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Il cambiamento è già iniziatoPost di Informarci del 24 marzo 2013 in Attualità (Sfogliato 362 volte)Non poteva esserci miglior inizio della nuova legislatura. Laura Boldrini e Pietro Grasso alle presidenze di Camera e Senato sono la prima bella risposta alla domanda di cambiamento emersa dal voto. Una novità forse inattesa per chi è prigioniero degli schemi della realpolitik ma non per chi, dentro e fuori il Parlamento, l'ha voluta con forza. Alle più alte cariche dello Stato vanno figure indipendenti con una limpida storia di impegno civile, dalla difesa dei diritti umani al contrasto alle mafie. Nei loro discorsi di insediamento ritroviamo i più alti valori costituzionali, la dignità del lavoro, la giustizia sociale, il rispetto delle donne, l'etica pubblica, la politica come servizio e passione, la sobrietà delle istituzioni. Il consenso con cui è stata accolta la notizia premia la coerenza e il coraggio del centrosinistra. Costretti a una scelta unilaterale dalla miope chiusura del Movimento 5 stelle e del centro montiano, Pd e Sel avrebbero potuto arroccarsi su candidature di partito e di sicura esperienza. Non l'hanno fatto, consapevoli che tocca ai progressisti dover dare per primi un segnale di cambiamento all'insegna di valori forti e facce nuove. È la conferma che si può restituire dignità e prestigio alle istituzioni, operare per il ricambio della classe dirigente, rispondere alla domanda di buona politica che il voto ha prepotentemente espresso. È anche la prova della vitalità e della nuova centralità di un Parlamento in gran parte rinnovato, con una presenza di giovani e donne mai vista in passato. Non sappiamo quanto durerà questa legislatura, ma è certo che molte cose non saranno più come prima. Dopo anni in cui l'abuso di decreti legge e voti di fiducia ha strozzato il dibattito parlamentare e mortificato la rappresentanza, questo Parlamento - anche grazie alla mancanza di una maggioranza predefinita - può riprendersi le sue prerogative e tornare ad essere arena di confronto, discussione e decisione. La situazione politica resta difficile, ma il voto di sabato ci consegna due chiare indicazioni. La prima: dalla crisi della democrazia italiana non si esce coi metodi della vecchia politica. La seconda: sarà più facile garantire un governo al paese se si proporrà con coraggio un esecutivo di alto profilo e di vero cambiamento, cercando sostegno in Parlamento, senza maggioranze precostituite. È una strada stretta, ma non impossibile. Il centrosinistra ha dimostrato che cambiare si può, ora deve insistere su questa strada. Paolo Beni
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Appello ai neo parlamentari: ius soli, è il momento di discuterne!Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 17 marzo 2013 in Attualità (Sfogliato 86 volte) Più di 10.000 firme in quattro giorni: questo lo straordinario risultato dell’appello lanciato da un gruppo di giovani della campagna L’Italia sono anch’io ai neo parlamentari perché si impegnino ad approvare una legge sulla cittadinanza per le persone nate in Italia da genitori di origine straniera.
«Cari Onorevoli,
a scrivervi siamo i tanti ragazzi di tutto il Paese che lo scorso anno hanno organizzato, insieme a tante associazioni e migliaia di cittadini, la Campagna L’Italia Sono Anch’io.
Abbiamo fatto banchetti, volantinaggio, assemblee nelle scuole e nelle piazze, e tutto questo per portare avanti una battaglia importante per il nostro Paese, La battaglia per la Cittadinanza.
Più di un milione di bambini e ragazzi, figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia, si ritrovano infatti cittadini a metà.
Pur crescendo, studiando, giocando e vivendo nelle nostre città esattamente come i loro coetanei, non hanno la cittadinanza a causa di una legge obsoleta che ne impedisce il diritto alla nascita.
Non si tratta solo di una battaglia per un diritto astratto, ma della rivendicazione di diritti che permettano la loro piena integrazione.
Tante sono infatti le discriminazioni che vivono i ragazzi di seconda generazione: dal non poter andare in gita scolastica al non poter praticare sport a livello agonistico; dal non riconoscimento del titolo di studio ai fini lavorativi al mancato inserimento nel mondo del lavoro a causa del loro status di ‘immigrati’ pur non essendolo. Per questo, ispirandoci anche all’articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento, abbiamo sostenuto la proposta di legge di iniziativa popolare che promuove lo ius soli e quindi il diritto alla cittadinanza per i ragazzi che nascono e crescono in Italia.
Non tutte le forze politiche hanno sostenuto la nostra battaglia. Le soddisfazioni più grandi le abbiamo avute per le strade, parlando con le tantissime persone che spesso non sapevano di una legge così assurda e che davano per scontato che ‘chi nasce e cresce in Italia è italiano’.
Il risultato ottenuto è stato straordinario: a fronte delle 50.000 firme necessarie per presentare la proposta di legge, ne abbiamo raccolto più di 110.000! Abbiamo depositato la proposta di legge ed eravamo entusiasti per aver contribuito, con le nostra forze, ad un cambiamento così importante per il nostro Paese.
Purtroppo però la proposta di legge non è mai stata discussa nella passata legislatura. Ecco le ragioni di questa lettera aperta e del nostro appello.
Migliaia di persone hanno creduto e credono in questa battaglia ed è giusto che le loro aspettative abbiamo un riscontro positivo.
Per questo vi chiediamo di farvene portavoce in Parlamento e nelle altre sedi istituzionali affinché si discuta la proposta di legge e si cambi la legislazione in vigore sulla cittadinanza.
Vi chiediamo di schierarvi dalla parte dei cittadini che credono che un cambiamento ‘dal basso’ sia possibile. La battaglia non sarà facile, non tutti i partiti l’appoggeranno, però crediamo fortemente che cambiare sia possibile. Fermamente convinti delle nostre idee e fiduciosi di un positivo riscontro,
vi inviamo i nostri più cordiali saluti».
ArciReport, 12 marzo 2013
www.litaliasonoanchio.it/
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UN TERREMOTO BIANCO: ma con più danni dell’ultimo terremoto.Post di Giuseppe Lucarini del 06 marzo 2012 in Attualità (Sfogliato 404 volte)Ad Urbania si fanno i conti ……
E’ stato un vero terremoto. Molto più dell’ultimo terremoto.
