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comunita' montane o unioni di comuniPost di Marchetti Alfiero del 13 ottobre 2009 in entroterra (Sfogliato 889 volte)aA.
COMUNE DI MERCATELLO SUL METAURO
Provincia di Pesaro e Urbino
SABATO 24.10.2009
SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE
TAVOLA ROTONDA SUL TEMA
PICCOLI COMUNI E PICCOLI COMUNI MONTANI:
COMUNITA’ MONTANA O UNIONE DI COMUNI?
FACENDO RIFERIMENTO ALLA NUOVA LEGGE REGIONALE, ALLE IMMININENTI SCADENZE, ALLE DIVERSE OPPORTUNITA’ CHE NUOVI SCENARI AMMINISTRATIVI POTREBBERE APRIRE NEL NOSTRO TERRITORIO, ALLA SCARSA CONOSCENZA DELLE DIVERSE OPZIONI CHE LA LEGGE OFFRE PER ASSOCIARCI ED ORGANIZZARCI, GLI AMMINISTRATORI SENTONO L’ESIGENZA DI INCONTRARSI E DI DIBATTERE AD UN TAVOLO TECNICO SUI DIVERSI ASPETTI CHE POSSONO CONDIZIONARE UNA SCELTA IMPORTANTE PER IL NOSTRO ENTROTERRA.
SARANNO PRESENTI IL COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA CM ALTO E MEDIO METAURO, IL
SEGRETARIO GENERALE, SINDACI, RAPPRESENTANTI DEGLI ENTI TERRITORIALI INTERESSATI, PUBBLICI AMMINISTRATORI E FUNZIONARI.
Tutti sono invitati a partecipare
COMUNE DI MERCATELLO SUL METAURO
COMUNITA’ MONTANA ALTO E MEDIO METAURO
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UNA VITTORIA CHIARIFICATRICEPost di Marchetti Alfiero del 12 giugno 2009 in Politica (Sfogliato 1530 volte)
UNA VITTORIA CHIARIFICATRICE
Dopo aver letto tanto su questo blog durante la campagna elettorale, mi permetto di fare ora, a bocce ferme, alcune considerazioni. La mia posizione pluridecennale, di leale avversario della sinistra, mi consente di poter dire che non si può pretendere di avere riscontri importanti se non si vive tra la gente, se non ci si mette sullo stesso piano, se non si condividono con tutti problemi ed obiettivi. Ricordo, in tempi non molto lontani, che in tutta la Valle non c’era un solo comune che non fosse amministrato dalla sinistra. Oggi, partendo da Bocca Trabaria e fino a Fermignano sono ben quattro i Comuni che hanno cambiato bandiera (Borgo Pace, Mercatello, Sant’Angelo in Vado e Fermignano), alcuni dei quali da ben quattro legislature, oltre ad altri vicini (Apecchio, Piobbico e Petriano). Usciamo da campagne elettorali povere, durante le quali il dibattito e le contrapposizioni sono stati alimentati da un nugolo di giovani opinionisti inconsapevolmente lontani dal comune sentire, che hanno posto l’indice sulla per loro imprescindibile carenza di luoghi di aggregazione e sul presunto immobilismo. Mi capita spesso di parlare con genitori di Pesaro e pensate anche li i “giovani” lamentano che in città non c’è niente per loro e si spostano spesso in Romagna. So che invece ci sono tanti giovani e giovanissimi (una schiacciante maggioranza) che sa vivere il paese, che non si estranea, che alimenta le diverse associazioni, che collabora, che pratica tanti sport e che ha poco tempo libero. Chiaramente vanno ascoltati tutti e a tutti si deve cercare di dare risposte concrete. Abbiamo costruito con grande facilità una lista sostituendo ben 6 componenti su dieci rispetto alla precedente e nonostante avessimo un’età media di quattro anni inferiore alla lista avversa, siamo stati apostrofati spesso come vecchi. Il giusto è invece secondo me un mix tra giovani e persone di esperienza amministrativa consolidata. E’ stata comunque una campagna elettorale sostanzialmente corretta, anche se non abbiamo avuto a che fare con una lista civica (così costituita perché la sinistra a Mercatello non riusciva a costruire nulla di caratterizzante) ma con una aggregazione di fatto a sinistra al punto che sono scesi in campo alla fine tutti i capi “storici” per “sostenerla”. Ma hanno ottenuto così l’effetto contrario. Mi hanno riferito che qualche eminenza “grigia” nel comizio di chiusura ha ritenuto di mettere in guardia il paese dal rischio di avere un “Signore” del Paese e “Padri Padroni” che dati i tanti anni che gestiscono l’Amministrazione non amministrano più ma gestiscono il potere. Mi permetto di dire che sono autentiche baggianate comprovate dal fatto che se così fosse stato o così fosse non si sarebbero vissute tre avventure amministrative senza alcun dissapore lavorando in perfetta armonia sia all’interno che in paese, senza mai prevaricazioni ma sempre lavorando con principi democratici e rispettosi delle diverse opinioni. Ci sono poi altre eminenze che ormai non trovano, anzi per meglio dire non hanno mai trovato alcuna collocazione, che si divertono a raccontare cialtronerie e a dare ripetutamente informazioni sbagliate, fuorvianti e totalmente disinformate, ritenendo che chi ascolta non sia in grado da solo di giudicare. Io, abituato ad andare d’accordo con tutti, non nascondo di avere sofferto molto di queste continue ed immotivate prese di posizione, ma ho imparato a capire che nei confronti di tali soggetti l’unica via è quella di non curarsene, fin quando ciò è possibile, poi eventualmente le strade da percorrere sono tante e forse definitivamente chiarificatrici. Anche se qualcuno ha avuto impressioni diverse, io non ho nulla nei confronti dei componenti della lista concorrente e non mi sono mai permesso, come del resto gli altri, di fare commenti o di apostrofare qualcuno in malo modo. Anzi, mi è dispiaciuto se in alcuni casi si sono ingenerate incomprensioni. Apprezzo anche, come tanti altri, chi ha ritenuto di mettersi in gioco. Non apprezzo invece chi non ha voluto rischiare mettendosi da parte. Sono stato felice di aver visto tanti giovani interessarsi di amministrazione e di scelte e ciò voglio dire è anche il frutto di frequenti e interessanti contatti che abbiamo sempre avuto con molti di loro. Consapevoli comunque di aver ottenuto un risultato elettorale oltremodo lusinghiero, il 61% circa contro il 39%, ringrazio anche a livello personale tutti i cittadini per la grande manifestazione di fiducia accordataci. Avevamo colto in tante occasioni lo spirito di condivisione che accomunava tanta gente nei nostri confronti e il responso delle urne è stata la conferma dell’ottimo rapporto che abbiamo con tutte le componenti della nostra società. Pur avendo avuto sempre un costante contatto con le diverse realtà demografiche e sociali del paese, durante la campagna elettorale abbiamo incontrato a più riprese tante persone e veramente non è mai mancato con nessuno un reciproco rispetto ed una assoluta chiarezza nei rispettivi intendimenti, anche nella diversità di opinioni. Esprimiamo sincera considerazione per coloro che si sono messi in gioco, certi che anche il loro obiettivo sarebbe stato quello di lavorare per migliorare ancora il nostro paese. La quarta vittoria consecutiva è stata comunque particolarmente bella e stimolante perché accompagnata e supportata da tanti giovani di ogni età, molti dei quali fino ad ora digiuni di amministrazione e di politica. E’ stato per noi un bel segnale che non mancheremo di cogliere coltivando un loro maggiore coinvolgimento nelle diverse attività. Consentiteci di dire che non si resta in sella per tanti anni raggiungendo oggi percentuali mai viste fino ad ora, se non lavorando bene, se non avendo l’occhio attento ad ogni cosa, se non dimostrando di voler veramente bene a questo nostro paese e alla sua gente, se non mantenendo un contatto quotidiano con tutti indistintamente. Per qualche giorno, come è nel nostro stile, festeggeremo opportunamente in modo discreto, per poi ricominciare a lavorare con rinnovato entusiasmo e stimoli nuovi. Grazie comunque a tutti, anche chiaramente a coloro che hanno ritenuto di non votarci, con la speranza di poter un giorno, attraverso l’impegno e la realizzazione dell’ambizioso programma, ottenere anche il loro consenso.
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MERCATELLO A COLORIPost di Marchetti Alfiero del 21 marzo 2009 in ecologia (Sfogliato 1042 volte)
COMUNE DI MERCATELLO SUL METAURO ASSOCIAZIONE PRO LOCO
DOMENICA 22.3.2009 ORE 21,15
AULA MAGNA SCUOLA MEDIA
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO
"MERCATELLO A COLORI"
"Le infinite tonalità dei colori in natura"
Testi e fotografia: Alfiero Marchetti
Voce narrante: Stefania Bernardini
Montaggio: Francesca Marchetti
In un filmato di circa 40 minuti si ripercorrono gli eventi che caratterizzano le stagioni, i boschi, le nostre campagne, i crinali appenninici, la neve, i fenomeni atmosferici, il risveglio della natura, le acque, i fiumi, l’habitat naturale, la primavera, i fiori di campo, con l'occhio rivolto ad ogni fenomeno naturale e al nostro ambiente. Tutto rigorosamente frutto di una paziente ricerca svolta nell’arco di un intero anno solare nel nostro territorio.
SOLO NATURA!
Tutti siete invitati a partecipare.
