natalità di nuove attività.Nell’ultimo trimestre (il terzo dell’anno), secondo i dati elaborati dal Centro studi della CNA delle Marche, crescono anche le imprese del settore manifatturiero (+252) e delle attività di servizio avanzato (+162).
Crescono le imprese di costruzioni, ma si tratta per lo più di imprese individuali, che poco incidono nel definire l’andamento generale di un settore che sta vivendo una indubbia fase di stagnazione determinata soprattutto dalla quasi paralisi del mercato immobiliare e dalla crisi dei mutui.
Continua ad essere in grande sofferenza il settore dell’autotrasporto con imprese che continuano a chiudere a causa degli aumentati costi di gestione (carburante, pedaggi, assicurazioni, manutenzione), e della forte diminuzione di commesse, soprattutto da parte di settore storici come quello del mobile. E’ in stagnazione il settore del tessile abbigliamento che nel primo semestre dell’anno ha visto altre imprese chiudere i battenti, purtroppo anche nella nostra realtà.
Sono in leggero aumento le esportazioni nel primo semestre (+0,5%), in controtendenza con il forte calo che si registra nel resto della regione (-10,8%). Calano invece fortemente le importazioni (-12,9%).
E’ questo il quadro generale del terzo trimestre dell’anno, quello coincidente con il mese di luglio, la pausa estiva di agosto e la ripresa dell’attività delle imprese a settembre. Su questo periodo dunque la crisi internazionale ha fatto sentire poco i suoi effetti.
Previsioni più orientate al negativo si prevedono per l’ultimo trimestre dell’anno, ovvero quello in corso. Mesi nei quali l’onda lunga della crisi internazionale comincia a far sentire i suoi effetti anche nella nostra provincia. Non è solo il settore del mobile (con ditte blasonate che cominciano a far ricorso alla cassa integrazione e ad una flessibilità dell’orario di lavoro), a soffrire ma anche quello fino ad ora indicato sempre in ascesa, la nautica, e, per rimanere nel nostro territorio, il settore della meccanica e della lavorazione del ferro.
Assieme alla crisi, crescono le preoccupazioni degli imprenditori in ordine alle previsioni sull’andamento aziendale e alla concessione di crediti. Un sondaggio della CNA lanciato nei giorni scorsi in Emilia Romagna, che è stato “importato” come test anche dalla Confederazione di Pesaro e Urbino, conferma su scala provinciale che il sentimento degli imprenditori marchigiani è simile a quello dei cugini romagnoli, seppure con sfumature diverse. Una percezione diffusa di pessimismo c’è in particolare sulle piccole e medie imprese “eccellenti” associate alla CNA, in particolare quelle tra i 4 e i 30 addetti. E qui arrivano le prime sorprese. Se in Emilia Romagna un imprenditore su quattro (il 75%), prevede ripercussioni sull’andamento della propria azienda, a Pesaro e provincia si arriva ad oltre il 90% e dunque quasi 4 su 4 titolari di attività imprenditoriali che cominciano ad intravedere per la propria azienda un calo di ordini, dei consumi di beni e servizi e soprattutto di aumento delle insolvenze (soprattutto nel settore del mobile). Il sondaggio (una quarantina le imprese di vari settori interpellate), rivela contemporaneamente un forte irrigidimento delle banche di fronte alla richiesta di credito con in testa il settore manifatturiero, seguito da quello delle costruzioni. In entrambi i casi la percezione del restringimento dei cordoni della borsa da parte degli istituti di credito è ormai suffragata da atteggiamenti reali da parte delle banche nei confronti delle imprese pesaresi, e non parliamo solo di quelle in difficoltà.
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Crisi? Aumentano i costi telefonici!Post di Richez del 28 novembre 2008 in analisi socio-economiche (Sfogliato 597 volte) Se è vero che in questo periodo "di crisi" tutti stiamo più attenti alle nostre abitudini da consumatori è altrettanto vero che chi abita nelle nostre zone lo è ancora di più perchè in molti casi l'utente dell'Alto Metauro si trova di fronte ad una impossibilità di scegliere il fornitore di questo o quel servizio e magari premiare il più conveniente!
In particolare mi riferisco alla fornitura di servizi di telefonia e connessioni internet.
La nostra amata telecom ha stabilito che da febbraio 2009 chiederà a tutti i suoi utenti un po di soldi in più per il proprio canone, nello specifico 1,26 Euro mensili (poco più di 15 Euro annuali), facendo arrivare il costo della linea oltre 300 Euro annuali solo per avere 2 cavi vecchi di 50 anni a casa ed aspettare in coda per parlare con tecnici e centraliniste la cui competenza è spesso (ad essere gentili) praticamente nulla.
In una grande città l'utente avrebbe la possibilità di scegliere un altro operatore ed aderire a questa o quell'altra offerta.
Anche noi possiamo aderire ad offerte di altri operatori ma non a quelle più vantaggiose perchè vengono fornite solamente dove ci sono centrali di proprietà presenti nel territorio.
Nell'Alto Metauro (da Sant'angelo in su sicuramente ma credo anche negli altri comuni) esistono solo le centrali Telecom perchè il mercato non è interessante per gli altri operatori.
L'unica alternativa per staccarsi da Mamma Telecom era quella di rivolgersi ad uno degli operatori alternativi che offrivano ADSL senza linea telefonica e servizi telefonici VoIP. Io personalmente ho scelto Cheapnet per i quali sono anche un rivenditore, ma esistono chiaramente molte altre società.
Da febbraio anche per questi "provider alternativi" tutto sarà più costoso (ed a cascata anche per i loro utenti) perchè l'aumento di canone avverrà anche per quelle che si chiamano "linee naked" cioè quelle linee telefoniche utilizzate per portare la sola ADSL senza aderire ad un contratto con Telecom.
In attesa che i nostri politici e gli amministratori delle nostre città, delle comunità montane e della provincia facciano qualcosa per dare pari condizioni a tutti i cittadini invito tutti quelli che ritengono interessante questo post a firmare la petizione online presentata da AltroConsumo presente a questo indirizzo:
http://www.altroconsumo.it/telefono/canone-telecom-l-agcom-rigetti-l-aumento-firma-anche-tu-la-nostra-petizione-s224573.htm
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