Un terremoto bianco, candido, ma molto distruttivo.
Due sono state le principali emergenze. All’inizio, gli alberi, le piante, le strade.
Nella seconda fase, dopo la tormenta di venerdì 10, i tetti. La paura per il tetto del palazzo ducale e poi il crollo del tetto della chiesa del SS.Crocifisso, seguita dai crolli di tetti nelle attività agricole ed industriali e nelle case private.
A tratti la paura si è diffusa, con le innumerevoli chiamate per le verifiche.
Dobbiamo ringraziare che il dopo neve è stato ottimo. La neve si è sciolta molto lentamente quasi tutta assorbita dalla terra arida, il fiume si è ingrossato normalmente. Ed infine l’acqua di ieri ed oggi, ha tolto un po’ di polvere e di materiali dalla strada.
Ma il dopo neve sono soprattutto le cifre. E le cifre dei danni sono spaventose:
I danni alle attività:
Sono stati segnalati 57 danni alle attività commerciali, 42 a quelle produttive, 24 a quella gricole. Non abbiamo la stimma del danno. Ma si fa presto a fare i conti.
In 20 casi veri e propri crolli. Sono 20 le ordinanze di inagibilità ad altrettanti edifici. 5 quelli privati con il tetto crollato.
Le chiese sono ancora in fase di verifica. Ma se contiamo il crollo della Chiesa dell’Ospedale, i problemi al palazzo Ducale ed alla chiesa di san francesco siamo ad una spesa presumibile di 1.165.000.
Per il patrimonio pubblico per fortuna i danni agli impianti sportivi ed alle scuole nonne hanno pregiudicato l’attività.ma bisognadire che siamo stati molto previdenti.
175.000 euro è costato lo spazzamento della neve, ma i danni al patrimonio pubblico, fra patrimonio arboreo, segnaletica,asfalti, illuminazione pubblica, è stato calcolato in 520.000 euro.
Un piccolo esercito Sono stati impegnati stabilmente 8 mezzi e nell’emergenza almeno 15, per circa 2.200 ore e 1500 km.
Per fortuna i mezzi dell’esercito, le turbine della protezione civile, l’intervento di vigili del fuoco, volontari ecc. ecc.
Un calcolo dell’ufficio tecnico misura in m3 2400 la neve trasportata per un peso di 1600 tonnellate.
Per fortuna nessun ferito grave e nessuna vittima.
Non so se la madonna della Neve ci ha protetti. Ma sicuramente rimarrà il simbolo di questa buona sorte. Ma la madonna del Barrocci non ha potuto evitare la mazzata per i conti pubblici e per l’economia locale già provata dalla crisi.
I conti hanno una coda lunghissima.
Speriamo nell’aiuto della regione per i beni culturali, dell’Europa e dello stato.
Ma quanto tempo ci vorrà?
Il nostro paese deve dotarsi di una metodologia nazionale. I danni di eventi di questo genere non possono caricarsi sui territori colpiti.
Non si vogliono tasse. E’ giusto. Ma o si accantonano risorse pubbliche, oppure si ricorre massicciamente al sistema assicurativo, come pare avvenga in altri paesi.
Qualcosa bisogna fare.
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E SOTTO LA NEVE CHE SI SCIOGLIE. l'altra metà dei danni .......Post di Giuseppe Lucarini del 22 febbraio 2012 in Attualità (Sfogliato 845 volte)Anche qui in Urbania come in tutti i Comuni stiamo facendo la contabilità dei danni della neve. Ci saranno ancora sorprese. Durante le nevicate non sempre sono stati scritti atti. Avanti e … Pedalare. L’obiettivo era liberare il più possibile strade e piazze.
La lunghissima nevicata ha avuto due emergenze. Nella prima oltre alle strade gli alberi a rischio. Nella seconda il rischio si è trasferito sui tetti. E quindi ordinanze, verifiche, sopralluoghi e l’emergenza dei tetti storici.
Abbiamo fatto una botta di conti ma le cifre più o meno sono già chiare. Abbiamo speso solo di spazzamento almeno 120.000 euro. Poi ci sono le alberature, il gasolio, le spese di ospitalità, il sale, i mezzi rotti ecc. ecc. gli straordinari ….
Diciamo che arrivare ai 200.000 euro è fortemente probabile.
Dieci volte una nevicata normale. La cifra che spendiamo normalmente in un anno mezzo due anni di manutenzione generale del patrimonio, si è liquefatta in 15 giorni.
E siamo a metà della spesa. Sparendo la neve arriveranno altri danni. Le strade soprattutto. Le buche si allargheranno per forza. E poi le alberature. Rami da rimuovere, alberi da tagliare. Buche da chiudere, marciapiedi e panchine da ripristinare. Senza considerare i danni ai privati. Abbiamo emesso per ora una decina di ordinanze. Sono crollati tetti di abitazioni e di aziende storiche. Sono crollati fienili, stalle, manufatti.
Senza danni a persone ed animali per fortuna.
E poi i danni al patrimonio storico. Che non sono stati ancora quantificati. La chiesa dell’Ospedale ( il ss.mo Crocefisso) innanzitutto con il tetto crollato. Il tetto che è rimasto deve prima essere rimosso e poi ricostruito. Le opere d’arte per fortuna sono state salvate senza danni eccessivi. Non ringrazierò mai abbastanza i Vigili del Fuoco che le hanno salvate a proprio rischio dimostrando grande sensibilità.
Il tetto della Chiesa di San Francesco ha dei problemi seri. Nelle travi che vanno sostituite. Ed anche nel campanile.
Ed il palazzo Ducale. Siamo riusciti a salvarlo grazie all’intervento dei militari del genio di Bologna, e due squadre del soccorso alpino ….. Ma le infiltrazioni sono tante. Ed è urgente un intervento. Sarebbe sufficiente sollecitare i fondi dell’8 X1000 oppure altri fondi regionali per operazioni straordinarie.
per non parlare degli incredibili danni alle attività ecnomiche.