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POLITICAMENTE ABBANDONATIPost di Marchetti Alfiero del 21 febbraio 2009 in Politica (Sfogliato 1037 volte)
POLITICAMENTE ABBANDONATI
Il pasticciaccio brutto realizzato con l’approvazione della nuova legge regionale sulle Comunità Montane del giugno 2008 sta producendo i suoi effetti nefasti per l’intera Valle scesa ancor più nell’assoluto anonimato. La decisione di azzerare gli organi e di delegare tutta la gestione ad un Commissario fino al rinnovo delle cariche conseguente alla tornata amministrativa di giugno è un’assurdità, che come avviene sempre, tutti hanno voluto farci digerire come opportuna, ma che così non è. Se prima le Comunità Montane avevano problemi di visibilità e di considerazione da parte dei cittadini al punto che tutti già propendevano per la loro soppressione, oggi sono praticamente scomparse dal panorama amministrativo e soltanto attraverso la peraltro non dovuta convocazione periodica dei Sindaci da parte dei Commissari si riesce a mantenere vivo un flebile rapporto di collaborazione. Il nostro territorio ha di fatto pagato e pagherà il prezzo più alto del suo essere lasciato in balia delle onde dai referenti politici a livello provinciale e regionale che non hanno voluto tenerlo in nessuna considerazione. Questa nuova legge va detto non ha nulla di positivo, è un coacervo raffazzonato di norme slegate le une dalle altre, frutto della sola paventata esigenza di razionalizzare e non di una vera esigenza di riorganizzazione. I Comuni montani di fatto non ottengono alcun riconoscimento né economico né in termini di rappresentanza; territori dalle caratteristiche simili subiscono trattamenti diversi al punto che la Comunità Montana del Foglia rimane in piedi ed invariata nella sua composizione e la nostra invece entra a far parte di una comunità ingestibile con 14 o 16 Comuni . La vera novità sembra essere quella che Urbino avrà la sede istituzionale e Cagli e Urbania manterranno due sedi territoriali. E’ la solita soluzione Salomonica, anzi per essere più precisi è il solito modo di spogliare il territorio delle sue poche specificità. Urbino sembrava dovesse rimanere fuori ed invece avrà la sede istituzionale; si sarebbe dovuto risparmiare ed invece le sedi diventano tre al posto di due con tutte le conseguenze del caso. Si sarebbe dovuta snellire la gestione ed invece avremo una Giunta esecutiva costituita di almeno venti persone (Sindaci dei Comuni e altri 3 o 4 membri). Già si parla che le vecchie Comunità Montane si spartiranno ognuna un Presidente e un vice Presidente. Questa legge, tengo a precisarlo ancora è una vergogna istituzionale, una autentica presa in giro da parte di chi l’ha partorita in nome di un risparmio che se si realizzerà sarà soltanto perché verranno tagliati i trasferimenti a livello statale. Che senso aveva far decadere gli organi amministrativi da settembre 2008 e lasciare tutto in mano a un Commissario che in fondo è tenuto a garantire la stessa gestione senza vincoli di nessun tipo e senza regole definite per condurre alla fusione. La procedura amministrativa seguita poi è assolutamente incredibile non avendo posto la Regione né limiti né regole nel periodo di transizione al punto che per assurdo una Comunità Montana avrebbe potuto assumere mutui anche importanti per il proprio territorio in questo periodo per poi trasferirlo fra pochi mesi alla nuova gestione e quindi a carico di tutti i 16 comuni. Per capirci sarebbe come se una volta approvato un Piano regolatore non scattassero subito le norme di salvaguardia. Tutto il mondo attorno però tace ed anzi c’è chi spinge per ritagliarsi un ruolo nel nuovo organismo in gestazione. Bisognerebbe avere il coraggio oggi di dire queste cose e non di farle passare in silenzio ed anzi per essere più precisi bisognava avere al momento dell’assunzione delle decisioni in Regione la forza contrattuale necessaria per imporsi e che i nostri rappresentanti nel territorio non hanno avuto. E’ il caso di dire “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Ma a piangere è l’intera zona, che anche in un grave momento di crisi economica ed occupazionale come quello che stiamo attraversando, avrebbe avuto la necessità di attori utili a mitigarne le conseguenze e che invece risulta essere istituzionalmente spenta e cieca di fronte all’evidenza
Alfiero Marchetti
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PENSIERI, IMMAGINI E PAROLEPost di Marchetti Alfiero del 16 dicembre 2008 in eventi - iniziative (Sfogliato 2600 volte)>15-12-2008 Presentazione Vocabolario dialetto mercatellese

Sabato 20 dicembre, alle ore 21,00, nella Chiesa di San Francesco a Mercatello sul Metauro, verrà presentato al pubblico il volume
PENSIERI, IMMAGINI E PAROLE
edito dal Comune di Mercatello sul Metauro e dalla ProLoco Mercatellese nell'ambito delle attività promosse dal Museo di San Francesco. Il vocabolario vero e proprio, è arricchito da numerose immagini d'epoca e da testi introduttivi realizzati da Alfiero Marchetti, che ha fortemente e caparbiamente voluto questa pubblicazione, coadiuvato nella ricerca ed elaborazione dei vocaboli da Carla Corsini, Gabriele Giovannini, Flavio Muccioli e Alfiero Tomassini.
Grazie a loro si è impedito che andasse vanificata la raccolta di termini e vocaboli promossa e in gran parte realizzata dall'Accademia del Razagnol sotto la spinta e la guida di Angelo Pagliardini.

Oltre al coordinatore Alfiero Marchetti saranno presenti gli altri collaboratori che, con l'ausilio di immagini tratte dalla fototeca che sta formandosi con l'aiuto di molti, illustreranno il volume facendo risuonare ancora quei bei "souoni" che si spera, anche attraverso iniziative come questa, siano rivalutati e mai dimenticati.
informazioni: ufficio della Pro Loco Mercatellese, p.za Garibaldi, telefono 072289819.
ALFIERO MARCHETTI
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A PROPOSITO DELLA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACIPost di Marchetti Alfiero del 25 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 1105 volte)
Di Alfiero Marchetti
Ci avviciniamo a grandi passi alle elezioni amministrative del prossimo anno e nonostante i ripetuti proclami di rinnovamento assisteremo al solito balletto sulla scelta dei candidati che esclude sistematicamente il territorio da ogni rappresentanza diretta. Con la revisione dei Collegi elettorali del 2004 si è di fatto falcidiata la rappresentanza dell’Alto e medio Metauro e dell’Alto Foglia dal Consiglio Provinciale. I guru della politica provinciale ed i Sindaci delle grandi città sapevano che la conclusione sarebbe stata questa ma non si sono mossi neppure per avvertire del problema i colleghi di rango ridotto. A livello di candidature regionali, pur nel 2010, come avviene ormai da sempre, certe zone ancora una volta non saranno rappresentate. C’è chi non apre neppure il dibattito per evitare che si corra il rischio di rovinare lo status quo; c’è chi affida le sorti delle aree interne ai buoni rapporti dei dirigenti politici locali con le eminenze grigie che risiedono ed operano più a valle, senza che però si riesca ad intravedere mai alcun risultato. La stessa candidatura del successore di Ucchielli in Provincia sa tanto appunto di successione. Di fatto però per asservimento e per convenienza di qualcuno le nostre zone (Alto e Medio Metauro) non hanno mai avuto un assessore regionale, non hanno mai avuto un parlamentare che conosca e tuteli i nostri interessi, non hanno mai avuto significative presenze nei vari organismi istituzionali e non che gestiscono il potere a livello provinciale e regionale. In alcuni partiti c’è stato e c’è chi si è trovato o si trova molto vicino al potere ma non ha mai utilizzato la propria posizione per migliorare la vita nei luoghi di origine. Di fatto, fin quando non capiremo che a prescindere dagli orientamenti politici, sarebbe giunta l’ora di smettere di portare acqua al mulino degli altri, non riusciremo mai a risolvere i grandi problemi che abbiamo. In altre zone in pochi anni si concretizza il quadrilatero per una spesa di circa 1.000.000 di euro e da noi nessuno riesce a condurre in porto una vera battaglia per la Fano Grosseto della quale si parla ormai da cinquant’anni. Si parla tanto di ferrovia e si versano fiumi di inchiostro, senza la benchè minima unità di intenti e con motivazioni dettate più dal cuore che da dati concreti. Si parla dell’importanza dell’Università di Urbino e della necessità inderogabile di salvarla e migliorarla e consentiamo creazioni di facoltà della stessa Università decentrate a Pesaro o in altre città non rendendoci conto che altre città marchigiane dal nulla stanno creando poli universitari di grande prestigio e valore mentre da noi non si trova una via d’uscita. Si parla di Sanità e dell’esigenza di salvare i nostri poli ospedalieri e di mantenere presidi importanti nel territorio e mentre in altre realtà convivono e vengono ampliati 4 o 5 ospedali di rilievo (Ancona) da noi non ci si accorge che continua la spoliazione e nuovi servizi importanti non vengono attivati. A coloro che per alterne vicende vivono la politica nei luoghi e nelle posizioni che contano credo sia giunta l’ora di suggerire che è necessario che dimostrino anche ai cittadini di questa provincia che operano nell’interesse della popolazione e che alla lunga l’asservimento logora. Il territorio ha bisogno di rappresentanti forti ed importanti che sappiano dare e rischiare tutto per risolvere i suoi problemi, di qualunque colore essi siano. Forse i problemi che abbiamo sono determinati soprattutto dalla totale mancanza di soggetti politici in grado di seguire e concretizzare le nostre istanze senza dover sottostare alla condivisione di qualche altro deus ex machina della situazione. Purtroppo ho l’impressione che anche questa volta nulla muterà. C’è di nuovo che molti Sindaci di espressione trasversale questa volta sembrano muoversi sulla stessa lunghezza d’onda sulla quale io, pur nella mia impotenza politica mi muovo da tanti anni. Se riprendo interventi anche di quindici anni fa trovo scritte le stesse parole che oggi leggo con piacere in molti interventi e credo sia questo un segno di maturità. Recentemente c’è stato chi suggeriva di far nascere una lista trasversale per le provinciali per dare un segno di unità dell’Alto Metauro. Poche speranze avrebbe di ottenere risultati importanti, ma è logico che aiuterebbe a far capire che c’è stanchezza e delusione rispetto ad un certo tipo di politica. Le vicenda dei Fondi europei, delle Comunità Montane e di tantissime altre cose, ci debbono insegnare che non è giusto rappresentare la nostra gente in questo modo. Vorrei non si pensasse che queste considerazioni mirano a far politica di parte, sono solo l’espressione di un malessere personale che cova a prescindere.
