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referendum stipendi parlamentari
Post di Ristorante Pizzeria Barbara -S.Angelo In Vado del 11 luglio 2012 in Politica (Sfogliato 700 volte)

Il referendum nascosto per tagliare gli stipendi dei politici

Marco Sarti

Da alcune settimane è partita la raccolta firme per tagliare gli stipendi di deputati e senatori. Un referendum abrogativo in tono minore, dato che nessuno ne parla. Promotore il partito dell’Unione popolare, che assicura di aver raggiunto quasi 200mila firme. «Abbiamo spedito i moduli a tutti i comuni italiani - spiega il segretario Di Prato - tutti i cittadini possono partecipare».


Schede elettorali

POLITICA

5 luglio 2012 - 15:23

Lo sanno in pochi, eppure in questi giorni è possibile firmare per tagliare gli stipendi dei nostri parlamentari. La raccolta delle sottoscrizioni è promossa dal piccolo partito Unione popolare. Una campagna referendaria in tono minore, che rischia di rivoluzionare la politica italiana.

L’obiettivo è ambizioso. Devono essere raccolte 500mila firme entro la metà di agosto. Ma non impossibile. «Siamo quasi a metà strada. Al momento abbiamo circa 200mila adesioni» racconta Maria Di Prato, segretario del movimento. Un passato nell’Udc, dove nel 2008 Pier Ferdinando Casini la chiamò per dirigere il dipartimento del merito («ma sono andata via presto, perché il merito in quel partito non sanno nemmeno cosa vuol dire»), la leader di Unione Popolare ha già partecipato alla raccolta firme per il referendum contro il Porcellum, poi bocciato dalla Corte Costituzionale. Fornendo agli organizzatori almeno 100mila firme.

Stavolta la legge elettorale non c’entra. Si tratta di ridurre «gli stipendi d’oro dei parlamentari», come spiega il manifesto dell’iniziativa. Un referendum abrogativo per modificare la legge 1261 del 1965, che determina l’indennità spettante ai membri del Parlamento. Se il referendum fosse approvato, a saltare non sarebbero gli stipendi di deputati e senatori - previsti dalla Costituzione - ma la diaria. L’articolo 2 della legge. «Abbiamo preferito andare sul sicuro - spiega Di Prato - dopo la delusione del referendum sul Porcellum non vogliamo rischiare. Verrano tagliati i 3.500 euro mensili che ogni parlamentare riceve per il soggiorno a Roma. La cosa ridicola è che a incassare questa somma sono anche quegli eletti che nella Capitale ci vivono. Abbiamo calcolato che lo Stato potrebbe risparmiare circa 50 milioni di euro l’anno». Non si tratta di una cifra esorbitante. «Di certo non abbatterà il debito pubblico - continua il segretario - ma questa iniziativa ha un forte significato politico: in tempi di crisi chi comanda deve dare l’esempio».

Eppure sono in pochi a conoscere la campagna. «Ci stanno boicottando» denunciano dall’Unione popolare. «Poche righe sui giornali, pochissimo spazio in televisione. A darci una mano è il web: su facebook abbiamo già contattato circa 120mila cittadini». Tredicimila gli iscritti al gruppo. «È importante che tutti lo sappiano - lancia un appello Maria Di Prato - noi abbiamo inviato i moduli per la raccolta delle firme a tutti gli ottomila comuni italiani. Si può firmare ovunque, basta chiedere del referendum dell’Unione Popolare».

Nessuna adesione politica. «Ha aderito la base, diversi sindaci civici e alcuni comitati del Movimento 5 Stelle». Ma tra i parlamentari non ha ancora firmato nessuno. «Ci aspettiamo che Antonio Di Pietro e Nichi Vendola possano almeno fare qualche dichiarazione pubblica a favore di questa iniziativa».

L’iter non è comunque immediato. Le firme potranno essere consegnate in Cassazione solo a gennaio (nell’anno solare che precede le elezioni politiche è vietato presentare un referendum). Entro l’autunno del 2013 la Suprema Corte verificherà l’entità e la legittimità delle sottoscrizioni, che devono essere almeno mezzo milione. Più o meno nel gennaio 2014 la Corte Costituzionale valuterà i quesiti. Il tempo di convocare la consultazione popolare, e nella primavera del 2014 gli italiani potranno andare a votare.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/referendum-stipendi-parlamentari#ixzz20K4jP9rZ

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Salviamo il referendum
Post di Peppe Dini del 16 gennaio 2012 in ecologia (Sfogliato 537 volte)

Diamo voce alla grido dall'allarme del missionario comboniano Alex Zanotelli!. Inserisco quindi, l'intervento completo di padre Alex, affinchè si possa riflettere sui beni più importanti. Diffondiamolo, direttamente da:

www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx

Era il 13 giugno, 7 mesi fa, quando 26 milioni di italiani/e sancivano l'acqua bene comune "Ubriachi eravamo di gioia... le spalle cariche dei propri covoni! (Salmo, 126). E oggi ritorniamo a "seminare nel pianto.." (Salmo, 126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre.

Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosiddetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull'acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta.

È quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase due dell'attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori. Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l'acqua.

Iniziando con le affermazioni di Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza, che ha detto che l'acqua è uno dei settori da aprire al mercato. E Corrado Passera, ministro all'economia, ha affermato: «Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell'acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore». E ancora più spudoratamente il sottosegretario all'economia Gianfranco Polillo ha rincarato la dose: «Il referendum sull'acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l'acqua è e rimane un bene pubblico. È il servizio di distribuzione che va liberalizzato».

E non meno clamorosa è l'affermazione del ministro per l'ambiente Corrado Clini:«Il costo dell'acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso (...). La gestione dell'acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione».

Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano il decreto del governo (che sarà votato il 19 gennaio) che, all'art.20, afferma che il servizio idrico - considerato servizio di interesse economico generale - potrebbe essere gestito solo tramite gara o da società per azioni, eliminando così la gestione pubblica del servizio idrico. Per dirla ancora più semplicemente, si vuole eliminare l'esperienza che ha iniziato il comune di Napoli, che ha trasformato la società per azioni a totale capitale pubblico (Arin) in Abc (Acqua bene comune-Ente di diritto pubblico).

È il tradimento totale del referendum che prevedeva la gestione pubblica dell'acqua senza scopo di lucro . È il tradimento del governo dei professori. È il tradimento della democrazia.

Per i potentati economico-finanziari italiani l'acqua è un boccone troppo ghiotto da farselo sfuggire. Per le grandi multinazionali europee dell'acqua (Veolia, Suez, Coca-Cola...) che da Bruxelles spingono il governo Monti verso la privatizzazione, temono e tremano per la nostra vittoria referendaria. Temono soprattutto che il "contagio" si estenda in Europa.

«Un potere immorale e mafioso - ha giustamente scritto Roberto Lessio, nel suo libro All'ombra dell'acqua - si sta impossessando dell'acqua del pianeta. È in corso l'ultima guerra per il possesso finale dell'ultima merce: l'acqua. Per i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell'accesso all'acqua è il più criminale. Perché è il più disonesto, il più sporco, il più pericoloso per l'esistenza umana».

Per questo dobbiamo reagire tutti con forza a tutti i livelli, mobilitandoci per difendere l'esito referendario, ben sapendo che è in gioco anche la nostra democrazia.

Chiediamo al più presto una mobilitazione nazionale, da tenersi a Roma perché questo governo ascolti la voce di quei milioni di italiani/e che hanno votato perché l'acqua resti pubblica. Chiediamo altresì che il governo Monti riceva il Forum italiano dei movimenti per l'acqua,ciò che ci è stato negato finora.

Rilanciamo con forza la campagna di "obbedienza al referendum" per trasformare le Spa in Enti di diritto pubblico (disobbedendo così al governo Monti). Sollecitiamo i comuni a manifestare la propria disobbedienza alla privatizzazione dell'acqua con striscioni e bandiere dell'acqua.

E infine ai 26 milioni di cittadini/e di manifestare il proprio dissenso esponendo al proprio balcone uno striscione con la scritta : "Giù le mani dall'acqua"!

In piedi , popolo dell'acqua!
Ce l'abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso !
"E di nuovo la nostra bocca esploderà di gioia" (Salmo, 126)

Alex Zanotelli

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“Al referendum votiamo 4 SI ma non facciamoci prendere in giro"
Post di Giacomo Rossi del 10 giugno 2011 in Politica (Sfogliato 724 volte)

Giacomo Rossi: “Al referendum votiamo 4 SI ma non facciamoci prendere in giro"