Insomma non abbiamo soldi per pagare i danni già fatti, non abbiamo i soldi per pagare i danni che emergeranno subito dopo, non abbiamo i soldi per garantire la normale manutenzione e nemmeno la straordinaria per il nostro patrimonio.
E poi c’è il problema del patto di stabilità. Anche se li avessimo non saremmo in grado di spenderli.
Spero che in questo stranissimo paese, dove facciamo a gara a complicarci la vita si riesca almeno nell’emergenza a fare qualche passo in avanti.
E’ STATA ABOLITA LA TASSA SULLA DISGRAZIA. E’ giusto.
Ma c’è un principio che è alla base del Patto di cittadinanza. Che non tocchi solo ai territori colpiti pagarsi le proprie disgrazie. In questi momenti si misura la solidità di uno stato e del principio di solidarietà che deve reggerlo.
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Maltempo, autotrasportatori di nuovo all’attacco di Società Autostrade per il blocco in A/14 Post di CNA AmbitoUrbinoMontefeltro del 03 febbraio 2012 in Attualità (Sfogliato 347 volte) Pesaro, i mezzi pesanti scaricati in aree di sosta e camionisti abbandonati a se stessi
Sul blocco dei Tir in autostrada per il maltempo nessuna critica al Prefetto di Pesaro e Urbino ma alla Società Autostrade per l’Italia. CNA-FITA precisa la sua posizione e sottolinea come nella sua nota di critiche alla società che gestisce la rete viaria autostradale non via sia in alcun punto una critica al comportamento della Prefettura di Pesaro e Urbino con la quale vi è sempre stata invece la massima collaborazione. La critica degli autotrasportatori era proprio rivolta esclusivamente a Società Autostrade che, ancora una volta, sollecitando l’intervento delle Prefetture ha dimostrato un atteggiamento quanto meno opinabile bloccando di fatto la circolazione ai mezzi superiori alle 7 tonnellate anche su tratti della A/14 che nei giorni scorsi non sono stati affatto interessati dalle precipitazioni nevose. Un provvedimento assai discutibile che ha finito per scaricare invece tutto il traffico pesante sulle strade statali e provinciali”.
Nessuna critica alla Prefettura di Pesaro e Urbino che, semmai - assieme alla Polizia Stradale - ha dovuto fare il lavoro “sporco” nei confronti della categoria costringendo i mezzi pesanti a passare ore e ore in aree di sosta (nemmeno indicate come nel caso di Fano), e in parcheggi e vie cittadine. Se davvero Società Autostrade era pronta all’emergenza con uomini e mezzi (come oggi affermato in un comunicato di risposta a CNA), come si può decidere di bloccare completamente ed in maniera preventiva il traffico pesante per un evento abbondantemente annunciato e, per di più, in tratti di autostrada che non sono stati nemmeno toccati e semmai sfiorati dalle precipitazioni nevose? Ed inoltre perché Società Autostrade per l’Italia, che ha gli autotrasportatori come grandi clienti, non opera un discrimine in ingresso tra quegli autotrasportatori professionisti che hanno tutte le necessarie dotazioni (gomme antineve, catene), con chi invece (tra i quali molti vettori stranieri), non le ha?
Non vorremmo che dietro le parole “sicurezza” e “difesa dell’incolumità”, si celi invece l’incapacità a gestire una situazione abbondantemente annunciata e per la quale Società Autostrade dovrebbe essere invece sufficientemente attrezzata. Quello di Società Autostrade, che pure introita dagli autotrasportatori cifre ragguardevoli del suo bilancio, ci pare invece un ingiustificato atteggiamento preventivo che penalizza una intera categoria di lavoratori e che finisce per colpire indirettamente anche cittadini e imprese che, a causa del blocco della circolazione dei Tir, pagano anche in termini economici i mancati approvvigionamenti di materie prime (alimentari, carburanti, etc.).
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NON HO PAROLEPost di Peppe Dini del 20 ottobre 2011 in Attualità (Sfogliato 685 volte)Da ItaliaOggi del 19.10.2011 TempoReale
Ministri rimborsati dei tagli
Di Antonio G. Paladino
Contrordine ministri e sottosegretari, non agitatevi. Meno vi muovete e meno si nota che era tutta una finta. La riduzione del vostro stipendio, annunciata in pompa magna nell'imminenza della «manovra bis» era solo un eufemismo, un modo di dire. Stupisco che ci siate cascati. Insomma era solo uno scherzo o, se volete, un gioco di destrezza per tenere buoni i cittadini normali, quelli che Palazzo Chigi lo vedono solo sugli schermi tv quando la sera si abbioccano davanti ai Tg. Solo per loro erano (e sono) i tagli. Infatti per ministri e sottosegretari, poiché ricoprono cariche politiche e non sono titolari di un rapporto di lavoro dipendente, non posso essere destinatari dei tagli al trattamento economico complessivo disposti dall'articolo 9, comma 2 della manovra correttiva del 2010. A questi, pertanto, sulla mensilità in pagamento il prossimo novembre, sarà rimborsato quanto trattenuto in applicazione della predetta norma. È quanto si desume scorrendo il testo del messaggio 11.10.2011, n.150 che la direzione centrale dei sistemi informativi e dell'innovazione del Ministero dell'economia ha diffuso per fornire chiarimenti in ordine al calcolo della decurtazione prevista dal Dl n.78/2010. Come si ricorderà, il legislatore ha previsto che, a decorrere dall'1.1.2011 e sino al 31.12.2013, i trattamenti economici complessivi dei dipendenti, anche di qualifica dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, superiori a 90.000 euro lordi annui, sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro. Il messaggio del Mineconomia, pertanto, avvisa che a decorrere dalla rata del corrente mese di ottobre, sono stati effettuati ulteriori interventi in applicazione della disposizione ex art.9, comma 2 del Dl n.78/2010. In particolare, Via XX settembre rileva che la determinazione del trattamento economico complessivo lordo verrà effettuata assicurando che, ai fini della riduzione, si faccia riferimento al trattamento spettante in ragione d'anno. Quindi, in casi di redditi percepiti con misura inferiore ad un anno (ad esempio, se l'assunzione è avvenuta a metà 2011), la riduzione verrà comunque applicata «in quanto il trattamento economico complessivo è dato dallo stipendio mensile per 12, ferma restando l'applicazione della ritenuta mensile per il solo periodo di effettiva vigenza». Inoltre, anche nel caso di personale destinatario del taglio legislativo, che è cessato dal servizio nel corso del 2011, saranno assicurati interventi con conguagli a loro debito. Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Ragioneria Generale dello Stato (il riferimento è alla circolare n.12/2011), il Mineconomia precisa che, ai fini della determinazione del trattamento da sottoporre a riduzione, sono considerate di competenza dell'anno in cui vengono erogate, le somme accessorie che sono liquidate nell'anno successivo rispetto all'anno in cui sono effettuate le prestazioni a cui si riferiscono. Quindi, tali emolumenti sono imputati al trattamento economico dell'anno in corso «anche nel caso in cui siano corrisposti a tassazione separata».Ma è l'ultimo capoverso del messaggio di Via XX Settembre che regala una novità. Infatti, sulla scorta delle indicazioni fornite dall'Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l'analisi dei costi del lavoro pubblico (IGOP) della stessa Ragioneria generale dello Stato, dall'applicazione della norma in oggetto devono essere esclusi i Ministri e i Sottosegretari. Ciò in quanto "tale personale ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente". Pertanto, in linea con quanto appena detto, per il citato personale, il messaggio del Mineconomia avvisa che sulla mensilità di novembre 2011 si darà corso al rimborso di quanto trattenuto in applicazione dell'articolo 9, comma 2 del Dl n.78/2010.