ALFIERO MARCHETTI Apri Commenti(6) Stampa
LA NOSTRA TRISTE SOCIETA'Post di Marchetti Alfiero del 19 novembre 2008 in Politica (Sfogliato 1227 volte)LA NOSTRA TRISTE SOCIETA’!
Di Alfiero Marchetti
Mentre leggevo con interesse i posts sugli extra-comunitari e sul recente omicidio di Urbino, ho riflettuto sulla straordinaria capacità dell’uomo di farsi condizionare. Condizionamento che è sempre più evidente quando avvengono fatti di cronaca nera per di più commessi da stranieri. Pur correndo il rischio di essere considerato poco al passo con i tempi, le mie introspezioni mi portano a considerare la società in cui viviamo, ai valori che riesce a trasmettere, alla cultura che crea, al tipo di informazione che da, al tipo di educazione che sa dare ai giovani, allo spirito di sacrificio che non sa creare nelle nuove generazioni, al senso del lecito e dell’illecito che non sa più definire, alla solidarietà che non sa vivere. Uno come me, abituato a pensare e ad avere assai poche certezze, difficilmente si ritrova in quel che accade attorno e diventa spesso irascibile e poco tollerante. Consideriamo la nostra società all’avanguardia e non vogliamo vedere che tanti dei nostri figli già a dodici, tredici anni sono dediti quando va bene al bere e al fumare; non vediamo che le disponibilità economiche che garantiamo loro in modo quasi sempre eccessivo vanno contro il loro interesse che è e non può essere che quello di imparare a rinunciare, di imparare a conquistare una certa condizione, di non avere sempre tutto al pari della bocca e non avere quindi stimoli ad impegnarsi e a sacrificarsi per ottenere; ci riempiamo la bocca di sport agonistico e non vediamo che il numero dei giovani praticanti diminuisce sostanzialmente soltanto perché non c’è la volontà di assumere impegni troppo gravosi preferendo una vita più godereccia e all’acqua di rosa: insegniamo loro ogni giorno soprattutto con l’esempio quotidiano che nella vita le uniche cose importanti sono avere successo costi quel che costi, avere denaro e riuscire a dare all’esterno un’immagine vincente. Abbiamo di fatto quasi del tutto abbandonato le ideologie di riferimento uniformando quasi tutto in nome della ricchezza, del benessere e del mercato; stiamo trascurando la religione che se non altro consente di pensare, di riflettere, di valutare, di considerare, di soffrire, di piangere e di gioire, di vivere con dignità in funzione di; abbiamo svilito i rapporti umani, quei rapporti fondanti dei nuclei famigliari, in nome di un interesse individuale sfrenato ed egoistico al punto di non curarci neppure delle responsabilità verso i figli, indebolendo in modo irreversibile la società che non può più far riferimento sulla solidità delle proprie cellule; abbiamo tutti insieme accettato che i diritti sindacali, notate bene non le retribuzioni, fossero appannaggio più di alcune categorie di lavoratori che di altre, arrivando al punto che pur lavorando tutti per tutto l’anno ad alcuni vengono date ferie, permessi sindacali, rimborsi malattia, rimborsi spese mediche e tante altre cose assai più che ad altri ingenerando giusto malcontento; abbiamo deciso che ad esempio un ragioniere che lavora in banca dopo un certo numero di anni percepisce uno stipendio che è almeno il doppio di un ragioniere che lavora in una ditta privata, anche qui ingenerando malcontenti e dissapori; abbiamo ritenuto giusto che chi percepisce nella propria vita stipendi alti, al momento del pensionamento continui a percepire una pensione alta, mentre chi ha avuto la sfortuna di svolgere un lavoro ritenuto ingiustamente umile percepisce quando si colloca a riposo una pensione bassa senza alcun meccanismo perequativo. Abbiamo contribuito con il nostro relativismo a creare una società dove il 97% dei furti e delle rapine resta impunito, dove chi viene arrestato dopo lunghe indagini e incredibili costi viene il più delle volte rilasciato, dove non esiste più la certezza della pena al punto che chi viene condannato anche a tanti anni di carcere pochi anni dopo riesce ad ottenere la libertà, dove e arriviamo al punto, non è possibile neppure pensare a quella che la Costituzione stessa definisce funzione riabilitativa della pena. Il carcere dovrebbe essere una cosa seria, dove l’uomo vive una condizione innaturale in modo coercitivo non solo perché deve essere punito per ciò che ha commesso, ma soprattutto perché dovrebbe essere ricostruito e rieducato. Non si devono uccidere i propri figli ma si deve cercare di farli tornare sulla retta via. Questa deve essere la funzione di uno Stato che si rispetti. Abbiamo delinquenti nostri come ospitiamo delinquenti provenienti dall’estero, dobbiamo giustamente difenderci dagli uni e dagli altri ma lo dobbiamo fare con raziocinio. Dobbiamo elaborare regole giuste e le dobbiamo far rispettare da tutti, tanto più da coloro che ragionevolmente non possiamo che decidere di ospitare. E’ forse opportuno che razionalmente si lotti contro il relativismo giuridico, politico, economico, morale e religioso, avendo chiaro l’orizzonte descritto, fatto di grandissimi problemi che ogni giorno amplificano le difficoltà della nostra società, dove spesso diventa naturale per tanta gente compiere anche atti di micro vandalismo di notte nei nostri paesi per gioco, senza assolutamente secondi fini, in barba al fatto che per costruire qualsiasi cosa sono necessari sacrifici economici dell’intera collettività. Mi fermo qui per ora, invitando tutti a riflettere sulle cose scritte, senza avere assolutamente la pretesa che il mio punto di vista sia quello giusto e collimi con quello degli altri. Certamente però continuare così non va!
ALFIERO MARCHETTI
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DAI PICCIONI SI SALVI CHI PUO!Post di Marchetti Alfiero del 10 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1085 volte)Scrivo per chiederVi di dedicarmi un momento di attenzione su un problema da noi particolarmente sentito. Sembrerà banale ma certamente non lo è: l’incredibile proliferazione di piccioni. Invadono piazze, chiese, edifici di grandi e piccole dimensioni dove trovano riparo e cibo in quantità. La loro massiccia presenza, anche se romantica da osservare, deve per forza di cose essere contenuta per evitare danni alle costruzioni e alla salute dell’uomo.
Nel nostro paese, da anni oggetto di grandi interventi di ristrutturazione, si verificano ingenti danni ad edifici pubblici e privati al punto che tetti recentemente sistemati si ritrovano completamente ricoperti di sterco e con le gronde otturate. E’ evidente che le lamentele sono continue e la situazione sta progressivamente degenerando al punto che bisogna stare attenti anche a passeggiare nel centro abitato.
L’alta prolificità di questi volatili è nei centri storici ulteriormente sostenuta dai prolungati periodi di illuminazione artificiale nella stagione fredda, che dilatano la fase fertile dell’animale. Sempre negli stessi ambiti i piccioni trovano riparo dai loro naturali nemici (come i falchi che non si avventurano nelle zone abitate) e cibo in abbondanza: offerto dall’ambiente urbano e dalle vicinissime campagne.
Una situazione eccessivamente ospitale, insomma, che comporta rischi notevoli anche sul fronte sanitario. Tra le malattie che i piccioni ammalati possono trasmettere alle persone, come si sa la più importante è la salmonellosi. Tuttavia molto più preoccupanti sono i problemi che derivano dalla presenza di nidi e dalle deiezioni accumulate, specie nei tetti e nei sottotetti, a volte nella misura di molti quintali: in questi depositi di guano si formano muffe infettive e colonie di parassiti che sono causa di diverse allergie e infezioni.
L’ingente massa di deiezioni che imbrattano strade, persone, edifici e risorse artistiche, peraltro maleodorante e insopportabile, oltre tutto non è soggetta a disgregazione e quindi si accumula fermentando, producendo acidi corrosivi e favorendo la moltiplicazione di batteri dannosissimi per le pietre calcaree delle strutture architettoniche.
Per le ragioni esposte chiedo alle autorità preposte, peraltro più volte già interpellate senza ottenere risposta, di attivarsi immediatamente per cercare di dare una risposta alle problematiche certamente comuni a tanti centri della Provincia.
Sarebbe una risposta importante anche per i tanti cittadini che si sono rivolti al Comune minacciando azioni legali e prese di posizione anche eclatanti.
Chiediamo quindi alle autorità provinciali e a quelle sanitarie di affrontare al più presto il problema per evitare danni al patrimonio e alla salute.
E' seconde me comprensibile la tutela dei piccoli volatili, peraltro in progressiva diminuzione; non è per converso accettabile perseverare nel far proliferare a dismisura un animale peraltro diffusissimo.
