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I cavalieri del burqaPost di Mino del 31 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 1960 volte)Articolo di Lidia Ravera su l'Unità:
"Adesso sono tutti d’accordo, dal Presidente Sarkozy alla ministra Carfagna: vietiamo il Burqa, strappiamo alle immigrate il Niqab dalla faccia. Fuori dalla scuola le sottomesse alla Religione Padrona. Se vogliono stare nei nostri civilissimi Paesi che si mettano anche loro microgonna e push up, mostrino il culo, mostrino il seno, come facciamo noi, che abbiamo conquistato la libertà di farci valutare al primo sguardo. Noi sì che sappiamo come si trattano le donne. Diamo “Pari opportunità” alle immigrate. Vietiamo loro di essere diverse da noi. Chissà, magari aumentiamo la fornitura di quarti di manza da appendere al gancio delle nostre libere macellerie! È curioso, tutto questo improvviso interesse per l’emancipazione femminile. È curioso che, ancora una volta, si decida di legiferare sul corpo delle donne, come se appartenesse non alle donne medesime, in quanto persone, ma allo Stato, ai Governi. Tutte velate, vuole la Legge Coranica. Tutte svelate, vuole la Legge Italica. E le donne continuano a venire vestite e spogliate, obbligate e ricattate, costrette a piegarsi o comandate a ribellarsi. Il rispetto dov’è, in tutto questo vociare? «Tutti in Afganisthan a liberare le Afgane dall’oppressione degli Afghani». È quello che siamo andati a fare in Afghanistan, in Iraq? No, naturalmente, ma pare bello nascondersi dietro questa sorta di Cavalleria Violenta. Le donne immigrate nel nostro Paese da Paesi di diversa tradizione culturale e religiosa, devono essere aiutate e sostenute e difese se e quando vogliono ribellarsi a padri padroni, usanze intollerabili, limitazione della loro libertà personale. Non devono passare dalla tutela dei Komeinisti a quella dei Leghisti, dalla persecuzione dell’integralismo islamico a quella della presunta superiorità morale occidentale. Le donne hanno diritto alla libertà. Tutte."
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MA NON ERA IL MINISTRO A DOVER VENIRE QUI? :a visitare il cantiere della Guinza si intende.Post di Giuseppe Lucarini del 30 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 1067 volte)Comunicato del comune di Urbania:
Siamo soddisfatti ma solo parzialmente. Dichiara il sindaco di Urbania che in autunno, insieme al sindaco di Mercatello, aveva rilanciato il comitato sulla Fano Grosseto e promosso la manifestazione del 1° novembre alla Guinza.
“Di viaggi per Roma se ne sono fatti tanti” continua Lucarini “io stesso ho partecipato ad alcuni. La novità doveva essere che una volta tanto il ministro veniva a trovare le istituzioni, sottolineo le istituzioni, come ha fatto ad Arezzo ed Ancona per rendersi conto di persona dello scandalo della galleria.
E poi non doveva essere un’azione rigorosamente bipartisan?. Rispetto la Foschi, ma forse il ministro dovrebbe rapportarsi direttamente con le istituzioni. Ai parlamentari agli enti locali.
Bene comunque, il ministro ci riceve. Spero che almeno siano chiamati anche i sindaci promotori del comitato (Urbania, Mercatello, Urbino).
Non che in questi mesi non sia successo niente. Anzi. Apprezziamo il ruolo che ha assunto la provincia, apprezziamo l’adesione unitaria di tutti i partiti, dei consiglieri e dei parlamentari.
Bene anche l’accelerazione delle procedure dell’Anas per la super strada, andremo subito in Consiglio per quanto ci riguarda. Bene se c’è la promessa di finanziare subito il lotto 10, per il collegamento fra Canavaccio e la bretella. Ma non doveva esserci anche il 4?.
E poi vogliamo rassicurazioni affinché gli impegni non finiscano li.
Rimane in campo tutto il problema dell’attraversamento dell’appennino. Cioè la progettazione del lato umbro (la palla è al ministero ormai) e il completamento della galleria. Non pretendiamo tutti i soldi subito. Pretendiamo però che si progetti quello che c’è da progettare e che la storia non finisca con il lotto 10 e con il collegamento per Urbino.
Servono tanti finanziamenti è vero, ma ad esempio in un contesto decennale potrebbe essere finanziato un lotto all’anno. Un lotto all’anno significa che con la buona volontà, tenendo conto che fra progetto ed esecuzione passano in genere alcuni anni, finanziando un lotto all’anno, i risultati in un decennio si potrebbero vedere davvero.
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Nuovo sondaggio. Grandi opere o completamento opere incompiute?Post di Richez del 29 gennaio 2010 in AltroMetauro (Sfogliato 2226 volte) 
Trovi giusto che in Italia si spendano soldi in progetti faraonici e di dubbia utilità (come il Ponte sullo stretto di Messina) e si lascino marcire tante incompiute (come la Fano-Grosseto e il Traforo della Guinza)?
Il sondaggio è come sempre sul lato destro del sito.