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SI SAREBBE SALVATO OGGI GARIBALDI?. Probabilmente no. Con Bocca Trabaria chiusa....Post di Giuseppe Lucarini del 02 maggio 2011 in Attualità (Sfogliato 1377 volte)
Questo si sono chiesti i presenti, sentite le mie parole alla inaugurazione della mostra "GARIBALDI e il 49 nella val Metauro", inaugurata il 17 aprile ad Urbania, nei locali del palazzo Ducale e che rimarrà aperta per tutta l'estate.
La mostra è stata anche l’occasione per presentare il volume "GARIBALDI dal Metauro al Titano", che ripubblicava tre saggi del Liburdi, storico del risorgimento, nativo di Urbania e morto a S.Benedetto. Uno dei tre saggi racconta per l’appunto il passaggio di Garibaldi per la nostra vallata..
Nella mia presentazione ne ho riassunto i contenuti. Garibaldi fuggiva da Roma, braccato da ben quattro eserciti, dopo la caduta della repubblica Romana e per mettersi al sicuro decise di passare per la novissima strada di Bocca Trabaria.
Poteva farlo. C'era una nuovissima strada, costruita nel 1844, sul progetto elaborato da un ingegnere francese durante l’occupazione napoleonica e realizzata dallo Stato pontificio.
“Siamo messi peggio oggi” ho ricordato con evidente ironia.
La strada di Bocca Trabaria, consentì all’eroe dei due mondi di raggiungere Lamoli, Mercatello, poi S.Angelo in vado a Macerata Feltria. Passato velocemente il Carpegna si rifugiò a San Marino, la Repubblica del Titano che godeva allora di una speciale autonomia. Poi fuggì per Cesena e per la Repubblica di Venezia e ricominciò il suo peregrinare per rivoluzioni.
Più di dieci anni dopo la spedizione dei mille e l’unificazione di Italia.
Oggi, con l’interruzione della strada di Bocca Trabaria Garibaldi non si sarebbe salvato.
Gustosi poi i passaggi del Liburdi. Il racconto ascoltato direttamente da un certo Ubaldi di Lamoli, 70 anni dopo nel 1919. Al al passaggio dei Garibaldini, giovinetto spigolatore vicino a Lamoli, fuggì spaventatissimo. Ed ancora, gli “affari d’oro” di un oste a Lamoli, con i garibaldini che pagarono i servigi. Un mercatellese soprannominato Ciceruacchio che si vantò per tutta la vita di un sigaro ricevuto da Garibaldi in persona. La distribuzione del sale ai poveri a mercatello, grazie agli scudi requisiti al Comune di Mercatello ed ai due conventi di Mercatello, la sosta nel Palazzo Santinelli di S.Angelo (avi dell’assessore Lombardelli di Urbania), e nella notte la fuga grazie all’aiuto del ciabattino Costanzo Pasquini (evidente cognome santangiolese), che guidò Garibaldi nel passaggio verso la vallata del Foglia, per la strada di S.Antonio di Bacciuccaro permettendogli di non rimanere incastrato fra i due eserciti, che provenivano da Mercatello e Urbania.
Fu guerra vera e ci furono diversi morti in campo. Soprattutto a S.Angelo in vado. E ci furono anche atti di generosità. Ad esempio i Conti di Carpegna, che salvarono numerosi Garibaldini, trasformandoli in camerieri, al pranzo offerto al generale austriaco. Nella valle Garibaldi passò con la moglie Annita : "Ardita amazzone con pistola a fianco, vestito di seta nera, capello nero, pallida, bella, fiera"… Pochi giorni dopo morì in viaggio in Romagna.
Ma senza la Bocca Trabaria probabilmente avrebbe perso la libertà e forse la vita anche il marito. Gli austriaci non erano teneri con le camice rosse. Se fosse accaduto, il risorgimento avrebbe preso un altro corso. E l'Italia forse sarebbe nata diversamente. Cioè se la Bocca Trabaria fosse stata chiusa com'è oggi a 162 anni da quel passaggio.