ALFIERO MARCHETTI
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PERCHE' CAPISCO IL DISAGIOPost di Marchetti Alfiero del 03 novembre 2008 in Attualità (Sfogliato 1055 volte)1. “Quella macchina del servizio pubblico che la mattina veniva a prelevarlo”
TESTIMONIANZA DI ALFIERO MARCHETTI
E’ in fondo la mia riconoscente introduzione ad un tema che mi coinvolge, che mi fa ancora soffrire, che quasi mi invita a piangere. Ho ancora fisso nel cuore l’amore che ho ricevuto, fatto di sacrifici, di rinunce, di solitudine. Sento però ancora nel contempo la gioia della condivisione, il rispetto per chi decide di farti nascere e di sostenerti, la gratitudine per chi antepone alla propria vita quella dei problemi figli. La mia esperienza e quella dei miei fratelli è comune a tanti altri figli di emigrati nel nostro paese ed è per questo che voglio raccontarla. Quella condizione mi ha comunque reso forte e altruista e per questo ne sono grato ai miei genitori Adriano e Tonina che ho visto tante volte piangere sia per la gioia del ritrovarsi che per la tristezza di doversi lasciare, ma che ho anche conosciuto come persone determinate a rispettare fino in fondo i doveri che con il loro matrimonio avevano deciso di condividere, primo fra tutti una sana educazione dei figli consentendo loro qualche opportunità in più. Oggi, da quando la lunghissima esperienza dell’emigrazione di mio padre all’estero per oggettivi motivi di lavoro si è conclusa, il solo vederli sereni ed uniti a casa loro mi appaga, assai più che tante altre cose di cui tante volte insensatamente si va alla ricerca in questo strano mondo.
“Sono anch’io figlio di genitori che per cambiare la propria condizione economica e per garantirne una migliore della loro ai figli, hanno deciso consensualmente, da giovani, di tentare la carta della emigrazione in Svizzera. Mio padre all’estero, mia madre in Italia con tre figli. Mio padre partì nel 1959 quando io nacqui e tornò in Italia definitivamente quando io avevo trentaquattro anni, nel 1993. Ricordo come fosse oggi la gioia in famiglia quando due volte l’anno a Natale e a Ferragosto tornava, ma ricordo anche la rassegnata tristezza che aleggiava in casa già una settimana prima della data di partenza. Ricordo fino a 18 anni quella macchina del servizio pubblico che la mattina presto veniva a prelevarlo sotto casa ed ho fisse negli occhi le immagini delle tante valigie e sento ancora il sibilare di quel treno che si allontanava da Pesaro lasciandomi sul marciapiede della stazione, quando da maggiorenne avevo sempre la possibilità di accompagnarlo. Ho in mente, nitida come il cielo azzurro d’estate, l’immagine delle baracche dove abitava in Svizzera assieme a tanti altri colleghi di lavoro. Ancora oggi non mi sfugge nessun particolare, dalla cucina dove quando era possibile mangiavano insieme o preparavano le gavette, alle camere dove dormivano assieme e studiavano la sera la lingua, già quella lingua che non conoscevano, come del resto conoscevano poco anche l’italiano, data la loro povera condizione. La loro era una condizione difficile, segnata da ogni genere di timori e di paure, ma nel contempo estremamente dignitosa e consapevole. Perché racconto la mia storia? Solo perché sono consapevole che l’atteggiamento tenuto oggi nei confronti degli immigrati dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana mi sembra assurdo, fuori da ogni logica. Uno straniero senza lavoro e in condizioni di estrema povertà nel proprio paese di origine che decide di tentare l’avventura nei paesi “ricchi” lo fa perché ha già di per se una apertura mentale diversa dagli altri, perché è più maturo, perché vuole migliorarsi, perché è attratto da un mondo diverso, senza dubbio con condizioni di vita migliori delle sue. Non credo che per risolvere questo problema sia necessario fare tante leggi, credo invece che sarebbe sufficiente rifarsi alle nostre esperienze. Allora ritroveremmo l’inderogabile necessità di un contratto di lavoro per avere il permesso di soggiorno e di essere sottoposti ad una accurata visita medica; ritroveremmo il senso di assoluto rispetto indispensabile verso le regole che disciplinano il paese che ti ospita; ritroveremmo la necessità di avere una abitazione dignitosa a disposizione; ritroveremmo la capacità di integrarsi, di entrare a far parte di una società. Ritroveremmo anche la consapevolezza dei paesi di immigrazione della necessità inderogabile di avere mano d’opera per tanti lavori ormai messi nel dimenticatoio dai nostri concittadini (operai per lavori umili in fabbrica, badanti, camerieri, minatori, braccianti). Mercatello ad esempio è uno dei tanti paesi della nostra provincia ad aver vissuto massicciamente negli anni 50 il fenomeno dell’emigrazione in Svizzera e prima in America. Tra il 1950 e il 1970 Mercatello ebbe un saldo migratorio negativo di 1263 persone e soltanto nel 1965 da Mercatello emigrarono in Svizzera 264 persone. Dai censimenti, risulta che la popolazione presente nel Comune passò dalle 2841 persone del 1951 alle 1589 del 1981. Oggi, esaurito questo ciclo, sono gli stranieri che vengono da noi. E’ un grande passo, che dovrebbe riportare alla nostra memoria le esperienze passate e aiutarci a risolvere i problemi di oggi. Il popolo Svizzero inizialmente di certo non vedeva di buon occhio gli stranieri. Quell’intruso straniero che veniva dal Sud, a volte chiassoso e goffo, con lo spago intorno alla valigia e il viso segnato dalla fatica e dalla malinconia non era gradito. Andava là in cerca di fortuna, con tutti gli inconvenienti e le umiliazioni che una lingua straniera poco conosciuta porta. L’emigrante sognava di poter ritornare dopo pochi anni al suo paese di origine. Lasciava al paese, come fece mio padre con mia madre, la propria sposa, i figli, i genitori spesso anziani che frequentemente non conoscevano neppure l’esistenza di quella Svizzera, né dove fosse. Quando i figli diventavano adolescenti o grandi e potevano quindi essere lasciati soli, venivano raggiunti periodicamente dalle mogli che portavano a vivere con loro anche in piccole stanzette con servizi comuni con altri, nelle baracche di legno, in mezzo a tanti disagi. Lavoravano e mettevano da parte con l’obiettivo di comprarsi un pezzo di terra e una casa al loro paese. E per tutti loro, o quasi, quel sogno si avverò. Mercatello si sviluppò urbanisticamente soprattutto grazie a loro e alla loro forza di volontà. Oggi, quelle valigie sono quasi un ricordo. Coloro che hanno legami forti in paese sono tutti tornati, gli altri, purtroppo per noi, hanno saputo integrarsi e vivono con i loro figli all’estero non più da emigranti, ma da cittadini del mondo e godono rispetto e considerazione. Oggi si comunica via internet, col telefonino, non si scrive più ed anche la voce comincia ad essere superata. Non si riconoscono più i toni, non si ha forte l’esigenza di sentirsi, di amarsi con le parole. Una volta tutto era diverso. Inizialmente non c’era modo di comunicare se non per lettera e le lettere impiegavano tanto ad arrivare; non esisteva il telefono a casa e si era costretti ad andare ogni due o tre settimane presso il posto di telefono pubblico ad aspettare la chiamata dall’estero attraverso il centralino. Ricordo mio padre quando tornava col suo carico e l’entusiasmo di noi bambini per i regali che ci portava. Si attendeva tutti con rispetto che lui sciogliesse le cinghie e si apprestasse a farci vedere cosa contenevano le sue valigie. Un pensiero importante per tutti non mancava mai e c’era sempre tanto cioccolato che poi mia madre ci somministrava quotidianamente a piccole dosi per fare in modo che non finisse subito. Il vivere questa condizione, con i miei genitori sempre tanto uniti ma separati dalle vicende della vita, costituì sempre per me nella maturità un grande peso nel cuore, al punto che quando il 19 dicembre 2003 andai da solo a Losanna per riportarlo a casa definitivamente, nel momento in cui attraversai il confine tra la Svizzera e l’Italia, mi sentii liberato, potendo godere di un senso assoluto di libertà e di serenità mai provato prima. Avevo però 34 anni e una moglie e due figli e da tempo ero in grado di capire cosa significasse per una vera famiglia come la mia stare fisicamente lontani 800 chilometri e vicinissimi col pensiero e col cuore. Poco lontano dalle baracche dove viveva mio padre a Malley e dove soggiornai per qualche periodo anch’io, c’era un ponte ferroviario dove la notte si sentivano passare tanti treni. Come l’orologio del nostro campanile, prima disturbava poi faceva compagnia, ma nella mia mente ogni volta che lo sentivo mentre ero a letto, e non l’ho mai detto a nessuno, il pensiero tornava alle partenze del treno che portava via mio padre da Pesaro e, mi rendeva, pur bambino, particolarmente triste. Si capirà che ancora oggi penso a questo lungo periodo della mia vita, con un peso nel cuore, ma anche con grande amore e riconoscenza. Io, nella mia debolezza, certamente non sarei capace di impormi privazioni così importanti in nome di ideali forti e me ne rammarico, anche se l’attaccamento che ho oggi per la mia famiglia è una grande eredità che mi hanno lasciato i miei genitori. Quando in nome dell’amore si sa essere incredibilmente altruisti, come sono riusciti a esserlo in tanti nel nostro paese, significa che il senso del dovere e della condivisione consentono di far superare ogni ostacolo. Credo quindi che anche coloro che oggi da lontano si avvicinano a noi vivano le stesse difficoltà e gli stessi sentimenti ed è quindi giusto aiutarli privandoci anche di qualcosa per darla a loro, che certamente ne hanno più bisogno.
ALFIERO MARCHETTI
ringraziando Lucarini per aver aperto l'argomento.
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E' VERO IL CONTRARIO!Post di Marchetti Alfiero del 25 ottobre 2008 in Politica (Sfogliato 1140 volte)E’ VERO IL CONTRARIO!
