Sempre più spesso il settimanale diocesano "Il Nuovo Amico" sostiene nelle sue pagine la scuola privata come scelta particolare dei genitori verso i loro figli. Ciò non solo è una forma di segregazione dalla società in cui viviamo, ma mette in difficoltà gli stessi docenti credenti che lavorano nella scuola pubblica. Per questo ho risposto alla redazione di Pesaro che commentava una lettera di un genitore preoccupato. Ovviamente la settimana successiva si parlava di scuola famigliare , ma del mio scritto, nessuna traccia. Inserisco qui tutti gli interventi per aprire una riflessione in merito.
Pagina Aperta Lettere, Interventi, Testimonianze
11 luglio 2010 IL NUOVO AMICO
Un cattolico e le scuole cattoliche
Sono un cattolico di 39 anni, sposato con 2 figli. I miei bambini frequentano da qualche anno 2 diverse scuole private cattoliche. Io e mia moglie abbiamo scelto queste scuole sia per la vicinanza al luogo dove abitiamo, sia perché riteniamo che i valori CRISTIANI siano fondamentali per i nostri figli.
Fino ad ora posso affermare di essere soddisfatto di queste scuole, i miei figli stanno ricevendo tanto, dal punto di vista didattico/educativo.
Ora il problema è che si avvicinano scelte importanti: fra un anno il mio secondo figlio inizierà le elementari; fra 2 anni la mia prima figlia andrà alle medie. Penso che la scelta di una scuola sia importante, perché è l’ambiente dove i
nostri figli trascorrono la maggior parte del loro tempo, dove si formano come persone, dove cresce la loro capacità di affrontare il mondo. E’ per questo che mi capita spesso di parlare con quelli che dentro la scuola ci lavorano, e ogni volta apprendo che la scuola pubblica si sta impoverendo, che i tagli imposti dall’alto si ripercuotono pesantemente sulla vita degli studenti, e ogni volta provo un senso di sconforto, perché non investire, anzi tagliare, sulla
scuola significa tagliare sul futuro della nostra società. A questo punto la tentazione di continuare a mandare i miei figli nelle scuole private cattoliche è molto forte, ma mi sorge un DUBBIO: è giusto che noi cattolici ci ISOLIAMO dal resto della società facendo andare i nostri figli nelle scuole private cattoliche (che non sono alla portata di tutti, ma solo delle famiglie benestanti), ignorando quello che succede nelle scuole pubbliche? Possiamo ignorare che la maggior parte delle famiglie non può permettersi di mandare i propri figli nelle scuole private e deve per forza accontentarsi
di quelle pubbliche, che stanno andando allo sfacelo?
In tutto questo, che insegnamento ci dà il Vangelo? Che siamo tutti figli di Dio, fatti a Sua immagine e somiglianza … e quindi perché i bambini non dovrebbero avere TUTTI il diritto ad un’istruzione adeguata, indipendentemente dal loro ceto sociale, dal loro appartenere o meno a una famiglia benestante?
E’ ora che noi cattolici usciamo dalla comodità dei “salotti buoni” delle scuole private e indossiamo l’elmetto, per
affrontare la giusta battaglia a favore della istruzione pubblica, che in questo momento è in grave pericolo.
Gilberto Ugolini
Gent.mo sig. Ugolini, la scuola libera, cattolica o meno, esercita una funzione di supplenza nei riguardi della scuola statale (alleggerendone i costi) ed impone una utile concorrenza. I genitori della scuola libera sono eroici, dal punto di vista contributivo, infatti pagano le tasse come tutti ed in più la retta scolastica della loro scuola. Per questo motivo non ci “isoliamo dal resto della società” e le scuole private non sono un “salotto buono” ma luoghi dove ci si impegna, si lavora e si studia per avere una miglior preparazione a beneficio di quella società che lei cita.
Possiamo anche essere d’accordo sul fatto di “indossare l’elmetto ed affrontare la giusta battaglia” ma se permette cerchiamo di farlo noi adulti e lasciamo tranquilli i bambini in un ambiente sicuro e protetto. Ci permetta invece di dissentire dal fatto che i tagli, pur dolorosi in alcuni casi, portino la scuola statale allo sfacelo. Questo fa parte di una certa propaganda sindacale che cura interessi non sempre limpidi.
Per la redazione di Pesaro
Alvaro Coli
Un prof. cattolico nella scuola pubblica.
Carissimo Alvaro rispondo al tuo intervento sulla scuola. Ci conosciamo sia come colleghi di disciplina, che di sindacato e quindi permettimi una certa franchezza. Non pensi che tutto questo inneggiare alla scuola privata metta in difficoltà i colleghi credenti, che nella scuola pubblica svolgono degnamente la loro professione? Fra l’altro rappresentano una bella maggioranza o no? La scuola pubblica intanto raggiunge tutti quei luoghi remoti dove la scuola privata non va, essendo questa il più delle volte riservata a pochi. Non è così vero che nella scuola pubblica non si faccia vera educazione: basta leggere i contenuti dello stesso premio giornalistico che la vostra testata propone a tutti gli istituti. Inoltre in questi anni di lavoro ho incontrato colleghi “laici” che mi hanno arricchito, difeso, sostenuto, con una solidarietà disinteressata, degna di un vero credente. Conosco direttamente colleghi invece, provenienti dalle scuole paritarie anche cattoliche, dove sono stati sfruttati, mal pagati, assunti con contratti capestro, quando c’erano.
Ora credo che tutto questo insistere sulle scuole cattoliche, non faccia altro che crescere quel fondamentalismo esacerbato, oggi poco opportuno, proposto da alcune aree cattoliche: eppure la regola evangelica annuncia “Vi ho fatto agnelli in mezzo ai lupi” per crescere prima interiormente ed poi essere più vicini alle problematiche di tutti, non alle nostre.
La conclusione poi, spero sia solo legata alla tua assenza dalla scuola ormai da diverso tempo. E’ evidente che i tagli di scure che colpiscono l’istruzione, non permettono più, ad esempio il tempo prolungato nella Primaria, per la prima e seconda classe: leggi i dati del nostro sindacato o se vuoi essere più distaccato i dati delle riviste specializzate. Tutte le scuole sono a credito di cassa dal ministero, almeno da tre anni e per il prossimo, non ci saranno i finanziamenti per coprire i progetti, le attività funzionali, le supplenze temporanee. Per ultimo la manovra economica, colpisce gli insegnanti col blocco degli stipendi per tre anni, arrivando a gravare complessivamente fino all’11 % (dati Tuttoscuola), più elevata di quella operata agli alti dirigenti, mentre la casta politica si autoprotegge e tesse trame anche con parte della struttura ecclesiastica.
Giuseppe Dini