Giuseppe Lucarini
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Da l'Unità: la barbarie del test fallometrico (di Delia Vaccarello)Post di Mino del 19 dicembre 2010 in Attualità (Sfogliato 908 volte)E' successo a un cittadino iraniano. Entrato nella Repubblica Ceca ha chiesto asilo in quanto perseguitato perché gay. Gli hanno proposto di sottoporsi al test fallometrico. Che cos'è? Vengono mostrate alcune immagini hard etero mentre un macchinario misura l'irrorazione del sangue nel pene. Se avviene una erezione vorrebbe dire che il soggetto non è gay, In caso di mancata erezione invece la documentazione presentata a riprova della omosessualità e dunque della persecuzione viene accolta. Il cittadino iraniano però non si è detto d'accordo a sottoporsi a una prova degradante e irrispettosa. Si è rivolto a uno stato tedesco. Qui il giudice della corte amministrativa ha accolto la sua richiesta di asilo e ha richiamato l'attenzione della Fra, l'Agenzia dei diritti fondamentali europea, sul contrasto tra il test fallometrico e alcuni articoli della convenzione europea dei diritti umani. La stessa agenzia nel suo sito dichiara il test inefficace: inutile con le persone bisessuali. Non cita il caso delle donne lesbiche perseguitate che sfuggirebbero all'orrendo test . Di fatto la prova fallometrica contrasta con la convezione europea perché sottopone un soggetto a trattamento degradante e invade le sue parti intime. Si tratta di barbarie. Pagine tristi che ancora convivono con gli altri principi formulati in sede Ue. Sapevate dell'esistenza di questi test? C'è qualcuno che pensa davvero che possa essere un test verità sul proprio orientamento sessuale?
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Fermignano: i nuovi tagli nel socialePost di rugiada del 02 dicembre 2010 in Attualità (Sfogliato 1501 volte)Venerdì 19 novembre 2010 a Fermignano, presso gli uffici comunali, è stata convocata, per la prima volta, la riunione del comitato di indirizzo, coordinamento e controllo del CO.S.E.R. Dopo di noi “LA CASA DEL SOLE”.
Il Sindaco, l'assessore ai servizi sociali ed i vari dirigenti comunali hanno interpellato tutti i consiglieri di minoranza per discutere il tema appena citato. Ma purtroppo dopo pochi minuti i consiglieri di minoranza hanno dovuto prendere atto che la discussione sulle scelte da compiere "insieme", si sono trasformate in una essenziale comunicazione del Sindaco in riferimento ad impegni già presi e decisi a monte dalla giunta di centrodestra attraverso una modalità che a poco a che fare con i concetti: democrazia, confronto e partecipazione.
Di fatto, emerge, nell'esclusivo obiettivo di economizzare i costi e nel più completo silenzio istituzionale che il Centro Socio Educativo diurno “il Posto delle Viole”, che oggi ospita n. 17 persone che gravano in situazione di handicap psico-fisico, saranno trasferiti: da una struttura situata al centro di Fermignano in una struttura periferica (San Silvestro) e precisamente in un seminterrato. Ricordiamo, inoltre che la Casa del Sole era stata inaugurata in data marzo 2009 pur non essendo ancora resa operativa. Tale struttura doveva accogliere soggetti disabili rimasti senza sostegno familiare.
"Il posto delle viole", nato nel 1984, è un Centro Socio Educativo Riabilitativo per disabili psico-motori, ed è tutt'oggi situato nella zona centrale del Comune di Fermignano, vicino alle scuole, ai principali uffici e servizi Comunali e privati. Al suo interno il Centro è suddiviso in spazi educativi e laboratori, ognuno di essi finalizzato ad una particolare attività.
Il Centro, nel tempo è riuscito ad ottenere tutte le autorizzazioni e l'accreditamento previste dalla L.R. 20/2002, dal relativo regolamento attuativo n.1 dell’8 marzo 2004 e successive modifiche del 2006, nonché il riconoscimento dell'ISO 9001.
La centralità dell'edificio ha permesso fin'ora agli utenti di muoversi liberamente nel Paese. I ragazzi perderanno la possibilità di vivere in una struttura che offre un'elevata integrazione con il territorio (libertà di spostamento senza mezzi meccanici, relazione diretta e costante con altre strutture del paese (bar, negozi, mercato, conad, collaborazione a progetto con le scuole elementari, etc.), privazione di occasioni socializzanti che in questi anni hanno permesso ai ragazzi di sentirsi "cittadini" del territorio fermignanese.
Ma trasferendoli in una zona periferica si limiteranno le occasioni e le opportunità di incontro, di aggregazione e di inclusione, creando i presupposti per un ulteriore isolamento sociale. Questa scelta potrebbe trasformare un luogo di incontro su cui tutti fino ad ora potevano interagire in un luogo che assume più un profilo di "deposito" della persona.
Inoltre e non da meno, il trasferimento in un seminterrato comporterà una serie di restrizioni e carenze:
-degli spazi riservati alle attività ricreative ed ai laboratori (da 430 mq a 262 mq, spazi che saranno separati mediante l'ausilio di mobili divisori);
-di luminosità e ventilazione; questo sta a dimostrare che i locali sottostanti non erano stati concepiti per accogliere una struttura diurna. Attualmente la struttura dispone di finestre molto ampie + una cucina, una sala da pranzo, un laboratorio, una palestra, un magazzino, un ufficio ed ampio corridoio dove è collocata una stanza per "autismo";
-di servizi igienici (un solo bagno per 17 utenti); il centro diurno attuale dispone di n. 3 bagni di cui: 4 sanitari in stanze separate, 2 docce, 1 per il personale e 4 lavandini esterni;
-dell'altezza minima richiesta nei locali destinati ad uso ricettivo (da 3,00 mt previsti per legge a 2,55 mt).
Vogliamo inoltre ricordare all'assessore dei servizi sociali e al sindaco che nel 2008 è stata presentata e votata una delibera (anche da tutta la minoranza) avente ad oggetto: Comunità Socio Educativa Residenziale - Via A. Moro - San Silvestro - Istruzione del servizio e approvazione regolamenti e convenzione ASUR, dove si afferma: Considerato Che sussiste la necessità concreta del servizio per tutto il territorio; Che il Comune di Fermignano gestisce anche il Centro "Il Posto delle Viole" - Centro Socio Educativo per disabili (CSER); Che sussistono tutte le potenzialità per avviare la gestione del COSER di San Silvestro anche in attesa dell'ultimazione del piano seminterrato integrando il funzionamento dei due centri; questacitazione sottolinea il fatto che le due strutture sarebbero rimaste separate mantenendo i canoni prestabiliti. Mentre questa maggioranza ha deciso di imperio di stravolgere entrambe le 2 strutture tramite l'accorpamento di due servizi distinti in un'unica struttura.