Di Alfiero Marchetti
Debbo dire, con particolare tristezza, che sempre più spesso capita che i tanti polemici per natura apostrofino in modo spregevole coloro che gestiscono le nostre amministrazioni locali, quasi a dipingerli come persone lontane dal comune sentire e quindi tali da non sapere dare risposte alle vere esigenze dei cittadini. Soprattutto alcuni giovani “opinionisti” si addentrano in considerazioni forti su problemi ed argomenti che non conoscono arrogandosi il diritto di commentare senza capire. Si ribadisce nei mass media ogni giorno che la politica è lontana anni luce dai cittadini, che non vuole capire le loro esigenze, che mira soltanto a tutelare gli interessi della “casta”. Un amico in procinto di assumere una carica importante al quale avevo formulato i miei auguri più sinceri ebbe a scrivermi qualche tempo fa: “Di certo posso assicurarti che ci metterò tutto l’impegno di cui sono capace confidando anche nell’aiuto di tutti quegli amministratori locali che, come te, hanno fatto, in tanti anni, dell’impegno amministrativo una vera e propria “missione” in favore delle nostre comunità locali”. Credo che in queste poche righe si possa cogliere la differenza che esiste tra i politicanti che operano dall’alto e tutti coloro che lavorano in trincea togliendo tanto tempo ai propri affetti e al proprio lavoro e senza alcun tipo di riscontro economico. Ho incontrato nella mia vita tanti Sindaci e amministratori locali della Valle e mai ho avuto l’impressione che qualcuno di loro mirasse a qualcosa di diverso che non fosse l’interesse della propria gente. Poi si sbaglia come sbagliano tutti, si omette inconsapevolmente, magari si interpretano alcune cose in modo difforme da come poi si rivelano, ma sempre ed inequivocabilmente in buona fede. Tra le tante osservazioni, leggo spesso commenti sull’atteggiamento della nuova polizia locale che viene indicata come il mezzo delle Amministrazioni locali per fare cassa e superare le loro difficoltà economiche. E’ semplicemente puerile continuare a ribadire questi che sono soltanto luoghi comuni; fatto sta che mai è capitato che Sindaci od amministratori sollecitassero per esigenze di bilancio il Corpo Vigili Urbani a tartassare i cittadini mentre invece è accaduto il contrario con ripetute sollecitazioni ad avere pazienza e ad essere il più possibile concilianti. Ma le regole sono le regole e sono state emanate affinché vengano rispettate. La verità sta nel fatto che nella nostra zona siamo un po’ tutti abituati, me compreso, ad un eccessivo permissivismo che ha portato. con l’incredibile aumento del parco macchine, ad avere le piazze dei centri storici continuamente intasate e a ritenere che i limiti di velocità fossero un optional. E’ chiaro che “in media stat virtus” e quindi trova spazio e considerazione la sollecitazione ai vigili ad essere disponibili pur garantendo il rispetto assoluto delle regole del codice della strada. Forse una domanda quei tanti amministratori “volontari” dovrebbero porsela ed io a dire il vero da un po’ di tempo me la pongo quasi quotidianamente: - perché quei cittadini critici e polemici non si rendono parte attiva e partecipano alla vita amministrativa e politica delle nostre città?- E’ avvilente vedere in ogni seduta pubblica, qualunque sia il contenuto degli ordini del giorno, le sedie del pubblico completamente vuote. Non ci si dica perché chi amministra è chiuso, perché anche in questo caso è vero il contrario!
ALFIERO MARCHETTI
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"LA DUE MARI IN COLLINA"Post di Marchetti Alfiero del 16 ottobre 2008 in Politica (Sfogliato 1077 volte)LA “DUE MARI IN COLLINA”
Di Alfiero Marchetti
La lunga storia della “Fano-Grosseto” si perde da noi nella notte dei tempi e i tanti decenni trascorsi a bocce ferme in passato, avevano oscurato ancor di più le prospettive di collegamento per le nostre realtà. Dopo alterne vicende e trascorsi quattro anni dalla legge Marche-Friuli che nel 1986 aveva finanziato il primo tratto della Galleria della Guinza per un importo di 35.000.000.000, il 01/11/1990, fu dato l’inizio ai lavori del foro pilota realizzato con un diametro di 3 metri per una lunghezza di circa 6 km. Alla presenza di molte autorità di allora: il ministro Prandini, l’On. Forlani, l’On. Ermelli Cupelli, il Presidente Giampaoli, il Sen. Londei, i Sindaci della Valle, il Sen. Venturi e tanti dirigenti Anas, con una cerimonia importante, si demolirono i primi frammenti di quella parete rocciosa che da secoli ostacola lo sviluppo dei nostri territori. Un bel tramonto suggellò quella serata quasi a costituire, col senno di poi, un segno premonitore delle difficoltà che poi si sarebbero incontrate. Le coppe di champagne e la pomposità della cerimonia sono rimaste nella storia, in quella storia fatta poi di sospensioni di lavori per tangentopoli, di arresti, di fallimenti, di abbandoni di cantieri e di potenzialmente rischiose situazioni di degrado ambientale in una delle più belle vallate della nostra regione. Il 13/04/1991 la “talpa” iniziò i lavori di scavo ed il 03/04/1992, con un altra cerimonia con collegamento via Satellite dal lato umbro alla sede del cantiere, fu ultimato lo scavo del foro pilota. Il lavoro venne poi sospeso per essere ripreso e completato per la parte finanziata nei primi mesi del 1994. Nel frattempo anche il III° lotto esterno alla Galleria lato Mercatello fu appaltato, ma a pochi mesi dall’inizio del lavori venne bloccato tutto per irregolarità nell’affidamento. Anche se poi fu da tanti considerato un errore, l’essere riusciti ad inserire nei finanziamenti previsti dalla legge “Marche-Friuli” i primi 35 miliardi per la Galleria, costituì l’inizio di un intervento che poi in ogni caso non avrebbe potuto fermarsi a quello stadio. La politica dei meriti poi ha percorso negli anni le sue tappe, nascondendo però sempre la verità vera: la mancanza di una precisa volontà politica che con programmazione e con metodo tendesse a raggiungere l’obbiettivo di un intervento organico e completo, supportata da un’autorità che soprintendesse all’intero intervento. Noi uomini di montagna siamo abituati ad essere molto più concreti di quel che spesso si pensa e i tempi biblici che hanno contrassegnato anche questa vicenda, ci rendono ancora oggi dubbiosi sul prosieguo dei lavori. Anche per noi comunque la speranza è l’ultima a morire ed i segni tangibili che dal 1998/99 abbiamo avuto ci rendono moderatamente ottimisti. Quando nel settembre 2000, dopo tanti incontri e procedure amministrative complesse ed incredibilmente lunghe quel cancello del cantiere della Guinza si è riaperto, abbiamo provato un senso di liberazione: ripartiva quel lavoro importante per giunta completamente finanziato. Sapevamo comunque di andare incontro a tanti problemi territoriali dovuti alla presenza di un cantiere imponente; alla gestione di depositi per materiali inerti di smarino; alla regimazione e depurazione delle acque interne al tunnel; all’incredibile transito di mezzi sulla viabilità comunale e statale; all’inevitabile impatto ambientale in corso d’opera. Le difficoltà incontrate all’interno, soprattutto per la presenza di una notevole quantità di acqua ed a causa di una roccia costituita prevalentemente di materiale argilloso hanno reso il lavoro particolarmente difficile. L’utilizzo di un quantitativo notevole di esplosivo (con ogni volata si realizzavano 4 metri di scavo) ha reso delicato l’intervento anche in termini di sicurezza. Il 07/04/2003 con un sostanziale rispetto dei tempi programmati, gli operai della ROMAGNOLI SpA e della SECOL si sono incontrati dopo aver abbattuto l’ultimo diaframma, alla presenza del Dirigente ANAS Ing. Fagioli, dei rappresentanti dell’Amministrazione Provinciale, della Comunità Montana, dell’Assessore Regionale Avenali e dei Sindaci dei Comuni di Mercatello e San Giustino. E’ così caduto definitivamente il muro della Guinza. Ed è stato toccante attraversare per la prima volta l’intera galleria ed uscire a Parnaciano. Mercatello imparò a convivere con i cantieri e con le maestranze festeggiando con le stesse i momenti più importanti, dalla Festa di S. Barbara agli eventi collegati allo stato di avanzamento dei lavori stessi. In lavori di questo tipo emerge comunque il sacrificio dell’uomo che opera in particolari condizioni ambientali per il bene comune. Ringraziammo più volte e sentitamente, tutti gli addetti ai lavori ai quali ci univano anche esperienze trascorse di emigrazione in analoghe condizioni di vita. Ai lavori del traforo si aggiunsero dal 2001 quelli ripresi, previa variante e nuova valutazione di impatto ambientale, del III° lotto dalla Galleria della Guinza all’ingresso dell’abitato di Mercatello. Affidati alla Ditta Rabbiosi SpA sono stati ultimati nella primavera 2005. Nel frattempo, approvato il progetto esecutivo del IV° lotto definito “variante dell’abitato di Mercatello” che attraverserà il paese fino all’innesto nella SS.73 bis in località Presagnoli, furono ultimate le procedure per le occupazioni d’urgenza e tutto faceva ritenere che presto si sarebbe proceduto all’appalto. Sono stati comunque realizzati e ultimati lavori nel territorio del Comune di Mercatello lavori della “Fano Grosseto” per più di 250 miliardi di vecchie lire. Il lavoro è stato imponente e i numeri parlano chiaro: circa 350.000 mc. di materiale inerte stoccato in discarica, 6 Km la Galleria della Guinza, altre 3 doppie gallerie dalla Guinza a Mercatello per una lunghezza per senso di marcia di più di un Km, 3 viadotti. La careggiata ultimata per circa cinque chilometri. Oggi che il dibattito è aperto sul finanziamento del tratto Mercatello – S.Stefano di Gaifa, bisognerebbe accantonare le polemiche e la corsa ai meriti e ai demeriti e lavorare tutti insieme per ottenere i fondi necessari per concretizzare il progetto realizzato dall’Amministrazione Provinciale e per evitare enormi problemi di traffico alle città attraversate. La Valle del Metauro ha saputo emergere senza viabilità, pensate cosa potrebbe diventare una volta realizzata questa importante arteria. Si apriranno per tutti nuove prospettive occupazionali, migliori possibilità di collegamento con presidi sanitari e strutture pubbliche, nuovi corridoi turistici e culturali e tante altre opportunità. Sarà forse l’alba di un nuovo giorno e non il tramonto pur bello e affascinante ma triste per quel che rappresenta! Ci auguriamo quindi di rivedere gli elicotteri atterrare non per lavori che iniziano ma per opere portate a conclusione. Segnali quali la Bretella di Urbino e la Lunano S.Angelo indicano negli ultimi anni una netta inversione di tendenza che ci auguriamo proseguirà inesorabile il suo corso.
