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Scuole, impianti elettrici e di riscaldamento non a norma - A rischio l’avvio del prossimo anno scolastico
Post di CNA Urbino e Montefeltro del 29 maggio 2013 in scuola (Sfogliato 121 volte)

La denuncia delle imprese dell’impiantistica che chiedono la revisione del Patto di stabilità. Assemblea della categoria a Urbino che chiede interventi urgenti nel settore della manutenzione

URBINO - La gran parte delle scuole della provincia di Pesaro e Urbino non è in regola con gli impianti elettrici e con quelli di riscaldamento.

La datazione di molti degli istituti scolastici del territorio, e la mancanza di investimenti nella manutenzione in questi anni a causa dei tagli ai finanziamenti degli Enti pubblici, ha portato progressivamente tali impianti oltre ad un cattivo funzionamento e alla dispersione di risorse ed energia, alla mancanza dei requisiti necessari previsti dalle attuali norme europee.

I mancati interventi di manutenzione, come ha denunciato recentemente il presidente dell’Upi (l’Unione delle Province Italiane), rischiano di compromettere addirittura l’apertura del prossimo anno scolastico.

La denuncia arriva dall’Unione degli impiantisti della CNA di Pesaro e Urbino che da tempo chiede una revisione del Patto di stabilità. Un provvedimento che consentirebbe alle amministrazioni locali, ed in particolar modo a quella provinciale, di sbloccare i fondi per gli investimenti e consentire così l’avvio di opere di manutenzione delle scuole della provincia e che permetterebbe a molte imprese dell’impiantistica di lavorare e di rendere più sicure le nostre scuole.

Ma non sono solo questi i problemi di una categoria che, come altre, sta vivendo gli effetti della crisi. soprattutto quella legata al settore dell’edilizia.

Di manutenzione negli edifici scolastici, energia rinnovabile ed installazione di appositi impianti ad uso domestico ed industriale; di proroga delle agevolazioni fiscali del 36% si è parlato nel corso dell’assemblea congressuale dell’Unione Impiantisti che si è tenuta nei giorni scorsi ad Urbino. 
 

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LA MENSA COMUNALE DI FERMIGNANO: UN'ECCELLENZA SOSTENIBILE TRA CONDIVISIONE E TRASPARENZA
Post di Franco Perrone del 18 aprile 2012 in scuola (Sfogliato 640 volte)

 E' questione di una certa importanza e di rilievo sociale e politico quella che la comunità fermignanese si trova ad affrontare in questi giorni: una gestione corretta, funzionante e virtuosa della mensa comunale in cui si preparano i pasti destinati ai bambini dell'asilo nido e della scuola materna.

Di fatto, per una serie di motivi e contingenze, siamo davanti alla classica situazione d'emergenza a cui siamo stati abituati dal comportamento della politica corrente quando è in gioco la gestione della cosa pubblica.

In breve, la situazione del personale addetto al servizio versa in uno stato di precarietà di gestione e di legalità dovuta alla mancata abilitazione alle mansioni del personale esternalizzato e al contratto di fornitura dello stesso già scaduto e prorogato fino alla fine di giugno prossimo.

Emerge in tutta la sua urgenza una situazione che l'amministrazione avrebbe potuto gestire nel tempo in maniera più oculata e lineare con dei semplici interventi e che con un minimo di lungimiranza avrebbe già potuto puntare ad una complessiva e migliore gestione del servizio con indubbi vantaggi economici e finanziari per le casse comunali se consideriamo che, ottimizzando le risorse, il bacino di utenza potrebbe allargarsi anche ad altre due strutture socio-assistenziali del comune: “La casa del sole” e “Il posto delle viole”.

Ma ciò che emerge in maniera sempre più evidente è che tale situazione è stata portata all'estremo perseverando e sfociando nell'illegalità quasi a creare le condizioni che pongono il cittadino davanti al classico schema cui sembra far riferimento negli ultimi tempi certa classe politica: si crea un problema per poi proporne il pacchetto soluzione.

Come leggere diversamente, infatti, la proposta così nebulosa e contorta dell'amministrazione di indire un bando per l'esternalizzazione del servizio affidandone la gestione peraltro completa (personale e materie prime) ad una ditta privata?

Risulta difficile pensare, allo stato attuale, come la ditta che si aggiudicherà il bandopossa riuscire a soddisfare le richieste incluse nelle clausole e al contempo rispondere con un servizio qualitativamente migliore, realizzare margini di profitto se non economizzando sull'acquisto delle materie prime abbassandone i costi di acquisto e di conseguenza la qualità delle stesse.

Non si può che intravedere in tutto questo tentativo di mediazione una terzietà di interessi nella modalità di gestione del problema come altrettanto bizzarra risulta la scelta di caricare le casse comunali del costo (euro  5.200,00) per la consulenza chiesta a due tecnici esterni per formalizzare il bando.