La "Presa in carico" di persone con disabilità in realtà dovrebbe significare: assunzione di responsabilità da parte degli enti pubblici; progetto globale di vita; personalizzazione ed umanizzazione degli interventi; mantenimento e sviluppo della persona con disabilità nel proprio contesto familiare e sociale; garanzia dei diritti civili ed umani; qualità di vita e benessere. L'obiettivo primario di una buona amministrazione rimane quello di rafforzare sempre più le buone prassi rispetto alle tante cattive ancora oggi presenti, nonostante le difficoltà economiche correlate a livello nazionale.
Forse una soluzione potrebbe essere quella di distribuire meglio le risorse comunali, diminuendo ad esempio quelle elargite nel campo dello sport (circa 130.000,00 € di mutui annui) per indirizzarle verso i servizi alle persone più indifese.
Sinistra per Fermignano
Monica
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Il bello dell’ignoranzaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 17 novembre 2010 in Attualità (Sfogliato 599 volte) Era il 1951 quando l'immaginazione di Ray Bradbury descriveva il futuro inquietante di una società disumanizzata in cui i libri vengono messi al rogo perché leggerli è considerato reato, e le persone vivono in case tappezzate di schermi televisivi da cui ‘la grande famiglia’ ne orienta le scelte.
Con gli occhi di oggi, più che fantascienza quella di Fahrenheit 451 sembra una profezia.
Proviamo a immaginarcela un'Italia senza teatri né musei, senza libri né giornali, con la sola televisione a scandire ogni momento della nostra giornata. Non è un'ipotesi così remota, non ne siamo poi tanto lontani.
D'altra parte è di un autorevole esponente del governo, nell'intento di giustificare i tagli contenuti nella finanziaria, l'infelice affermazione «la cultura non si mangia ». Siamo in balia del governo dell'ignoranza, come denunciano gli enti locali che la settimana scorsa hanno promosso la clamorosa protesta di musei e teatri, biblioteche e siti
archeologici contro i tagli alla cultura.
Lo denunciano gli studenti, che domani saranno di nuovo in piazza coi lavoratori della scuola, della formazione professionale, dell'università e della ricerca. Per il diritto al sapere e per rivendicare un sistema formativo di qualità, dall'infanzia all'università. Per dire che non si possono spacciare i tagli per riforme, che non si può smantellare impunemente l'istruzione e la ricerca senza pagarne le conseguenze perché la conoscenza è il motore dello sviluppo e della modernità.
Gli studenti sanno quanto sia precario il loro futuro, sanno bene i giochi fatti sulla loro pelle da chi usa la retorica dell'efficienza e della meritocrazia per nascondere il degrado di scuole e università. Non si rassegnano a vivere in privato il dramma della precarietà e dell'incertezza del futuro, ne fanno una questione pubblica e chiamano la politica alle sue responsabilità. Parlano al mondo del lavoro perché la battaglia in difesa del sapere sia una sfida di tutti e di tutte. Vogliono essere protagonisti del loro tempo e liberi di scegliere i propri percorsi di vita.
Il bello dell'ignoranza è che rende gli sfruttati inconsapevoli di esserlo e incapaci di ribellarsi.
Un popolo più ignorante sarà anche un popolo meno libero, l'ideale per chi vuole imporre l'ingiustizia a una società docile e rassegnata.
Chi l'ha capito non può accettare che la scuola smarrisca la sua missione culturale, civile e sociale.
Per questo stiamo con gli studenti in lotta per il loro e il nostro futuro.
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Comuni ricicloniPost di Tommaso Gentili del 26 ottobre 2010 in Attualità (Sfogliato 1011 volte) Leggetevi questo articolo
http://www.viverecivitanova.it/index.php?page=articolo&articolo_id=267006
almeno vi renderete conto di quanto siamo indietro nella raccolta differenziata rispetto alle altre province marchigiane.
Non c'è un comune della provincia di Pesaro-Urbino sopra il 50% di raccolta differenziata. Sarà arrivata l'ora di cominciare il porta a porta?
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Il paradigma LinuxPost di Mirco Marchetti del 25 maggio 2010 in Attualità (Sfogliato 994 volte)Sto pensando al software. All'anima, la parte “morbida” di un sistema fatto anche di hardware (il corpo), la parte “dura” che traina e contiene il software. I sistemi operativi. Windows, Linux ..
Windows si paga. Si pagano a Bill Gates i diritti d'autore. Linux è gratuito, anzi è open source, quindi implementabile da tutti. Linux è un progetto collettivo di mutuo soccorso, di cooperazione, di socializzazione, ed in questo esprime uno stile di conduzione di vita; non esistono autori, né pretendenti a tale diritto. Esiste un progetto comune e condiviso.
L'ultima tragedia informatica capitatami, avendo sul mio pc entrambi i sistemi operativi , mi ha fatto prendere la decisione di passare definitivamente a Linux. Ho imparato che non occorrono antivirus, ad esempio, per Linux, perché per come è configurato come software, i virus, che sono dei programmini, non possono ledere il sistema in alcun modo. Però, se metto dei dati in una “penna” USB e trasferisco i dati in un altro PC che ha windows installato, i “programmini” virus, attaccano il sistema compatibile con loro.
Linux è un portatore sano di virus, ma per windows diventa un appestato, essendo questo appositamente vulnerabile.
Il paradigma, macchina – uomo, nel caso espresso anche dal confronto tra mente e corpo per l'uomo e software ed hardware per la macchina, alla luce dei sistemi operativi ci prospetta due sistemi anche da un punto di vista gestionale, Linux circolare e simmetrico, windows verticale e a-simmetrico, ed ognuno sottende una filosofia di fondo che rimanda anche a gestioni di spazi di potere differenti. Ovviamente il più praticato è quello verticale, a caratura piramidale, in cui una base asettica nutre un vertice luminoso. E mi riferisco a Windows, che è tra l'altro il sistema di cui si servono quasi tutte le Amministrazioni pubbliche avendo stipulato un contratto con Bill Gates pagando fior di quattrini. Linux è invece Open Source, quindi appartiene alla comunità, ed ogni membro può contribuire alla sua crescita ed è gratuito non nutrendo alcun vertice.
