Vorrei fare una riflessione sullo stato delle infrastrutture viarie dell’alta Valmetauro. Chi negli ultimi tempi percorre il percorso che collega i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado avrà potuto notare il particolare stato in cui versa tale via di comunicazione. I 18 km di strada asfaltata nel corso degli ultimi anni si sono trasformati in un percorso a ostacoli, pieno di buche, in cui il semplice obiettivo di arrivare a destinazione si vede tramutato in sfida e motivo d’orgoglio per coloro che riescono a completarli. Il conducente non può far altro che annotare una carreggiata completamente dissestata, pericolosa per il cattivo stato della segnaletica, dei guard rail, della banchina. Una strada che, è evidente, non ha ricevuto la pur minima manutenzione per anni.
Il conducente paziente può anche permettersi di provare un percorso differente, magari guidando sino a Piobbico per poi ritornare a Sant’Angelo in Vado sulla via Piobbichese, ma, come fosse una regola matematica, il risultato non cambia.
Diventa quindi legittimo chiedersi i perchè di questi risultati.
Diventa credo, legittimo, chiedersi a chi compete la gestione, la manutenzione di queste strade, qual’è l’amministrazione deputata (comune, provincia, regione, stato centrale?) e, all’interno di tale amministrazione, quale sia l’ufficio di competenza, chi sia il responsabile di tale ufficio, quali le direttrici politiche, i programmi, il peso della viabilità nell'entroterra sulle scelte dell’amministrazione.
Come bambini che non vogliono vedere cose che non ci piacciono possiamo però voltare lo sguardo da un altra parte, ma, anche qui, troveremo un valico bloccato, un buco inutilizzato, un ponte da rammendare.
Una crocetta sull’Apecchiese, una sulla Piobbichese, una (speriamo temporanea, o dimezzata) su Bocca Trabaria, una a metà verso Piandimeleto, un’ultima croce gigante sulla Guinza. Possiamo perciò guardare/guidare in sicurezza solamente verso Pesaro (non Firenze, non Roma, non Milano: Pesaro).
In questa situazione il privato cittadino non può esimersi dal chiedersi cos’è stato fatto, da chi e come.
Cos’è stato fatto dall’amministrazione per raggiungere tali risultati? Chi, dentro tale amministrazione, può presentarsi alla cittadinanza per dire “queste crocette sono il risultato del mio lavoro!”. Ipotizzando che venga stanziato regolarmente un budget per la manutenzione ordinaria delle strade in tutta Italia come giustificare le spese fatte (o non fatte?) mettendole a confronto con la realtà?
Dobbiamo valutare la progettazione e costruzione del ponte a Piandimeleto che dopo pochi anni ha bisogno di interventi di manutenzione mettendolo a confronto con i ponti romani che possiamo trovare nelle nostre zone i quali tuttora rimangono pienamente in funzione.
Dobbiamo considerare adeguatamente gli effetti della opportunità persa in questi anni con la mancata messa in servizio del traforo della Guinza.
Dobbiamo mettere in conto le conseguenze di una insufficiente politica infrastrutturale che quotidianamente presuppone un costo aggiuntivo per le imprese della valle del Foglia e dell’alta Valmetauro.
In una qualsiasi azienda privata un dipendente che presenti risultati di questo rilievo sarebbe già stato licenziato, ma siccome parliamo di Pubbica Amministrazione... il privato cittadino non può far altro che prendere atto di una amministrazione che affianca punte di eccellenza a una diffusa incapacità che si traduce inevitabilmente in costi e disagi per la comunità cioè, come già ampiamente commentato in altri post , nella cronaca di una morte annunciata.
E per contro, in una situazione di questo tipo, vorrei sapere, da cittadino, se qualcuno si è mosso per cambiare la situazione e come, chi ha protestato e chi no.
Se c’è una considerazione politica (quella con la p minuscola, quella vera, locale) da fare, questa verte su quali sono i modelli di sviluppo che vengono proposti. Ragionare sulla natura indispensabile delle infrastrutture per lo sviluppo del territorio significa anche prendere in considerazione il fatto che il turismo non può svilupparsi in queste condizioni, che il piccolo-medio imprenditore non può sempre farsi carico delle problematiche che il sistema politico-amministrativo non sa risolvere, che il tessuto sociale non può limitarsi a considerare la città di Pesaro come riferimento unico ( e neanche tanto pregiato, lasciatemelo dire) per gli scambi commerciali o culturali.
Lo sviluppo dell’entroterra passa necessariamente attraverso una visione, capacità di creare scenari a medio lungo termine, competenze di alto livello che creino competitività.
Credo che questo sito possa essere uno spazio per parlare anche di queste cose, e spero che chi si occupa a tempo pieno di politica e/o amministrazione voglia in qualche modo mettersi in gioco anche su questi temi per proporre i propri progetti e, cosa rara di questi tempi, assumersi le proprie responsabilità.
Liam