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Urbino 2, ora è anche emergenza sanitaria Post di CNA Urbino e Montefeltro del 29 gennaio 2010 in analisi socio-economiche (Sfogliato 1003 volte)La Cna favorevole a politiche di integrazione culturale e socio-economica degli stranieri residenti per una migliore crescita del territorio
Lo stato di degrado in cui versa il quartiere di Urbino 2 sta diventando una vera e propria emergenza, non solo dal punto di vista della sicurezza e dell'ordine pubblico ma anche e soprattutto da quello igienico-sanitario. Le abitazioni occupate dagli stranieri residenti nel quartiere, nella maggior parte dei casi, non sono a norma e spesso sprovvisti dei più elementari servizi igienici. Questo è uno degli aspetti più preoccupanti relativamente alla vivibilità dell'area emerso dall'incontro tenutosi nei giorni scorsi tra una delegazione della CNA ed il Comune di Petriano.
Nel corso della riunione - alla quale erano presenti per la CNA il responsabile di ambito territoriale Massimo Galli e il presidente della sezione di Urbino Lorenzo Santi, e per il Comune di Petriano il sindaco Giammarco Cecconi ed alcuni esponenti della giunta e del consiglio comunale - sono stati elencati alcuni numeri.
L'incidenza della popolazione straniera nel comune di Petriano sul totale dei residenti, secondo i dati riportati dall'Istat, è del 19% (555 stranieri residenti su 2894 residenti totali), quasi il doppio rispetto al dato medio provinciale che è dell'8,6% (32954 stranieri residenti su un totale di 381.730). Ma nel quartiere di Urbino 2 gli stranieri residenti sono il 100% con un continuo ricambio dai comuni limitrofi (Montelabbate, Sant'Angelo in Lizzola, Colbordolo).
La bassa qualità degli immobili, in relazione al materiale usato per l'edificazione e all'utilizzo di scarse tecnologie per la limitazione della condensa nelle pareti, ha generato progressivamente l'abbandono degli stessi da parte dei proprietari e dei residenti e l'ingresso di popolazione extracomunitaria attirata dai bassi canoni di affitto.
Per una completa riqualificazione dell'area e per favorire l'integrazione socio-culturale, secondo la CNA, è sicuramente necessario ristabilire una situazione di normale legalità in ordine alle tre problematiche principali: la sicurezza - dato che alcuni addetti ai servizi pubblici manifestano difficoltà e timore al punto da rifiutare di svolgere le proprie mansioni - il problema igienico sanitario, poiché chi vi abita ha diritto a locali sani ed igienicamente a norma, e ristabilire il diritto dei proprietari di disporre dei propri beni.
"Come associazione rappresentante gli interessi delle imprese - afferma Lorenzo Santi, presidente CNA sezione Urbino - riteniamo che porre attenzione ad azioni sociali rivolte all'attuazione di politiche che favoriscano l'integrazione culturale e socio-economica degli stranieri residenti sia fondamentale per una crescita più sana del territorio".
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ma siccome parliamo di Pubblica Amministrazione...Post di Liam del 28 gennaio 2010 in entroterra (Sfogliato 1792 volte)Vorrei fare una riflessione sullo stato delle infrastrutture viarie dell’alta Valmetauro. Chi negli ultimi tempi percorre il percorso che collega i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado avrà potuto notare il particolare stato in cui versa tale via di comunicazione. I 18 km di strada asfaltata nel corso degli ultimi anni si sono trasformati in un percorso a ostacoli, pieno di buche, in cui il semplice obiettivo di arrivare a destinazione si vede tramutato in sfida e motivo d’orgoglio per coloro che riescono a completarli. Il conducente non può far altro che annotare una carreggiata completamente dissestata, pericolosa per il cattivo stato della segnaletica, dei guard rail, della banchina. Una strada che, è evidente, non ha ricevuto la pur minima manutenzione per anni.
Il conducente paziente può anche permettersi di provare un percorso differente, magari guidando sino a Piobbico per poi ritornare a Sant’Angelo in Vado sulla via Piobbichese, ma, come fosse una regola matematica, il risultato non cambia.
Diventa quindi legittimo chiedersi i perchè di questi risultati.
Diventa credo, legittimo, chiedersi a chi compete la gestione, la manutenzione di queste strade, qual’è l’amministrazione deputata (comune, provincia, regione, stato centrale?) e, all’interno di tale amministrazione, quale sia l’ufficio di competenza, chi sia il responsabile di tale ufficio, quali le direttrici politiche, i programmi, il peso della viabilità nell'entroterra sulle scelte dell’amministrazione.
Come bambini che non vogliono vedere cose che non ci piacciono possiamo però voltare lo sguardo da un altra parte, ma, anche qui, troveremo un valico bloccato, un buco inutilizzato, un ponte da rammendare.
Una crocetta sull’Apecchiese, una sulla Piobbichese, una (speriamo temporanea, o dimezzata) su Bocca Trabaria, una a metà verso Piandimeleto, un’ultima croce gigante sulla Guinza. Possiamo perciò guardare/guidare in sicurezza solamente verso Pesaro (non Firenze, non Roma, non Milano: Pesaro).
In questa situazione il privato cittadino non può esimersi dal chiedersi cos’è stato fatto, da chi e come.
Cos’è stato fatto dall’amministrazione per raggiungere tali risultati? Chi, dentro tale amministrazione, può presentarsi alla cittadinanza per dire “queste crocette sono il risultato del mio lavoro!”. Ipotizzando che venga stanziato regolarmente un budget per la manutenzione ordinaria delle strade in tutta Italia come giustificare le spese fatte (o non fatte?) mettendole a confronto con la realtà?