Dopo tanti anni di lavori, sono quasi quattro anni che si è chiuso il grande cantiere della Galleria della Guinza. Il traforo di valle della lunghezza di circa sei chilometri è completato. Il lungo tunnel, completamente diritto, con una pendenza verso le marche di 4 metri al chilometro, è uno dei più lunghi d’Italia e come si sa consente di raggiungere l’Umbria dal Comune di Mercatello sul Metauro in pochissimi minuti. Si è parlato e scritto tanto di quest’opera e si è incappati nel lontano 1992 anche nelle viscere di Tangentopoli con il conseguente blocco dei lavori ripresi poi soltanto nel settembre del 2000. Oggi, a dire il vero di questo tratto di Fano Grosseto che insiste nel territorio di Mercatello sul Metauro per 3 lotti e per circa 250 miliardi di lavori di vecchie lire se ne parla poco, privilegiando non si sa perché o forse lo si sa, il famoso quadrilatero e altri tratti autostradali. Fatto sta che per la caparbia di molti e la lungimiranza di altri sia la Galleria ormai completata sia il terzo lotto che dalla galleria conduce a Mercatello sono ultimati ma il progetto del quarto lotto che consentirà l’attraversamento dell’abitato di Mercatello completamente in doppia canna, ha ottenuto il VIA ed è da anni al CIPE in attesa di finanziamento. Quano si percorre il tunnel e si attraversa l’appennino in un batter d’occhio ci si rende conto dell’importanza di quest’opera che una volta realizzata consentirà di raggiungere Città di Castello e Sansepolcro in dieci minuti, di andare a Perugia in 35 minuti, di andare a Firenze in poco più di un’ora. Ma pensate come vanno oggi le cose: mentre perlomeno in territorio marchigiano si è lavorato andando avanti, in Umbria, per quanto riguarda il tratto di collegamento dall’uscita del Traforo all’innesto con la E45 ancora si discute del tracciato e non si è in grado di scrivere la parola fine sulla progettazione. Forse, come è già accaduto tante volte qualcuno ci smentirà, ci accuserà di essere catastrofisti, fatto sta però che nulla si muove e per una logica bizzarra nessuna autorità superiore è in grado di imporre scelte importanti, al punto che si corre il rischio che il tratto di strada costruito nel territorio di Mercatello diventi una enorme cattedrale nel deserto, senza alcuna possibilità di essere utilizzato. Tutta la zona attende da tanti anni se non secoli che si possa evitare la barriera appenninica e dare nuovi sbocchi e nuovi impulsi al territorio. Ora che alcuni grandi passi sono stati fatti è forse il momento di rimboccarci tutti le maniche in modo politicamente trasversale, per far si che si prosegua sulla via intrapresa. Per anni abbiamo imparato a convivere con tante maestranze (150/200 persone) e con attività di cantiere che non ha certamente avuto uguali nell’intera provincia. Ora ancora una volta ci hanno costretti a fermarci. Quella luce che all’ingresso della Galleria si intravede all’orizzonte è il sole dell’Umbria che ci attende e che non deve spegnersi. Noi che non abbiamo mai avuto “Santi in Paradiso” dobbiamo attivarci tutti insieme nell’interesse nostro e della nostra gente. Sono stati scavati circa 350.000 metri cubi di roccia: ci auguriamo ancora non per nulla.
ALFIERO MARCHETTI Mercatello
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S.O.S. DEGRADOPost di Marchetti Alfiero del 13 ottobre 2008 in Attualità (Sfogliato 1037 volte)S.O.S. DEGRADO
Di Alfiero Marchetti
Nell’attraversare l’Alta Valle del Metauro ci si sente oggi attraversati da un’atmosfera quasi mitologica, arcaica e ci si sente calati in realtà sempre più curate e mai lasciate all’abbandono sia dai proprietari che dalle Istituzioni. Scriveva Paolo Volponi: “E’ necessario salvare comunque, riservando loro la giusta attenzione, anche le case, i castelli e le torri che hanno ordini, aggregati, tetti, coperture, contorni del tutto particolari, compositi e strutturali, ma pur sempre distinti e di particolare spicco. Bisogna imparare ad amare , custodire e proteggere gli antichi casolari, i borghi e le strutture difensive delle campagne e delle colline, perché è necessario avere riconoscenza verso coloro che le hanno abitate lavorando. Il paesaggio diventa vivo e luminoso perché cosparso di borghi ed edifici dal respiro eccezionale. La santità di alcune pievi foranee in rovina, o addirittura degradate a fienili, convive con la magia dei tanti castelli diruti, testimonianze le prime di una pietà adorante e di una fondamentale importanza dello spirito, i secondi di una storia quasi sempre crudele; convive con i miti della vita patriarcale nelle grandi case abbandonate, spesso invase dai rovi e destinate in breve a sparire completamente”. L’Alto Metauro è forse sempre più un esempio di particolare amore verso tutto ciò che testimonia la propria storia e nei centri storici di Urbania, Sant’Angelo in Vado e Mercatello sul Metauro, quasi millenari, il recupero è ormai routine, quasi a testimonianza dei tanti sacrifici che ne hanno accompagnato la costruzione. In una zona impervia per quanto splendida cui si arriva tramite una strada in macadam che da Mercatello conduce a Città di Castello, una antichissima e splendida abbazia fino a pochi mesi fa in rovina è oggi stata ristrutturata dall’Istituto Diocesano di Città di Castello. Coeva all’Abbazia di Lamoli, la sua collocazione in un’immensa area precedentemente antropizzata ed oggi completamente priva di insediamenti umani, faceva ritenere che sarebbe stata destinata a scomparire come sono scomparse tantissime case rurali incredibilmente riassorbite dall’ambiente e delle quali non esiste più traccia. Per nostra grande gioia in questo caso non è stato così e chi si vorrà godere un ambiente incontaminato alla ricerca di importanti testimonianze storiche potrà percorrere questa via avendo come punto di riferimento Scalocchio e la sua Abbazia. Il mio è un invito forte agli Istitui Diocesani che detengono tante Chiese sparse nel territorio molte delle quali quasi abbandonate a loro stesse ad adoperarsi per salvarle come importante testimonianza di un tempo che non c’è più, come lo sono le tante Chiese nei nostri centri storici. Mercatello ne aveva 47 nel territorio e 7 nel centro storico perfettamente conservate. Ci sono borghi come Castello della Pieve fino a pochissimi anni fa in rovina ed oggi completamente ristrutturato e assurto a nuova vita. Dalla sua torre tra le meglio conservate della valle si scorge di lontano la mole della Torre del Castello della Metola anch’essa in ottime condizioni. Insieme sembrano fare da sentinella a un territorio che conserva edifici rurali tra i più belli della nostra regione e che chiedono rispetto e considerazione.
ALFIERO MARCHETTI
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IL DIFFICILE MOMENTO DELL'ALTO METAUROPost di Marchetti Alfiero del 03 ottobre 2008 in Politica (Sfogliato 1836 volte)Il dibattito politico apertosi da circa un anno sia a livello nazionale che nel territorio in seguito alla necessità di razionalizzare l’organizzazione amministrativa dello Stato che ha coinvolto in modo assolutamente inopportuno quasi soltanto le Comunità Montane, a bocce ormai ferme ci suggerisce alcuni approfondimenti sia di tipo politico che amministrativo. Si è discusso tanto, il più delle volte con una disinformazione di fondo anche da parte di esponenti autorevoli delle istituzioni, sull’importanza del ruolo di questo Ente che nonostante le ripetute dichiarazioni d’intento non viene mai annoverato a pieno titolo tra gli Enti locali territoriali, al punto che non ha autonomia finanziaria ed entrate certe da trasferimenti e che anzi ancora oggi è a rischio soppressione.