Sulla questione referendaria interviene Giacomo Rossi, ex candidato alla presidenza della Provincia che proprio in questi giorni è in procinto di organizzare ufficialmente il suo gruppo politico indipendente. Dice Rossi: “La maggioranza degli italiani fortunatamente, ha capito che é necessario andare a votare e farlo esprimendo 4 SI, per un acqua pubblica, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento. Una tantum il numero, cioè la quantità, farà la qualità visto che quasi tutti i partiti e politici in primis, si sono adeguati ed orientati per convenienza a seguire il numero e quindi i 4 SI. Noi esprimiamo questi 4 SI ma diffidando da chi, fino ieri, era di fatto e con i fatti a favore di 4 NO”. Aggiunge Rossi: “Sopratutto mi piacerebbe vedere se i cittadini, il giorno dopo del referendum, continueranno a sostenere quei partiti e quei personaggi politici che privatizzano l'acqua, beneficiano di sconti giudiziari e sono a favore del nucleare. Purtroppo, visto che di fatto e con i fatti non si salva nessun partito del cosidetto “arco costituzionale” , spero di conseguenza in una mobilitazione altrettanto massiccia contro questo sistema partitocratico. Io Vi aspetto...quello sarà il referendum più grande dove mi auguro che ancora una volta, la quantità produrrà anche qualità!”
 

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Referendum acqua pubblica 12-13 giugno
Post di Tommaso Gentili del 06 giugno 2011 in proteste (Sfogliato 591 volte)

Il secondo slogan è un po' forte ma rende bene l'idea del problema.

Riguardo le multinazionali dell'acqua:

http://www.reset-italia.net/2011/06/03/sorella-acqua/

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/la-lobby-dell-acqua-acea-veolia-e-l-operazione-a-tenaglia

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IO IL 12 GIUGNO NON VADO AL MARE. Referendum 4 SI per dire NO
Post di Giuseppe Lucarini del 18 maggio 2011 in ecologia (Sfogliato 2371 volte)

LUNEDI SERA AD URBANIA ALLE ORE 21. Tutti sono invitati a partecipare. Anche fuori Urbania.

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REFERENDUM EOLICO: IL CONSIGLIO PRENDE ATTO.
Post di Giuseppe Lucarini del 05 febbraio 2010 in ecologia (Sfogliato 1228 volte)

ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI URBANIA
SULLE RINNOVABILI IN PARTICOLARE SULL’ENERGIA EOLICA
In seguito al referendum del 14-17 gennaio, promosso dal Comune di Urbania


IL CONSIGLIO COMUNALE DI URBANIA,

preso atto
dei risultati del referendum consultivo sul progetto di impianto eolico presentato dalla ditta Mtre sul Monte del Picchio e Monte dei Torrini, che ha visto superare il quorum previsto dalla delibera consigliare n 84 del 28.09.2009, partecipando al voto numero 1786 votanti, in percentuale del 32,5% sugli elettori, ed alle seguenti espressioni di voto: NO 1435 80,7%. SI 342, 19,24%;

tenuto conto
che il regolamento consigliare prevedeva che il Consiglio si sarebbe dovuto pronunciare entro 30 giorni dall’esito del referendum;

confermata
la validità di una consultazione che è stata occasione per un approfondito confronto sulle energie rinnovabili, al quale hanno potuto partecipare, alle assemblee o sui giornali, associazioni, personalità, amministrazioni pubbliche, personaggi della cultura e dell’ambiente, con una intensità ed una partecipazione che non ha precedenti forse a livello nazionale;

ribadita la sensibilità
della città di Urbania sulle risorse energetiche rinnovabili, nella convinzione che una programmazione dello sviluppo delle fonti alternative sia indispensabile per evitare i rischi del surriscaldamento del pianeta, della desertificazione, dei mutamenti climatici che sono stati al centro degli incontri di Copenaghen, come valida alternativa anche alla rinnovata scelta del nucleare

riaffermata la necessità
di una politica energetica coordinata e concertata, che possa comprendere allo stesso tempo risparmio energetico, interventi su varie tipologie delle energie rinnovabili, non solo macro ma anche micro impianti, secondo le vocazioni e le caratteristiche dei territori;

preso atto che
il referendum non aveva il compito di mettere in discussione la validità delle energie alternative e dell’eolico, ma piuttosto la sostenibilità di un progetto di un particolare impianto nel sito scelto dalla ditta, anche se indirettamente la discussione ha coinvolto anche le procedure del Pear regionale e dei piani energetici nazionali,

constatato che
la mancanza di decreti attuativi nazionali sulle rinnovabili e la mancanza di un piano nazionale costruito su un accordo stato regioni, pone forti limitazioni anche alle programmazioni regionali, ed è fonte di complessi rapporti fra le ditte proponenti, amministrazioni regionali e locali fondati sulla libera trattazione piuttosto che sulla verifica dei vincoli e degli impatti;

rilevato che
a causa anche di questa situazione, l’iter delle fonti rinnovabili di produzione industriale diventa estremamente complessa e di fatto gli obiettivi posti non vengono raggiunti o hanno tempi lunghissimi di attuazione

analizzato comunque nello specifico
il progetto presentato dalla ditta Mtre, in territorio dei Comuni di Urbania, Piobbico, sottoposto ad esame secondo l’iter previsto dal PEAR regionale nelle commissioni energia ambiente.