Dobbiamo valutare la progettazione e costruzione del ponte a Piandimeleto che dopo pochi anni ha bisogno di interventi di manutenzione mettendolo a confronto con i ponti romani che possiamo trovare nelle nostre zone i quali tuttora rimangono pienamente in funzione.
Dobbiamo considerare adeguatamente gli effetti della opportunità persa in questi anni con la mancata messa in servizio del traforo della Guinza.
Dobbiamo mettere in conto le conseguenze di una insufficiente politica infrastrutturale che quotidianamente presuppone un costo aggiuntivo per le imprese della valle del Foglia e dell’alta Valmetauro.
In una qualsiasi azienda privata un dipendente che presenti risultati di questo rilievo sarebbe già stato licenziato, ma siccome parliamo di Pubbica Amministrazione... il privato cittadino non può far altro che prendere atto di una amministrazione che affianca punte di eccellenza a una diffusa incapacità che si traduce inevitabilmente in costi e disagi per la comunità cioè, come già ampiamente commentato in altri post , nella cronaca di una morte annunciata.
E per contro, in una situazione di questo tipo, vorrei sapere, da cittadino, se qualcuno si è mosso per cambiare la situazione e come, chi ha protestato e chi no.
Se c’è una considerazione politica (quella con la p minuscola, quella vera, locale) da fare, questa verte su quali sono i modelli di sviluppo che vengono proposti. Ragionare sulla natura indispensabile delle infrastrutture per lo sviluppo del territorio significa anche prendere in considerazione il fatto che il turismo non può svilupparsi in queste condizioni, che il piccolo-medio imprenditore non può sempre farsi carico delle problematiche che il sistema politico-amministrativo non sa risolvere, che il tessuto sociale non può limitarsi a considerare la città di Pesaro come riferimento unico ( e neanche tanto pregiato, lasciatemelo dire) per gli scambi commerciali o culturali.
Lo sviluppo dell’entroterra passa necessariamente attraverso una visione, capacità di creare scenari a medio lungo termine, competenze di alto livello che creino competitività.
Credo che questo sito possa essere uno spazio per parlare anche di queste cose, e spero che chi si occupa a tempo pieno di politica e/o amministrazione voglia in qualche modo mettersi in gioco anche su questi temi per proporre i propri progetti e, cosa rara di questi tempi, assumersi le proprie responsabilità.
Liam
 
 
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Un decreto che può riguarderà anche il nostro forumPost di Mirco Marchetti del 24 gennaio 2010 in burocrazia (Sfogliato 894 volte)
L’Italia censura la diffusione di video in internet
pubblicato lunedì 18 gennaio 2010 in Francia.
[Le Nouvel Observateur]
Un decreto impone ormai un’autorizzazione per poter diffondere dei filmati sulla rete. L’opposizione critica un attacco alla libertà d’espressione.
In Italia i video su internet hanno i minuti contati. Secondo un decreto adotatto dal Parlamento italiano e che entrerà in vigore il prossimo 27 gennaio, al fine di “diffondere e distribuire su internet immagini animate, accompagnate o meno dal sonoro”, è ormai obbligatoria un’autorizzazione rilasciata dal ministero italiano delle Comunicazioni.
“La legge assoggetta la trasmissione di immagini sulla rete alle stesse regole caratteristiche della televisione, che richiedono ad ogni diffusione un’autorizzazione preliminare rilasciata dal ministero delle Comunicazioni, è una limitazione incredibile al modo di funzionamento di internet”, ha ricordato sul suo blog Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni e membro dell’opposizione. “Tale decreto è un vero e proprio scandalo”, ha aggiunto.
Siti di condivisione di video, come YouTube, saranno sottoposti agli stessi obblighi a cui è sottoposta la RAI.
“L’applicazione di una direttiva europea”
La legge è già largamente condannata dall’opposizione, da differenti associazioni così come da aziende del digitale, che parlano di un attacco alla libertà d’espressione.
Il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, insiste sul fatto che “questa legge non è altro che l’applicazione della direttiva europea 2007/65/CE
Per Nicola D’Angelo, commissario dell’autorità delle Comunicazioni, tale legislazione è contraria allo spirito della direttiva europea. L’Italia diviene “l’unico paese occidentale nel quale è necessaria un’autorizzazione preliminare del governo prima di utilizzare questo genere di servizi”, aggiunge. “Questo aspetto costituisce un rischio per la democrazia.”
Dal canto suo, l’associazione per la difesa della libertà d’espressione Articolo 21 denuncia delle “restrizioni” che “impediranno la testimonianza della vita degli italiani sotto forma d’immagini animate su internet.”
Paolo Romani si difende: “Il decreto non intende censurare l’informazione sulla rete, e ancora meno influire sulla possibilità d’esprimere le proprie idee ed opinioni attraverso blog, reti sociali.”
Conflitto d’interessi per Silvio Berlusconi
Altri puntano sul conflitto d’interessi di fronte a cui si trova Silvio Berlusconi, primo ministro italiano e proprietario della rete televisiva Mediaset. In effetti, con questa nuova legge, i siti di condivisione di filmati saranno privati degli estratti di trasmissioni diffuse sui canali del gruppo Mediaset. Mediaset ha accusato YouTube di violazione dei diritti d’autore, citandolo per 500 milioni di euro. (Ho tolto il “che” perchè secondo me il giornalista ha fatto casino)
Google, proprietario di YouTube, in un’intervista a bloomberg, si è dichiarata “un po’ inqueta” per la nuova legge italiana.