Si considera la Comunità Montana a volte come un Ente che serve a dilapidare le scarse risorse oggi disponibili magari elargendo indennità e conferendo incarichi interni ed esterni, che non ha precise competenze, che arranca per essere presente nei vari settori della vita pubblica. Questa opinione è maturata nel tempo certamente a causa della continua rincorsa da parte degli amministratori a farle attribuire da amministrazioni politicamente compiacenti competenze che la legge non le riserva. L’opinione pubblica in generale la vede come un Ente inutile che non ha ragione di esistere. I cittadini non ne conoscono neppure l’esistenza se non per sentito dire e per alcune competenze marginali. Forse tutto questo è vero perché non si ha la vera dimensione di ciò che la Comunità Montana dovrebbe essere, di come dovrebbe essere costituita, di chi dovrebbe gestirla e con che premesse, delle finalità che dovrebbe avere. Il termine “montano” ha etimologicamente un significato ben preciso all’interno del quale non tutte le realtà territoriali possono riconoscersi. Non sono mancate negli anni trascorsi prese di posizione dei Comuni costieri che rivendicavano maggiore attenzione nei loro confronti soprattutto in ragione del fatto che alcune importanti misure europee li escludevano dai benefici economici. Si ricorda ad esempio Colbordolo, che chiedeva alla Provincia maggiore attenzione nei suoi confronti perché non riteneva giusto che un Comune potesse essere escluso da misure europee giustamente rivolte a zone svantaggiate, chiedendo una qualche perequazione o compensazione. Ed infatti le nuove misure sono rivolte all’intera platea dei comuni senza più distinzioni e privilegi. La Comunità Montana è un Ente a democrazia indiretta, dove i rappresentanti del territorio vengono delegati dai Consigli Comunali dei Comuni e non direttamente dai cittadini. Anzi, se vogliamo essere ancora più precisi vengono indicati dai partiti spesso prima ancora della consultazione elettorale amministrativa. E qui casca l’asino. Troppo spesso si sono ritrovati a rivestire ruoli istituzionalmente importanti soggetti o al tramonto della loro esperienza amministrativa o che non sono riusciti a trovare una collocazione migliore o che addirittura hanno subito sconfitte elettorali anche ripetute. Le logiche di partito hanno portato fino ad oggi a trovare una collocazione a chiunque appartenesse ad un certo entourage, a volte senza curarsi né delle competenze, né della preparazione, né della conoscenza del territorio e dei problemi delle diverse collettività. E allora è capitato spesso nel tempo di assistere a tanti assessori comunitari (il concetto è estensibile anche a quelli provinciali e regionali) che non conoscono il territorio e che non si curano minimamente di calarcisi per poter poi lavorare con cognizione di causa; è capitato di conoscere persone che ricoprono cariche importanti che non intervengono mai in nessuna sede; è capitato di pensare che altrettanto spesso si correva anche per vedersi garantita una indennità, quella indennità che una nefasta legge del 1999 ha portato a livelli tali da renderla appetibile a chiunque e che troppo spesso ha spinto all’impegno politico anche gente che non merita ma che all’interno dei partiti ha qualche forza contrattuale. E’ capitato anche che per queste logiche perverse chi meritava veniva messo da parte magari a vantaggio di chi poi sistematicamente non lasciava nulla dietro di sè. Queste Comunità Montane che fino al 1999 sostenevano spese per indennità di carica contenute e riuscivano ad intervenire in molti settori supportando tanti interventi nei Comuni si sono trovate in un batter d’occhio ad avere in bilancio spese per alcune centinaia di milioni di vecchie lire solo per gli organi amministrativi. L’aver esagerato nel riconoscere emolumenti un po’ a tutti ha ingenerato perplessità e proteste che certamente hanno contribuito a creare un clima generalizzato di sfiducia. Con questo si vuol ribadire che per molti è giusto ridimensionare questo trattamento economico senza però rendere impossibile l’impegno amministrativo da parte di persone di comprovata esperienza e competenza nei ruoli più importanti. Riteniamo comunque, oggi più che mai, che non sia giusto sopprimere queste Istituzioni, soprattutto perché per i Comuni è determinante avere vicino un Ente che funzioni, che si attivi nell’interesse delle piccole realtà territoriali, che svolga un ruolo di coordinamento e di consulenza, che sappia cogliere le opportunità più complesse, che sappia inventare misure a sostegno del territorio.
A più riprese, nelle diverse sedi, siamo intervenuti, in un primo momento per chiedere, in ragione della particolare natura di organismo prettamente amministrativo a democrazia indiretta, di essere coinvolti nell’esecutivo dell’Ente, ricevendo comunque e sempre risposte negative.
Abbiamo anche chiesto una maggiore considerazione dei comuni piccoli fino a 600 abitanti con forti caratteristiche di montanità, relegati ai margini da una politica territoriale, tributaria, di finanza locale, di servizi pubblici e alla persona, di sanità, che di fatto sembra volerli condurre alla disperazione. Le Comunità Montane dovrebbero lavorare nell’interesse esclusivo di questi piccoli Enti, ma non è mai stato così e non lo sarà mai. Rendiamoci conto che il mondo da noi gira così da tanti anni, quei tanti anni in cui l’interesse generale, diciamo generale, si è spostato dalla tutela dei deboli, della classe operaia, dei pensionati al minimo, degli immigrati, di coloro che non hanno la possibilità di costruirsi una casa, di coloro che per condizione hanno una limitatissima cultura, dei disagiati; alle classi medie, al settore pubblico, agli imprenditori, alle caste più forti (medici, assicuratori, bancari, personale di volo, ministeriali,). Riprendiamo questi concetti, sui quali ci sarebbe tanto da dire, per rimarcare il pensiero di chi come noi non vuole accettare questo stato di cose e anche se esprimiamo concetti ormai abusati, diciamo che dobbiamo lavorare per evitare che la civiltà delle rotatorie in ogni dove, dei centri commerciali ad ogni angolo, dei grandi festival, delle grandi aree industriali, dei palasport, continui inesorabilmente a lasciarci con le briciole e con tutto ciò che ne consegue. Si spendono giustamente miliardi per il ROF, per la rete dei teatri, per i grandi eventi e si fanno morire le associazioni culturali e ricreative perché per loro non c’è più una lira e la 75, unica fonte di riparto, si limita a dare soltanto briciole a chi invece di altro avrebbe bisogno. Un tempo si riusciva anche a restaurare, a recuperare cose di pregio, oggi se lo vogliamo fare dobbiamo auto tassarci come noi stiamo facendo da anni. Ecco, riteniamo che parafrasando il pensiero espresso poco fa, noi siamo senz’altro l’anello debole a cui nessuno pensa. E non ci si venga a dire che l’analisi va bene ma le idee mancano e quindi sembra essere la nostra una elucubrazione a metà. Per riequilibrare, se la parola ha un senso, non si può continuare a dare a tutti allo stesso modo senza perequare; non si possono chiedere a tutti i Comuni le stesse misure di cofinanziamento delle opere pubbliche; non si possono non considerare nei trasferimenti erariali gli oneri di urbanizzazione che i Comuni riscuotono in ragione della attività edilizia che viene esercitata; non si può non considerare che l’ICI è commisurata al patrimonio edilizio notevolmente diverso da Comune a Comune; non si possono non considerare tante altre cose che non stiamo qui ad elencare. Ma una cosa chi si troverà a gestire le nuove Comunità Montane, come tutti, dovrebbe considerare: che “i cittadini dei piccoli paesi contribuiscono al pagamento delle tasse in ragione della loro capacità contributiva che è uno dei principi fondamentali della costituzione” ma pagano i servizi molto di più, spesso non li hanno affatto e sono costretti a spostarsi continuamente per usufruirne. Chiederemo quindi che l’occhio vada rivolto ai Comuni più piccoli in particolare, cercando di fungere veramente da supporto a queste realtà. Non vogliamo soltanto continuare ad essere la riserva indiana, il luogo dove spostarsi per respirare quando le polveri sottili la fanno da padrona, vogliamo vivere e pulsare, vogliamo che vengano garantiti ai nostri cittadini le stesse opportunità che possono avere gli altri in tutti i sensi. La strada però, riteniamo debba essere quella di pensare ad una aggregazione politicamente trasversale a livello di entroterra che miri alla salvaguardia delle zone interne e ad ottenere la considerazione che meritano nel panorama politico amministrativo provinciale e regionale. Dobbiamo al più presto concretizzare un’idea da sottoporre ai tanti referenti interessati. Un richiamo va fatto anche alla teoria della responsabilità, in ragione della quale oggi tutto muore. Nessuno la vuole o per meglio dire tutti la vogliono se ciò corrisponde ad un inquadramento che garantisce indennità. Chiaramente poi se la devi avere vieni assunto con un inquadramento economico corrispondente ai rischi che corri, ma non basta, se la devi avere devi vederti garantita una ulteriore indennità. Non basta ancora, se si vuole che il dipendente assuma poi veramente le responsabilità gli si deve sottoscrivere una polizza di responsabilità civile a carico del datore di lavoro per gli errori o i danni che può arrecare con la sua attività di responsabile. Anche la tanto decantata divisione di ruoli tra i politici delegati a dare gli indirizzi e i responsabili delegati alla gestione prescinde come al solito dalle risorse disponibili e riversa in ogni caso sui politici ogni responsabilità. E’ infatti sufficiente che il funzionario per adempiere ai propri obblighi richieda risorse ingenti indisponibili per scaricare le preoccupazioni su chi non è in grado di fornirle. Rimpiangiamo certamente i tempi in cui la sanità a livello amministrativo veniva gestita da un comitato fatto di amministratori che aveva chiari gli interessi della gente pur avendo un occhio anche al conto economico. Oggi se risparmi vieni premiato, a prescindere poi se la gente soffre, paga o addirittura muore. La verità comunque oggi viene a galla e fa male, ma e’ la politica a dover recitare il mea culpa, quella politica che ha creato tanto caos, tanto clientelismo, tanta confusione di ruoli, tanti organismi inutili e molto costosi che non di rado assorbono gran parte delle risorse disponibili per alcuni settori vitali. Società, ambiti, coordinamenti, agenzie, tutto per avere più potere, pur effimero. Tutto per collocare il maggior numero di soggetti; collocazione che ha di fatto contribuito sostanzialmente a far lievitare i costi di certe gestioni e ad alimentare quella casta di cui ormai si parla quotidianamente. Non c’è stato fino ad oggi, amministratore, direttore, revisore, presidente che non sia di nomina politica e che non sia etichettato politicamente. I meriti non contano mai e neppure la produttività e così si raggiungono livelli di efficienza rispetto ai costi, da terzo mondo. E ribadiamo ancora che e’ ancora una volta la politica fine a se stessa che non ha permesso a nessuno di opporsi a quel famigerato progetto poi recepito dalla Finanziaria 2008 di riordino delle comunità montane. Ogni amministratore aveva ed ha qualcosa di cui rendere conto per cui non si è potuto opporre con la forza e l’autorevolezza necessaria di fronte a scelte scellerate. Da subito si capì che non c’era più nulla da fare e la nostra Regione, a differenza di molte altre, da decenni politicamente collocata allo stesso modo, è riuscita a presentare un testo di legge solo tre settimane prima della scadenza del termine (30.6) imposto dalla Legge Finanziaria 2008, senza un preventivo confronto né i necessari approfondimenti. Ma i nostri rappresentanti territoriali nelle associazioni che contano (Anci, Upi, Uncem, etc) non hanno mosso un dito dimenticando di essere anche l’espressione del territorio. L’Anci e L’Upi perché sostanzialmente contrari al mantenimento di Enti Montani perché forse preoccupati che in qualche modo riescano nel loro piccolo a ledere la loro maestà, l’Uncem perché di fatto non ha saputo ottenere nulla. Abbiamo lamentato molto spesso la totale mancanza di rappresentanti istituzionali nei ruoli che contano e la nostra incapacità ad esprimerne. Anche nell’ultima consultazione elettorale ci siamo fatti paracadutare candidature eccellenti e non abbiamo saputo esprimere nulla di nuovo. Abbiamo autorevoli rappresentanti regionali che però nulla hanno fatto ricadere sul nostro territorio in termini di iniziative e di investimenti importanti. Non si è mai voluto condividere nulla con la minoranza perché non si e’ voluto considerare la comunità montana come un’unione amministrativa di comuni volendogli dare caratteristiche esclusivamente politiche e ci si ritrova oggi a dover affrontare prospettive che ne faranno un organismo di secondo o terzo livello esclusivamente amministrativo con rappresentanti delle istituzioni di riferimento. Abbiamo espresso perplessità sulla continua ricerca di accaparrarsi competenze da parte della Comunità Montana raggiungendo così il più delle volte proporzioni elefantiache rispetto alle obiettive necessità, ma si è continuato su questa strada ed anzi spesso le comunità montane tendono a presentarsi come titolari di servizi che invece gestiscono assieme ai Comuni cui gli stessi competono per legge. Ed anche in questo caso non si semplifica quasi mai ma si complica. E si è così ingenerata nell’opinione pubblica la sensazione che si tratti di inutili carrozzoni, sensazione che non si è mai riusciti a smentire.