Il paradigma ci mostra che è sempre possibile un mondo dove non esistono vertici, dove le decisioni vengono prese attraverso una continua negoziazione, dove ognuno si sente motivato anche dal semplice prender parte. Purtroppo sono i limiti culturali che ci inducono a credere che altre modalità di gestione non sono possibili, seppur anche la scienza e le tecniche sconfermino i nostri, deboli, assunti di base da sempre verticalmente orientati. Io sto con Linux
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L' Italia centrale fa sul serio. Ricci: “Ci siamo anche noi”Post di Massimo del 21 maggio 2010 in Attualità (Sfogliato 966 volte) L'Italia centrale ha serrato le fila. Oltre 400 persone riunite a Perugia per gli “stati generali” del cuore del Paese, fra amministratori, parlamentari e rappresentanti del mondo sociale, economico e dell'istruzione. Provenienti da Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo e Emilia Romagna. “Siamo partiti in pochi. Ma vedo che oggi siamo in tanti...” ha detto Matteo Ricci, soddisfatto, rivolgendosi alla platea. Poi il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, che ha sollevato la questione a livello nazionale, ha spiegato il senso della battaglia: “Siamo qui per dire che anche noi esistiamo. E' ora di rompere l'oblio, anche mediatico, che ci avvolge. Il Paese è spaccato tra le rivendicazioni del nord e i mali irrisolti del sud. Ed è un dibattito che ci lacera: il rischio che corriamo è un distacco non solo geografico ma anche culturale. Per questo, l'incontro di oggi è anche una grande manifestazione per l'unità del Paese. Di cui noi siamo la cerniera...”. Ha quindi aggiunto: “Rappresentiamo l'Italia dell'efficienza solidale. E possiamo dare il nostro contributo anche per il rilancio del sistema Paese. Che può ripartire, dopo la crisi, anche dalla qualità della vita e dal Benessere interno lordo che caratterizzano i nostri territori...”. Sul tavolo i fronti aperti, a partire dalle infrastrutture: “In testa ai nostri bisogni – ha puntualizzato Ricci - c'è la Fano-Grosseto. Che è il simbolo delle nostre priorità: non ci sono solo la Pedemontana lombarda e il Ponte sullo Stretto. Eppure, delle 15 grandi opere che sono date in partenza dal Governo, solo una (la Cecina-Civitavecchia) è nel Centro Italia”. La sfida, secondo Ricci, è anche “democratica”. E va affrontata a livello interregionale. E' d'accordo il governatore Gian Mario Spacca: “Dobbiamo fare massa critica per dare maggior valore ai nostri progetti. L'orizzonte non è più solo nazionale ma internazionale. E anche i mercati, ormai, non si raggiungono singolarmente ma insieme...”. Per il presidente della Regione Marche la strategia è chiara: “Dobbiamo fare quadrato, in primis, nella ricerca delle risorse. Per realizzare le azioni possibili su energia, infrastrutture e innovazione, che possiamo concertare stando uniti...”. Per il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, “va costruita una proposta di sviluppo che riguardi tutto il Paese. Non abbiamo atteggiamenti di egoismo, vogliamo solo rispondere alle esigenze delle comunità. Anche partendo dalla valorizzazione della nostra rete di piccole imprese, dalle eccellenze del turismo e dalla ricchezza intellettuale di cui dispongono le nostre università”. Concetti condivisi anche dal presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci (“Rivendichiamo un ruolo diverso nel panorama nazionale”), dal governatore della Toscana Enrico Rossi (“La nostra è un' impostazione bipartisan e istituzionale, che si apre a tutti. Il dibattito politico può avvenire in altre sedi”), dal presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini (“Vogliamo aprirci e coinvolgere tutte le espressioni dell'economia e della società per uscire dalla crisi” ), dal presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi (“Gli stati generali non sono un punto di arrivo ma di partenza. Per continuare a costruire il futuro”) e dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali. Al politologo Ilvo Diamanti è affidata la sintesi: “L'Italia di mezzo ha prodotto dinamismo economico e sociale. E qualità dello sviluppo. Qui c'è meno distacco tra società e istituzioni. E i suoi territori sono luoghi di benessere”. Poi ha continuato: “Negli ultimi anni – ha proseguito – è cresciuta anche in queste aree la paura della disoccupazione. E sono emerse le problematiche legate all'immigrazione. E' importante riuscire a salvaguardare la qualità, investendo su coesione sociale, welfare sostenibile e formazione. E su questi settori lo Stato deve esercitare un ruolo forte...”. Sono intervenuti anche il docente dell'università di Perugia Bruno Bracalente e il vice direttore del Tg3 Giuliano Giubilei. Numerosa la rappresentanza istituzionale locale, dal sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli ai parlamentari Oriano Giovannelli e Massimo Vannucci. Presente anche il pullman di sindaci, assessori e consiglieri al seguito del presidente di Ricci.
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La Resistenza È La Nostra Costituzione. 25 Aprile 2010, Festa Della Liberazione Dal NazifascismoPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 25 aprile 2010 in Attualità (Sfogliato 1441 volte) Oggi più che mai l’Arci sarà impegnata a ricordare il 25 aprile, Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Sarà la festa della Resistenza e della nostra Carta Costituzionale. In un momento difficile per la nostra democrazia è necessario moltiplicare le occasioni per parlare alle persone di cittadinanza, libertà e partecipazione.
Ricordiamo sempre che durante il ventennio le Case del popolo, le Società di mutuo soccorso, i circoli ricreativi, furono distrutti, chiusi ed espropriati dall’azione fascista. Mussolini conosceva bene la funzione formativa, democratica e di resistenza che svolgevano le Case del Popolo o le Società di mutuo soccorso all’interno della società italiana.
L’Arci è l’erede di quella tradizione popolare che ancora oggi difende i luoghi della partecipazione e della socialità per promuovere e tutelare la nostra democrazia.