Inoltre, il gruppo non ha così più da temere la concorrenza delle televisioni su internet. Per Alessandro Gilioli, giornalista e blogger di L’Espresso, questa legge mira a polverizzare la concorrenza delle TV sulla rete. “È il metodo Berlusconi [...] ammazzate i vostri nemici intanto che sono piccoli. Ecco perchè tutti quelli che fanno TV-internet, devono ottenere un’autorizzazione dal Governo e superare una miriade di barriere amministrative”, osserva.
In attesa, il decreto deve essere mandato dall’opposizione dinanzi il Consiglio di Stato italiano.
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L’Arci: un grande spazio associativo giovanilePost di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 24 gennaio 2010 in associazionismo (Sfogliato 917 volte)Negli ultimi anni l’Arci ha investito molto sui giovani. E i giovani hanno investito sull’Arci.
La nostra associazione è ormai il più grande laboratorio di esperienze di autorganizzazione di giovani del nostro Paese. Non è cosa nuova, certo, ma negli ultimi anni si è sviluppato un diffuso associazionismo di promozione sociale e culturale legato ai temi più vari promosso e gestito da giovani.
Molte sono le esperienze legate alla promozione culturale che valorizzano la musica dal vivo, le arti visive, la lettura, il cinema e l’audiovisivo, la radiofonia, e molto altro. La voglia di stare insieme per una causa comune ha spinto centinaia di giovani a partecipare ai campi di lavoro nelle terre confiscate alle mafie e a partecipare ai campi di lavoro organizzati all’estero. Da queste esperienze nascono associazioni tematiche, anche legatea nuovi stili di vita, proponendo consumi alternativi e soluzioni innovative nell’utilizzo del tempo libero.
L’Arci è diventata un grande spazio associativo giovanile che promuove dialogo interculturale, formazione informale, promozione culturale e inclusione sociale.
Può essere per molti giovani una palestra eccezionale per sperimentare cittadinanza attiva e partecipazione, anche politica.
Compito dell’associazione è rendere disponibile ogni strumento per attivare associazionismo, sentendosi parte di un progetto più grande, di una grande rete di esperienze e di persone che desiderano un mondo più giusto, felice e sostenibile per tutti.
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Crisi, c’è anche chi prova a sfidarla - Nell’ex jeans valley nasce No trip for catsPost di CNA Urbino e Montefeltro del 24 gennaio 2010 in progetti (Sfogliato 1302 volte)La storia di tre giovani imprenditori che affrontano la difficile congiuntura con il loro marchio di abbigliamento e scommettono su Urbania

Nell’annus horribilis per l’economia c’è anche chi ha il coraggio di investire e la voglia di crederci. E’ il caso di tre giovani imprenditori di Urbania che nel territorio che fu definito come la famosa “Jeans Valley” ora tentano di far decollare la propria attività. Già il nome è di per sé singolare. La No trip for cats, tradotto letteralmente “Non c’è trippa per gatti”, è un marchio di abbigliamento nato dall' idea dei tre imprenditori durantini (Enrico Carnevali 30 anni, Maurizio Arcangeli 41 e Dante Saudelli 30 anni) che, per sfuggire alla crisi si sono coraggiosamente gettati a capofitto in un settore tra quelli più in crisi della provincia: quello del tessile-abbigliamento.
Come? “Anzitutto - dicono Carnevali, Arcangeli e Saudelli - prendendo il toro per le corna e affrontando le difficoltà con gli investimenti necessari all’avvio dell’attività. Poi facendo un’attenta analisi di marketing; una sorta di campagna d’ascolto dove abbiamo parlato con tantissime persone chiedendo consigli ad esperti, imprenditori locali del settore, reti distributive, autorità, manager “
“In questi incontri - raccontano i tre imprenditori che hanno deciso di associarsi a CNA - abbiamo capito che questo settore è tra i più difficili e complessi e che le cose da fare sono molte. Alcuni ci hanno preso per matti perché la situazione economica locale e nazionale è a terra. Ma noi non molliamo ed anzi crediamo che un altro futuro sia possibile. Certo, se ci facciamo travolgere dagli eventi, se ci fermiamo tutti la situazione non migliorerà, anzi peggiorerà. Ricordiamo ancora oggi, anche perché non è passato poi così tanto tempo, quando Urbania era conosciuta come la Valle del jeans e come era fiorente questa zona. Sappiamo bene quanto è stato importante per tutte le famiglie di questo territorio avere un’attività così fiorente che ha fatto progredire tutti economicamente. Ora però vediamo che nessuno ci crede più; chi è riuscito a resistere ha paura e chi vorrebbe fare non lo fa perché troppo rischioso!”
“In questa zona - raccontano ancora i tre imprenditori - abbiamo tutto quello che ci serve per produrre abbigliamento: macchinari, esperienza, professionalità, competenze. Siamo uno dei pochi comuni che ha una scuola di moda con ragazzi che studiano per diventare qualcuno in questo campo”
E’ per questo che nasce “No trip for cats"non c'è trippa per gatti, modo di dire di chi non ha voglia di arrendersi. “La nostra idea è quella di usare tutti strumenti e risorse “urbaniesi” per poter dare ai nostri clienti una sicurezza di qualità al 100% garantendo che tutto venga fatto ad Urbania dalla progettazione, la confezione, al web, l'amministrazione, la distribuzione creando così un marchio di qualità ma di questo vi parleremo prossimamente”.