Non si è mai considerata l’evoluzione della normativa che porterà ad una diversa gestione di alcune strutture ma si è continuato ad investire sulle stesse senza pensare che in futuro non ne godremo dei benefici di certe spese e di cotanto impegno amministrativo.
Quando dicevamo che sarebbe stato forse necessario rivedere l’intera gestione amministrativa dell’Ente puntando le risorse su iniziative di ampio respiro e non su strutture che dovrebbero essere gestite da terzi (discarica, mattatoio, centri socio-educativi) mai nessuno ha inteso recepire questo messaggio. Ma le cose stanno andando in questo modo, solo che non sarà una scelta ma saranno imposizioni dall’alto ed è tutto un dire.
Riteniamo poi che un territorio debole politicamente ed amministrativamente debba trovare una unità di vedute ed intenti trasversale che prescinda dall’appartenenza politica altrimenti non riusciremo mai a contare nulla. Ma soprattutto a sinistra questa sollecitazione per ragioni di potere non la si è voluta mai ascoltare.
Le colpe di tutto ciò che accade sono certamente di chi ha voluto queste cose, sono dei tanti professionisti della politica anche a livello locale che l’opinione pubblica non digerisce più, sono di coloro che ritengono di avere sempre la cultura e la verità in tasca, sono di coloro che si pongono su un piedistallo e pensano di poter guardare i cittadini dall’alto.
E allora, l’opinione pubblica ci chiede umiltà, sacrifici pari a quelli che è costretta quotidianamente a vivere, dedizione all’amministrazione non per interesse ma per volontà di operare per gli altri, condivisione di obiettivi importanti nella comunità in cui si lavora, capacità di comprendere i problemi degli altri e di muoversi conseguentemente per risolverli, volontà di dare certezze e sicurezza.
Il risultato delle ultime elezioni politiche deve farci riflettere, a prescindere dalla gioia per un risultato importante favorevole o dallo scoramento per aver perso e perso male, sulla necessità che si lavori per la gente, che ci si metta alla pari e sullo stesso piano senza distinguerci, che si comprendano le difficoltà economiche e sociali e si lavori per risolverle, che si sappia rappresentare la cittadinanza recependo le istanze e comprendendone le sollecitazioni. Mentre pochi lustri fa per spostare uno 0,5 % di suffragi erano necessarie due o tre consultazioni oggi l’elettorato è fluttuante e modifica le proprie impostazioni in modo massivo (10/15%) in una sola consultazione. E’ un panorama difficile per tutti ed è anche per questo che bisogna lavorare avendo chiaro l’orizzonte.
I prossimi mesi e penso anche i prossimi anni saranno difficili anche per noi a livello comprensoriale.
La nuova legge regionale, approvata dopo essere stata modificata durante l’iter per ben tre volte in un mese e la cui ultima variazione sostanziale è stata proposta l’ultimo giorno utile, ha di fatto modificato completamente l’assetto della nostra Comunità Montana. Viene costituita la Comunità Montana di Cagli e Urbania alla quale vengono aggregati anche i comuni di Serra Sant’Abbondio e Frontone che facevano parte della soppressa Comunità Montana di Pergola. Gli organi fino ad oggi in carica sono tutti decaduti ed i Presidenti sono stati nominati commissari straordinari per gestire la fase dell’accorpamento. E’ un parto venuto malissimo, completamente al buio, senza che fossero preventivamente stabilite né le modalità della fusione né tantomeno dei meccanismi perequativi. Comunità virtuose ed altre meno prospere si troveranno d’ora in poi sullo stesso piano, ed il nuovo organismo si farà carico di tutti i debiti e di tutti i crediti indistintamente a prescindere dal patrimonio. In una fase di progressivo avvicinamento alle elezioni non si comprende certamente la decadenza degli organi che invece pur con indennità eventualmente azzerate avrebbero potuto gestire il passaggio. Non si comprende neppure il fatto di non aver messo limiti all’azione degli esecutivi nella fase di approvazione della legge né ai commissari in termini di gestione fino all’insediamento dei nuovi organi. E’ tutto lasciato al caso e solo ora si cominciano a delineare modalità esecutive per il trasferimento. Nasce comunque una Comunità Montana anomala, costituita da territori che nulla hanno in comune, né da un punto di vista storico culturale, né da un punto di vista sociale e già sono all’orizzonte battaglie importanti per l’individuazione delle sedi che riteniamo comunque dovranno tener conto della necessità di razionalizzare le spese; per la organizzazione del personale dotato oggi di figure dirigenziali e apicali in tutte e tre le sedi e che per forza di cose dovranno essere oggetto di limitazioni anche importanti; per la gestione dei servizi comprensoriali sui quali secondo noi si dovrà giocare la partita più dura ed importante. Dicevamo in tempi non sospetti, che sarebbe stato molto importante adoperarsi per evitare conseguenze nefaste derivanti dal paventato progetto di razionalizzazione e per riuscire ad ottenere una vera politica importante per le zone montane. Ci sembra che il tempo sia stato speso molto male, che come risultato avremo un notevole ridimensionamento delle potenzialità organizzative del nostro territorio, che la sede molto probabilmente si sposterà nel capoluogo del Ducato e che ancora una volta non avremo saputo tutelare i veri interessi del territorio. Territorio che continua a muoversi per interessi politici al punto che la nostra debolezza si manifesta anche col fatto che la Comunità Montana di Carpegna è rimasta intatta e i suoi organi resteranno attivi fino alla fine della legislatura, che Urbino pur con tanti distinguo resta dentro una Comunità Montana rivendicando un ruolo importante, che i nostri fiori all’occhiello tanto decantati verranno conferiti in un organismo nuovo e avranno un futuro difficile ed incerto perché dovranno anche farsi carico dei problemi degli altri. Ammesso e non concesso che la Finanziaria 2009 non preveda, come si paventa, un ulteriore ridimensionamento degli organismi comunitari, già fortemente indeboliti dai continui tagli. E’ un panorama triste, dal quale emerge la debolezza del nostro territorio, che mai ha saputo essere politicamente importante, prostrandosi sempre di fronte ad interessi superiori. Nell’arco dell’anno trascorso, mai abbiamo avuto modo di confrontarci né con autorevoli esponenti regionali, né tantomeno provinciali, sempre attenti a non esporsi troppo. Abbiamo avuto modo di parlare nel mese di giugno con l’assessore regionale che in modo secondo noi scorretto e alquanto superficiale ha liquidato il problema con un intervento ai limiti della mancanza di rispetto. L’Assessore agli Enti Locali poi ha ritenuto di incontrare le autorità pochi giorni dopo l’approvazione della legge, convinto più che mai del suo operato. Pochi giorni dopo, non se ne conoscono le ragioni, è stato avvicendato senza alcun preavviso. Dobbiamo constatare che da noi siamo politicamente immaturi e che purtroppo neppure amministrativamente riusciamo mai a far fronte comune. Invitiamo comunque il Commissario Straordinario a vigilare e ad operare con attenzione; il rischio di commettere errori che graverebbero sui nostri Comuni è all’orizzonte.
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