ribadito che
in particolare sul sito indicato dal progetto sono emersi tre aspetti che più di altri dovrebbero sconsigliare la prosecuzione dell’iter progettuale: in particolare il vincolo paesaggistico di montenerone, la presenza di un vincolo boschivo e la visibilità dell’intervento, anche nella versione più ridotta presentata dalla ditta nella conferenza del 12 gennaio, dai centri abitati di Urbania e Piobbico, ed in particolare per Urbania, dalle strade che provengono da Urbino e da Fermignano a ridosso dei centri abitati e dal complesso monumentale del Barco Ducale, uno dei più interessanti manufatti della committenza ducale;

preso atto che
tali rilievi sono già stati presentati in formula scritta dalla amministrazione comunale nelle conferenze dei servizi alle quali ha partecipato;

Considerato
il parere negativo della soprintendenza formulato nella conferenza del 20 ottobre;

Tenuto conto
del risultato del referendum consultivo, che ha espresso netta contrarietà della città di Urbania, al progetto in questione;

Esprime un parere negativo
sul progetto presentato dalla ditta Mtre, nel sito indicato e comunque in tutte le aree, anche prospicienti, oggetto di vincoli ambientali;

delega
i rappresentanti della amministrazione comunale ad esprimere il parere nelle sedi tecniche e nelle sedi politiche;

Ritiene altresì

che dalla discussione del referendum siano emersi alcuni opportuni ed utili suggerimenti alla Regione, in particolare sull’eolico, che ritiene di fare propri e di specificare nel presente documento

In particolare propone:

che il Pear possa essere aggiornato alla luce delle esperienze e prevedere nell’iter una preverifica con tutti gli enti e le istituzioni, in particolare con la soprintendenza, affinchè sia possibile indicare una carta dei siti sui quali non esistono particolari motivi ostativi;

• che venga affidato alle provincie il compito di una programmazione concertata e di un confronto fra le amministrazioni per ambito provinciale;

• che vengano esaminate seriamente tutte le possibilità alternative, non escluso gli impianti off shore o in siti e località già compromessi urbanisticamente;

• che venga esaminata la possibilità che l’aggiornamento e precisazione dei dati del vento sui siti indicati senza vincoli particolari, ponendo poi i costi a carico delle ditte proponenti;

• che venga realizzata un’intesa preliminare fra Regione, ANCI, UNCEM, Provincie, ANEV, per una convenzione tipo sulle compensazioni agli enti locali, che definisca, entità finanziarie, modalità per le fideiussioni, procedure per i rispristini, allo scopo di dare certezze agli anti territoriali interessati.


 

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Un referendum per l’acqua pubblica
Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 04 febbraio 2010 in Attualità (Sfogliato 1418 volte)

L' approvazione dell'articolo 15 del Decreto Ronchi, lungi dal chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, ha messo in moto una più ampia e determinata mobilitazione, che coinvolge non solo le organizzazioni da anni impegnate per la completa ripubblicizzazione di questo fondamentale bene comune, ma anche decine di amministrazioni che hanno approvato modifiche agli statuti comunali per sottrarsi agli effetti della norma contestata.


Si è costituito il coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica che farà parte del vastissimo schieramento di associazioni, sindacati, movimenti che, col sostegno di quasi tutti i partiti dell'opposizione, inizierà in aprile la campagna di raccolta delle firme per sostenere i tre quesiti del referendum abrogativo.
Alle cittadine e ai cittadini verrà chiesto di esprimersi con un sì per affermare che l'acqua è un diritto umano universale, su cui non si possono fare profitti e la cui gestione va riportata in mani pubbliche. La campagna si chiuderà a metà luglio, in modo che ci siano i tempi tecnici per andare al voto nella primavera del 2011.


Intanto il 20 marzo, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, si terrà a Roma una manifestazione nazionale in difesa dei tanti beni comuni sociali e naturali oggi a rischio, e per ricordare al Parlamento che da due anni è stata depositata una legge di iniziativa popolare per l'acqua pubblica che ha raccolto centinaia di migliaia di firme e di cui nel Palazzo nessuno si ricorda più.