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Un eolico a prova di paesaggioPost di Peppe Dini del 22 gennaio 2010 in ecologia (Sfogliato 1213 volte)Tanto per continuare il dibattito.
Peppe Dini
dall'Unità del 21.01.10

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ED ADESSO L’INTERO MONTEFELTRO NEI SITI UNESCO.Post di Giuseppe Lucarini del 21 gennaio 2010 in entroterra (Sfogliato 1384 volte)ED ADESSO L’INTERO MONTEFELTRO NEI SITI UNESCO.
Proposta del Sindaco di Urbania Peppe Lucarini
Mi sembra che sia emersa una riflessione ed una volontà unanime nel corso della discussione sull’eolico di Urbania.
Il territorio, tutto il territorio, possiede valori storico ambientali, paesaggistici tali da meritare l’inserimento nei siti dell’unesco.
Soprattutto il complesso di castelli di rocche uscite dal mecenatismo di Federico e dei duchi di Urbino e spesso dalla progettazione di grandi architetti.
Penso a Sassocorvaro, a Piobbico, a Fossombrone, a San leo, penso perché no ad Urbania, l’antica Casteldurante, con il Palazzo Ducale il Barco, ed il centro storico così mirabilmente incastonato nel fiume metauro, penso a tutta la valle del metauro.
Penso a tutto il territorio ed al complesso di fortificazioni che rappresentava il territorio dei Duchi di Urbino.
Una armonia fra presenza dell’uomo e paesaggi che è difficile trovare in altri luoghi.
Lancio pertanto l’idea di un comitato per proporre questo inserimento e spero nell’adesione di importanti personalità della cultura oltre che delle istituzioni.
Farò questa proposta al prossimo consiglio e poi la invierò a tutte le istituzioni ed a personalità della cultura e della politica del territorio.
Non che di per se l’inserimento fra siti dell’Unesco rappresenti automaticamente risorse.
Ma sicuramente è il passaggio, il viatico, per altri progetti importanti, per una cultura della tutela e della valorizzazione, per un modello di sviluppo diverso, fondato sulla collaborazione fra cultura, scienza, formazione ed economia.
Mi piacerebbe capire se questa idea è condivisa e raccogliere i suggerimenti e le valutazioni che probabilmente susciterà.
Sarà formato un comitato e chi vuole può già annunciare l'adesione
peppe Lucarini
Sindaco di Urbania
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L'ODORE DI VITA - IL NUOVO CD DEGLI ESPERIAPost di Esperia del 18 gennaio 2010 in arte (Sfogliato 1711 volte)
Il nuovo cd degli Esperia "L'odore di vita" lo potrete trovare
a soli 6 euro pressso :
Bar Jo' e Caffè Rinaldi - Mercatello Sul Metauro
Arci - Sant'Angelo in Vado
Kikki Rikki - Urbania
Dark Side, Osteria Della Posta e Bar Futura - Fermignano
L'Osteria de Cent'Omne - Passo Del Furlo
Enoteca di Lunano - Lunano
A breve sarà possibile l'acquisto on line con pay pal
dal nostro sito ufficiale (www.esperiaonline.it)
Sul nostro myspace (www.myspace.com/esperiaonline) è possibile
ascoltare 9 canzoni in anteprima ed Aggressivo e retrattile
in versione completa
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UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA: SOPRATUTTO PER GLI ASSENTIPost di Giuseppe Lucarini del 18 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 2187 volte)Risultati del referendum sull'eolico di Urbania:
Il quorum è stato raggiunto
votanti 1786 32,5%
NO 1435 80,7%
SI 342 19,24%
nulle 7
Bianche 2
Dichiarazione del sindaco
Chi pensava che facevamo per scherzo stasera deve ricredersi.
Urbania ha votato ed ha dato un chiaro orientamento.
Ne avremmo tenuto conto comunque. L’avevo già dichiarato. Perché era chiaro che dopo il cambiamento di opinione del SI non c’era più che un voto possibile, il NO.
Con questo voto viene aggiunto un no chiaro alle cose che avevamo già detto nella conferenza dei servizi del 20 ottobre e che abbiamo ripetuto nel corso del sopralluogo: sull’area scelta per l’impianto vi sono ben due vincoli (paesaggistico di Montenerone e boschivo) e la visibilità dalla città è troppo evidente, nelle due strade che vengono da Fermignano e da Urbino, dal Barco persino.
Urbania è una città storica, ha un suo autonomo progetto di sviluppo, che ha costruito in anni di sacrifici, che si fonda sui beni culturali, sul paesaggio e sulla capacità dei suoi imprenditori.
Urbania non è una piccola città che ha bisogno delle rimesse per far quadrare i bilanci.
Spero che si capisca cosa abbiamo fatto in questi due mesi intensi:
Quattro incontri istituzionali e sei assemblee pubbliche; due riunioni con associazioni; sette incontri istituzionali esterni; un lavoro preparatorio di almeno 11 riunioni, 36 fra iniziative, lettere e documenti.
Si è parlato di energie alternative più ad Urbania che in tutte le Marche. Non si è parlato contro le energie alternative, ma su un progetto e soprattutto sulla localizzazione di un progetto. Anzi i due comitati hanno dichiarato che cercheranno di indirizzare la discussione prodotta in energia politica in direzione della promozione delle energie rinnovabili.