Ribadiamo, dunque, che se la gestione del tutto è stata finora quanto mai sconsiderata, le scelte proposte dell'attuale amministrazione non siano volte a mantenere un servizio ritenuto finora d'eccellenza dalla comunità fermignanese. Non intravediamo alcuna inclinazione volta a tale scopo che possa operare con criteri di trasparenza, legalità, sostenibilità ed economicità nel loro insieme.

Pertanto, per garantire il servizio a tutte le strutture comunali in questione riteniamo che non sia necessario appaltare l'intero servizio ma che sia opportuno:

  • mantenere la gestione pubblica per quanto riguarda l'approvvigionamento ed il controllo qualitativo dei generi alimentari, attraverso l'istituzione di una commissione permanente (in rappresentanza dell'amministrazione, della minoranza, del personale in servizio e dei genitori di tutte le strutture di riferimento);
  • mantenere il ruolo di cuoca principale all'attuale dipendente comunale, così da assicurare la qualità e la professionalità del servizio attualmente fornito;
  • procedere in trasparenza e legalità, alla redazione di un bando esclusivamente per l'adeguata fornitura esterna di personale ausiliario abilitato, così come la legge prevede alla scadenza del contratto in essere.

Così operando si potrà innescare un meccanismo di gestione trasparente e di maggiore condivisione delle scelte da operare, si avrà la possibilità di migliorare potenzialmente il servizio e di renderlo maggiormente virtuoso nel contesto complessivo. La gestione pubblica infatti, attraverso il controllo diretto degli interessati porta a garantire costantemente la qualità dei prodotti provenienti dal territorio e da coltivazioni biologiche favorendo così pratiche commerciali virtuose che abbiano come riferimento il modello della filiera corta. Consentirà di monitorare la specificità dei pasti al livello nutrizionale e di menù maggiormente variegati. Consentirà di puntare sulla sostenibilità ambientale e sociale anche attraverso l'istallazione di un impianto di potabilizzazione per ridurre l'acquisto di acqua confezionata e la conseguente riduzione di rifiuti in plastica e l'acquisto di prodotti non alimentari come detersivi e detergenti alla spina.

Chiediamo in sostanza che l'amministrazione risponda all'attuale problema di gestione promuovendo un modello di sviluppo virtuoso, in grado di garantire salute, sostenibilità, fiducia e rilancio dell'economia del territorio operando contemporaneamente con criteri di economicità al fine di raggiungere soluzioni di buonsenso e largamente condivise.

 

 

MoVimento Cinque Stelle Urbino-Fermignano

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Pesaro Urbino. Nuovo anno scolastico: aumentano gli iscritti, in calo gli insegnanti
Post di Giovanni Gostoli del 16 settembre 2010 in scuola (Sfogliato 890 volte)

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Un prof. cattolico nella scuola pubblica
Post di Peppe Dini del 26 agosto 2010 in scuola (Sfogliato 954 volte)

Sempre più spesso il settimanale diocesano "Il Nuovo Amico" sostiene nelle sue pagine la scuola privata come scelta particolare dei genitori verso i loro figli. Ciò non solo è una forma di segregazione dalla società in cui viviamo, ma mette in difficoltà gli stessi docenti credenti che  lavorano nella scuola pubblica. Per questo ho risposto alla redazione di Pesaro che commentava una lettera di un genitore preoccupato. Ovviamente la settimana successiva si parlava di scuola famigliare , ma del mio scritto, nessuna traccia. Inserisco qui tutti gli interventi per aprire una riflessione in merito.