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Eolico: consultazione o referendum
Post di Peppe Dini del 15 ottobre 2009 in ecologia (Sfogliato 1994 volte)

Mi è stato chiesto di mettere in chiaro l'articolo della Repubblica del 12.10.09, che già un altro lettore ha inserito nei commenti. Approfitto per chiarire ulteriormente la differenza tra consultazione e referendum. La prima è come dice la parola consultiva è una forma di partecipazione dei cittadini prevista dall'art. 6 della l. 142/90 istitutiva dei statuti comunale. Lo stesso articolo prevede anche l'istituzione del referendum locale che può essere chiesto anche da un congruo numero di cittadini, nei tempi previsti ; nel sito del comune di Urbania lo statuto non è per il momento raggiungibile (anche questo è trasparenza!!!)

Qui la la consultazione serve a confermare l'operato del SI' ; mentre il referendum ha la possibilità se vinto di bloccare a Urbania anche l'eventuale progetto; quindi serve più per il NO!.

Perchè una volta ricevute tutte le autorizzazioni previste dalla legge attraverso le Conferenze dei Servizi, l'impianto energetico diventa di  "pubblica utilità", come un'autostrada, una ferrovia, una linea eletttrica e diventa molto più difficile scardinarlo, se non con una decisione forte come quella del referendum locale , se vincesse il NO!

La mia insistenza per le CdS non vuole togliere nessuna consultazione, ma se le cose si affrontassero prima, ci sarebbe poi dopo  la possibilita' di risparmiare contenziosi e spese inutili e ripeto anche questo è uno strumento democratico partecipativo, pervisto dalla convenzione di Aarhus, che fra l'altro molti , come i burocrati provinciali o regionali stanno fortemente osteggiando: i cittadini danno comunque fastidio.

Per me nessun problema se nel Monte Picchio e dei Turrini ci saranno pale; avrò un altro impianto da far vedere ai miei ragazzi di scuola, ma le cose vanno dette come stanno.

Peppe Dini

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Referendum
Post di Cesco05 del 15 giugno 2009 in Politica (Sfogliato 1191 volte)

Un brevissimo post per ricordare a tutti (anche se i frequentatori del blog di sicuro saranno già informati) che il 21 e 22 giugno sono le date del REFERENDUM ELETTORALE.

E' una possibilità importante per rivedere anche se non completamente l'attuale legge elettorale migliorando la governabilità ed eliminando certi gravi problemi del meccanismo.La scelta riguardo a questo referendum è totalmente apolitica,basta informarsi un pò,poi ognuno fa le sue valutazioni.L'importante è evitare che gli sforzi fatti per proporre questa modifica (secondo me giusta) non vengano resi inutili dal non raggiungimento del quorum,cosa che accade spesso e quasi sempre è dovuta alla scarsa informazione.E' opportuno perciò come minimo far sapere a chi non sa,poi su internet si trova facilmente del materiale per capirci un pò di più.Un link che potete consultare e pubblicizzare a tutti quelli che vi chiedono spaesati a cosa serve sto referendum è

http://www.referendumelettorale.org/ 

Saluti

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Ecco.... siccome hanno pochi privilegi mi sembrava giusto aggiungere un qualcosa anche per la pensione no? quindi mentre operai campano con 600 euro ...
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beh.. ma VOI siete pagati per questo.. io NO! ...
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Bellissima notizia.
Appena possibile porterò Elena e Massimo. ...
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Commento di Anonimo del 20/05/2013 9.55.26
Forse partecipando si può capire di più e se ritieni che non sia abbastanza, come sicuramente sarà, puoi dare il tuo contributo per fare di più.
Ti aspettiamo.... ...
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Commento di Anonimo del 20/05/2013 8.25.13
..solita riunione dove la CNA si loda e si riLODA di quello che fa!!!..
MA POI COSA FA??????? ...
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Commento di Peppe Dini del 19/05/2013 7.42.19
Sono appena rientrato da una 3 gg a S:Martino con due mie classi seconde. A seguito del post, la Com.Mont. e la provincia hanno pensato alla sedazion ...
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Commento di Richez del 18/05/2013 8.53.46
La tua TAVOLA ha preso un indirizzo errato.
Quello corretto è questo:
http://www.comune.sant-angelo-in-vado.ps.it/fileadmin/grpmnt/5532/TAVOLA_2.pdf

Con ...
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Commento di T. Gentili del 16/05/2013 21.08.32
Noi in comune facemmo un'interrogazione a riguardo. Il sindaco ci rispose che quel tipo di prodotto non è pericoloso per l'uomo e che ha una durata di 6 ore dall'applicazione sull'erba. In poche parole se ...
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Commento di Anonimo del 16/05/2013 20.59.53
Parole sante Peppe Dini! ...
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