Il margine a tutti per poter esprimere una opinione e per giocare al meglio le proprie carte, c’è stato. Ognuno lo ha fatto come sapeva fare.
In questa vicenda hanno contato le parole, ma hanno contato anche i silenzi, troppi ed ancor di più di quelli che avrebbero dovuto parlare, per obbligo istituzionale.
Ci deve essere un’altra strada per non lasciare le amministrazioni sole in vicende troppo grandi per loro come queste. Spero che questo referendum serva a far ragionare chi di dovere.
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EOLICO: considerazioni generaliPost di Giuseppe Lucarini del 16 gennaio 2010 in energia (Sfogliato 966 volte)Cari amici, condiviso un post che ho già pubblicato su Facebook:
"Ad Urbania per circa due mesi c'è stata una full immersion sui problemi delle energie rinnovabili. Una discussione che non si è mai verificata a livello regionale, nemmeno nel periodo della discussione del piano energetico. Non so se il referendum è lo strumento migliore. Ma sono convinto fermamente che non è possibile prescindere su scelte così importanti ed anche su scelte più piccole dalla consultazione delle popolazioni locali. La discussione che si è verificata adesso, sarebbe comunque nata dopo, magari a giochi fatti, con l'aggravante che tante persone avrebbero sospettato chissà quali giochi alle loro spalle.
Cos'ho visto di positivo?: Tanti giovani e meno giovani che si sono impegnati davvero ad approfondire i temi con tutti gli strumenti che potevano autonomamente trovare. In fondo così facendo hanno riscoperto il lato buono della politica: la partecipazione. Ci saranno state anche esagerazioni. Ma ci sarebbero state anche dopo e solo in un senso. Dai comitati per il SI e per il NO, nascerà anche un comitato per le rinnovabili. Meglio di cosi?. Sopratutto non ho sentito nessuno proporre una soluzione diversa migliore. (Ringrazio anche le tante persone esterne, le associazioni ambientali che hanno partecipato ai dibattiti, affermando con convinzione la loro posizione di principio. Senza confronto e senza principi non si costruiosce niente).
Di negativo posso segnalare solo:
• le persone che sono intervenute sui giornali con dati sbagliati, senza conoscere il contesto o sentire il bisogno di visitare i luoghi;
• gli enti che avrebbero dovuto essere presenti e non ci sono stati. Deprecabile sopratutto perchè spettava loro informare. Il dibattito è stato tutto sommato molto civile
• ed infine chi ha pensato dall'esterno di sfruttare politicamente la vicenda. Ma non è la prima volta che accade.
E' stata dura. Ma la politica non è una passeggiata. Adesso si vota e subito dopo trarremo le conclusioni. Comunque vada."
AGGIUNGO:
L'espressione di voto o rafforzerà quello che il comune ha sostenuto dall'inizio, (dalla conferenza del 20 ottobre), cioè che su quell'area ci sono almeno due vincoli di difficile rimozione: paesaggistico e boschivo, fino a prova contraria. Da rilevare anche la visibilità nel centro abitato di Urbania. A questo punto con l'espressione di un giudizio negativo sul progetto da parte anche del comitato del SI, mi pare scontato l'epilogo. Ma anche un SI non avrebbe potuto togliere i vincoli.
Mi dispiace solamente che l'occasione non sia stata utilizzata per un confronto vero fra i due comitati, per un confronto vero con il legislatore regionale. Certo non per colpa nostra. Il comitato per il NO, fra l’altro è stato molto attivo. Questo va riconosciuto. Nessuno ha impedito all’altro comitato di esercitare in modo più attivo il suo ruolo.
I progettisti ed i referenti della ditta hanno partecipato invece adeguandosi all'evolversi della discussione. Bene o male non spetta a me dirlo. Avrei gradito anche un confronto diretto con i titolari. Nei tempi giusti ovviamente.
Avrei gradito anche una maggior partecipazione della Regione, della parte istituzionale e della parte politica. Cioè dell’ente preposto alle autorizzazioni e che ha curato la programmazione. Il tempo c’è stato e poteva essere utilizzato meglio.
Spero invece che questa vicenda sia utile per riflettere su quello che non funziona su un piano che di fatto non riesce a produrre decisioni celeri e condivise sulle energie rinnovabili. Colpa delle modalità scelte, molto lunghe ed anche di un confronto preliminare e generale che è mancato sui vincoli esistenti. Sopratutto con le soprintendenze. Non si può attendere fino alla fine, far spendere soldi in progetti, consumare energie, senza sapere come sarà il pronunciamento finale.
Colpa anche della mancanza di regole nazionali, che il governo non ha mai prodotto sulle rinnovabili. La corte costituzionale ha certificato la illegalità di ogni limite imposto dalle Regioni, perché si tratta di scelte strategiche nazionali, ma allo stesso tempo ha rimandato queste regole alla necessità di decreti nazionali che i governi non stanno facendo per evidenti motivi. Cioè un piano strategico che dovrebbe essere approvato nella conferenza stato regioni per fissare le quantità, gli obiettivi e le modalità.
Per tutte queste carenze il meccanismo adesso è questo: proposta delle ditte, esame lunghissimo e reazione delle popolazioni locali. Che prima o poi arriva. La nostra è arrivata prima perchè è stato il Comune a sollecitare il confronto. Che poi sia stato utilizzata bene o male, non è affar nostro.
Spero che questa vicenda abbia fatto comprendere che non facevamo per scherzo, come avevo sempre dichiarato anche in queste pagine.