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Patto di Cagli: prende quota la questione Centro ItaliaPost di Massimo del 13 marzo 2010 in Attualità (Sfogliato 1111 volte) Prende quota la questione Centro Italia. E Matteo Ricci alza il tiro, portando la sua “battaglia” in Parlamento.
Si presenta a Roma, nel palazzo del Senato di via santa Chiara, per il vertice con i deputati e i senatori eletti nel cuore del Paese. Con lui, una numerosa rappresentanza degli amministratori che si sono ritrovati nel “Patto di Cagli”, la piattaforma programmatica che rivendica al Governo “risorse e considerazione” per i territori che primeggiano nelle classifiche del Bil (Benessere interno lordo) e delle “amministrazioni virtuose”. Ma che rischiano di ritrovarsi schiacciati tra i ricatti del Nord e i mali irrisolti del Sud. “La coperta è corta – spiega Ricci -. E noi non vogliamo continuare a scoprirci”. L’approccio è “difensivo e propositivo”. “E’ necessario, in primis, resistere alla crisi – continua -. Ma anche costruire un nuovo modello di sviluppo. Dove possiamo dire la nostra sui fronti aperti: federalismo fiscale, programmazione risorse europee 2013-2020, scuola, sanità, crisi economica”. E, soprattutto, infrastrutture: “Le risorse per le strade vanno altrove. Il Governo annuncia la partenza di 13 grandi opere: solo una, la Cecina-Civitavecchia, interessa il Centro Italia”. Con lui il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci: “Siamo qui per dare solidità e concretezza al movimento insieme ai nostri parlamentari”. Insieme delineano gi obiettivi per il futuro: “A maggio, in Umbria, organizzeremo gli “stati generali” del Centro Italia. Che saranno aperti alle associazioni di categoria, alle organizzazioni sindacali, alle università e a tutte le espressioni della società”. Concetti condivisi anche dal vicepresidente del Senato Vannino Chiti, che ha auspicato, sui temi sottolineati, “il coordinamento dei gruppi parlamentari”. E ribaditi, tra gli altri, dal presidente di Confindustria Andrea Ugolini (“Lavorare per creare un movimento d’opinione dalla base, con il contributo delle associazioni di categoria e delle espressioni della società civile”) e dai deputati Oriano Giovannelli (“La questione Centro Italia non va intesa come battaglia partigiana, ma si riferisce a un problema generale”) e Massimo Vannucci (“I dati della Ragioneria dello Stato dimostrano che non si investe sull’area del Centro: presenteremo una mozione parlamentare”).
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Un referendum per l’acqua pubblicaPost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 04 febbraio 2010 in Attualità (Sfogliato 1417 volte) L' approvazione dell'articolo 15 del Decreto Ronchi, lungi dal chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, ha messo in moto una più ampia e determinata mobilitazione, che coinvolge non solo le organizzazioni da anni impegnate per la completa ripubblicizzazione di questo fondamentale bene comune, ma anche decine di amministrazioni che hanno approvato modifiche agli statuti comunali per sottrarsi agli effetti della norma contestata.
Si è costituito il coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica che farà parte del vastissimo schieramento di associazioni, sindacati, movimenti che, col sostegno di quasi tutti i partiti dell'opposizione, inizierà in aprile la campagna di raccolta delle firme per sostenere i tre quesiti del referendum abrogativo.
Alle cittadine e ai cittadini verrà chiesto di esprimersi con un sì per affermare che l'acqua è un diritto umano universale, su cui non si possono fare profitti e la cui gestione va riportata in mani pubbliche. La campagna si chiuderà a metà luglio, in modo che ci siano i tempi tecnici per andare al voto nella primavera del 2011.
Intanto il 20 marzo, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, si terrà a Roma una manifestazione nazionale in difesa dei tanti beni comuni sociali e naturali oggi a rischio, e per ricordare al Parlamento che da due anni è stata depositata una legge di iniziativa popolare per l'acqua pubblica che ha raccolto centinaia di migliaia di firme e di cui nel Palazzo nessuno si ricorda più.
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festa volley vadese & motoclubPost di Emanuela del 02 febbraio 2010 in Attualità (Sfogliato 1181 volte)
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I cavalieri del burqaPost di Mino del 31 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 1917 volte)Articolo di Lidia Ravera su l'Unità:
"Adesso sono tutti d’accordo, dal Presidente Sarkozy alla ministra Carfagna: vietiamo il Burqa, strappiamo alle immigrate il Niqab dalla faccia. Fuori dalla scuola le sottomesse alla Religione Padrona. Se vogliono stare nei nostri civilissimi Paesi che si mettano anche loro microgonna e push up, mostrino il culo, mostrino il seno, come facciamo noi, che abbiamo conquistato la libertà di farci valutare al primo sguardo. Noi sì che sappiamo come si trattano le donne. Diamo “Pari opportunità” alle immigrate. Vietiamo loro di essere diverse da noi. Chissà, magari aumentiamo la fornitura di quarti di manza da appendere al gancio delle nostre libere macellerie! È curioso, tutto questo improvviso interesse per l’emancipazione femminile. È curioso che, ancora una volta, si decida di legiferare sul corpo delle donne, come se appartenesse non alle donne medesime, in quanto persone, ma allo Stato, ai Governi. Tutte velate, vuole la Legge Coranica. Tutte svelate, vuole la Legge Italica. E le donne continuano a venire vestite e spogliate, obbligate e ricattate, costrette a piegarsi o comandate a ribellarsi. Il rispetto dov’è, in tutto questo vociare? «Tutti in Afganisthan a liberare le Afgane dall’oppressione degli Afghani». È quello che siamo andati a fare in Afghanistan, in Iraq? No, naturalmente, ma pare bello nascondersi dietro questa sorta di Cavalleria Violenta. Le donne immigrate nel nostro Paese da Paesi di diversa tradizione culturale e religiosa, devono essere aiutate e sostenute e difese se e quando vogliono ribellarsi a padri padroni, usanze intollerabili, limitazione della loro libertà personale. Non devono passare dalla tutela dei Komeinisti a quella dei Leghisti, dalla persecuzione dell’integralismo islamico a quella della presunta superiorità morale occidentale. Le donne hanno diritto alla libertà. Tutte."
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