Pagina Aperta Lettere, Interventi, Testimonianze

11 luglio 2010 IL NUOVO AMICO
Un cattolico e le scuole cattoliche
Sono un cattolico di 39 anni, sposato con 2 figli. I miei bambini frequentano da qualche anno 2 diverse scuole private cattoliche. Io e mia moglie abbiamo scelto queste scuole sia per la vicinanza al luogo dove abitiamo, sia perché riteniamo che i valori CRISTIANI siano fondamentali per i nostri figli.
Fino ad ora posso affermare di essere soddisfatto di queste scuole, i miei figli stanno ricevendo tanto, dal punto di vista didattico/educativo.
Ora il problema è che si avvicinano scelte importanti: fra un anno il mio secondo figlio inizierà le elementari; fra 2 anni la mia prima figlia andrà alle medie. Penso che la scelta di una scuola sia importante, perché è l’ambiente dove i
nostri figli trascorrono la maggior parte del loro tempo, dove si formano come persone, dove cresce la loro capacità di affrontare il mondo. E’ per questo che mi capita spesso di parlare con quelli che dentro la scuola ci lavorano, e ogni volta apprendo che la scuola pubblica si sta impoverendo, che i tagli imposti dall’alto si ripercuotono pesantemente sulla vita degli studenti, e ogni volta provo un senso di sconforto, perché non investire, anzi tagliare, sulla
scuola significa tagliare sul futuro della nostra società. A questo punto la tentazione di continuare a mandare i miei figli nelle scuole private cattoliche è molto forte, ma mi sorge un DUBBIO: è giusto che noi cattolici ci ISOLIAMO dal resto della società facendo andare i nostri figli nelle scuole private cattoliche (che non sono alla portata di tutti, ma solo delle famiglie benestanti), ignorando quello che succede nelle scuole pubbliche? Possiamo ignorare che la maggior parte delle famiglie non può permettersi di mandare i propri figli nelle scuole private e deve per forza accontentarsi
di quelle pubbliche, che stanno andando allo sfacelo?
In tutto questo, che insegnamento ci dà il Vangelo? Che siamo tutti figli di Dio, fatti a Sua immagine e somiglianza … e quindi perché i bambini non dovrebbero avere TUTTI il diritto ad un’istruzione adeguata, indipendentemente dal loro ceto sociale, dal loro appartenere o meno a una famiglia benestante?
E’ ora che noi cattolici usciamo dalla comodità dei “salotti buoni” delle scuole private e indossiamo l’elmetto, per
affrontare la giusta battaglia a favore della istruzione pubblica, che in questo momento è in grave pericolo.
Gilberto Ugolini

Gent.mo sig. Ugolini, la scuola libera, cattolica o meno, esercita una funzione di supplenza nei riguardi della scuola statale (alleggerendone i costi) ed impone una utile concorrenza. I genitori della scuola libera sono eroici, dal punto di vista contributivo, infatti pagano le tasse come tutti ed in più la retta scolastica della loro scuola. Per questo motivo non ci “isoliamo dal resto della società” e le scuole private non sono un “salotto buono” ma luoghi dove ci si impegna, si lavora e si studia per avere una miglior preparazione a beneficio di quella società che lei cita.
Possiamo anche essere d’accordo sul fatto di “indossare l’elmetto ed affrontare la giusta battaglia” ma se permette cerchiamo di farlo noi adulti e lasciamo tranquilli i bambini in un ambiente sicuro e protetto. Ci permetta invece di dissentire dal fatto che i tagli, pur dolorosi in alcuni casi, portino la scuola statale allo sfacelo. Questo fa parte di una certa propaganda sindacale che cura interessi non sempre limpidi.
Per la redazione di Pesaro
Alvaro Coli

Un prof. cattolico nella scuola pubblica.
Carissimo Alvaro rispondo al tuo intervento sulla scuola. Ci conosciamo sia come colleghi di disciplina, che di sindacato e quindi permettimi una certa franchezza. Non pensi che tutto questo inneggiare alla scuola privata metta in difficoltà i colleghi credenti, che nella scuola pubblica svolgono degnamente la loro professione? Fra l’altro rappresentano una bella maggioranza o no? La scuola pubblica intanto raggiunge tutti quei luoghi remoti dove la scuola privata non va, essendo questa il più delle volte riservata a pochi. Non è così vero che nella scuola pubblica non si faccia vera educazione: basta leggere i contenuti dello stesso premio giornalistico che la vostra testata propone a tutti gli istituti. Inoltre in questi anni di lavoro ho incontrato colleghi “laici” che mi hanno arricchito, difeso, sostenuto, con una solidarietà disinteressata, degna di un vero credente. Conosco direttamente colleghi invece, provenienti dalle scuole paritarie anche cattoliche, dove sono stati sfruttati, mal pagati, assunti con contratti capestro, quando c’erano.
Ora credo che tutto questo insistere sulle scuole cattoliche, non faccia altro che crescere quel fondamentalismo esacerbato, oggi poco opportuno, proposto da alcune aree cattoliche: eppure la regola evangelica annuncia “Vi ho fatto agnelli in mezzo ai lupi” per crescere prima interiormente ed poi essere più vicini alle problematiche di tutti, non alle nostre.
La conclusione poi, spero sia solo legata alla tua assenza dalla scuola ormai da diverso tempo. E’ evidente che i tagli di scure che colpiscono l’istruzione, non permettono più, ad esempio il tempo prolungato nella Primaria, per la prima e seconda classe: leggi i dati del nostro sindacato o se vuoi essere più distaccato i dati delle riviste specializzate. Tutte le scuole sono a credito di cassa dal ministero, almeno da tre anni e per il prossimo, non ci saranno i finanziamenti per coprire i progetti, le attività funzionali, le supplenze temporanee. Per ultimo la manovra economica, colpisce gli insegnanti col blocco degli stipendi per tre anni, arrivando a gravare complessivamente fino all’11 % (dati Tuttoscuola), più elevata di quella operata agli alti dirigenti, mentre la casta politica si autoprotegge e tesse trame anche con parte della struttura ecclesiastica.

Giuseppe Dini

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