POSSO COMUNQUE FIN D’ORA DICHIARARE CHE TRARREMO LE DOVUTE CONSIDERAZIONI DAL REFERENDUM ANCHE SE NON SI DOVESSE RAGGIUNGERE IL QUORUM. D'altronde si trattava di una consultazione .
Peppe Lucarini
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Dov’era lo Stato mentre migliaia di lavoratori erano sfruttati e costretti a condizioni disumane?Post di ARCI - Sant'Angelo in Vado del 14 gennaio 2010 in Attualità (Sfogliato 915 volte) Migliaia di lavoratori stranieri da anni consentono, con la loro fatica, l’arrivo sulle nostre tavole degli agrumi calabresi, così come dei pomodori e delle fragole campane o dell’uva siciliana.
Migliaia di persone costrette a lavorare in condizioni di quasi schiavitù e a vivere per mesi in alloggi di fortuna, senza alcuna forma di tutela e protezione, costretti a fuggire perché perseguitati congiuntamente dalle leggi razziste e dalle ‘ndrine calabresi.
Agli stagionali di Rosarno, come prima a Castelvolturno, la mafia locale ha voluto ancora una volta lanciare un messaggio con i metodi violenti che le sono propri, per ribadire chi detta le regole sul territorio.
La forte reazione che ne è seguita, dei migranti prima e poi degli abitanti, con la caccia all’uomo che si è scatenata, denuncia in primo luogo che lì lo Stato ha abdicato al suo ruolo, rinunciando a svolgere qualsiasi attività di controllo e mediazione.
Tutta la vicenda dimostra come questo Governo abbia completamente rinunciato a governare un fenomeno complesso come l’immigrazione, puntando sull’improvvisazione e la demagogia razzista.
Dov’era lo Stato mentre migliaia di lavoratori venivano sfruttati, costretti a condizioni di vita disumane, intimiditi?
Il Ministro degli interni ha avuto la faccia tosta di attribuire quanto è successo all’eccessiva tolleranza verso i clandestini.
Ma a Rosarno tutti avevano un lavoro, anche se in nero, e molti un regolare titolo di soggiorno.
Clandestino è stato il Governo, che ha fatto finta di non vedere per troppo tempo.
Ma quel che manca è anche una voce forte e autorevole nel mondo della politica che si schieri dalla parte giusta senza ambiguità e distinguo, colmando il vuoto culturale in cui la destra xenofoba è cresciuta e ha costruito egemonia. La nostra associazione come sempre si è impegnata a fianco delle vittime, dei più deboli, cercando di capire anche i problemi di una popolazione che a sua volta subisce l’assenza dello Stato e la demagogia del centro destra in un territorio dove la mafia la fa da padrona. A Rosarno abbiamo seguito tutti i passaggi, con i compagni dei territoriali coinvolti, cercando di evitare ogni rischio per gli immigrati, alcuni dei quali, pochi per la verità, senza un regolare titolo di soggiorno, rischiavano anche la beffa dell’espulsione. Nonostante tutti gli sforzi dei nostri compagni, a molti dei migranti provenienti da Rosarno ed in partenza da Crotone è stato imposto l’acquisto del biglietto ferroviario. In fuga dalla violenza, dalle ‘ndrine ma a loro spese! A tutti i migranti che abbiamo incontrato è stato segnalato il nostro numero verde Sos diritti attraverso il quale potranno ricevere un ulteriore sostegno nelle città d’arrivo e con il quale cercheremo di monitorare l’evolversi delle cose fuori dalla Calabria.
Speriamo che la gravità di quanto successo produca una presa di coscienza e la giusta indignazione in tutta Italia.
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A proposito del messaggio Papale sul CreatoPost di Peppe Dini del 13 gennaio 2010 in ecologia (Sfogliato 764 volte)Non possiamo metterci a fare disquisizioni quando ormai le alterazioni ambientali, conseguenze del nostro dissennato sviluppo , sono sotto gli occhi di tutti. E’ necessario far sì che ogni persona, come sostiene il Papa alla fine del suo discorso, (e non dice ogni cristiano), ogni persona, si senta coinvolta nella difesa del pianeta. Mettere in evidenza il timore panteista che ci potrà pur essere , ma che posso sostenere da attivista ambientale era più presente negli anni ’80, serve solo a far sì che la coscienza ecologica sia mortificata, raffreddata. Oggi sono molto più i credenti che si impegnano nella difesa dell’ambiente; nei paesi orientali, con l’abbattimento del muro di Berlino si è assistito ad un proliferare di associazioni ambientali confessionali, mentre ancora da noi si ha paura degli ambientalisti perché adorano la natura e non è così. Oggi sempre più la difesa dell’ambiente è difesa della salute e della vita ed un cristiano si deve sentire fiero di impegnarsi per la sua tutela, anche se ciò comporta andare contro un potere cui molti cattolici laici e prelati, sono più o meno invischiati.

Se vuoi coltivare la Pace Custodisci il creato
L’articolo sul nuovo amico del 10 gennaio 2010 a firma di Paola Campanili, riguardante il messaggio papale per la giornata della pace, non può essere da me condiviso. La collega parte dal penultimo paragrafo del messaggio, per affermare che questo non è un messaggio ambientalista, mettendo in evidenza, il rischio assolutista del valore della natura.
Non può apparire così riduttivo. Papa Ratzinger si rivolge nel titolo alla singola persona: “tu” se vuoi la Pace devi coltivare il Creato. Quindi “tu singola persona” cosa puoi fare affinché avvenga questo? La contemplazione della natura, estasiarsi della sua magnificenza diceva Papa Wojtyla, “è stimolo a riconoscere l’amore per Dio Creatore”. Utilizzando le Parole del suo predecessore, Benedetto 16° aggiunge “che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete»”.
Siamo chiamati a dominare la Terra, ma come amministratori di Dio stesso; non dobbiamo essere sfruttatori o dominatori assoluti; abbiamo il dovere di coltivarla e custodirla ed un buon custode, sa usare con parsimonia i frutti della sua coltivazione ed è attento affinché la resa del giardino, sia disponibile per tutti.
Le risorse della Terra dovrebbero essere di tutti; oggi il 15% della popolazione mondiale ha o utilizza l’80% delle risorse. E’ uno squilibrio evidente, non sorretto da progetti politici lungimiranti, dove miopi interessi economici si trasformano in una vera minaccia per l’ambiente. “Fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica è dei nostri Paesi industrializzati”.
Un ruolo di sensibilizzazione e di formazione, lo hanno le associazioni ambientali, culturali, sociali, “le Organizzazioni non governative, che si prodigano con determinazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologica, che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «ecologia umana»”. “Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita” (Angelus 1.1.2010). “Chi sa riconoscere nel cosmo i riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato ad avere maggiore amore per le creature, maggiore sensibilità per il loro valore simbolico.” (Omelia S.Pietro 1.1.2010).
La paura panteistica che il Papa teologo, definito dalla stampa nazionale Papa dell’ecologia, ha messo in evidenza soprattutto nella paragrafo 48 della “Carità nella verità”, viene solo accennata nel Messaggio di gennaio, per dar posto giustamente, all’aggressione all’ambiente, che richiede nuovi stili di vita, parsimoniosi e sobri, orientati al vero, al bello, al buono, alla comunione con tutti gli uomini, tutti aspetti capaci di determinare appropriate “scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”.
Onestà intellettuale, vuole anche che si dia il giusto valore ecologico, al panteismo, che seppure teologicamente fuorviante, certamente non provoca rischi alla salute e la morte di chi subisce forme di inquinamento eccessivo; basta vedere Taranto, dove dati ufficiali danno il 92% della diossina emessa di tutta Italia o anche i poli industriali di Gela e Marsala, o da noi, i rifiuti di Carrara di Fano. Noi cattolici, giusti difensori della vita dal suo concepimento alla sua fine, continuiamo a non fare granché, per il suo percorso intermedio, proprio quando viene minacciato dal degrado ambientale. Oggi, visto l’irrefrenabile sviluppo industriale ed il conseguente inquinamento ambientale, diventa oltremodo importante tentare percorsi di cambiamento, economico, di sviluppo, diversi, a motivo soprattutto della salvaguardia della nostra salute, della nostra vita e di quella dei nostri discendenti.
In conclusione, Benedetto 16° sostiene che “La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Inoltre aggiunge “Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è, pertanto, dovere di ogni persona.”
Giuseppe Dini
Sant’Angelo in Vado 10.01.2010
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The age of stupidPost di Giorgio Moretti del 12 gennaio 2010 in energia (Sfogliato 935 volte)
“THE AGE OF STUPID”, AD URBANIA IL FILM-DENUNCIA
SULLE CONSEGUENZE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La proiezione, organizzata da Greenpaece Urbino, è in programma Martedi 12 gennaio nella Sala Volponi ore 21.00 (ingresso libero)
Il film-documentario, promosso dalla associazioni ambientaliste Greenpaece e Wwf, racconta un futuro in cui il pianeta è ormai irrimediabilmente devastato da disastri legati ai cambiamenti climatici, e denuncia così la colpevole inadempienza dell’uomo, che non ha compiuto le scelte necessarie quando era ancora possibile.
Ambientato nel 2055, il film vede protagonista un anziano signore custode di tracce video lasciate da un’umanità in estinzione. Si racconta il periodo che va dall'ascesa dei motori a combustione interna fino al superamento del limite di 2 C° nella corsa al riscaldamento globale; sono gli anni tra il 1850 e il 2020: il periodo che verrà ricordato come “L’Era degli stupidi". Sostenuto da produttori indipendenti inglesi, il film è magistralmente interpretato da Pete Postlethwaite (candidato all’Oscar per “Il nome del padre”) e diretto da Franny Armstrong. In vista del summit di Copenhagen, svoltosi in dicembre, è stato presentato in anteprima all’Onu e diffuso in contemporanea via satellite in oltre 40 Paesi; il film non segue i consueti canali di distribuzione: le proiezioni vengono promosse da associazioni e attivisti per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.
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RICERCA DI N. 1 ELETTRICISTA ABILITATOPost di LA GRIFFE del 12 gennaio 2010 in progetti (Sfogliato 937 volte)AZIENDA LEADER NELLA FABBRICAZIONE DI INSEGNE LUMINOSE, OPERANTE NELLA ZONA DEL MONTEFELTRO E RIMINI E PROVINCIA, RICERCA N.1 ELETTRICISTA DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO CHE SIA ABILITATO AL DL 37/2008 (EX 46/90).
SEDE OPERATIVA CARPEGNA. PER INFO 0722/77876
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